Archeologia e Tradizione: Gerusalemme, Nazareth e la Ricerca delle Origini Cristiane

La storia e l'archeologia si intrecciano profondamente nella ricerca delle origini cristiane, con particolare attenzione a siti come Gerusalemme e Nazareth. L'interesse per la figura storica di Gesù, le sue dimore terrene e i contesti in cui ha vissuto, ha spinto a numerose indagini e scoperte che continuano a stimolare il dibattito tra studiosi, archeologi e credenti.

La "Casa di Gesù" a Nazareth: Scoperte e Dibattiti

La questione dell'effettiva ubicazione della casa natale di Gesù è stata oggetto di intense ricerche. Recenti scoperte archeologiche hanno riacceso l'attenzione su Nazareth, il piccolo villaggio della Galilea, tradizionalmente riconosciuto come il luogo dove Gesù trascorse la sua infanzia e adolescenza. Il film di Alberto Castellani, “Rivisitare Nazareth. Archeologia e tradizione nel villaggio abitato da Gesù” (50’, Italia, 2017), ha ripreso spunto dalla citazione della casa di Nazareth riportata nel De locis santis, il diario di viaggio in Terrasanta del vescovo Arculfo, scritto nel 698 dal monaco irlandese Adamnano.

Il progetto cinematografico, patrocinato dall’Ufficio per le Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale Italiana e con la partecipazione del ministero per il Turismo dell'Autorità Palestinese, ha avuto l'obiettivo di recuperare questa lontana testimonianza e cercare un riscontro archeologico sulle tracce della Nazareth odierna. La consulenza del Professor Ken Dark della Reading University e il contributo del Palestinian Exploration Fund di Londra, che dal 2009 ha realizzato studi accurati sul sito, insieme alla disponibilità delle Suore di Nazareth che custodiscono l’area archeologica sotto il loro convento, sono stati fondamentali.

Gli Scavi di Ken Dark e la Presunta Dimora

Le immagini e il racconto di Castellani si sono dipanati dall’isola di Jona, nelle Ebridi, alla città di Glasgow, da Londra con il Professor Dark alla Biblioteca Nazionale di Vienna, dove è custodito l’antico manoscritto, dalla città di Nazareth in Galilea al sito archeologico di Zippori (l’antica Sefforis), antica città a pochi chilometri da Nazareth. Per la stesura della sceneggiatura, Castellani si è basato sulle due più recenti pubblicazioni di Ken Dark: “Early roman period and the sisters of Nazareth convent” apparso su The Antiquaries Journal e “Has Iesus’ Nazareth house found?” pubblicata su Biblical Archaeology Review.

Quella che oggi è considerata dagli archeologi la casa natale di Gesù è un edificio dalle pareti di pietra, risalente al I secolo. Lo scavo, iniziato nel 2006 dall'archeologo inglese Ken Dark dell'Università di Reading, si è concentrato su quest'area perché tutte le persone vissute nei secoli successivi alla morte di Gesù hanno identificato proprio quel luogo come la casa natale del Messia, e per le informazioni fornite dal De locis santis, secondo cui la casa di Gesù sarebbe stata localizzata tra due tombe e sotto una chiesa.

Durante l’epoca bizantina e le crociate, le rovine dell’abitazione natale furono incorporate nella chiesa soprastante, che avrebbe avuto anche la funzione di “proteggerle”. La casa è stata scavata sul fianco di una collina e presenta una serie di camere e una scala. Una delle porte originali si è conservata. Da quando sono iniziati gli scavi nel 2006, il team del professor Dark ha portato alla luce alcuni utensili da cucina e altri oggetti ricavati dalla roccia calcarea. Questo materiale è puro, secondo la credenza ebraica, e perciò gli studiosi hanno creduto che l’edificio potesse essere anticamente abitato da una famiglia ebrea.

Nonostante le evidenze, Dark stesso ha ammesso sulla rivista Biblical Archaeology Review: “Questa è la vera casa di Gesù? È impossibile dirlo con certezza”.

Nazareth nei Vangeli e nella Storia

Secondo i Vangeli, Nazareth fu la città dove Gesù trascorse la sua infanzia e dove la Vergine Maria ricevette la visita dell'angelo Gabriele, che le annunciò la futura nascita del Messia. La città moderna e il centro storico, un borgo antico e affascinante, si adagia su una conca a 400 metri sul livello del mare, circondata da montagne. È qui che Maria disse: “ecco, sono la serva del Signore, si compia in me secondo la tua parola” (Lc 1, 38).

L'edificio più grande e imponente di tutta Nazareth è la Basilica dell'Annunciazione o Chiesa di San Gabriele, un tempio ortodosso a due piani con una grande cupola, che custodisce la grotta dell'Annunciazione, dove sotto l'altare si leggono le parole “Verbum caro hic factum est” ("qui il verbo si è fatto carne"). Vicino alla strada principale, si può trovare la sorgente d’acqua che alimenta il “pozzo di Maria”, dove le donne, compresa la Madonna, andavano a rifornirsi d’acqua e dove, secondo la tradizione orientale, l’angelo avrebbe salutato la vergine.

Interno della Basilica dell'Annunciazione a Nazareth

Tuttavia, il Nuovo Testamento narra quasi niente riguardo Nazareth, e la città non è menzionata nell'Antico Testamento. Flavio Giuseppe, nelle sue opere, parla approfonditamente dei territori di Galilea, ma non menziona Nazareth, sebbene vivesse per un periodo a Japha (Yafa, Japhia), un villaggio a meno di 2 km a sud-ovest. Prima della prima guerra ebraica, Japha era di dimensioni ragionevoli e aveva un'antica sinagoga. Gli abitanti di Japha del I secolo seppellirono i loro morti nelle necropoli, le tombe che si trovavano più in alto rispetto la valle. Con la completa distruzione di Japha, l'uso delle "tombe dei Nazareni" sarebbe terminato, così che la necropoli senza nome oggi si troverebbe proprio sotto la moderna città di Nazaret.

Solo dopo la rivolta di Bar Kochba del 135 d.C. e l’esodo generale ebraico dalla Giudea alla Galilea, il sito di Nazareth fu rioccupato, come indicano ceramiche e altri reperti archeologici. L'assenza di Nazareth dalle mappe dell'epoca potrebbe essere dovuta alla sua "insignificanza", come citato in uno dei Vangeli: “Nazareth! Può venire qualcosa di buono da lì?” (Gv 1, 46). L'affermazione che non ci siano prove del I secolo dell'esistenza di questa città non è del tutto corretta. Nel 1962, infatti, è stata scoperta un’iscrizione a Cesarea Maritima che documenta che i sacerdoti dell’ordine di Elkalir vennero a vivere a Nazareth.

Addirittura San Paolo, l’Apostolo delle genti, sembra non sapere nulla di Nazareth. Nelle sue epistole, che menzionano Gesù 221 volte, non c'è una sola citazione per la presunta città del suo Maestro. Le uniche citazioni di Paolo negli Atti degli Apostoli riguardano la parola נזיר traslitterato in Nazareno (o a volte interpretato con Nazireo, Nazireno o Nazareo), sempre riferita a Gesù il Nazireo o il Nazareno, e mai alla città.

Gesù il Nazareno: Significato del Termine

L'espressione spesso riportata dai Vangeli e tradotta come “Gesù di Nazaret” è in realtà un'errata traduzione dell’originale Greco “Jesous o Nazoraios”. Più precisamente, si dovrebbe parlare di “Gesù il Nazareno”, dove il termine "Nazareno" o "Nazireo" ha un significato del tutto estraneo al nome di un luogo. "Gesù" in ebraico significa: “Colui che salva” (Vangelo di Filippo V, 47).

Il "Nazareno" (o "Nazorean") era in origine colui che, dopo aver pronunciato un voto a DIO, entrava a far parte di una comunità (prima ebraica e poi ebraico-cristiana) di religiosi. Come gli Esseni, o i monaci delle origini (dal greco "monos" ovvero "soli/isolati"), in ebraico si chiamano tutt'oggi נזיר (nazirei) coloro che si isolavano dalla società perché ne ripudiavano molti usi e costumi non conformi alla Legge di DIO. Essi non avevano particolari relazioni con una città che prendeva il nome da loro, ma essi stessi prendevano il proprio nome dal primo voto testimoniato dalla Bibbia (Libro dei Numeri, Cap. 6, 1-21 e nel Libro dei Giudici, Cap. 13, 1-14).

La radice del nome NZR (נזר oppure נזיר) significa “consacrato o separato/eletto”, ma queste consonanti potrebbero anche indurre il lettore al nome ebraico “netser” (“netzor”), che significa “ramo” o “fiore”. Il plurale di “Netzor” diventa “Netzoreem.” I Nazareni potrebbero aver visto se stessi come un “ramo dalla radice di Jesse”, padre del Re Davide, e verosimilmente avevano in possesso la loro prima versione del Vangelo di Matteo, l'unico Vangelo rinvenuto in lingua Aramaica, e quindi una delle rivelazioni più chiare del Messaggio del Messia. Anche il testo perduto e apocrifo, il Vangelo dei Nazareni, indica questa logica.

Sembra che, insieme ai Nazirei o Nozerim, una fazione ebraico/cristiana correlata ad essi, gli Evyonim - “i poveri” (chiamati gli Ebioniti), siano emersi all’incirca nello stesso periodo. Secondo Epifanio (vescovo di Salamina nell’isola di Cipro, intorno al 370 d.C.) sorsero dall’interno dei Nazareni, ma differivano dottrinalmente dal gruppo originale nel rifiutare gli Scritti di Paolo come Bibbia, e sarebbero stati degli ebrei che rendevano onore a Cristo come un uomo giusto.

Il Viaggio di Maria e Giuseppe da Nazareth a Betlemme

La Vera Storia Di Maria E Giuseppe | L'Infanzia E Gli Anni Nascosti Di Gesù

Il regista Alberto Castellani ha intrapreso un ambizioso progetto per seguire il viaggio di Maria e Giuseppe da Nazareth a Betlemme, ponendosi la domanda: quale via può aver percorso Giuseppe, della casa di Davide, e la sua giovanissima sposa prossima al parto, dalla Galilea verso Betlemme di Giuda, allorché l’editto di Augusto ordinò il censimento delle genti di Palestina? A venire in “soccorso” di Castellani è stato Pietro Kaswalder, eminente studioso di geografia biblica, che ha tracciato un’ipotesi di lavoro: più plausibile del percorso lungo la Valle del Giordano o della Via Maris, è apparso il percorso della cosiddetta Via Centrale o della Montagna, che nella tradizione dei primi pellegrini cristiani, ma non solo, era chiamata Strada della Fede o anche Via dei Patriarchi.

Su tale itinerario, Castellani e la sua troupe hanno deciso di orientare i loro passi, programmando più di due settimane di presenza in Israele. Dopo un'indagine accurata sui locali reperti archeologici custoditi nella Basilica dell'Annunciazione, sugli scavi della cosiddetta Casa di Giuseppe fino alla più recente scoperta archeologica sulla presunta Casa di Gesù, il percorso prevedeva di spostarsi lungo la valle di Esdrelon. Le tappe includevano il villaggio di Taanich, Jenin (l’antica Betulia), Samaria/Sebaste, la mitica Nablus (l’antica Neapolis), il sito di Tel Balata, Shiloh (la città di Giosué e dell’Arca dell’Alleanza), l’altopiano sassoso di Bethel, Ramallah e la vicina Tell en Nasbeh.

Il viaggio si conclude in una Gerusalemme insolita, quasi nascosta: la valle della Geenna, le mitiche piscine di Salomone, l’eccezionale testimonianza delle preziose lamine di Ketef Hinom, oggi conservate all’Israel Museum. Con il sito di Kathisma, sul crinale dell’ultima collina alla periferia di Gerusalemme, che fa riferimento a una sosta richiesta da Maria ormai prossima al parto e la documentazione di ciò che resta di una chiesa che doveva essere addirittura più bella e maestosa di quella del Santo Sepolcro costruita al tempo di Costantino, l’itinerario si conclude nell’ormai vicina Betlemme.

L'Archeologia come Strumento di Comprensione

“Credo che la ricerca archeologica non sia mai fine a se stessa, specie quando è fatta in territori che coinvolgono la nostra fede. Senza alcuna paura e pregiudizio è dovere dello scienziato investigare e ricercare la verità che la scienza può restituirci. Non si tratta di chiedere conferme all’archeologia, ma di lasciare l’archeologia ci aiuti a comprendere la nostra comune storia.” Questo è il pensiero di Dan Bahat, archeologo e docente all’Università di Toronto, protagonista, insieme a padre Eugenio Alliata, archeologo dello Studium Biblicum Franciscanum, di incontri volti ad approfondire il rapporto tra archeologia e racconti evangelici.

Bahat, uno dei maggiori archeologi ebrei, per anni ha diretto gli scavi nell’area del Muro del Pianto di Gerusalemme e a Masada. Insegna storia di Gerusalemme all’Università Bar-Ilan a Ramat Gan, Israele. Eugenio Alliata, francescano, è laureato in teologia e in Archeologia Cristiana presso il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana. La loro visione dell'archeologia è quella di uno strumento di comprensione più che di verifica, per conoscere e approfondire attraverso i dettagli e le notizie di vita quotidiana, fatta di spazi, muri e oggetti, la vita che ci è raccontata nei Vangeli.

Scavo archeologico di un'antica abitazione in Israele

La Vita Nascosta di Gesù e il Contesto Storico

La vita “nascosta” di Gesù a Nazareth ha da sempre destato interesse e curiosità. Gli studi storici ed archeologici del primo secolo sono cruciali per contestualizzare e comprendere al meglio le vicende dei primi anni di Gesù. In questo filone si inserisce lo studio di don Francesco Giosuè Voltaggio, sacerdote della diocesi di Roma e rettore del Seminario Redemptoris Mater della Galilea. Nel suo terzo volume della trilogia “Alle sorgenti della fede in Terra Santa”, intitolato “La vita nascosta del Messia nella Santa Famiglia di Nazaret” (Cantagalli, Siena 2022), Voltaggio si propone di illuminare l’ambiente e il sottofondo per una più ampia comprensione degli eventi narrati nei Vangeli, senza pretendere di colmare presunte lacune.

È infatti entrando nel contesto storico, geografico, religioso e sociale, in quell’humus vitale che ha accolto l’incarnazione del Figlio di Dio, che si possono comprendere appieno gli eventi della sua missione terrena. Le testimonianze storiche e archeologiche, nonché le tradizioni e le usanze degli ebrei di quel tempo, permettono di gustare e approfondire alcuni eventi che i Vangeli citano, o a cui accennano, senza approfondirne troppo i dettagli.

Gesù, con San Giuseppe e la Santa Vergine Maria, ha voluto sottomettersi alla Torah. Egli è stato circonciso e presentato al tempio ed è stato formato all’osservanza della Torah, come qualunque altro ebreo del suo tempo. I suoi genitori erano ebrei religiosi e osservanti della Torah. La circoncisione, la presentazione al Tempio, la strage degli innocenti per mano del sanguinario re Erode e la conseguente fuga in Egitto della famiglia di Nazareth, sono eventi che vanno necessariamente collocati all’interno di una cultura, di una tradizione e di un periodo storico specifici.

Particolare rilevanza hanno le vicende politiche relative a quella remota regione dell’impero romano governata da Erode il Grande (37 a.C. - 4 d.C.). Gesù nasce e cresce in una terra occupata dall’oppressore romano. In un contesto di oppressione politica e di continue ingiustizie, il messaggio di Gesù irrompe come un annuncio rivoluzionario, non politico, ma una "rivoluzione del cuore". L’ebraismo del tempo era animato da quattro principali “correnti” religiose con le quali Gesù si trova a confrontarsi: farisei, sadducei, esseni e zeloti. Gesù cresce in un momento politicamente e militarmente tormentato, tra guerre, divisioni e rivolte, ed è in questo contesto che annuncerà alle folle: «Amate i vostri nemici».

Dettagli emergono nel libro riguardo alla lingua parlata da Gesù: l'aramaico, benché sia plausibile che conoscesse il greco. La casa dove visse la famiglia di Nazareth durante i primi anni della vita di Gesù fu quella di Giuseppe, conosciuta oggi come la “Casa della nutrizione”. È qui che Gesù ricevette la formazione umana e spirituale secondo i dettami della Mishnà e del Talmud, che prevedevano l’impegno nel lavoro (mestieri) e nello studio delle Scritture. Un ambiente storico-culturale e religioso del primo secolo, di cui Gesù è figlio ed erede, che ha composto lo sfondo in cui è cresciuto e in cui si è preparato per compiere la sua missione.

La Ricerca del Gesù Storico

La figura di Gesù è diventata di grande attualità anche nell’ambito della cultura laica. Si tratta, più specificamente, non del Gesù risorto e glorioso, ma della sua figura storica, di cui si può parlare anche in termini di Gesù terreno o di Gesù reale. La sensibilità storica maturata dal 1700 in poi ha abituato a distinguere tra il Cristo/Gesù dei vangeli e il Gesù/Cristo della storia; la cosiddetta “terza ricerca” contemporanea si muove proprio nell’ambito di un’indagine che onori tutti i contorni della sua effettiva situazione storica.

Quando si apre uno qualunque dei vangeli, non si incontra direttamente il Gesù storico, ma ci si trova di fronte a una testimonianza su di lui. È quella testimonianza, quel testimone, che va preso sul serio, studiato e onorato nella sua specifica identità, poiché Gesù si trova soltanto dentro quella testimonianza. L’impresa di risalire a monte degli scritti è difficile, ma intrigante e comunque doverosa: essa consiste nel tentativo di sceverare possibilmente tra il testimoniante e il Testimoniato.

Di Paolo, ad esempio, c’è un’interpretazione negli Atti degli Apostoli, ma ci sono pure delle lettere sue, per cui abbiamo di lui, oltre all’interpretazione di Luca, un suo rispecchiarsi diretto in determinati scritti. Gesù, invece, non ha scritto niente, rendendolo accostabile solo attraverso mediazioni, siano esse i testi letterari dei Vangeli e del Nuovo Testamento o la testimonianza della vita della chiesa.

A livello di documentazione, nessun ebreo del suo momento storico ha destato tanta attenzione. Il fondatore della comunità di Qumran, ad esempio, del quale non si conosce nemmeno il nome, o il grande Rabbi Hillèl, morto quando Gesù poteva avere quindici anni, e di cui non si possiede nessuna narrazione biografica. Tutte le informazioni su questi maestri si trovano frammentariamente sparse nella letteratura rabbinica posteriore, la quale non è anteriore all’anno 200.

Un terzo caso è quello di Rabbi Yohanan ben Zakkai, che ha avuto una funzione molto importante nella storia di Israele, perché ha salvaguardato l’identità giudaica dopo il disastro dell’anno 70, fondando a Yabne un’accademia per lo studio della Torà e dando inizio al giudaismo rabbinico che tuttora perdura. Anche di lui si raccontano episodi, ma non esiste una narrazione biografica completa.

La specificità, l’originalità e l’incomparabilità di Gesù di Nazareth emergono proprio confrontando le fonti che lo riguardano con quelle di altri personaggi contemporanei, dimostrando l'eccezionale impatto della sua figura nella storia umana.

tags: #gerusalemme #nazareth #esseg