L'Artista: Rinaldo da Siena tra Tradizione Bizantina e Nuove Influenze
Rinaldo da Siena (... - XIII secolo) è stato un pittore e miniatore italiano, attivo a Siena tra il 1260 e il 1281 circa. Il suo stile si colloca in una fase ancora pienamente bizantina, ma era aperto alle novità del fiorentino Coppo di Marcovaldo, di cui una straordinaria Croce dipinta è esposta nella stessa sala del Crocifisso di Rinaldo. L'artista era anche capace di ricevere influenze filtrate da Cimabue, altro gigante fiorentino, dal quale prende in prestito il tipo del Christus patiens (Cristo sofferente) sfruttato nel Crocifisso di Santa Croce a Firenze e, in misura minore, l'eleganza inaudita della silhouette sinuosa del corpo di Cristo la cui agonia è appena giunta al termine.

Altre Opere e Documentazione
Documentazioni storiche attestano altri pagamenti a Rinaldo nel 1277, 1278 e 1281 da parte del Comune di Siena dei Quindici, per la pittura di copertine di biccherne, targhe e piccoli scudi. Di queste commissioni, resta nota solo la tavoletta con Don Bartolomeo Alessi monaco di San Galgano, datata gennaio/giugno 1276 e conservata nell'Archivio di Stato di Siena. In questa tavoletta di biccherna, si rileva un segno sottile e addolcito, con una tavolozza ampliata da colori tenui e delicati rispetto alle tonalità primarie tipiche dei pittori bizantini.
Il Crocifisso: Analisi e Iconografia
L'opera principale associata a Rinaldo da Siena è il "Crocifisso con dolenti e i profeti Geremia e Isaia; Il Redentore benedicente". Quest'opera è al contempo sublimemente bella e di particolare interesse per via di un'iconografia insolita a cui prendono parte due profeti dell'Antico Testamento. Il carattere sorprendente della sua bellezza risiede innanzitutto nel suo formato monumentale, ulteriormente aumentato dal suo rapporto di vicinanza con lo spettatore nella presentazione museale. È importante ricordare che, in generale, queste immense croci dipinte venivano appese in alto sull'arco trionfale dell'abside della chiesa, rendendo la loro visione originaria differente da quella museale.

Struttura e Composizione dell'Opera
La tavola a forma di croce, completa di cimasa e suppedaneo, tabelle e tabelloni, è costituita dall'assemblamento di diverse tavole di legno. La croce è di grandi dimensioni, fornita di tabellone e di terminazioni quadrangolari alle sue quattro estremità. Nella terminazione superiore è presente una scritta e sopra di essa il Cristo benedicente. Alle estremità laterali della croce sono rappresentati due profeti.
La Rappresentazione del Cristo
Cristo è trafitto con due chiodi, rappresentato con gli occhi chiusi e la testa inclinata verso destra; il corpo è coperto unicamente da un perizoma rosso, annodato sul basso ventre. La testa di Cristo è sormontata da un'aureola dorata decorata con tralci e foglie dorate e una croce (tre bracci) a fondo rosso su cui sono applicate tre pietre dure con montatura laminata in metallo.
La potenza del torso sorprendentemente atletico del Cristo contrasta con la torsione delle sue due gambe, intrecciate l'una all'altra in un movimento che, nella sua atroce precisione, esibisce la memoria di un dolore intollerabile. Nessun segno eccessivo viene a sottolineare l'intensità della violenza subita; sarebbe qui inappropriato. Solo alcuni discreti accenti, sempre grafici e stilizzati, finemente tracciati con l'ausilio di un colore rosso, segnalano le ferite di un corpo sottoposto a una tormenta che non è tuttavia riuscita ad alterarne la bellezza.
Il pittore traduce i contorni dei corpi, le espressioni dei volti e, in particolare, quello del Cristo con straordinaria capacità di astrazione, a partire da pochi segni, con una perfetta economia di effetti e una pudore struggente. Sul volto di Cristo, poche linee bastano a esprimere terribili sofferenze, ancora leggibili nel rictus di dolore del suo viso, e che tuttavia, già, sembrano impercettibilmente svanire insieme all'ultimo respiro sfuggito dal suo corpo martirizzato.

Le Figure Dolenti e i Profeti
Ai lati del corpo di Cristo stanno, uno per lato, la Madonna e Giovanni Evangelista in atteggiamento dolente, posti nel tabellone centrale. Le figure, fuori scala rispetto al Cristo, esprimono il loro dolore di fronte allo spettacolo desolante con la stessa riserva intrisa di pudore. Maria, irrigidita dall'emozione, solleva a fatica le due braccia in un gesto che significa, come, del resto, l'espressione muta del suo viso, un dolore così intenso che riesce a esprimersi solo debolmente. Una medesima debolezza si esprime, con varianti, nella silhouette di Giovanni, la cui morbidezza è solo l'apparenza del cedimento di un corpo stremato dalla pena. La mano che poggia contro la sua testa non è più, insieme a quella della sua rassegnazione, che il debole indizio di questo esaurimento, così come i suoi due occhi gonfi per aver troppo pianto.
ICONOGRAFIA DELLA CROCIFISSIONE 1
Nei due tabelloni posti alle estremità del patibulum (la traversa orizzontale della croce), Rinaldo ha collocato due profeti dell'Antico Testamento, Geremia e Isaia. Questa configurazione è solo apparentemente anacronistica, poiché, secondo una lettura delle loro profezie ammessa fin dalle origini all'interno della religione cristiana, essi hanno annunciato la destinazione terrena di Cristo. Ciò che essi richiamano, non senza un pizzico di enfasi, indicando i rotoli sui quali sono designati con il dito scritti difficilmente leggibili, con un tocco di insistenza. Su questi rotoli, si possono leggere due estratti dei libri di cui i due profeti sono gli autori rispettivi, aggiungendo ancora una volta la poesia che questi testi, non facilmente decifrabili, conferiscono all'opera.
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