Carlo Acutis, un giovane studente italiano, era un appassionato programmatore informatico dilettante. Il suo progetto di vita, come santo della generazione millenaria, era vivere con Gesù, per Gesù e in unione con Lui. La vita di questo giovane santo italiano ha lasciato come frutto un'opera sui miracoli eucaristici, destinata a tutti i cristiani, attraverso la quale è riuscito a portare Gesù nel mondo intero tramite Internet. Il Beato Carlo Acutis è una testimonianza autentica che il Vangelo può essere vissuto pienamente anche da un adolescente.

La figura di Carlo Acutis: un esempio per i giovani
Carlo Acutis è considerato il santo millenario e la sua figura è particolarmente affascinante. La sua vita rappresenta un messaggio ed un esempio significativo per i giovani di oggi. Il suo motto, "Tutti nascono originali, ma molti muoiono come fotocopie", sottolinea l'importanza di mantenere la propria unicità e autenticità. Questa frase è stata pronunciata da Carlo, un giovane milanese morto di leucemia fulminante all'età di soli 15 anni.
La madre di Carlo, la signora Antonia, descrive suo figlio come un ragazzo assolutamente normale, che condivideva le passioni dei suoi coetanei: il computer, il gioco con gli amici e una vita sociale in linea con quella dei suoi pari. Nonostante ciò, Carlo era profondamente legato alla sua fede e all'Eucaristia. Era così devoto che, durante i viaggi, la prima cosa che chiedeva era se ci fosse una chiesa nelle vicinanze dove poter incontrare Gesù. L'Eucaristia quotidiana era per lui una vera e propria esigenza, iniziata dal giorno della sua Prima Comunione e mai interrotta, nemmeno durante la malattia. Carlo definiva l'Eucaristia come la sua "autostrada per il cielo".
Alla scuola del Redentore, Carlo apprese la virtù dell'umiltà. Sosteneva che noi siamo molto più fortunati di coloro che vissero duemila anni fa, poiché noi possiamo incontrare Gesù scendendo nella chiesa più vicina, mentre loro erano limitati dallo spazio e dal tempo. Carlo credeva che tutti siamo chiamati a essere discepoli prediletti, come Giovanni apostolo, il grande cantore dell'Eucaristia. Per Carlo, Giovanni ci mostrava come raggiungere questo stato.
Carlo Acutis ha realizzato una mostra sui miracoli eucaristici, tra cui quello di Lanciano, le cui analisi scientifiche hanno confermato che la carne è costituita da tessuto miocardico del cuore. Questo evento sottolinea come l'Eucaristia sia una chiamata a diventare amici di Gesù attraverso una partecipazione intensa. Il suo messaggio per i giovani di oggi è che l'Eucaristia non è un semplice segno, ma la presenza viva di Gesù, ed è fondamentale comprendere il valore dei Sacramenti.

Il legame con la Vergine Maria e la spiritualità di Fatima
L'amore di Carlo per l'Eucaristia e la Vergine Maria erano i pilastri della sua vita. La sua spiritualità era profondamente mariana, e la spiritualità di Fatima era intimamente legata all'Eucaristia. Quando leggeva le biografie dei tre pastorelli di Fatima, Carlo si commuoveva sempre, affascinato dall'apparizione dell'Angelo che precedette quelle della Madonna.
L'Angelo aveva chiesto ai pastorelli di pregare per coloro che non credevano, non amavano e non speravano, un richiamo a vivere una vita virtuosa secondo le tre virtù teologali: fede, speranza e carità. Carlo fu particolarmente colpito dalla frase della Madonna del 19 agosto, in cui affermava che molte anime vanno all'inferno perché non c'è chi prega e si sacrifica per loro. Questa frase divenne per Carlo una sorta di ossessione, portandolo a comprendere quanto fosse importante, sulla terra, agire per le anime dei defunti.
Carlo offriva piccole penitenze, ispirate ai pastorelli di Fatima, come rinunciare alla merenda, saltare un pasto o non guardare il suo film preferito. Queste piccole rinunce venivano offerte alla Madonna per coloro che non c'erano più. I suoi genitori assistevano alla sua vita e notavano il suo grande amore per la Vergine Maria e per Gesù. Fin da piccolo, ogni volta che vedeva una chiesa, desiderava entrarvi per mandare bacini a Gesù. Durante le passeggiate nei boschi, raccoglieva fiori da portare alla Madonna.
Carlo ha sempre mostrato un grande trasporto verso le cose sacre, leggendo biografie di santi e catechesi. La sua profonda pietà colpiva i genitori, che notavano una differenza sostanziale tra lui e i suoi coetanei. Era mite, obbediente e non ha mai dato motivo di rimprovero.
Dopo la morte di Carlo, i genitori hanno avuto altri due bambini, descritti come più vivaci e a volte capricciosi, a differenza della mitezza di Carlo. Carlo era un ragazzo generoso oltre ogni misura. Si fermava a parlare con le persone che incontrava per strada, si organizzava per portare da mangiare ai clochard, donando coperte e pasti caldi. Pensava sempre agli altri: se doveva comprare due paia di scarpe, ne acquistava uno solo per donare l'altro ai poveri. Aiutava la domestica nelle faccende per permetterle di tornare a casa prima del buio.

Carlo Acutis: il santo di Internet e la sua eredità
Il giorno dei funerali di Carlo, la chiesa era gremita di persone che i genitori non conoscevano: extracomunitari, clochard, persone bisognose. Ogni persona era importante per Carlo, in ognuno vedeva il volto di Gesù. Era un genio dell'informatica e, nonostante fosse un ragazzino milanese, con il suo computer ha viaggiato virtualmente in lungo e in largo. Riflettendo sull'importanza dei social network oggi, si comprende la grandezza del messaggio di Carlo.
Internet, per Carlo, è stato uno strumento apostolico, un modo per superare i limiti del possibile e portare il Vangelo ovunque. La sua celebre frase "Tutti nascono come originali ma molti muoiono come fotocopie" riflette la sua visione secondo cui ogni persona nasce come un essere unico e irripetibile, un capolavoro creativo di Dio. Tuttavia, l'influenza del mondo e gli insegnamenti ricevuti possono portare all'omologazione secondo stereotipi. Carlo sosteneva che l'unico modo per mantenere la propria originalità fosse rimanere ancorati a Cristo attraverso l'Eucaristia.
Non è un caso che la Chiesa ricordi Carlo Acutis il 12 ottobre, nel cuore del mese dedicato al Rosario. Per chi ha fede, le coincidenze non esistono, ma esistono i disegni di Dio. Questo "ricamo" divino unisce profondamente Carlo Acutis, proclamato santo nel 2025, alla Vergine Maria e alla preghiera del Rosario.
La preghiera del Rosario nella vita di Carlo
Don Michele Munno, nella prefazione al libro "La scala più corta per salire in cielo", ricorda, attraverso le parole del cardinale Marcello Semeraro, episodi che testimoniano il legame di Carlo Acutis con il Rosario. Carlo amava la preghiera del Rosario, una preghiera antica che sulle sue labbra ringiovaniva ogni giorno, appresa e amata fin dalla fanciullezza.
Beata Sperczynska, la giovane tata che si prese cura di Carlo a Pompei, città cara al Beato e meta delle sue vacanze estive, testimonia il loro rapporto intenso e profondo. "Ci fu un amore a prima vista tra me e Carlo", ha affermato, ricordando che recitavano insieme il Rosario, cosa rara per un bambino. Carlo ne andava fiero e lo mostrava con convinzione ai compagni di scuola. Ogni sera lo recitava fino ad addormentarsi, e spesso la mattina la corona si trovava tra le lenzuola.
Anche Rajesh Mohur, giovane domestico di casa Acutis, ricorda con emozione: "Dopo cena veniva a prendermi in cucina e mi portava nella stanza dei genitori. Tutti insieme recitavamo il Rosario, e Carlo teneva molto che io fossi presente". Grazie a questo esempio, Rajesh, di origine mauriziana e di fede induista, decise di farsi battezzare.

"Non io, ma Dio": la consacrazione a Maria
Tra le frasi più amate di Carlo, "Non io, ma Dio" racchiude la sua totale disponibilità alla volontà del Signore. Questa scelta lo avvicina a Maria, modello di umiltà e abbandono con il suo "Eccomi". Carlo desiderava assomigliare a Maria e si era consacrato a lei più volte fin da piccolo. Recitava ogni giorno il Rosario, cercando di far battere il suo cuore all'unisono con quello della Madre di Gesù. La chiamava "l'unica donna della sua vita".
Con semplicità, Carlo riconosceva: "Chi più della Vergine Maria può insegnarci a entrare in intimità con la Trinità, essendo la Madre di Gesù? Dio non potrà mai rifiutarle nulla, perché è la creatura che ama più di ogni altra". Per Carlo, il Rosario era "l'appuntamento più galante della giornata", il momento in cui "l'unica donna della sua vita" gli mostrava Gesù.
La testimonianza di Antonia Salzano e il legame con Sant'Andrea delle Fratte
Antonia Salzano, madre del beato Carlo Acutis, ha ricordato suo figlio in occasione di un incontro-testimonianza nella basilica di Sant'Andrea delle Fratte. Ha descritto Carlo come una persona che "era un passo avanti a tutti noi. Vedeva sempre prima di chiunque il bene che c'era negli altri e la presenza di Cristo e della Vergine in ogni aspetto della vita". L'obiettivo della sua vita era stare unito a Cristo, il che gli ha permesso di vivere nella grazia del Signore ed essere un esempio per molte persone e giovani.
Antonia Salzano ha raccontato che, durante i primi anni di vita di suo figlio, lei stessa era lontana dalla fede e scettica sulla presenza sostanziale di Cristo nell'Eucaristia. Fu proprio Carlo a farle comprendere la vera presenza del Signore, soprattutto perché non rimaneva mai indifferente davanti a una chiesa o a un tabernacolo.
Il giovane, proclamato beato da Papa Francesco nel 2020, viene da molti indicato come il possibile futuro patrono di Internet. Sua madre ha descritto il suo essere "immerso nelle cose moderne e il suo essere precoce". Carlo iniziò a leggere molto presto, in particolare la Bibbia, e fece la prima comunione a sette anni, dopo attente valutazioni episcopali, grazie alla sua preparazione sui sacramenti e sulle Scritture.
Rispondendo alle domande dei ragazzi presenti, la mamma ha anche raccontato il "rapporto speciale di Carlo" con la basilica di Sant'Andrea delle Fratte, luogo in cui la Vergine apparve nel 1842. Carlo, che visse anche a Roma, si recava spesso in questa basilica. Aveva un grande interesse per le apparizioni mariane e per le parole che la Madonna ha lasciato all'umanità, dedicando tempo a ricerche e studi. Tra questi, l'attenzione per la medaglietta della Madonna miracolosa, che sul retro presenta due cuori.
La testimonianza di Antonia Salzano è stata definita dal parroco di Sant'Andrea delle Fratte, fra Giacomo D'Orta, come un'opportunità per "riscoprire, toccando direttamente con mano, la bellezza di Cristo attraverso una persona che lui ha eletto a esempio". L'incontro è stato anche l'occasione per svelare un'immagine del beato Acutis, che sarà d'ora in poi esposta all'interno della chiesa. Antonia Salzano ha sottolineato che Carlo è una figura "raggiungibile da chiunque", e ha spiegato che non è stato fatto beato per un miracolo, poiché i miracoli sono sempre opera di Cristo, ma per gli esempi che dà e per aver vissuto le virtù secondo il Vangelo.