Pieve dei Santi Pietro e Paolo: Storia e Architettura

La Pieve dei Santi Pietro e Paolo è un edificio di notevole interesse storico e architettonico, situato in una posizione strategica a cavallo tra la Val d'Elsa e la Val d'Egola, su un'importante direttrice della Via Francigena. Questo antico cammino fu percorso da Sigerico, arcivescovo di Canterbury, tra il 990 e il 994, testimoniando l'importanza storica del sito.

Mappa della Via Francigena con evidenziata la zona della pieve

Origini e Dominazioni Storiche

Fino al XII secolo, la pieve fu un feudo del vescovo di Volterra, che vi esercitava sia i poteri temporali che quelli spirituali. Questo periodo segna l'inizio della sua importanza come centro religioso e amministrativo.

La Struttura Architettonica Romanica

L'edificio si presenta in un pregevole stile romanico, caratterizzato dall'uso di due materiali distinti nel paramento murario: il laterizio e la pietra arenaria. Questa alternanza di materiali suggerisce due fasi costruttive distinte, probabilmente dovute a un crollo delle strutture, riconoscibile sia all'esterno che all'interno.

La Facciata e il Prospetto Superiore

L'ordine superiore della facciata è la parte più interessante e decorata. Sopra il portale, l'ordine inferiore termina e si appoggia a una finta galleria cieca realizzata in laterizio. Questa galleria si estende per l'intera larghezza della navata centrale ed è composta da una serie di arcatelle cieche poggianti su semplici capitelli e semicolonne in mattoni. La facciata è scandita da sei archetti per parte (sulla destra se ne vedono solo cinque), che creano un suggestivo effetto chiaroscurale di stile lombardo, influenzato dalla cultura volterrana, simile a quello osservabile nella pieve di Casole d'Elsa.

Dettaglio della facciata romanica con archetti ciechi

Sopra gli archetti, una decorazione in cotto scolpito presenta un motivo a zig-zag. Questo elemento è riscontrabile in altre pievi della Val d'Elsa, ma è limitato alla seconda metà del XII secolo.

La Fiancata Settentrionale e la Tribuna

La fiancata settentrionale è priva di aperture ed è stata realizzata con conci di arenaria di varie tonalità, ad eccezione del coronamento, realizzato in laterizio e databile a un'epoca più tarda. La tribuna rappresenta la parte meglio conservata della pieve più antica.

L'Abside Semicircolare

Il volume dell'abside semicircolare è di concezione lombarda e presenta un basamento in mattoni alternati a pietra, elemento comune in vari edifici dell'ambito volterrano tra il XII e il XIII secolo. Il basamento è scandito da sottili semicolonne in pietra grigia che sostengono due archetti pensili.

Vista esterna dell'abside semicircolare della pieve

L'Interno della Pieve

Lo spazio interno della pieve è suddiviso in tre navate separate da due file di sei colonne su cui si impostano archi a tutto sesto. Il claristorio è aperto da cinque strette monofore per parte, realizzate in epoche diverse; le più antiche si distinguono per la forma più allungata e per essere chiuse da un timpano.

Le Colonne e le Campate

Le prime due archeggiature di sinistra e le prime tre a destra sono in laterizio e poggiano su capitelli lapidei, oggi ridotti ad abachi e decorati con motivi geometrici. Le colonne sottostanti sono composte da pezzi di laterizio e presentano basi delle stesse dimensioni dei capitelli. Le altre campate sono in pietra ben squadrata e sono sostenute da colonne che si alternano a pilastri quadrangolari.

Interno della pieve con le navate divise da colonne

Il Presbiterio e l'Abside Interna

Il presbiterio è sopraelevato di un gradino, mentre l'abside presenta una pavimentazione posta a una quota più bassa. All'interno dell'abside, una finestrella gradonata ha fatto ipotizzare la presenza di una cripta, ipotesi non confermata dagli scavi effettuati durante gli ultimi restauri. Nel paramento murario sono stati inseriti piccoli capitelli decorati con motivi floreali, probabilmente reimpiegati come materiale di recupero.

Rinnovo e Trasformazioni nel Tempo

La pieve fu oggetto di una visita pastorale il 18 settembre 1422. Dalla relazione redatta in seguito, si apprende che all'epoca era dotata di tre cappelle ed era retta da due canonici, poiché il pievano era assente. Nel XVIII secolo, l'interno fu ridefinito in stile barocco, ma questi interventi vennero rimossi in occasione dei restauri effettuati negli anni trenta del XX secolo.

Un'altra trasformazione avvenne nel Seicento con l'aggiunta di grandi altari, ma l'interno fu ripristinato durante i restauri degli anni '60. L'austero spazio si compone di tre navate divise da colonne con capitelli classicheggianti, con l'eccezione, nella penultima campata, della presenza di pilastri quadrangolari. A conclusione, si trova un'unica grande abside semicircolare.

Dettaglio di un capitello scolpito all'interno della pieve

Elementi Decorativi e Simbolici

Alcuni capitelli presentano decorazioni particolari. I capitelli della prima e terza colonna di destra sono scolpiti con teste di uomini e animali. Il capitello della quinta colonna a destra, noto come capitello del "rispetto umano", raffigura quattro cavalieri con un significato allegorico ed elementi decorativi tipici dell'arte romanica.

I capitelli di Cascia mostrano affinità con quelli della pieve di Vado in Casentino, suggerendo la possibile opera degli stessi lapicidi.

La Torre Campanaria

La pieve sorse in prossimità di una via di comunicazione, probabilmente sul luogo di un insediamento longobardo, di cui faceva parte la torre campanaria. Questa torre è la parte più antica dell'insieme, costruita probabilmente come "gardingo" longobardo (VI secolo), in seguito utilizzata come torre del Castelvecchio dei Conti Guidi (VII sec.), e infine trasformata in campanile. Studi recenti e analisi sulle sue pietre, lavorate a bugnato rustico, ipotizzano la sua costruzione nello stesso periodo di quello della pieve.

La torre campanaria, posta a lato della chiesa, raggiunge un'altezza di 32 metri ed è collegata alla chiesa da un muro edificato nel XV secolo dal pievano Roberto Fochi.

Vista della torre campanaria adiacente alla pieve

Opere d'Arte e Collegamenti Museali

Alcune delle opere un tempo esposte nella chiesa si trovano ora nell'adiacente Museo Masaccio, inaugurato nell'aprile del 2002. Tra queste, spicca la "Madonna in trono con il Bambino, angeli adoranti e santi", nota anche come il Trittico di San Giovenale, opera di Masaccio (1422).

La Pieve di Cascia: Un Caso di Studio

La pieve di Cascia, pur condividendo il nome, presenta caratteristiche distinte. La pieve attuale non corrisponde a quella citata in una pergamena del XII secolo; si tratta infatti di un edificio precedente ubicato nella stessa area, del quale non sono state ritrovate tracce durante i restauri, ma la cui esistenza è attestata da fonti documentarie.

Il cantiere romanico risale alla metà del XII secolo, quando la pieve di San Pietro era il centro religioso e gestionale del territorio (piviere o plebato) con numerose chiese suffraganee. La pieve fu eretta lungo la via Cassia, importante via di diffusione del cristianesimo.

Un documento del 1250 attesta ufficialmente l'ubicazione della pieve lungo la Cassia, citando una vendita in "via publica prope plebe Cascie". Le vie pubbliche erano le vie più importanti a livello regionale e locale.

Nel 1102, una bolla papale di Pasquale II conferma al Vescovo di Fiesole, insieme a molti altri edifici, la pieve di Cascia e il castello chiamato nuovo. Questo Castelnuovo viene nuovamente citato nel 1134 insieme al Castevecchio di pertinenza dei Conti Guidi.

Il Castelnuovo, di proprietà ecclesiastica, sarebbe stato costruito agli inizi del XII secolo come fortificazione nell'area contigua alla pieve, attirando nella sua orbita la piccola comunità locale.

Oggi, la pieve di Cascia si presenta nell'impianto romanico originario. Sono stati abbattuti gli edifici addossati e cancellato l'aspetto barocco che lo spazio interno aveva assunto nel corso dei secoli. Il portico che la precede è un'aggiunta rinascimentale.

L'interno è diviso in tre navate che culminano nell'unica abside centrale. Le dodici colonne monolitiche, simbolicamente legate alle tribù d'Israele e agli Apostoli, presentano capitelli corinzi. La loro sequenza è interrotta dai due pilastri che delimitano la zona del presbiterio. Due capitelli della parte destra, dalla simbologia ancora da decifrare, presentano decorazioni più complesse.

Il tetto è a capriate a vista, secondo la tipologia comune romana. La luce entra dalle monofore a doppio strombo della navata centrale, collocate sul prolungamento dell'asse verticale delle colonne.

Dettaglio di un capitello con decorazione figurata

La Pieve di Caviliano e le sue Origini

La località in cui la pieve di Caviliano è collocata si chiamava anticamente Caviano, ricordata nelle carte antiche con il termine "Cavilium". La pieve è stata edificata a margine di un'antica via che costeggiava la Valle dell'Enza, in uso probabilmente anche in epoca romana.

La Pieve dei Santi Pietro e Paolo è menzionata fin dal 980 in un diploma dell'imperatore Ottone. Il Vescovo Adalberto consacra la chiesa verso la metà del secolo XI. La titolazione originaria era dedicata ai Santi Pietro e Paolo e a Santa Maria. Successivamente, prevale la titolazione di San Paolo.

Nel 1070, il Marchese Bonifacio di Canossa ottiene la pieve in enfiteusi. Le chiese soggette alla Pieve sono nominate in un decreto stipulato dal Vescovo Niccolò Maltravesi nel 1210.

La chiesa conserva ancora l'impronta della primitiva forma basilicale, sebbene alterata nel corso dei secoli. Nel 1664, la struttura risulta a tre navate, orientata liturgicamente. La visita del Vescovo Picenardi nel 1705 riscontra la necessità di numerosi restauri, e nel 1724 si decide di effettuare lavori di riadattamento.

Altri interventi portano alla constatazione che l'antico piano della chiesa è basso e che i pilastri in pietra che dividono le navate minori dalla maggiore sono in parte sepolti sotto l'attuale pavimento. Le cappelle laterali sono aggiunte nel XVIII secolo, periodo in cui forse vengono soppressi gli altari delle due absidi minori e la vecchia trabeazione viene sostituita dall'attuale volta in cotto.

La pregevole fonte battesimale ad immersione, in pietra scolpita, è conservata nella gliptoteca dei Musei Civici di Reggio Emilia.

Architettura romanica: le cattedrali

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