L’affresco del Profeta Isaia, realizzato da Raffaello Sanzio tra il 1511 e il 1512, rappresenta una delle testimonianze più significative dell’arte rinascimentale romana. Collocato sul terzo pilastro di sinistra della navata centrale della Basilica di Sant'Agostino in Campo Marzio a Roma, quest'opera, sebbene meno celebrata rispetto alla vicina tela di Caravaggio, costituisce un nodo cruciale per comprendere l’evoluzione stilistica dell’Urbinate.

Contesto della commissione e influenze stilistiche
L'opera fu commissionata dal protonotaio lussemburghese Johan Goritz. In questo lavoro, Raffaello adotta una torsione della figura che richiama le ardite profondità della Cappella Sistina, che Michelangelo stava affrescando proprio in quegli stessi anni. L'influenza di Buonarroti si traduce in una "maniera" potente, caratterizzata da una saldezza e una flessuosa possanza, che Raffaello piega tuttavia al suo personale contesto figurativo e cromatico, permeato di amabilità et alacrità d’un talento ductile.
Il profeta è affiancato da due putti che sostengono una targa ornamentale con il nome del personaggio. L'impianto teologico, profondamente legato all'Umanesimo e a suggestioni neoplatoniche, si articola attorno al motivo messianico di Cristo vincitore sulla morte, richiamato dai testi di Isaia.
Il ritratto di Raffaello come Isaia di Federico Zuccari
L'iconografia del profeta raffaellesco ha esercitato un fascino duraturo, arrivando a ispirare, decenni dopo, il pittore Federico Zuccari. Nel dipinto Ritratto di Raffaello come Isaia (circa 1593), conservato a Palazzo Buonaccorsi, Zuccari ritrae Raffaello Sanzio proprio con i tratti del profeta da lui dipinto in Sant'Agostino.
Caratteristiche dell'opera di Zuccari
- Tecnica: Olio su cuoio (138 x 62 cm).
- Soggetto: Raffaello è seduto nell’atto di srotolare una pergamena dove è visibile l’effigie di Diana di Efeso.
- Simbolismo: In basso sono inseriti strumenti che richiamano l’attività artistica: tavolozza con i colori, attrezzi di misurazione, pennelli e ciotole.
- Provenienza: Il dipinto faceva parte dell'apparato decorativo dell'abitazione romana dello stesso Zuccari.

Analisi tecnica e fortuna critica
L'opera su cuoio di Zuccari va messa in relazione con una composizione analoga raffigurante il Ritratto di Michelangelo come Mosè. Entrambi i lavori sono testimonianza di un'intensa operazione intellettuale volta a celebrare i maestri del Rinascimento. La critica ha spesso discusso il debito di Raffaello verso Michelangelo nell'affresco di Sant'Agostino, vedendo in esso una verifica del confronto tra i due titani dell'arte. Se alcuni hanno interpretato l'Isaia come una "pedissequa proposizione in chiave michelangiolesca", la maggior parte degli studiosi moderni ne riconosce l'autonoma e magistrale cifra stilistica, capace di assorbire il linguaggio del "Buonarroti sistino" per rielaborarlo con una nuova latinità.
Il lascito artistico di questa figura profetica è testimoniato anche dalle numerose copie conservate in contesti europei di prestigio, come la Pinacoteca Ambrosiana di Milano, la Galleria del Belvedere a Vienna e la collezione di Dresda, a conferma di una fama che, attraversando i secoli, non ha mai cessato di essere oggetto di studio e ammirazione.