La Crisi del Sacramento della Penitenza e la Nuova Sensibilità
Si ripete con una certa frequenza che il sacramento della Penitenza è, oggi, in crisi. I confessionali, qua e là, si fanno deserti. Questa constatazione, anche se sfrondata da ogni esagerazione polemica e da ogni preoccupismo ad oltranza, non può certamente lasciare indifferenti educatori e pastori. Essa può generare una doppia reazione, in termini contradditori: il pessimista conclude che il senso del peccato è ormai svanito e svuotato di ogni contenuto nel mondo contemporaneo, giudicando lo sforzo per rimontare la china destinato in partenza al fallimento da questo «handicap» costituzionale; l'ottimista, fiducioso negli uomini e nella storia, interpreta questa crisi come una «crisi di crescenza»: il senso del peccato si libera dalle maglie dell'equivoco. Non è più un ripiegarsi triste sulla propria angosciosa situazione, quanto piuttosto uno spalancare occhio e cuore alle meraviglie splendenti dell'amore misericordioso del Padre.
Ci viene spontaneo optare per la seconda posizione, anche se rimane la consapevolezza di intraprendere un cammino difficile e rischioso: perché il luccichio dell'entusiasmo può offuscare inderogabili problemi di base; perché non sono le formule, anche le più ardite e innovatrici, capaci di spegnere l'asprezza del peccato e la necessaria, seppure gioiosa, «penitenza». Ci si sente in fase di ricerca: si moltiplicano le iniziative, dense di valori le une, sconfessate dalla vita e dall'autorità gerarchica le altre. Vibra nell'aria l'ansia di rompere il cerchio della crisi, di attuare fino in fondo il rinnovamento conciliare, anche in questo settore.

Natura e Vantaggi delle Celebrazioni Penitenziali
La prassi liturgica, sollecitata in Italia anche dal Direttorio episcopale «per l'uso del rituale dei sacramenti e sacramentali», sta orientandosi decisamente verso le celebrazioni penitenziali, concluse dal rito sacramentale della confessione personale. Queste celebrazioni sono ricche di carica penitenziale anche per coloro che non intendono concluderle con la recezione del sacramento. Esse hanno i grossi vantaggi di permettere un preciso tono ecclesiale e comunitario ad un rito che aveva, nel corso della storia, assunto termini individualistici preoccupanti. Celebrazione e Penitenza evocano degli atteggiamenti che a prima vista sembrano inadatti ad andare d'accordo. In effetti, il rito penitenziale così come da lungo tempo viene compiuto, si adatta a dei comportamenti più individuali che comunitari, a degli atti più oscuri e confidenziali che pubblici e solenni, a dei passi più penosi ed umilianti che festosi.
Si tratta tuttavia di un sacramento, dunque di un atto di Gesù Cristo. Ora, quando Gesù perdonava ai peccatori, la sua parola e il suo gesto andavano al di là, come significato e portata, della «Confessione» del «penitente»: essi simbolizzavano e realizzavano la liberazione dell'umanità, erano la manifestazione palese e solenne della misericordia di Dio. Ogni peccato è in effetti un attentato all'insieme della comunità dei battezzati. E quando il Cristo dona il perdono di Dio è tutta la comunità che si riforma, si riunisce e riprende forza.

Struttura di una Celebrazione Penitenziale
I. Il Rito Iniziale: Costituzione dell'Assemblea
La celebrazione penitenziale richiede dunque innanzi tutto che una assemblea si costituisca e si raggruppi attorno al Cristo. È preferibile che la celebrazione sia stata annunciata in anticipo. In questo caso i fedeli avranno potuto prepararsi a lasciare le loro case per vivere un «tempo forte» della loro vita di cristiani. Indubbiamente, l'assemblea che si costituisce è una comunità di uomini solidali nel peccato. Ma non è sufficiente prendere soltanto atto di questo fatto. Essi debbono ricordare insieme di essere già membri, per mezzo del Battesimo, di una comunità di salvezza in Gesù Cristo. L'assemblea è fondamentalmente una assemblea di battezzati.
Vari potranno essere i canti, le preghiere e gli ammonimenti che più si adattano a questo rito iniziale. Si baderà tuttavia a non accumulare degli esercizi religiosi senza necessità, per puro ritualismo. Certe comunità preferiranno forse il silenzio; va notato tuttavia che un pezzo d'organo può servire a favorire un clima di raccoglimento. Altro fattore che contribuirà a far assumere all'assemblea un atteggiamento di attento raccoglimento è la calma regnante nella Chiesa e più ancora nel Santuario. Non si deplorerà mai abbastanza il va-e-vieni di certi chierichetti, dei preti, dei sagrestani che si affaccendano all'altare o ai pulpiti per gli ultimi tardivi ritocchi. Il silenzio non deve essere caratteristica di comunità scelte, è una necessità per tutti. Ma il silenzio è d'altronde l'atteggiamento che meno si presta a essere «ritualizzato». La conclusione di questa prima parte è di solito compito del celebrante.
II. La Liturgia della Parola
La Parola di Dio può essere diffusa e ascoltata in circostanze molto diverse. Ma essendo la liturgia «il culmine al quale tende l'azione della Chiesa e nello stesso tempo la sorgente di ogni virtù» (Sacrosanctum Concilium), la parola di Dio non ha tuttavia nulla in comune con gli incanti magici: noi dobbiamo metterci all'ascolto con la parte migliore di noi stessi e ciascuno sarà raggiunto soltanto se ha saputo dimenticare se stesso per incorporarsi nella comunità ecclesiale. Rivelandoci il suo disegno di salvezza nell'umanità, Dio chiarisce il senso degli avvenimenti che stiamo vivendo, delle situazioni nelle quali siamo immersi e ci invita a prendere in mano il nostro destino. I mezzi tradizionali (ceri, incensi, ecc.) contribuiscono a mostrare che la proclamazione della parola di Dio non ha un carattere documentaristico e banale. «Affinché appaia chiara l'intima unione tra il rito e la parola nella liturgia, nelle celebrazioni sacre si ritornerà ad una lettura della Sacra Scrittura più estesa, più varia e più adatta alla circostanza» (Sacrosanctum Concilium). Una sola lettura, ben scelta e sostanziosa può essere sufficiente. Se ne potranno scegliere due o tre, di cui l'ultima tratta dal Vangelo, con qualche versetto di salmo responsoriale intercalato. L'essenziale è che l'assemblea abbia inteso l'autentica Parola di Dio che viene a proiettare la sua luce rischiarando il nostro universo di peccato che è anche universo di speranza e di salvezza. Il lettore potrà essere un chierico o un laico. La Parola di Dio che noi leggiamo nella Bibbia acquista il suo vero significato solo quando è incarnata nella vita e nella parola degli uomini; ciò significa che l'omelia è necessaria; ciò significa anche che grandi sono le esigenze che essa deve sforzarsi di soddisfare.
L'omelia è la Parola di Dio resa dalla Chiesa alla portata degli uditori; non è ripetizione meccanica né semplice diffusione. È la Parola di Dio oggi a questa specifica comunità. Il predicatore deve evitare da un lato di travisare o tradire la Parola di Dio e d'altro canto di sostituirsi alla coscienza personale dei fedeli suggerendo loro in anticipo una risposta stereotipata all'appello che trasmette. Ogni lettura della Parola di Dio ci porta insieme un dono e un appello, una rivelazione per una vita più piena in Gesù Cristo, un appello a ricevere questo dono.
Riflessione e Esame di Coscienza
Riconoscersi peccatore davanti a Dio e aprirsi al suo amore costituisce il momento fondamentale nel cammino del «penitente». Illuminato dalla Parola di Dio, ciascuno prende coscienza di essersi opposto, più o meno gravemente, al compimento di questo disegno di salvezza che il Cristo ci ha rivelato: il peccatore viene così a offrirsi a Dio per essere riinserito nel dinamismo del suo Battesimo e ristabilito nella piena unità del Corpo del Cristo.
Per aiutare i fedeli nel loro sforzo di riflessione, si potrà sia utilizzare intelligentemente un esame di coscienza conosciuto, sia proporre qualche citazione biblica scelta con cura la cui lettura sarà intercalata da pause di silenzio, sia combinare assieme i due procedimenti: frasi bibliche commentate con discrezione e pause di silenzio. Poiché tutta la comunità è stata raggiunta dalla Parola di Dio, è anche tutta la comunità che, in un certo senso, riprende vita; essa è tenuta a dirlo come tale, cosa che fa innanzi tutto rispondendo insieme a Dio. Questa risposta, che è confessione e impegno insieme, può assumere la forma di una litania o di un canto conosciuto. Si potrà assai bene scegliere la recitazione comune del Padre Nostro. Perché il Padre Nostro e perché in questa sede? Perché è la preghiera del Signore, perché è una preghiera battesimale e penitenziale.

III. Il Momento Essenziale: Confessione e Assoluzione
Eccoci giunti al momento essenziale della celebrazione, al suo culmine. Sotto il duplice segno del passo decisivo dei penitenti e dell'assoluzione sacramentale del sacerdote, il Cristo interviene per rendere attuale la sua salvezza. Si eviterà tutto ciò che può «ri-esteriorizzare» i fedeli e distrarli: alcuni sono troppo preoccupati di non compiere gesti maldestri e di fare soltanto ciò che fanno tutti. È necessario, con una breve e precisa ammonizione, dare delle indicazioni pratiche: distribuzione dei confessori, modo di avvicinarsi ad essi, nessuna recitazione individuale del Confiteor davanti al sacerdote, attenzione alle parole del confessore.
In certe comunità l'accostarsi al confessionale potrà assumere la forma di una vera processione se le condizioni delle persone e del luogo si adattano. Qualunque sia il procedimento seguito, si escluderanno i modi autoritari nella disposizione dei penitenti. Davanti al sacerdote, il penitente si riconosca peccatore confessando le sue colpe ed esprimendo la decisione di fedeltà che ha preso. È bene che questa dichiarazione sia breve - e lo sarà se ciò che l'ha preceduta era pertinente e alla portata di tutti. Per quanto riguarda il sacerdote, egli non si limiterà al semplice ruolo di distributore di assoluzioni, innanzi tutto perché potrà avvenire che l'assoluzione per una ragione o per un'altra, debba essere rimandata, ma soprattutto perché la confessione, per corta che sia, deve essere un vero dialogo, un dialogo per la riconciliazione. Il sacerdote non deve esimersi dal dire qualche breve parola di tipo liturgico, parola che non deve essere stereotipata: qualche parola che testimoni che egli ascolta attentamente il penitente e che sottolinei il valore del gesto sacramentale. In certi casi il confessore potrà consigliare al fedele di chiedere ad un sacerdote una analisi più prolungata o di ricevere un insegnamento su un certo punto della vita cristiana o eventualmente gli assegnerà una penitenza particolare che non deve essere tralasciata. Il sacerdote impone la mano, vecchio gesto della riconciliazione liturgica dei penitenti mentre pronuncia il perdono di Dio e il penitente risponde a chiara voce: Amen.
Dopo la confessione il celebrante darà la «penitenza» chiamata anche la «soddisfazione» che può consistere in una preghiera comune o in un canto di litanie come forma di preghiera universale oppure un cantico con ritornello. Il celebrante concluderà con la recitazione di una preghiera come quella Passio Domini. Non si dimenticherà ciò che è stato detto circa il dovere della riparazione, non soltanto in caso di torti fisici, finanziari, o d'ordine morale ma in ogni caso di colpa.
VERSO LA CONFESSIONE:video-celebrazione penitenziale per prepararsi al perdono pasquale
IV. La Conclusione: Pace e Gioia
La celebrazione deve concludersi in un clima di pace gioiosa a causa dell'unità ritrovata o riaffermata. Molto opportuno è il canto di un inno. Il celebrante potrà intervenire cantando o leggendo un testo che esprime l'azione di grazia comune e anche gli impegni di tutti o che richiama sulla comunità la forza dello Spirito. Le parole di Dio sono di capitale importanza, perché non vi è un gesto sacramentale che non comporti la parola di Dio. È la Parola che illumina la nostra coscienza e ci rivela le dimensioni del peccato e quelle dell'amore di Dio per noi peccatori. Se si scelgono più letture, si potrà intercalare tra quelle un salmo graduale oppure un alleluia. Il silenzio dovrà avere il suo posto: la Parola di Dio non è una semplice informazione, essa invita alla meditazione.
Letture Bibliche Consigliate per le Celebrazioni Penitenziali
L'uso rivelerà che i racconti conservano meglio l'attenzione che non i testi di esortazione. Di seguito alcuni esempi di brani biblici adatti:
- Genesi: 3,1-19 (La caduta originale e la promessa della salvezza).
- Esodo: 16,2-9 (La mormorazione del popolo contro Mosè e contro il Signore); 17,1-6 (Idem).
- Deuteronomio: 5,32; 6,4-13 (La legge del Signore, legge di amore).
- Isaia: 1,10-20 (Il vero culto a Dio); 5,1-7 (Il canto della vigna).
- Geremia: 3,19; 4,2 (Invito alla conversione); 18,1-12 (Nella bottega del vasaio).
- Ezechiele: 11,17-21 (Promessa di una Nuova Alleanza); 18,35-32 (L'uomo è responsabile davanti a Dio della sua condotta buona o cattiva); 33,10-20 (Signore giusto, misericordioso); 34,11-31 (Io avrò cura del mio gregge).
- Osea: 11,1-10 (L'amore di Dio distoglierà il popolo dal fascino del peccato).
- Matteo: 4,1-11 (Tentazione di Gesù); 5,1-13 (Beatitudini); 5,17-47 (La nuova legge); 7,1-5 (Non giudicare); 9,10-13 (Cristo si mescola con i peccatori); 13,24-30 (La zizzania); 18,12-14 (La pecorella smarrita); 18,23-35 (Il servo spietato); 19,16-22 (Il giovane ricco); 21,28-32 (La vera e la falsa obbedienza); 25,14-30 (I talenti); 25,31-46 (Il giudizio finale); 26,30-46 (Predizione del rinnegamento di Pietro e agonia di Gesù).
- Luca: 11,14-23 (Gesù e Beelzebub); 15,11-24 (Il figlio prodigo); 15,25-32 (Il fratello maggiore del figlio prodigo).
- Romani: 5,6-11 (Cristo è morto per noi); 6,2-23 (Morti e risorti con Cristo); 7,14-25 (Discernimento interiore tra il bene e il male).
- I Corinti: 10,1-13 (Gli esempi precedenti ci rendono prudenti).
- Efesini: 2,1-9 (Salvezza gratuita in Cristo); 2,11-22 (Dio fa cadere le barriere che ci separano); 4,17; 5,2 (Appello all'unità: seguiamo la via dell'amore sull'esempio di Cristo).
La Spiritualità Penitenziale di Don Tonino Bello e Esempi Pratici
La profonda spiritualità di Don Tonino Bello offre numerosi spunti e materiali per vivere il cammino penitenziale, sia a livello personale che comunitario. Le sue riflessioni e le sue preghiere spesso sottolineano la misericordia di Dio, l'importanza di un cuore umile e la necessità di tradurre la fede in opere concrete di amore e servizio. Attraverso veglie, adorazioni e meditazioni, Don Tonino invita a riscoprire il vero volto di Dio, lontano dagli stereotipi e più vicino alla quotidianità dell'uomo.
Il Volto di Dio e la Conversione: una Liturgia Penitenziale per Giovanissimi
Una significativa proposta di celebrazione penitenziale per giovanissimi, ispirata alla spiritualità di Don Tonino Bello, è la "Liturgia penitenziale: Il tuo volto, Signore". Essa inizia con un invito a credere nella costante presenza e misericordia di Gesù. Si invoca Dio, chiedendo di riflettere sui nostri volti la Sua immagine divina. Un momento iniziale invita a meditare sul fatto che incontrare qualcuno che non ci conosce e ci accetta per ciò che siamo, senza essere condizionato dal nostro passato, ci permette di riscoprire il piacere della sincerità, un po' come ripartire da zero, aprendo la bottiglia di vino buono senza aspettare l'occasione perfetta, ma rendendo speciale ogni istante.
La preghiera successiva riflette sul "Volto dell'uomo, volto dai mille aspetti, volto che ride, che piange, pensieroso, disperato, radioso…", riconoscendo in esso il volto di Dio, "sguardo penetrante che perdona, rassicura, consola". Gesù è presentato come il vero volto del Padre, immagine autentica di uomo, su cui leggere la nostra storia.

Durante il "SCRUTA IL TUO CUORE e CONFESSA LA TUA FEDE", si porta al centro il volto di Gesù coperto da foglietti, simboleggiando le sovrastrutture e gli stereotipi che oscurano la sua vera natura. Si riflette sull'uomo come "immagine di Dio, opera originale, unica, irripetibile", e sul peccato come "drammatico segno che riga, sporca e rovina la prima immagine di cui siamo fatti". Dal Vangelo di Giovanni (14, 8-14) si riprende la frase di Gesù a Filippo: «Chi ha visto me, ha visto il Padre», sottolineando che il vero volto di Dio ci è stato mostrato da Gesù, un volto amico, di padre, di amore incondizionato e di perdono, e che tutto il resto è sovrastruttura che nasconde la sua vera identità. La preghiera conclude chiedendo a Dio di aiutarci a uscire dalle comode abitudini, di parlare nel silenzio dell'anima, di rendere forti per scegliere la via della luce e gustare la gioia del perdono, affidando i peccati per ricevere un cuore nuovo, capace di fidarsi e amare. Prima della confessione individuale, ogni ragazzo è invitato a scrivere su un foglietto il suo "nuovo" credo personale: "Io credo…".
Esempio: La storia di Bartimeo
La Quaresima è un'occasione favorevole per tornare al Signore, e una celebrazione penitenziale per ragazzi del catechismo può arricchirsi di simboli e gesti significativi. Prendendo spunto dal Vangelo di Bartimeo (Mc 10, 46-52), si invita i bambini a "aprire gli occhi per riconoscere" Gesù, che accompagna ogni giorno. Bartimeo, per incontrare Gesù, abbandona il suo mantello, gesto significativo che rappresenta il lasciare andare ciò che ci appesantisce (tristezza, dolore, atteggiamenti negativi) per andare verso Cristo. I bambini sono invitati a riflettere su ciò che per loro è "pesante". Segue la celebrazione individuale del sacramento, con la consegna di un foglietto e una candela, su cui scrivere una preghiera. La celebrazione si conclude con la preghiera del Padre Nostro, nella gioia del perdono ricevuto e della luce di Gesù che illumina il cammino.
Altri Spunti e Risorse di Don Tonino Bello per il Cammino Penitenziale
Le opere e le meditazioni di Don Tonino Bello sono una fonte inesauribile per arricchire la spiritualità penitenziale. Tra i materiali disponibili, spiccano:
- Schede per la celebrazione individuale della Confessione, con esami di coscienza e riletture cristiane dei comandamenti.
- Celebrazioni Penitenziali specifiche per tempi liturgici, come la Quaresima (es. sul Vangelo del "Cieco nato" o per ragazzi).
- Rosari meditati (es. sui misteri gaudiosi o luminosi), spesso contestualizzati con narrazioni e arricchiti da sue riflessioni.
- Adorazioni Eucaristiche per vari momenti dell'anno liturgico (Avvento, Giovedì Santo, in memoria dei defunti), con testi di Don Tonino che invitano alla riflessione profonda.
- Novenas (es. dell'Immacolata o di Natale), integrate con meditazioni che ne sottolineano il significato spirituale e sociale.
- Vie Crucis con testimonianze e riflessioni di Don Tonino, spesso affiancate da altri grandi figure spirituali.
- Veglie di preghiera su temi specifici come la Pace, la Pentecoste, il Natale, o a carattere mariano, tutte permeate dalla sua inconfondibile sensibilità.
- Riflessioni su aspetti della vita cristiana e del servizio, come "La stola e il grembiule", "La carezza di Dio", "Lettera ai catechisti", che offrono spunti per un impegno concreto di conversione e carità.
Questi materiali non solo guidano alla riflessione sul peccato e sulla misericordia, ma anche a una fede più incarnata e attenta ai bisogni del prossimo, secondo la visione di un Dio che ama incondizionatamente e invita l'uomo a fare altrettanto.
Superare l'Angoscia nella Confessione: Manifestazione della Coscienza
Per accostarsi al Sacramento della Penitenza senza angoscia, è fondamentale chiarire che il punto essenziale non è l'accusa, ma la manifestazione della coscienza al confessore. Non ci accusiamo forse quando andiamo dal medico? Il sacramento della Confessione o Penitenza è stato istituito dal Nostro Signore Gesù Cristo affinché i cristiani possano essere perdonati dei loro peccati, come ci insegna il Vangelo di San Giovanni: "...dopo queste parole Gesù soffiò sopra di loro dicendogli: "Ricevete lo Spirito Santo, quelli ai quali voi perdonate i peccati, essi saranno perdonati, a quelli che non gli perdonate non gli saranno perdonati" (Gv. 20, 22-23).
Riguardo al peccato imperdonabile, Gesù afferma: "In verità vi dico: ai figli degli uomini saranno perdonati i loro peccati e qualunque bestemmia che abbia proferito, ma chiunque abbia bestemmiato contro lo Spirito Santo non ha perdono in eterno, ma è reo di peccato eterno!" (Mc 3,28-29). Questo significa rifiutare volontariamente fino alla fine l'opera della salvezza che lo Spirito Santo vuol fare nel nostro cuore, un rifiuto che impedisce il pentimento e il fermo proposito di non peccare più.
L'Importanza della Preghiera Personale e della Direzione Spirituale
La preghiera come dialogo con Dio è un bene sommo, essendo una vera intimità con Lui stesso. Come gli occhi del corpo vedendo la luce ne sono schiariti così anche l'anima che è tesa verso Dio viene illuminata dalla luce ineffabile della preghiera. Non deve essere frattanto una preghiera fatta per abitudine, ma che proceda dal cuore e non deve essere circoscritta a determinati tempi e ore ma fiorire continuamente notte e giorno. L'anima elevata per mezzo suo in alto fino al cielo abbraccia il Signore con amplessi ineffabili. La preghiera funge da augusta messaggera dinanzi a Dio e allo stesso tempo rende felice l'anima perché appaga le sue aspirazioni, dovendo essere una preghiera autentica e non sole parole meccaniche. Essa è un desiderio di Dio, un amore ineffabile che non proviene dagli uomini ma è prodotto di una grazia divina. Se il Signore dona a qualcuno tale modo di pregare è una ricchezza da valorizzare e un cibo celeste che sazia l'anima. Se lo ha gustato si accende il desiderio celeste per il Signore come un fuoco ardente che infiamma l'anima.
Per quanto riguarda la Direzione spirituale, si tratta di un'assistenza da prestare a persone desiderose di tendere alla perfezione cristiana, nel loro stato. Particolare premura deve avere il Padre spirituale per le necessità pratiche del cammino di Fede dell'anima che gli si affida. E fra queste, una delle più gravi è quella dei dubbi di coscienza. L'esame di coscienza non deve essere un rompicapo, ma un momento di riflessione interiore per comprendere le proprie mancanze.

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