Il 29 giugno ricorre la solennità dei Santi Pietro e Paolo, una delle più antiche e solenni dell'anno liturgico. Questa festa, di antica origine cristiana, commemora il martirio a Roma dei due Apostoli, nel giorno dell’anniversario della loro morte o della traslazione delle loro reliquie. Le chiese d’Oriente e d’Occidente celebrano in questa data il loro trionfo, un momento cruciale che sigillò con il sangue la loro testimonianza al Maestro.
In Italia, la solennità dei Santi Pietro e Paolo è stata giorno festivo concordatario fino al 1976, ma la festività venne abrogata nel marzo 1977. Nonostante ciò, rimane una festa patronale di grande importanza per la città di Roma, dove si svolgono celebrazioni e riti specifici che richiamano secoli di devozione.

San Pietro: La Roccia su Cui si Edifica la Chiesa
Origini e Chiamata di Simon Pietro
Pietro, il cui vero nome era Simone, nacque a Betsaida in Galilea e fu pescatore a Cafarnao, figlio di Giona e fratello di Andrea. Divenne apostolo di Gesù che lo chiamò a sé come Pietro sulle sponde del lago di Galilea, dopo che assisté alla pesca miracolosa. Fu tra i discepoli più vicini a Gesù e, insieme al cosiddetto «discepolo prediletto», lo seguì presso la casa del sommo sacerdote Caifa. Nonostante questo, fu costretto alla fuga dopo aver rinnegato tre volte il Maestro, come questi gli aveva già predetto, ma si pentì subito di ciò e pianse lacrime amare di rimorso.
Il Ruolo e il Primato
Pietro fu scelto da Cristo a fondamento dell’edificio ecclesiale, come testimoniato in Matteo 16,18: «E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa». A lui fu affidato il ruolo di clavigero del regno dei cieli (Mt 16,13-19), pastore del gregge santo (Gv 21,15-17), e confermatore dei fratelli (Lc 22,32). Nella sua persona e nei suoi successori, Pietro è il segno visibile dell’unità e della comunione nella fede e nella carità. Ebbe anche il dono di operare miracoli, come la guarigione di un povero storpio alla porta del tempio e la resurrezione di Tabita a Giaffa.
Il Martirio a Roma
Secondo la tradizione cristiana, trasmessa da Girolamo, Tertulliano, Eusebio e Origene, Pietro finì i suoi giorni a Roma, tra il 64 e il 67 sotto l'imperatore Nerone. Dopo essere stato imprigionato nel carcere Mamertino, fu crocifisso sul colle Vaticano nel circo Neroniano. La tradizione antichissima, attribuita allo storico cristiano Origene, riporta che Pietro fu crocifisso a testa in giù per sua stessa richiesta, sebbene l’autenticità di tale evento sia ancora oggi fonte di dibattito fra gli studiosi.
Testimonianze Storiche e Archeologiche
L'unico documento che riferisce circa gli avvenimenti succedutisi dall’arrivo di Pietro nella Città Eterna fino al suo martirio sono dei testi apocrifi, denominati “Atti di Pietro”, di contenuto abbastanza fantasioso, ma dimostrazione di una devozione molto antica per il Santo, primo evangelizzatore di Roma. Dal punto di vista archeologico, la più antica testimonianza riferita all’Apostolo è la frammentaria iscrizione in greco “Pietro (è) qui” (πετρος ενι) ritrovata sul cosiddetto “muro rosso” presso l’antica Tomba di Pietro, sotto l’attuale Basilica di San Pietro a Roma e datata attorno al 160.
Iconografia di San Pietro
Nelle rappresentazioni artistiche, San Pietro viene raffigurato con una folta barba bianca. Spesso appare accanto a Cristo o a San Paolo, oppure con le chiavi del Paradiso in mano, simbolo del suo ruolo di clavigero; a volte viene rappresentato come un papa. Nei cicli noti come Storie della Vita di San Pietro, è raffigurato tra i personaggi degli episodi biblici che lo riguardano, dalla Pesca Miracolosa, al Tributo della Moneta o durante la prigionia nel Carcere Mamertino; in altre iconografie è crocifisso a testa in giù. La grandezza di Pietro consiste principalmente nella dignità di cui fu rivestito e che, trascendendo la sua persona, si perpetua nell’istituzione del papato. Il suo stemma pontificio, con la tiara e le chiavi incrociate, simboleggia l'immensa potestà del pontefice, che è vescovo tra i vescovi e il cui primato è tale perché vescovo di Roma.
San Paolo: L'Apostolo delle Genti
Origini e Conversione di Saulo
San Paolo, nominato le prime volte come Saulo, era originario di Tarso. Secondo i testi biblici, era un ebreo ellenista che godeva della cittadinanza romana. Da giovane, fu inviato a Gerusalemme, dove fu allievo di Gamaliele, il maestro più famoso e saggio del mondo ebraico dell’epoca. A Gerusalemme, conobbe i cristiani come una setta pericolosa da estirpare con ogni mezzo, divenendo un persecutore zelante della Chiesa. La sua vita cambiò radicalmente sulla “via di Damasco”, allorquando fu accecato da una luce divina e udì una voce che gli diceva: «Saul, Saul, perché mi perseguiti?». Questo evento portò alla sua conversione, all'incontro con il giudeo-cristiano Anania e al battesimo. Da persecutore, divenne l'«apostolo dei Gentili», poiché fu il principale predicatore del Vangelo tra i greci e i romani.
Ministero e Predicazione
Gli Atti degli Apostoli, tradizionalmente attribuiti all’evangelista Luca e composti in greco attorno agli anni 80, sono la fonte documentaria principale su San Paolo. Nella seconda parte dello scritto (At 9;11;13-28), è descritto il suo ministero itinerante, che lo portò ad annunciare Cristo crocifisso ai Giudei e ai Greci, fino al suo arrivo a Roma e la messa agli arresti domiciliari. Paolo, cooptato nel collegio apostolico dal Cristo stesso sulla via di Damasco, divenne strumento eletto per portare il suo nome davanti ai popoli, il più grande missionario di tutti tempi, l’avvocato dei pagani, l’apostolo delle genti. Egli stesso racconta di essere stato rapito fino al terzo cielo (2 Cor 12, 2-4).
Il Martirio a Roma
San Paolo venne decapitato probabilmente attorno al 64-67, durante la persecuzione di Nerone. Non esistono riferimenti archeologici diretti o testimonianze di autori extra-cristiani che si riferiscano direttamente alla vita e all’operato di Paolo, ma la sua figura è centrale nella storia della Chiesa.
Iconografia di San Paolo
Non è noto il suo aspetto esteriore: il nome Paolo (“piccolo”) sembrerebbe non derivare dalla statura, come inteso dall’iconografia successiva, ma verosimilmente dall’assonanza con il vero nome “Saulo”. La più antica descrizione fisica a lui riferita è contenuta nell’apocrifo Atti di Paolo e Tecla (seconda metà del II secolo), nel quale si legge che «era un uomo di bassa statura, la testa calva, le gambe arcuate, il corpo vigoroso, le sopracciglia congiunte, il naso alquanto sporgente». Tuttavia, data la datazione tardiva del testo, è difficile attribuirgli un effettivo valore storico.
Dal punto di vista iconografico, spesso gli artisti non hanno tenuto conto di questa descrizione, raffigurando San Paolo come un gigante maestoso, riconoscibile per la fisionomia orientale, con il naso camuso e il volto ovale dalla carnagione olivastra; è ritratto con una lunga barba castana a punta e l’alta fronte calva, vestito con la toga di foggia classica, sotto il tradizionale pallio. Tra gli attributi che aiutano a definire la figura di Paolo il più ricorrente è il libro, nella forma di rotulo o codice, in riferimento alle epistole scritte alle prime comunità cristiane. Più tardi si aggiungono altri attributi come la fune, riferita alla sua attività di tessitore, il canestro, di cui si servì per fuggire da Damasco e soprattutto la spada, che appare nell’iconografia solo verso il XIII secolo, considerata sia emblema della parola di Dio sia strumento del suo martirio. In quanto martire, in molti monumenti paleocristiani, bizantini e medioevali, tiene con le mani velate la corona triumphalis. Spesso le immagini dei due Santi sono in antitesi, poiché quest’ultimo è di aspetto forte e piuttosto rude.

Il Significato della Loro Unione e la Loro Eredità
I Santi Pietro e Paolo, sebbene molto diversi, furono fondamentali per la storia della Chiesa del primo secolo e costituiscono le basi della fede cristiana. Entrambi nella fede e nell’amore di Gesù Cristo annunciarono il Vangelo nella città di Roma e morirono martiri sotto l’imperatore Nerone: il primo, come dice la tradizione, crocifisso a testa in giù e sepolto in Vaticano presso la via Trionfale, il secondo trafitto con la spada e sepolto sulla via Ostiense. Non c’è certezza se i due apostoli siano morti contemporaneamente o in anni diversi, ma è certo che il 29 giugno 258, sotto l’imperatore Valeriano, le salme dei due apostoli furono trasportate nelle Catacombe di San Sebastiano, per metterle al riparo da profanatori.
Questi due apostoli, insieme a San Giovanni Battista, sono i santi ricordati più di una volta e con maggiore solennità nell'anno liturgico. Il 25 gennaio si ricorda la Conversione di San Paolo, e il 22 febbraio la Cattedra di San Pietro.
Riflessioni Spirituali
La liturgia del 29 giugno offre spunti di riflessione profonda sulla fede. Gesù domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?» e poi: «Voi, chi dite che io sia?». Questa domanda, dopo aver attraversato la coscienza di Pietro e dei discepoli, rimbalza ora sulla sponda della nostra esistenza, invitandoci a un legame personale, insostituibile e irrinunciabile con Cristo. La Chiesa, prima di essere immaginata come una comunità strutturata con una gerarchia, dovrebbe essere vista come una grande famiglia di testimoni in cui ciascuno, facendo eco alla confessione di fede di Pietro, è chiamato a dire a Gesù: «Grazie, o Signore, perché tu mi riveli la prossimità, la tenerezza, l’amicizia di Dio, tu che di Dio sei il volto e l’immagine più vera.»
Ci è di aiuto anche la testimonianza di San Paolo. La seconda lettura della liturgia offre il suo testamento spirituale in cui, consapevole della morte imminente, fa il bilancio della propria vita ed esprime la sua profonda convinzione di fede: «Io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione» (2 Timoteo 4,6-8). Nonostante l’abbandono di tanti uomini e la difficoltà dell’ora presente, Paolo non si sente solo: «Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché per mio mezzo si compisse la proclamazione del messaggio e potessero sentirlo tutte le genti: e così fui liberato dalla bocca del leone. Il Signore mi libererà da ogni male e mi salverà per il suo regno eterno; a lui la gloria nei secoli dei secoli.»
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Celebrazioni e Tradizioni a Roma
A Roma, per la festa di San Pietro e Paolo, patroni della città, si svolgono numerose ricorrenze nelle chiese, in particolare in quelle dedicate ai Principi degli Apostoli. La sera del 28 giugno si ha la benedizione dei palli da parte del pontefice; il mattino seguente, al cancello centrale della basilica Vaticana viene appesa la “nassa del pescatore”, a ricordo dell’umile mestiere di Pietro. Contemporaneamente nella basilica Lateranense si assiste all’ostensione dei reliquiari contenenti le teste dei Santi Pietro e Paolo. La storia racconta come l'ultimo saluto tra Pietro e Paolo sia avvenuto nei pressi della Basilica di San Paolo, prima che i due apostoli venissero separati e destinati al martirio.
Tra i riti celebrati per la ricorrenza, c'è quello del «pallio», dove il Papa impone ad alcuni vescovi una stola di lana bianca riservata, simbolo dell'unione tra la chiesa universale e quella locale. Altra ricorrenza è il bacio del piede della statua di bronzo di San Pietro, che si trova nell’omonima Basilica e che per l'occasione è adornata con il «piviale» rosso, un paramento sacro a forma di mantello. All'imbrunire, poi, si svolge una processione, che ha come particolarità quella di portare una reliquia di San Paolo, cioè la sua catena, composta da 14 anelli di ferro.
Nel contesto delle celebrazioni più ampie a Roma, la sera della vigilia si tiene a Castel Sant'Angelo lo spettacolo pirotecnico della «Girandola di Castel Sant'Angelo», una tradizione che risale alla fine del Quattrocento. Il giorno della festa, la cupola di San Pietro si riempie di fiaccole, che poste sui costoni michelangioleschi offrono una spettacolare illuminazione.
Eventi Storici Correlati
Nel bimillenario della nascita dell'Apostolo delle genti, la Chiesa ha celebrato un Anno Paolino, dedicato alla figura di San Paolo e al suo «zelo per l’annuncio del Vangelo». Questo evento, che ha visto il Papa presiedere vespri nella basilica romana di San Paolo fuori le mura e una messa a San Pietro, ha sottolineato come San Paolo «costituisce un modello splendido da imitare non tanto nella concretezza della vita - la sua infatti fu davvero straordinaria - ma nell’amore per Cristo, nello zelo per l’annuncio del Vangelo, nella dedizione alle comunità, nell'elaborazione di efficaci sintesi di teologia pastorale».