La Comunione Eucaristica nella Storia e la sua Evoluzione

La Comunione Eucaristica è un rito centrale nella fede cristiana, in cui i fedeli battezzati ricevono il Corpo di Cristo, e talvolta anche il Sangue di Cristo, durante la celebrazione eucaristica o al di fuori di essa. Questa pratica affonda le sue radici nelle parole stesse di Gesù: “Il pane che io darò è la mia carne, per la salvezza del mondo… Se non mangerete la carne del Figlio dell’uomo e non berrete il suo sangue, non avrete in voi la vita.” Essa rappresenta non solo un sacramento, ma anche un sacrificio, e il suo significato profondo si è evoluto e arricchito attraverso i secoli, influenzando non solo la liturgia ma anche la vita quotidiana dei credenti.

Il Sacramento nei Primi Secoli: Unione e Semplicità

I Sacramenti dell'Iniziazione Cristiana

Nei primi secoli del cristianesimo, in particolare tra il III e il V secolo, i sacramenti dell’iniziazione cristiana (battesimo, confermazione/cresima ed eucaristia) erano vissuti in stretta correlazione. I candidati al battesimo erano in maggioranza adulti e seguivano un percorso di preparazione chiamato catecumenato. Il battesimo si celebrava generalmente durante la Veglia pasquale, presieduta dal vescovo e concelebrata con presbiteri e diaconi, alla presenza di tutta la comunità cristiana.

La celebrazione dell'iniziazione era complessa e includeva tre momenti chiave: il gesto battesimale, una serie di riti post-battesimali (imposizione delle mani, unzione, segno della croce sulla fronte) e la liturgia eucaristica. I neobattezzati, indipendentemente dall'età, partecipavano per la prima volta all'eucaristia, accostandosi alla comunione. L'eucaristia era considerata il culmine di questa celebrazione, un nutrimento essenziale per la nuova vita generata dal battesimo, "il cibo del sacramento d’immortalità".

Fin dall'inizio, era comune che gli adulti si battezzassero insieme ai loro figli, inclusi i neonati, i quali venivano anch'essi battesimati, cresimati ed "eucaristizzati" con i loro familiari convertiti. Attorno al VI secolo, questa divenne la prassi generale sia in Oriente che in Occidente. Le Chiese d'Oriente mantengono ancora oggi l'uso di battezzare, cresimare e comunicare sia gli adulti che gli infanti.

L'Offertorio Primitivo: Pane e Vino dei Fedeli

Il rito primitivo della parte della Messa dedicata all'offertorio consisteva nell’offerta di doni da parte dei fedeli, che servivano al vescovo o al sacerdote per compiere il sacrificio e permettevano ai fedeli di parteciparvi. Questi doni erano principalmente pane e vino. Mentre si cantava un salmo, i fedeli si presentavano con la loro offerta. Il pane veniva raccolto su grandi piatti, inizialmente chiamati "patina" e successivamente "patena", mentre il vino veniva versato in uno o più calici.

scheda storica della patena e del calice usati nel rito primitivo

La Comunione nelle Due Specie e la Pratica Iniziale

Fino al VII secolo circa, sia in Oriente che in Occidente, la comunione si distribuiva durante la Messa. Il celebrante pronunciava ad alta voce: "Ai santi le cose sante" (Sancta sanctis), per avvisare che solo coloro con coscienza pura dovevano accostarsi. Seguiva la frazione del pane, operazione necessaria per la comunione. Poi si comunicava il vescovo, seguito da sacerdoti, diaconi, suddiaconi e chierici. A parte i sacerdoti, che si comunicavano da soli, tutti gli altri ricevevano il pane consacrato dalle mani del celebrante, con la formula "Il corpo di Cristo". Subito dopo, il diacono accostava il calice dicendo: "Il sangue di Cristo, calice di vita", e il fedele rispondeva "Amen" e beveva un poco del prezioso sangue.

In applicazione letterale del precetto di Gesù di mangiare la sua carne e bere il suo sangue, i fedeli dei primi secoli si comunicavano sotto le due specie. Questa prassi, sebbene la più semplice, presentava inconvenienti, soprattutto il pericolo di versare gocce del prezioso sangue. Un altro metodo adottato prevedeva che il sacerdote intingesse il pane nel calice e lo ponesse così nella bocca del comunicando.

Nella Chiesa di Roma, il celebrante e i sacerdoti si comunicavano all'altare, gli altri chierici nel presbiterio, e i fedeli fuori dal presbiterio, ad eccezione dei sovrani. In alcuni luoghi, come in Africa, i fedeli si accostavano alla balaustra. La comunione si riceveva in piedi, uso che i Greci hanno mantenuto. Gli uomini ricevevano l'ostia nella palma della mano destra, sostenuta dalla sinistra, e se la portavano alla bocca. Le donne facevano lo stesso, ma con la mano coperta da un pannolino detto "dominicale".

La Comunione ai Bambini

Essendo un sacramento dell'iniziazione cristiana, la santa comunione veniva impartita subito dopo il battesimo e la cresima. Anche in seguito, i bambini continuavano a comunicarsi. In alcuni luoghi, dopo la comunione dei fedeli adulti, si facevano accostare i fanciulli e si dava loro ciò che restava.

Frequenza della Comunione e Digiuno Eucaristico

Ancora nel II e III secolo, vi sono testimonianze a favore della comunione frequente e persino quotidiana. Tuttavia, all'inizio del V secolo, si inizia a delineare una nuova prassi, con un progressivo allentamento della frequenza, prima in Oriente (V secolo) e poi in Occidente (VI secolo). La Chiesa Occidentale rimase comunque più fedele alla comunione frequente.

Per quanto riguarda il digiuno eucaristico, la regola non fu sempre uguale. Tuttavia, molto presto il digiuno prima della Santa Comunione divenne pratica universale e fu reso obbligatorio. Fino al 6 gennaio 1953, era assoluto, dalla mezzanotte, e comprendeva anche l'acqua.

Trasformazioni e Nuove Discipline nel Medioevo

La Scomparsa delle Offerte in Natura

Le offerte in natura, in uso per lungo tempo, iniziarono a scomparire verso il IX secolo. I sacerdoti preferivano offrire sull'altare pani e vini di qualità superiore rispetto a quelli portati dai fedeli. I fedeli, inoltre, avevano preso l'abitudine di fare donazioni in denaro al clero come compenso per il servizio liturgico. Questo rese superfluo raccogliere durante la Messa il materiale per il sacrificio e la comunione. Già nell'VIII secolo, i cristiani iniziarono a consegnare elemosine in denaro all'offertorio in sostituzione del pane e del vino, sebbene la Chiesa resistette per diversi secoli a questa trasformazione.

La maggior parte delle Chiese d'Oriente si serve del pane lievitato, mentre nella Chiesa latina è obbligatorio il pane azzimo. Si tratta di una questione disciplinare.

rappresentazione iconografica del pane azzimo e lievitato

L'Evoluzione della Formula di Comunione e la Frazione del Pane

La trasformazione (transustanziazione) del pane e del vino segue l'offertorio. Verso il VII-VIII secolo, la formula di comunione mutò, riducendosi poco a poco a quella usata prima della riforma del Vaticano II: "Il corpo del Nostro Signor Gesù Cristo custodisca la tua anima per la vita eterna. Amen". Questo uso si mantenne a lungo, ma si sentì il bisogno di variare i salmi della comunione.

L'Abbandono della Comunione sotto le Due Specie in Occidente

Verso l’inizio del secolo XII, l'uso di comunicarsi sotto le due specie andò gradualmente cessando in Occidente. Diversi motivi suggerirono questo cambiamento: la difficoltà di procurare vino in quantità sufficiente in alcuni paesi e il pericolo di profanazione. Quando la comunione veniva portata a un malato, la si faceva d'ordinario sotto una sola specie, per lo più sotto quella del pane, essendo più agevole da trasportare. La Chiesa considerò un abuso che i laici portassero l'eucaristia ai malati, riservando tale ministero prima agli accoliti o diaconi, e poi ai soli sacerdoti.

La Comunione in Bocca e l'Origine delle Ostie

Nei primi secoli della Chiesa, il Corpo di Cristo veniva ricevuto sempre nelle mani. Solo nel IX secolo il rito iniziò a cambiare e a ricevere la comunione in bocca, esclusivamente nella Chiesa d'Occidente, e non ovunque. Alcuni concili regionali, come quello di Parigi (829), Córdoba (839) e Rouen (878), stabilirono che i fedeli non potessero ricevere la comunione con le mani. A Roma, la comunione in bocca fu introdotta solo intorno al X secolo (Ordo Romanus X, dall’anno 915). La comunione in mano, tuttavia, è considerata una modalità degna e legittima, testimoniata da nove secoli di storia della Chiesa.

La leggenda di San Vandrillo (morto nel 668) suggerisce un'origine delle ostie come le conosciamo oggi. Verso la fine del VII secolo, nella Chiesa occidentale, si fece strada l'idea che il pane da consacrare dovesse essere preferibilmente piatto e non lievitato, a differenza del pane lievitato e alveolato usato in precedenza. Nel 798, Alcuino di York sostenne l'uso esclusivo del pane azzimo. Rabano Mauro, più tardi, notò che l'Antico Testamento vietava l'uso di pane lievitato per i sacrifici. Le ostie piatte si imposero facilmente in tutta la Chiesa occidentale, preparate esclusivamente da religiosi con un rituale quasi sacro. Inizialmente erano di dimensioni maggiori, spesso impilate sui calici, ma con il tempo, la loro fragilità portò all'introduzione delle piccole ostie tonde attuali. Queste nuove ostie, sebbene criticate per la loro somiglianza a monete, furono reinterpretate positivamente come doni dispensati dal Re celeste.

illustrazione medievale della produzione delle ostie

Il Concilio Lateranense IV e l'Età della Discrezione

L'abbandono della comunione agli infanti si consolidò tra il XII e il XIII secolo, con diversi decreti che vietavano di dare la comunione ai bambini piccoli. Il Concilio Lateranense IV (1215), nel suo cap. 21 (DH 812), prescrisse che ogni fedele "giunto all'età della discrezione" dovesse confessare i propri peccati una volta all'anno e accostarsi alla comunione eucaristica almeno a Pasqua. Sebbene non proibisse esplicitamente la comunione prima di questa età, l'obbligo a partire da essa sancì indirettamente il distacco dell'eucaristia dal battesimo per i neonati. La raccomandazione di ricevere la comunione "con riverenza" spinse a considerare l'atteggiamento devoto come requisito, portando alla prassi di far precedere la prima comunione dalla prima confessione.

I motivi di questa svolta sono legati a un'evoluzione della sensibilità nei confronti dell'eucaristia, che a partire dall'VIII-IX secolo fu vista come un mysterium tremendum, generando un timore reverenziale eccessivo e un senso di indegnità. Due fattori decisivi in Occidente furono la scomparsa della comunione dei laici al calice, che rendeva tecnicamente impossibile la comunione dei neonati, e l'accresciuto senso di rispetto per le specie eucaristiche, con la richiesta di un segno di devozione e la preoccupazione di evitare irriverenze, esigenze difficilmente soddisfatte da un neonato.

L'età della discrezione non fu precisata dal Concilio, oscillando tra i sette e i quattordici anni. Generalmente identificata con l'età in cui si è capaci di distinguere il bene dal male e quindi di peccare mortalmente (circa sette anni), si aggiunse il criterio della capacità di distinguere il pane eucaristico dal pane comune. Mentre l'obbligo di confessarsi annualmente iniziava attorno ai sette anni, l'età per la prima comunione era più frequentemente tra i dieci e i dodici anni, anche se non mancavano coloro che la ricevevano dai sette anni. Dopo il Concilio di Trento, i Sinodi locali fissarono l'età tra i dieci e i quattordici anni.

Tra la fine del 1500 e l'inizio del 1600, in Francia, si diffusero le "feste della prima comunione", con rituali solenni per bambini tra i dodici e i quattordici anni. Questo evento, preparato intensamente dalla catechesi, rifletteva una visione devozionale, individualista e intimista della comunione, vista come una visita individuale di Gesù "nel cuore" del fedele. In Italia e Spagna, l'età della prima comunione rimase un po' più bassa.

Il XX Secolo e le Riforme del Vaticano II

Le Disposizioni di Pio X e gli Sviluppi della Confermazione

Nel 1910, con il decreto Quam singulari, Pio X chiarì che "l'età della discrezione, tanto per la confessione quanto per la comunione, è quella in cui il bambino comincia a ragionare, cioè verso il settimo anno, o più tardi o anche prima". Da questa età, "incomincia l'obbligo di soddisfare ad ambedue i precetti della confessione e della comunione". Non era richiesta una conoscenza completa della dottrina, ma la capacità di comprendere i misteri fondamentali della fede e distinguere il pane eucaristico da quello ordinario.

L'intervento di Pio X si inserisce in un'azione pastorale volta ad avvicinare i fedeli all'eucaristia, reagendo alla visione giansenista che la considerava "un premio e non un rimedio alla fragilità umana". Tuttavia, il decreto presentava due limiti: la visione della comunione come remedium peccati (legata all'età in cui si può perdere la grazia battesimale) e l'approccio alla prima comunione senza rivedere l'intera iniziazione cristiana dei fanciulli, creando instabilità in paesi dove la confermazione era celebrata nell'adolescenza.

Per quanto riguarda la confermazione, la prassi italiana all'inizio del XX secolo rispettava l'indicazione del CJC del 1917, che la prevedeva attorno ai sette anni. Negli anni precedenti il Vaticano II, i vescovi italiani proposero di distanziare i due sacramenti, rimandando la confermazione a un'età più avanzata per assicurare una più compiuta educazione cristiana, collegando la confermazione al "sacramento della milizia cristiana". Paolo VI propose di considerare la confermazione "sacramento dell'adolescenza", da conferirsi alla fine della scuola dell'obbligo. La posizione del Sant'Uffizio portò a riconoscere alle conferenze episcopali la facoltà di "stabilire un'età più matura" rispetto ai sette anni. La CEI, ad esempio, ha deliberato che l'età per la cresima è "quella dei 12 anni circa".

La Comunione Eucaristica dopo il Concilio Vaticano II

Il Concilio Vaticano II ha portato a una rinnovata enfasi sulla partecipazione attiva e consapevole dei fedeli all'Eucaristia. La Chiesa, pur non essendo nella piena comunione con le Chiese Orientali, riconosce in esse veri sacramenti e il sacerdozio, che le uniscono alla Chiesa Cattolica. Al contrario, le comunità ecclesiali sorte dalla Riforma, "specialmente per la mancanza del Sacramento dell'Ordine, non hanno conservato la genuina e integra sostanza del mistero eucaristico", rendendo impossibile l'intercomunione eucaristica.

Ricevere la Comunione con Devozione e Consapevolezza

La Comunione eucaristica ci strappa dall'individualismo e ci unisce a Cristo risorto e ai fratelli nella Chiesa, dove "l'unico Pane fa dei molti un solo corpo" (1Cor 10,17). Essa sostiene e trasforma l'intera vita quotidiana, realizzando nella vita spirituale ciò che l'alimento materiale produce nella vita fisica. Il Corpo di Cristo ricevuto nella Comunione conserva, accresce e rinnova la vita di grazia del Battesimo, fortifica la carità e cancella i peccati veniali, preservando dai peccati mortali futuri.

Coloro che ricevono la Comunione Eucaristica sono uniti più strettamente a Cristo, il quale li unisce a tutti i fedeli in un solo corpo, la Chiesa. La Comunione Eucaristica è ricevuta "nella verità" quando il fedele riconosce Cristo nei più poveri.

Condizioni per Accostarsi alla Comunione

Per accostarsi alla Santa Comunione è necessaria la consapevolezza di ciò che si fa. La Chiesa desidera che "tutti coloro che partecipano a una celebrazione della santa Messa e sono forniti delle dovute condizioni ricevano in essa la santa Comunione", ma vuole anche che si applichi il necessario discernimento. In particolare, è fondamentale evitare che i non cattolici e i non cristiani accedano alla Santa Comunione per mancanza di consapevolezza. I ministri cattolici amministrano lecitamente i sacramenti ai soli fedeli cattolici, i quali parimenti li ricevono lecitamente dai soli ministri cattolici.

Occorre premettere la confessione sacramentale nel caso si sia consci di essere in peccato grave. A tal fine, è necessario esaminare a fondo se stessi. I fedeli devono essere "accortamente guidati alla pratica di accedere al sacramento della Penitenza al di fuori della celebrazione della Messa", per celebrarlo con tranquillità e giovamento. La confessione sacramentale deve sempre precedere la prima Comunione, la quale "sia sempre amministrata da un Sacerdote e mai al di fuori della celebrazione della Messa", e non sia amministrata il Giovedì Santo nella Messa nella Cena del Signore. I fanciulli che la ricevono devono essere "sufficientemente pronti".

Divorziati Risposati e Comunione

La Chiesa ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Essi non possono esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall'Eucaristia. Lo stesso documento afferma l'impossibilità di ammettere ai Sacramenti i cattolici uniti con il solo rito civile. Nulla del genere si dice invece riguardo ai separati e divorziati non risposati che, avendo scelto tale stato come "estremo rimedio" a situazioni difficili, si impegnano a vivere in fedeltà al proprio coniuge.

La Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica circa la recezione della Comunione Eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati (14 settembre 1994) stigmatizza l'insegnamento di chi afferma che i divorziati risposati possano accedere all'Eucaristia basandosi su una decisione di coscienza personale. Tale attribuzione di potere alla coscienza personale è inammissibile. Il documento specifica inoltre che "il fedele che convive abitualmente 'more uxorio' con una persona che non è la legittima moglie o il legittimo marito, non può accedere alla Comunione eucaristica".

La Comunione come Dinamismo di Condivisione

La Comunione Eucaristica mette in moto un dinamismo di condivisione e di servizio. Il discepolo è spinto a donarsi ai fratelli, a diventare egli stesso "Eucaristia", prolungamento del dono di Gesù nelle mille situazioni della vita. Con il pane eucaristico il cristiano offre se stesso al fratello, si fa egli stesso pane quotidiano, allo stesso modo di Gesù che si offre a noi come il nostro vero pane quotidiano.

Il Figlio di Dio è stato inviato dal Padre per radunare in unità i figli di Dio dispersi. La divisione è frutto del peccato. Offrendo se stesso, il Figlio di Dio ricostruisce l'unità tra i figli di Dio e introduce nei rapporti umani il palpito della comunione divina. Intorno alla mensa eucaristica si edifica la Chiesa: "poiché c'è un solo pane - scrive Paolo - noi siamo un solo corpo" (1 Cor 10, 7). Uniti al corpo sacramentale di Gesù, i cristiani diventano il suo corpo mistico.

La comunione fra gli uomini generata dall'Eucaristia è incarnata, fatta di gesti concreti di carità e di giustizia, intessuta di solidarietà e di responsabilità. Negli Atti degli Apostoli, i cristiani di Gerusalemme condividevano sia i beni spirituali che materiali. La Didaché, autorevole testimone della Chiesa primitiva, collega la condivisione del pane eucaristico alla condivisione del pane terreno, chiedendosi: "Se condividiamo il pane celeste, come non condivideremo il pane terreno?". San Giustino descrive come i beni raccolti fossero usati per assistere orfani, vedove, malati, indigenti, forestieri e prigionieri.

I Padri della Chiesa, come San Giovanni Crisostomo, sottolineano la relazione tra l'Eucaristia e il povero, tra la presenza di Cristo nell'Eucaristia e la sua presenza nel bisognoso. Non possiamo spezzare il pane eucaristico come Dio vuole, se non impariamo anche a spezzare il pane della Terra. La solidarietà è un aspetto della comunione, significando partecipazione e condivisione. I gesti concreti di solidarietà e di giustizia scelti dal popolo cristiano per celebrare il Giubileo - alleggerire il debito internazionale, promuovere la riforma agraria, esigere condizioni umane di lavoro - sono espressione tangibile di questa volontà di conversione nello spirito di comunione.

3MC 38 - Cos’è l’Eucaristia?

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