Il significato di Maranatha: Vieni, Signore Gesù

Tutti parlano di futuro. Tutti lo aspettano con ansia, ma nessuno ne ha la certezza. Molti lo temono. Stranamente, trascorriamo la vita pianificando e pensando al nostro futuro, pur trovandoci nella più totale incertezza al riguardo. Il cristiano, tuttavia, può rallegrarsi del proprio futuro. Egli può guardare con grande fiducia e gioia in avanti, poiché Cristo ritornerà sulla terra per portarci via con sé, per sempre. Questo sì che è un futuro degno del proprio nome!

La Promessa del Ritorno di Cristo e la Nuova Creazione

Gesù stesso ha rassicurato i suoi discepoli: “Non siate tristi: abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio c’è molto posto. Altrimenti ve lo avrei detto. Io vado a prepararvi un posto. E se vado e ve lo preparo, tornerò e vi prenderò con me.”

Non c’è da meravigliarsi se tante persone oggi guardano con pessimismo verso il futuro, considerate le sfide ambientali e sociali. Tuttavia, Gesù ci prospetta una soluzione radicale e definitiva: Dio creerà tutto di nuovo. Egli "asciugherà ogni lacrima dai loro occhi. La morte non ci sarà più. Non ci sarà più né lutto né pianto né dolore.” Quanto sia necessario un tale rinnovamento è chiaro a tutti.

Taluno ripone le proprie speranze su di una nuova religione, che possa creare una nuova coscienza collettiva. Il New Age, ad esempio, benché attualmente in decadenza, promette un nuovo ordine mondiale, partendo da una rinascita individuale dell’essere umano. C’è solo un problema: ogni cambiamento vero non può che partire da Dio. La storia rivela che l’uomo non riesce a cambiare radicalmente se stesso e le cose. I tentativi più decisi e ampi fatti finora per realizzare la giustizia in terra sono sfociati nella tragedia. Per questo, l'esortazione è a “fare attenzione a non lasciarvi ingannare!”

Abbiamo bisogno di una nuova terra. Dio, il nostro creatore, vuole donarcela. Ci suonerà strano sentir parlare di una città, quale paradiso futuro, perché molti di noi si aspetterebbero un luogo immerso nella natura. La nuova Gerusalemme, tuttavia, non è altro che il punto centrale della nuova terra, intorno al quale si estenderà la natura nella sua forma più sublime e bella. “Inoltre la città non ha bisogno di sole né di luna per rischiararla, perché la illumina lo splendore di Dio, e l’Agnello è la sua luce. Le nazioni cammineranno alla sua luce, e i re della terra verranno a lei con il loro splendore. Di giorno le porte non saranno mai chiuse, e non ci sarà più notte.” La cosa più meravigliosa di questa città è che Dio abiterà con gli uomini. Egli vuole rimanere vicino a noi, e nulla ci potrà più dividere da Lui.

Illustrazione della Nuova Gerusalemme e di una natura rigogliosa

La Visibilità del Ritorno e la Corona di Giustizia

Gesù ritorna, come ce l'ha promesso. I suoi seguaci lo aspettano con immensa gioia. A differenza della sua prima venuta, quando pochi seppero della sua nascita, il suo ritorno sarà un evento pubblico e glorioso. “State attenti! Viene tra le nubi, e tutti lo vedranno, anche quelli che lo uccisero: i popoli della terra saranno sconvolti.” La Bibbia non parla di un evento nascosto, bensì di un avvenimento imponente e grande. Gesù non prenderà segretamente i suoi figli, ma li porterà con grande clamore in trionfo, come lo sposo porta la propria sposa. Davanti a tutta la terra dichiarerà il proprio amore alla propria sposa.

La promessa include anche un premio: “Ora mi aspetta il premio della vittoria: il Signore, che è giudice giusto, mi consegnerà la corona di uomo giusto.”

Riguardo alle modalità del suo ritorno, la Scrittura è chiara: "Come ritornerà Gesù? Esattamente come è andato in cielo dopo la Sua resurrezione. “Come essi avevano gli occhi fissi in cielo, mentre Egli se ne andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono loro, e dissero: “Uomini Galilei, perché state a guardare verso il cielo?” La beata speranza del cristiano non è solo quella di andare in cielo, ma di stare per sempre con il Signore Gesù.

EP 01 - La Certezza del Ritorno di Gesù - Conto alla Rovescia della Profezia - Doug Batchelor

Il Significato Profondo di "Maranatha"

Maranatha è una parola aramaica che riveste un grande messaggio, e la troviamo nella Bibbia, in particolare in 1 Corinzi 16:22 e Apocalisse 22:20. Era molto popolare nella chiesa primitiva, tanto che Paolo, scrivendo in greco a una chiesa greca, la inserisce così com’è, in aramaico, a testimonianza della sua vasta conoscenza e accettazione. La Bibbia si conclude con la promessa di Gesù “Sì, vengo presto. Amen”, e Giovanni aggiunge “Sì, vieni, Signore Gesù”.

L'espressione "maranatha" è sia un grido di fede che una preghiera affinché si compia il ritorno del Signore e viene spesso tradotta con "Vieni, Signore." Questo concetto è connesso con la preghiera "Venga il Tuo regno" in Matteo 6:11 e con "benedetto colui che viene nel nome del Signore" come leggiamo in Matteo 23:39.

Maranatha: Parola d'Ordine e Riferimento Profetico

È significativo incontrare un termine aramaico in una lettera greca indirizzata a una chiesa greca. Una delle spiegazioni è che questa frase fosse diventata una parola d'ordine, una vera e propria password. Riassumendo in essa la speranza vitale della Chiesa in generale e della chiesa primitiva nello specifico, i cristiani la sussurravano l'un l'altro, si identificavano l'un l'altro, in una lingua che i pagani non riuscivano a capire.

Simbologia delle prime comunità cristiane

Un'altra spiegazione del termine è legata al Messia glorificato. Nel libro di Daniele si legge "... Ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile a un figlio d'uomo ... e gli furono dati dominio e gloria...". Quando Yeshua testimonia davanti ai Sommi sacerdoti in Matteo 26:64 e nel suo sermone sulla fine dei tempi (Matteo 24:30), Egli si riferisce a se stesso come al Figlio dell'uomo che viene sulle nuvole del cielo nella gloria. Entrambi i versi sono citazioni della profezia di Daniele 7. Quel passaggio in Daniele è in aramaico e la parola "viene" è "Atha". Il grido di "Maranatha" che troviamo nel Nuovo Testamento ha anche il suo stretto riferimento a Daniele 7. Nella sua essenza è una proclamazione di fede che dice: "Yeshua, Tu sei il Signore." Noi crediamo che Tu verrai "atha" in potenza e gloria sulle nuvole del cielo, così come è descritto in Daniele 7:13-14. Perciò noi preghiamo che queste profezie siano adempiute e ti invitiamo a tornare.

Colui che attesta queste cose, dice: «Sì, vengo presto!» Amen! Vieni, Signore Gesù!

La Speranza Cristiana: Impegno nel Presente e Attesa del Futuro

Talvolta al cristiano viene rimproverato il fatto di essere troppo occupato a pensare al proprio futuro e di perdere, quindi, il contatto con il presente. Si dice che al cristiano sembri molto più semplice aspettare che le soluzioni ai problemi vengano dall’esterno, piuttosto che darsi da fare per trovare delle soluzioni pratiche e dirette, con l'idea che "Tanto alla fine ci penserà Gesù quando ritornerà!". Per fortuna, questa idea corrisponde solo qualche volta al vero. Chi ha compreso veramente il cristianesimo non può non affrontare e cercare di risolvere i grandi problemi che affliggono il mondo. Il cristianesimo va vissuto ora e qui. Essere cristiani è anche un compito, una missione, una responsabilità.

Foto di persone impegnate nel servizio alla comunità

Dio affida al cristiano il compito di preservare e custodire la terra (Genesi 3:23). Prima di tornare in cielo, Gesù ci ha assegnato una missione: quella di annunciare il vangelo e di dedicarci al nostro prossimo. Il cristiano comunica la speranza in un futuro al prossimo ed è un mezzo per trasmettere l’amore di Dio, in maniera molto pratica. “Venite, voi che siete benedetti dal Padre mio; entrate nel regno che è stato preparato per voi fin dalla creazione del mondo.” Gesù non sta parlando qui di coloro che ogni giorno si riempiono la bocca di discorsi religiosi; egli parla piuttosto di coloro che mettono in pratica il cristianesimo. Chi vive con il Cristo non può non fare ciò che Gesù lo invita a fare senza calcolo, dal cuore. L’amore lo guida, ed egli è un punto di riferimento per il prossimo. La consapevolezza del ritorno di Gesù gli dà la forza per affrontare ogni compito.

Hai tu nel cuore ciò che la Bibbia definisce “la beata speranza”? Saresti pronto ad incontrarlo se tornasse in questo tempo o addirittura oggi? La beata speranza del cristiano non è solo quella di andare in cielo, ma di stare per sempre con il Signore Gesù. Qualcuno ha detto: “Il cielo è un posto riservato a coloro che si preparano per il cielo”! Non perderti questo glorioso appuntamento.

Maranatha nella Liturgia e nel Tempo di Avvento

La seconda venuta di Gesù sarà un evento letterale e come la Sua prima venuta segnò il corso della storia, la sua seconda venuta da questo punto di vista sarà ancora più determinante. Il tempo dell’Avvento è un periodo di attesa gioiosa perché ciò che si spera certamente avverrà. Il Dio dell’Avvento è Colui che colma le valli, spiana le montagne, fa fiorire il deserto, mette insieme il leone e l’agnello. Questo tempo è come un’oasi che ristora, rigenera e sospinge su una via che sa attraversare anche il deserto di una vita disorientata e riporta nella giusta direzione. La prima Domenica di Avvento segna anche l’inizio di un nuovo anno liturgico.

Corona d'Avvento con candele accese

Leggere il vangelo è intraprendere un viaggio, è salire. Si tratta di un’esperienza che aiuta a gettare luce sul Dio in cui crediamo, ma anche sulla nostra identità di uomini e donne credenti. Il Vangelo di Matteo ci parla di un Dio che non solo si fa bambino, ma che parla il linguaggio dei piccoli per liberare l’uomo dalla pesante maschera che lo oscura. Iniziando con la “genealogia”, il primo capitolo di Matteo ci fa riallacciare i rapporti con coloro che ci hanno preceduti, per dare a Gesù e a noi un corpo che ha ascendenti di donne e uomini peccatori, fragili, stranieri, pagani… basti pensare solo alla vita del re Davide: ci accorgiamo di quanta povertà di valori, di rispetto, di onestà sia intrecciato l’uomo. Eppure Dio amava Davide pur essendo un peccatore perché Davide era un uomo che sapeva pentirsi, sapeva piangere sul male commesso ma ricevendo il perdono da Dio, egli ha saputo perdonare. Questo piace a Dio! Accogliere il Signore non è così facile; la venuta di Gesù è scomoda perché richiede spazio… Gesù, come ogni bimbo, nasce in uno spazio, non tanto mentale, ma in quello spazio che è il nostro corpo. Il “sì” di Maria è un atto di coraggio, di audacia perché stravolge la vita. Tutta la storia dell’uomo è un cammino verso Dio e tutta la storia di Dio è un cammino incontro all’uomo.

L'Invocazione Escatologica "Vieni!"

L’udienza dell’11 dicembre si focalizza, dice Papa Francesco, attorno al versetto: «Lo Spirito e la sposa dicono: “Vieni!”» (Ap 22,17). «A chi è rivolta questa invocazione? È rivolta a Cristo risorto. Infatti, sia San Paolo (cfr 1 Cor 16,22), sia la Didaché, uno scritto dei tempi apostolici, attestano che nelle riunioni liturgiche dei primi cristiani risuonava, in aramaico, il grido» maranatha, ovvero “vieni, Signore Gesù”. Si tratta dell’invocazione escatologica (cioè i “tempi ultimi”) che contraddistingue tutt’ora la liturgia della Chiesa. Infatti «ancora oggi, nella Messa, subito dopo la consacrazione, essa proclama la morte e la risurrezione del Cristo “nell’attesa della sua venuta”.»

Nell’attesa che «si compia la beata speranza», come recitano i messali romani e ambrosiani, è bene ricordarsi che «questa attesa della venuta ultima di Cristo non è rimasta l’unica e la sola. Ad essa si è unita anche l’attesa della sua venuta continua nella situazione presente e pellegrinante della Chiesa. Trascorsi i primi secoli cristiani, «è avvenuto un cambiamento - meglio, uno sviluppo - pieno di significato, a proposito del grido “Vieni!”, “Vieni, Signore!”. Esso non è abitualmente rivolto solo a Cristo, ma anche allo Spirito Santo stesso! Colui che grida è ora anche Colui al quale si grida. Questa presenza del Signore ci è altrettanto necessaria della presenza reale eucaristica e del trionfo escatologico.»

La Speranza Cristiana come Virtù Attiva

«Lo Spirito Santo è la sorgente sempre zampillante della speranza cristiana. San Paolo ci ha lasciato queste preziose parole: “Il Dio della speranza vi riempia, nel credere, di ogni gioia e pace, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo” (Rm 15,13).»

«Speranza non è una parola vuota, o un nostro vago desiderio che le cose vadano per il meglio: la speranza è una certezza, perché è fondata sulla fedeltà di Dio alle sue promesse», puntualizza Papa Francesco. La Speranza è una virtù teologale «perché è infusa da Dio e ha Dio per garante. Non è una virtù passiva, che si limita ad attendere che le cose succedano»: stimola, invece, ad agire perché quanto sperato si realizzi. Se ne deduce che «il cristiano non può accontentarsi di avere speranza; deve anche irradiare speranza, essere seminatore di speranza. È il dono più bello che la Chiesa può fare all’umanità intera, soprattutto nei momenti in cui tutto sembra spingere ad ammainare le vele». Come esorta san Paolo, «“Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi”».

Il Papa, inoltre, sottolinea come la speranza cristiana sia intimamente connessa alle vicende del mondo: «seguo ogni giorno quanto sta avvenendo in Siria, in questo momento così delicato della sua storia. Auspico che si raggiunga una soluzione politica che, senza altri conflitti né divisioni, promuova responsabilmente la stabilità e l’unità del Paese.» Egli riflette anche sulle sfide attuali: «Purtroppo dobbiamo ancora fare i conti con una situazione che avremmo voluto fosse soltanto un brutto ricordo; la pandemia si è diffusa in tutto il Paese, mettendo a dura prova ospedali, medici e infermieri, oltre che molta parte della nostra infrastruttura economica. Non sono poche le preoccupazioni, che condividiamo con molte altre nazioni del mondo. Questa situazione inaspettata... deve costringerci a ripensare il nostro stile, soprattutto a rivedere i sistemi economici e finanziari; ce lo ha ricordato il recente convegno di Assisi, voluto fortemente da Papa Francesco su una nuova economia. Non possiamo più tornare indietro, quanto accade ci costringe a ripensare una convivenza in cui al centro ci siano i poveri e gli ultimi, come ci ricorda da sempre il Vangelo.»

L'Avvento: Un Allenamento all'Attesa e al Desiderio

Il tempo dell’Avvento ci allena all’atteggiamento dell’attesa. In un mondo in cui gli uomini vivono in perenne competizione e la fretta è la parola d’ordine per arrivare prima degli altri, l’allenamento all’attesa ci libera dal rischio della schiavitù dei nostri bisogni. Nel tempo dell’attesa alleniamo il nostro cuore al desiderio, comprendendo che l’altro (un amico, un fratello, un affetto… Dio stesso) è ciò che manca alla nostra realizzazione. L’attesa alimenta lo sguardo all’altro come bene per me, facendomi uscire dall’orgoglio di bastare a me stesso e di essere io la risposta a me stesso. Anche Dio “si fa attendere”, nel senso che aspetta da me un’invocazione, un grido… una preghiera che sia essa rivelazione della nostra fede e del nostro bisogno di trascendenza. Il grido ripetuto in questo tempo “Maranatha”, “Vieni Signore Gesù”, è la migliore espressione del nostro cuore che grida a Dio di farsi riconoscere; Dio ha risposto a questo grido dell’umanità e continua a farlo ancora oggi con suo Figlio Gesù Cristo.

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