Il concetto di "sacerdote" come inteso in alcune tradizioni religiose monoteiste, con una gerarchia clericale strutturata e intermediari tra Dio e il fedele, non trova un equivalente diretto e universale nell'Islam. Tuttavia, esistono numerose figure che ricoprono ruoli di autorità morale, spirituale, giuridica o di guida all'interno delle comunità musulmane, ognuna con specifiche funzioni e riconoscimenti.

L'Imam: Etimologia, Ruoli e Significati
Il termine Imam (dall'arabo إمام, che indica lo "stare davanti" e, quindi, "essere guida") può indicare diverse figure. Può riferirsi a una preclara guida morale o spirituale, un uso spesso presente in ambiente politico, oppure a un semplice devoto musulmano particolarmente esperto nei movimenti rituali obbligatori della preghiera canonica ṣalāt.
L'Imam nella Storia e nel Sunnismo
Da un punto di vista istituzionale, l'Imam è storicamente il capo della Comunità islamica (Umma). Nel Sunnismo, questo termine è sinonimo di califfo, come chiaramente esplicitato nel lemma «Imāma» di Wilferd Madelung su The Encyclopaedia of Islam. Secondo la definizione classica del giurista Abū l-Hasan al-Māwardī (m. 1058), "l’imamato è istituito per supplire alla profezia nella salvaguardia della religione e nella gestione degli affari terreni". L'Imam deve dunque preservare il messaggio religioso rivelato a Muhammad e sovrintendere all'amministrazione della comunità. Tra i compiti tradizionalmente assegnati dai giuristi sunniti vi sono l'amministrazione della giustizia, la fortificazione dei confini, la conduzione del jihad contro gli oppositori dell'Islam, la raccolta del bottino e la designazione di governatori per le province.
In teoria, per assumere legittimamente la funzione di Imam, è necessario essere investiti dalla comunità tramite i suoi rappresentanti, poiché nessuno può vantare un diritto intrinseco all’imamato. Il candidato dovrebbe non avere difetti fisici, essere giusto, possedere le competenze necessarie all'interpretazione della legge, avere capacità di governo, essere dotato di forza e coraggio per condurre il jihad, e appartenere alla tribù dei Quraysh, la stessa di Muhammad. In pratica, tuttavia, i giuristi hanno spesso dovuto derogare a molti di questi criteri. Per questo, i musulmani considerano che dopo l'epoca dei primi quattro califfi, detti "ben guidati", l'imamato abbia finito per degenerare, trasformandosi in un potere monarchico (mulk). Dal X secolo, il potere effettivo è stato spesso esercitato da sultani ed emiri (comandanti militari), e l'autorità, nel mondo sunnita, si è trasferita dalla figura del califfo/Imam alla comunità nel suo insieme, e in particolare ai detentori del sapere religioso, gli ‘ulamā’.
In senso più generale, per i sunniti, Imam è anche chiunque guidi la preghiera. Il termine è inoltre utilizzato come titolo onorifico per alcuni ‘ulamā’ particolarmente autorevoli, come i fondatori delle quattro scuole giuridiche riconosciute.
L'Imam nello Sciismo
Un peso senz'altro maggiore è dato dalla figura dell'Imam nella Comunità islamica sciita. Qui, l'Imam è considerato una guida ideale per meriti umani e conoscenza religiosa esoterica ed esoterica, a causa dei suoi legami di sangue e spirituali con ʿAlī ibn Abī Ṭālib, cugino e genero del profeta Maometto. Per gli sciiti, l'Imam non è solo la guida temporale della comunità, ma detiene un carisma religioso che lo rende l'interprete vivente e infallibile della rivelazione, assumendo spesso una dimensione metafisica ("Imam di luce").
Secondo gli sciiti, l'imamato non è conferito per nomina, ma è una prerogativa dei discendenti di Muhammad. Lo sciismo è suddiviso in diverse correnti, ciascuna con una propria catena di Imam. Secondo gli sciiti duodecimani (maggioritari in paesi come Iran, Iraq, Libano, Bahrein, Arabia Saudita), a Muhammad succedono dodici Imam:
- ʿAlī ibn Abī Tālib, detto al-Murtaḍā (m. 661)
- al-Hasan ibn ʿAlī ibn Abī Tālib (m. 669)
- al-Husayn ibn ʿAlī ibn Abī Tālib (m. 680)
- ʿAlī ibn al-Husayn, detto Zayn al-ʿAbīdīn, "Ornamento dei devoti" (m. 713)
- Muhammad ibn ʿAlī, detto al-Bāqir (m. 733)
- Jaʿfar ibn Muhammad, detto al-Sādiq (m. 765)
- Mūsā ibn Jaʿfar, detto al-Kāzim (m. 799)
- ʿAlī ibn Mūsā, detto al-Riḍā (m. 818)
- Muhammad ibn ʿAlī, detto al-Taqī o al-Jawād (m. 835)
- ʿAlī ibn Muhammad, detto al-Naqīʿ o al-Hādī (m. 868)
- al-Hasan ibn ʿAlī, detto al-ʿAskarī (m. 874)
- Muhammad b. al-Hasan al-Mahdi (occultatosi nell'874 d.C., tornerà alla fine della storia)
L'ultimo di questi Imam si sarebbe occultato nell’874 d.C. e tornerà alla fine della storia per ristabilire la giustizia.
L'Imam oggi: in Turchia e in Occidente
Ancora oggi in Turchia gli Imam sono una carica statale, gestita dalla Presidenza degli affari religiosi (Diyanet), e sono eleggibili gli uomini che dispongono di un titolo universitario o che hanno frequentato le scuole İmam Hatip.
In Occidente, gli Imam sono talvolta mandati da paesi islamici che sovvenzionano centri islamici, oppure sono auto-nominati dalla comunità stessa. Generalmente, si tratta di persone che hanno compiuto studi religiosi in paesi a maggioranza islamica o in Arabia Saudita.
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La Questione della Gerarchia nell'Islam
Si afferma spesso che nell’Islam non esiste un’autorità religiosa, o che sia scarsamente istituzionalizzata e non organizzata gerarchicamente. Nel mondo sunnita, è accettata l'idea che nell'Islam non esista una gerarchia religiosa formale: il fedele musulmano non ha intermediari, il rapporto religioso è diretto con Dio, non vi sono sacramenti o istituzioni clericali che fungano da intermediari nelle funzioni religiose. Non esistono nemmeno figure religiose atte a istituzionalizzare una determinata linea interpretativa rispetto ad un'altra, né un'ufficializzazione del credo.
Nonostante ciò, tale visione è considerata riduttiva negli ambienti teologici filo-salafiti e tradizionalisti. La questione della gerarchia viene spesso interpretata con l'assenza di strutture gerarchiche immediatamente analoghe a quelle del sacerdozio cattolico, e questa assenza, secondo la visione più tradizionalistica dell'Islam, ne determinerebbe un'analisi superficiale del concetto di gerarchia nell'Islam. L'assenza di una figura «papale» non intacca minimamente il carattere gerarchico delle scuole sapienziali, ma ne configura diversamente i criteri di legittimità e trasmissione dell'autorità.
Gerarchia di Valore e Sapienziale
La gerarchia sapienziale islamica, stando alle interpretazioni più tradizionalistiche, si fonda sulle dinamiche interne alle scuole tradizionali. Sebbene non ci sia una gerarchia vera e propria tra le scuole, è tradizionalmente convenuto che esse siano comunque strutturate gerarchicamente e costituiscano una gerarchia di ordine polifonico, dai tratti precisi e ordinati. L'Islam sunnita tradizionalista riconosce e tramanda l'autorità delle scuole sapienziali classiche (madhâhib) e dei suoi rappresentanti "autorizzati", in opposizione all'Islam riformato che rivendica un approccio autonomista e de-scolarizzato (lâ-madhhabiyya).
Nella teologia interpretativa tradizionalistica islamica, il rapporto gerarchico è dato soprattutto dalle procedure di trasmissione del sapere e dalla dimensione di autorità della "riwâya" nella diffusione del sapere da maestro a discepolo. Non si tratterebbe, quindi, di gerarchia clericale, ma di gerarchia di valore o di merito, attinente al grado delle funzioni. Nessuno può rivendicare lo statuto di sapiente se non ha ricevuto la scienza da un maestro che ne ha "certificato" un preciso grado di formazione. All'interno delle varie scuole islamiche sunnite esiste una effettiva gerarchia sapienziale basata su meriti riconosciuti, ma non una gerarchia verticale con un vertice unico, il che comporta una notevole eterogeneità e un maggior pluralismo nell'Islam rispetto ad altri monoteismi.
Questo sistema tradizionale di trasmissione dell'autorità gerarchica da maestro a discepolo sopravvive oggi solo parzialmente. I concetti di autorità e autorevolezza, in assenza di una gerarchia formalizzata, sono soggettivi, così come l'analisi e la valutazione della solidità delle catene di trasmissione, a seconda dei contesti e dei "sapienti" di riferimento. A livello coranico, non vi è alcun accenno a una continuità dell'autorità politica, giurisprudenziale o religiosa. Tuttavia, il ruolo dei "sapienti" nella storia islamica, dopo Muhammad, è stato fondamentale nell'edificazione delle pratiche di culto e delle fondamenta giurisprudenziali. Sebbene il sistema delle scuole sapienziali dia luogo a riferimenti, questi non sono gerarchizzati in modo universale. I fedeli scelgono, più o meno autonomamente, chi ritenere più autorevole. Un detto di Muhammad afferma: «Allâh spiana un sentiero per il Paradiso a chi percorre una via in cerca di conoscenza... I sapienti sono gli eredi dei Profeti.»
Altre Figure di Rilievo Religioso nell'Islam
Oltre all'Imam, vi sono altre figure riconosciute a vari livelli all'interno del mondo islamico, che rappresentano autorità o punti di riferimento:
- Califfo: letteralmente “successore, vicario”, è sinonimo di Imam come capo della comunità in ambito sunnita. In alcuni versetti coranici (2,20 e 38,26), khalīfa è riferito ad Adamo e a Davide come vicari di Dio sulla terra. Tuttavia, secondo gli ‘ulamā’, il termine è da intendere come khalīfat rasūl Allāh, “vicario dell’inviato di Dio” (e non “vicario di Dio”), cioè come guida temporale della comunità, senza particolare carisma religioso.
- ‘Alim (pl. ‘Ulamā’): letteralmente “colui che sa”, dotto. Indica studiosi ed esperti delle scienze religiose: teologia, esegesi coranica, hadīth (detti profetici) e soprattutto diritto (fiqh). Il loro sapere e la loro pietà conferiscono autorevolezza come guardiani e interpreti della tradizione. Non sono un corpo istituzionalizzato, ma la loro autorità è centrale. In epoca ottomana, furono integrati nell'amministrazione e dotati di una struttura gerarchica.
- Shaykh: letteralmente “vecchio”, “anziano”. Nel mondo arabo designa autorità tribali. Nell'ambito della spiritualità sufi, è il maestro di una via mistica, talvolta chiamato anche murshid (guida).
- Faqīh: un ‘Alim esperto di fiqh (diritto). Se particolarmente versato, può essere mujtahid, praticando l'ijtihād, lo sforzo interpretativo basato sul ragionamento personale per esprimere pareri in assenza di norme esplicite.
- Qādī: il giudice. In epoca premoderna, applicava la legge religiosa ed era un ‘Alim. Funzionario ufficiale, delegato del califfo. Al vertice c'era il Qādī al-qudāt (“il giudice dei giudici”).
- Muftī: un ‘Alim abilitato a emettere fatwe, pareri giuridici su specifici punti di diritto. I Muftī più autorevoli hanno giocato un ruolo cruciale nella formazione del diritto islamico. Possono essere integrati nella struttura dello Stato.
- Ministro degli Awqāf: figura moderna, sorta quando gli Awqāf (fondazioni pie) sono stati nazionalizzati. Funge da Ministro degli Affari Religiosi.
- Khatīb: colui che parla con autorità. Nell'Islam, è una figura che si rivolge autorevolmente ai musulmani, spesso durante la preghiera del venerdì.
- Dāʿī: letteralmente “colui che invita” (alla fede), il predicatore. Storicamente associato a propagandisti di gruppi dissidenti, oggi indica anche predicatori che utilizzano i nuovi media per un internazionalismo islamico.
- Mullah: termine di derivazione araba (mawlā, “signore, tutore”), nel mondo turco-iraniano è l'equivalente dello ‘Alim, ma può indicare qualsiasi figura con sapere o carisma religioso.
- Marjaʿ al-taqlīd (“fonte dell’imitazione”): in ambito sciita duodecimano, è un dotto che per virtù e sapienza rappresenta un modello da emulare. La figura si è affermata più recentemente, inaugurando l'obbligo per i fedeli di seguire gli insegnamenti di un mujtahid, che ricevono il titolo di Āyatollāh (“segno di Dio”).
