Sulle sponde del Lago Maggiore, nel suggestivo contesto di Stresa, sorgono imponenti alcune ville abbandonate da svariati anni. Tra queste spiccano Villa Basile San Rizzo e la sua "gemella" Villa Marina (nota anche come Villa Mona), edifici che da decenni vivono in uno stato di incuria ma che sono stati al centro di un acceso dibattito riguardante un ambizioso progetto di riqualificazione alberghiera, recentemente bloccato.

La Storia di Villa Basile San Rizzo
Villa Basile San Rizzo è un'edificazione risalente al 1800 ed era di proprietà della nobile famiglia siciliana Basile, che aveva ricevuto la baronia del grano nel 1473. Sebbene non si conoscano molti dettagli specifici riguardo alla sua costruzione, gli ampi edifici con vista sul lago sono un'eredità di Carlo Emanuele Basile, membro della stessa famiglia, noto come scrittore, avvocato, politico del PNF e, successivamente, sindaco della città di Stresa.
Le ville, in cui personalità come Hemingway e Mussolini si divertivano ad essere ospiti, sono rimaste vuote per oltre quarant'anni, pur trovandosi in una posizione privilegiata sul lungomare di Stresa e nelle immediate vicinanze del Grand Hotel des Iles Borromées.

Lo Stato Attuale di Villa Basile e Villa Marina
Oggi, sia Villa Basile San Rizzo che Villa Marina, altro possedimento sottoposto a vincolo paesaggistico, sono totalmente abbandonate da almeno 30-40 anni. Gli interni sono piuttosto spogli, ma restano gli ampi soffitti e le porte decorate, testimoni di un fasto passato. La zona a destra della veranda di Villa Basile è completamente crollata e probabilmente aveva la funzione di magazzino nel piano inferiore, mentre al piano superiore ospitava alcune stanze. I piani superiori della struttura centrale offrono una meravigliosa vista sul Lago Maggiore, e in una enorme sala da bagno restano in perfette condizioni i sanitari in marmo.
Villa Marina ha subito la stessa sorte di Villa Basile. Percorrendo la sua maestosa scalinata si giunge al primo piano, dove la cornice allo spettacolo mostrato dalle finestre è meravigliosa: un'imponente arcata in legno e vetro divide la scalinata dalla sala che si affaccia direttamente sul lago.
Chiunque passi davanti all'ingresso del cortile che un tempo apparteneva a queste proprietà, nel centro della città termale italiana di Stresa, ha probabilmente trovato uno degli angoli più suggestivi ma allo stesso tempo enigmatici della città. Gli ampi edifici con vista sul lago, appena visibili nei mesi estivi, incorniciano numerosi veicoli, poiché l'ex proprietà padronale funge ora da parcheggio per l'Hotel La Palma di fronte.

Lost in Paradise * Drone * * Stresa*
Il Controverso Progetto di Riqualificazione Alberghiera
A più riprese, la famiglia Zanetta, titolari dell'Hotel La Palma e proprietaria dell'immobile, aveva progettato la costruzione di un secondo complesso alberghiero, prevedendo un investimento di oltre 30 milioni di euro e la creazione di 80 posti di lavoro. L'intervento avrebbe dovuto sorgere sul lungolago, tra l'Hotel La Palma e il Grand Hotel Des Iles Borromées, nell’area dove oggi sorgono appunto Villa Marina e Villa Basile di San Rizzo.
Il progetto, modificato più volte nel corso degli anni, prevedeva una struttura con 150 camere tra i 35 e i 40 metri quadri, dotata di attrezzature congressuali e spa. Nell’ambito di questa proposta, era prevista anche la conservazione di Villa Marina e Villa Basile di San Rizzo, oltre che dei portici del Borromées che si affacciano sulla statale del Sempione.
Il Diniego della Soprintendenza e le Motivazioni
La decisione della Soprintendenza belle arti e paesaggio di Torino, che è vincolante, ha bocciato il progetto del nuovo albergo. Il provvedimento di diniego, a firma della soprintendente Luisa Papotti, ha contestato alcuni aspetti fondamentali. Le motivazioni principali del rifiuto riguardavano il potenziale "pregiudizio, per dislocazione e volume edilizio, dimensionamento, profilo e altezza alle prospettive, alle visuali e al godimento dei due edifici sottoposti a tutela".
Questa decisione ha bloccato un investimento significativo per la città di Stresa, suscitando reazioni contrastanti.

Il Ricorso al Consiglio di Stato e le Reazioni
Contro la decisione della Soprintendenza, la proprietà, la famiglia Zanetta, ha tentato la strada del ricorso al Consiglio di Stato. I proponenti erano convinti di poter ottenere il permesso negato, ritenendo il parere della Soprintendenza illegittimo per "violazione e falsa applicazione di norme di legge e regolamenti, eccesso di potere di illogicità, assurdità manifesta, contradditorietà, perplessità, difetto assoluto dei presupposti e erroneità della motivazione". Tuttavia, la sentenza del Consiglio di Stato ha respinto il ricorso dei proponenti, confermando la legittimità delle decisioni della Soprintendenza.
Stefano e Davide Zanetta si sono dichiarati "amareggiati e stupiti" per la bocciatura. Il sindaco di Stresa, Giuseppe Bottini, ha sottolineato che si tratta di "un'occasione di sviluppo persa" e ha espresso la speranza che si possa trovare un'alternativa.
Di contro, soddisfatto si è detto Piero Vallenzasca, ex consigliere comunale e da sempre strenuo oppositore del progetto. Le motivazioni a base del diniego della Soprintendenza, ha affermato Vallenzasca, erano in gran parte le stesse che il suo gruppo aveva sempre posto, sia in sede di Consiglio comunale che in altre sedi, criticando l'amministrazione Di Milia per non aver tenuto conto di tali osservazioni nell'approvare la variante al piano regolatore.