Un incontro di comunità
Il ritiro spirituale dei catechisti della Sacra Famiglia si è svolto a Montedinove, in una domenica caratterizzata da un clima mite, quasi estivo, nonostante l'autunno inoltrato. È stato un incontro bellissimo, vissuto da una comunità forte, pensato per preparare e dare inizio al nuovo anno pastorale. Il tempo trascorso insieme è stato dedicato alla preghiera, all'ascolto e alla condivisione, elementi fondamentali per rinnovare il nostro impegno nel servire i più piccoli.

Appartarsi con Gesù: il cuore del servizio
All’inizio di quest’anno, come i discepoli, siamo invitati ad “appartarci” con Gesù. Egli ha del tempo da donarci per rimotivare il nostro servizio e sostenere il nostro lavoro. Non possiamo essere catechisti o animatori se non rimettiamo al centro la relazione verticale (con Dio) e quella orizzontale (con il prossimo). Come insegna il Vangelo, non si può servire la folla se prima non si tocca il mantello di Gesù.
Il ruolo dei catechisti come ponti
Costruire ponti vuol dire andare oltre e andare avanti. Noi siamo i ponti tra Gesù e la folla, tra la Chiesa e i fedeli. La folla ascolta da lontano, è destinataria del Seme evangelico, ed è composta da persone che accorrono, acclamano, ma spesso si disperdono. Tra questa moltitudine ci sono i discepoli, che escono uno ad uno per seguire il Maestro. Gesù è il centro delle relazioni, ma la nostra posizione rispetto a Lui definisce il nostro modo di essere testimoni.

La domanda fondamentale: "Voi chi dite che io sia?"
Gesù si rivolge oggi a noi direttamente, chiedendoci: “Voi chi dite che io sia?”. Questa domanda richiama le grandi chiamate dei profeti e dei patriarchi, come Abramo, Mosè ed Elia. Nella cultura ebraica, pronunciare il nome di qualcuno significava rivelarne la realtà profonda.
| Passaggio | Significato |
|---|---|
| Pietro e il Cristo | L'identificazione con "l'unto", colui che è messo da parte per la missione. |
| L'adesione totale | Non basta un nome; occorre aderire con tutto il cuore, amando e soffrendo per le proprie scelte. |
Come diceva Martin Luther King: “Vale la pena vivere solo per ciò per cui vale la pena anche morire”. Non dobbiamo dare per scontata la nostra risposta. Spesso ci sentiamo a posto, convinti di sapere molte cose sulla Chiesa e sul catechismo, ma rischiamo di capire solo a metà, proprio come Pietro, che arrivò a voler portare Gesù "da un'altra parte" secondo i propri schemi umani.
Il cammino del discepolato
Dobbiamo chiederci: chi è Dio per me? Chi è Gesù per me? Se ci concentriamo solo su noi stessi, rischiamo di diventare ostacoli al cammino della Chiesa. È necessario tornare a essere discepoli, lasciandosi guidare e chiedendo con umiltà: “Signore, cosa vuoi da me?”.
La chiamata a perdere tutto per il Vangelo
L'invito di Gesù a seguirlo è sempre una proposta, mai un'imposizione. Il Vangelo è un invito appassionato al banchetto della vita. Spesso però prevale la tentazione di starsene tranquilli, evitando i rischi o giustificandosi con la mancanza di tempo: "l'incontro sì, la Messa no; la preparazione va bene, ma l'adorazione mi annoia".
- Chi tiene la vita stretta per sé non può accogliere la pienezza.
- L'unico segreto per la felicità è la "porta stretta" della vita piena.
- È necessario perdere tutto per Gesù di Nazaret e per il Vangelo.
Padre Pio e le sei regole dell'umiltà
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