Agostino: Confessioni, Libro XII – Il Cielo dei Cieli e la Materia Informe

Il dodicesimo libro delle Confessioni di Sant'Agostino si addentra in una profonda riflessione sulla creazione, la natura del tempo e l'interpretazione delle Sacre Scritture, in particolare il passo della Genesi: "In principio Dio creò il cielo e la terra". Agostino esplora il significato di "cielo dei cieli" e di "terra invisibile e informe", cercando di conciliare la fede con la ragione.

Sant'Agostino che scrive

La Ricerca della Verità e la Povertà dell'Intelligenza Umana

Agostino apre il libro riconoscendo la limitatezza della comprensione umana di fronte alle parole divine: "Quante cose mi affollano il cuore colpito dalle parole della tua Sacra Scrittura, in questa povertà della mia vita. È così che la penuria dell'intelligenza umana si manifesta di solito con un fiume di parole: perché il cercare è più loquace del trovare, e il chiedere più lungo dell'ottenere e la mano più attiva nel bussare che nell'accogliere." Nonostante questa difficoltà, si affida alla promessa divina: "Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché a chiunque chiede sarà dato e chi cerca troverà e a chi bussa sarà aperto."

La sua ricerca è mossa dall'amore per Dio e dal desiderio di risvegliare questo sentimento in sé stesso e negli altri. Egli confessa le sue miserie e i doni della misericordia divina, auspicando la completa liberazione dalla miseria e l'inizio della felicità in Dio. Questo cammino di confessione, che Agostino ha narrato "per quanto ho potuto e voluto", è un atto di fede e gratitudine verso un Dio buono e dalla "misericordia che dura nei secoli".

Il Cielo e la Terra: Una Confessione a Dio Creatore

Agostino confessa la creazione del cielo e della terra da parte di Dio: "Confessa alla tua sublimità l'umiltà della mia lingua che tu hai creato il cielo e la terra, questo cielo che vedo e la terra che calco, da cui viene anche questa terra che mi porto addosso; tu li hai creati." La sua attenzione si sposta poi sul misterioso "cielo dei cieli", menzionato nei Salmi: "Ma dov'è mio Signore il cielo del cieli, di cui ci è giunta la voce del salmo: Il cielo del cielo al Signore: ma la terra la diede ai figli degli uomini?"

Egli ipotizza che esista un cielo invisibile, rispetto al quale "tutto questo che vediamo" è terra, inclusa la nostra stessa terra e il suo cielo atmosferico. Questi "due grandi corpi" terrestri sono considerati terra rispetto a quel "cielo ignoto che appartiene al Signore, non ai figli degli uomini."

La Materia Informe e l'Assenza di Luce

Agostino si concentra sulla descrizione della "terra invisibile e informe" della Genesi, identificandola con una "sorta di profondo abisso sul quale non v'era luce, perché non ne traluceva alcuna idea". Egli interpreta le "tenebre al di sopra dell'abisso" come una semplice "assenza di luce", un concetto che Dio stesso gli avrebbe insegnato: "Non sei stato tu, mio Signore, a insegnarlo a quest'anima che lo confessa, non sei stato tu a insegnarmi come prima che tu dessi forma e discretezza a questa materia amorfa non c'era singola cosa. Né colore, né figura, né corpo, né spirito?"

La "terra invisibile e informe" è un'espressione che indica una condizione di assenza totale di forma, pur non essendo il nulla. È un concetto difficile da afferrare, e Agostino riconosce che il linguaggio umano si avvale di termini comuni, come "terra e abisso marino", per tentarne una descrizione, poiché queste sono le cose che più si avvicinano a una "completa assenza di forma" nel mondo visibile.

Agostino da Ippona: vita e pensiero

Il Concetto di Materia Informe: Tra Forma e Nulla

Il pensiero umano fatica a cogliere la materia informe, che non è né una "forma intelligibile" (come la vita o la giustizia) né una "forma sensibile". Agostino riflette sulle sue precedenti concezioni errate: "prima la sentivo sì nominare, ma non capivo, e siccome era gente che a sua volta non capiva a parlarmene, la pensavo sotto innumerevoli forme e aspetti e perciò non la pensavo veramente; mi vorticavano nella mente forme sconce e orrende, sconvolte nel loro proprio ordine, ma pur sempre forme."

Solo attraverso un'indagine più profonda sulla "capacità di mutamento" dei corpi, Agostino giunge a sospettare che il passaggio da una forma all'altra avvenga "attraverso un che di informe, e non attraverso un assoluto nulla". La mutevolezza delle cose è la "capacità di tutte le forme", ma la materia informe stessa è un "niente che è qualcosa" o "è e non è", qualcosa che in qualche modo "doveva esistere, per assumere queste sembianze visibili e ordinate."

La Creazione dal Nulla e la Natura di Dio

La materia informe, secondo Agostino, deriva da Dio: "Ma comunque fosse, qual era l'origine del suo essere se non tu, da cui derivano tutte le cose, in quanto sono? Ma più dissimili sono da te, e più sono lontane: e non di lontananza spaziale si tratta." Dio, essere "uno e identico, santo, santo, santo, Signore Dio onnipotente", ha creato ogni cosa "nel principio, che è da te, nella sapienza nata dalla tua sostanza".

Questa creazione non è avvenuta dalla sostanza divina, perché "altrimenti ci sarebbe qualcosa di uguale al tuo unigenito e di conseguenza a te", e non c'era "altro all'infuori di te, da cui potessi trarli". Dunque, Dio "dal nulla hai fatto il cielo e la terra, una grande e una piccola cosa, perché tu sei onnipotente e buono fino a fare ogni cosa buona, grande il cielo e piccola la terra." Il "cielo dei cieli" è "vicino a te", mentre la "terra" è "vicina al nulla".

Il Cielo dei Cieli e la Terra Informe: Creature A-temporali

Agostino distingue tra il "cielo dei cieli" e la "terra invisibile e informe". Il primo, fatto "in principio", è una "creatura intellettuale" che, sebbene non "coaeterna" a Dio, partecipa della sua eternità e, rimanendo in contemplazione divina, "vive oltre i vortici delle vicende temporali". La materia informe, invece, non è soggetta al tempo perché "dove non c'è alcuna forma non si danno particolari come questo e quello".

Quando le Sacre Scritture non menzionano giorni specifici per la creazione del cielo e della terra, Agostino interpreta ciò come un'indicazione della loro natura a-temporale. Il "cielo dei cieli" è "intellettuale", e lì "all'intelligenza è dato conoscere tutto insieme, non pezzo a pezzo, non in enigma e attraverso uno specchio, ma tutto in una volta, senza veli, faccia a faccia". Analogamente, la "terra invisibile e informe" è "priva di vicissitudini temporali, che di solito portano ora questo ora quello, perché dove non c'è alcuna forma non si danno particolari come questo e quello".

La Voce di Dio e la Parola Eterna

Agostino riflette sul "fare" di Dio. Non è come un "artefice umano" che forma un corpo da un altro corpo. Dio non ha avuto bisogno di materiale preesistente, né di uno spazio o di un tempo per la sua azione: "Dunque tu hai parlato ed ecco furono tutte le cose, ed è con la parola che le hai fatte."

Questa "parola" non è una voce temporale, come quella udita dalle nuvole, fatta di sillabe che "si produssero e svanirono". Essa è ben altra cosa: "la parola del mio Dio invece dura eterna sopra di me". Agostino ci invita a comprendere la "Parola, Dio presso Dio, che eternamente viene detta e per lei tutto si dice eternamente. Là nessuna cosa finisce d'esser detta perché un'altra la segua, cosí che una per una si possan dire tutte: si dicon tutte insieme, eternamente."

È in questa Parola eterna, a Dio coeterna, che "si fa tutto ciò che si fa quando parli", anche se le cose create non "vengon tutte insieme all'essere" e non "durano eterne". La sua esistenza e il suo fine sono conosciuti in una "norma eterna", che è la Parola divina, la "sapienza stessa che balena attraverso queste nubi".

Manoscritto antico delle Confessioni

Le Obiezioni e la Vera Eternità del Creatore

Agostino si confronta con le obiezioni di coloro che si chiedono "Che cosa faceva Dio prima di fare il cielo e la terra?" o che mettono in dubbio la sua vera eternità se in lui potesse nascere una "volontà nuova". Egli risponde con la sua profonda comprensione della natura divina: "la verità voce forti in aurem interiorem dicit de vera eternitate Creatoris, quod nequaquam eius substantia per tempora varietur nec eius voluntas extra eius substantiam sit?"

La volontà di Dio è "semel et simul et semper" (una volta e insieme e sempre), non soggetta a mutamento temporale. Egli conclude: "colligo atque coniungo e invenio Deum meum, Deum aeternum non aliqua nova voluntate condidisse creaturam nec scientiam eius transitorium aliquid pati." Tutto ciò che esiste, sia "natura formata" che "materia formabile", proviene da Dio, "che summe buono è, perché summe è".

Infine, Agostino riconosce l'esistenza di una "sublime creatura", la "corte angelica", che, pur non essendo coeterna a Dio, "in nulla si dissolve né defluisce nelle vicissitudini del tempo" grazie alla sua "casta e perseverante adesione" al Creatore e alla sua "veracissima contemplazione" di Lui. Questa creatura, che "ha in te il suo unico piacere", è il vero "cielo dei cieli per il Signore", un'intelligenza pura e unita in perfetta armonia.

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