La Risurrezione del Ragazzo a Sessa: Un Miracolo Attribuito a San Francesco d'Assisi

Il concetto di risurrezione, sebbene eccezionale, è stato attribuito a diverse figure sante nel corso della storia. In tempi più recenti, ad esempio, è stata attribuita la risurrezione di almeno due ragazzi a S. Giovanni Bosco (1815-1888), fondatore dei Salesiani. Oltre ai sogni premonitori, tanti eventi miracolosi avvennero nella vita di don Bosco e attorno a lui, tanto che papa Pio XI disse della sua esistenza: “Il soprannaturale divenne quasi naturale, e ciò che era straordinario divenne ordinario”.

Quando ci si rende conto di quanti miracoli sono stati compiuti da anime sante in tempi recenti - come da S. Giovanni Bosco, da S. Giovanni Vianney (il Curato di Ars) e da padre Pio (morto nel 1968) - risulta più semplice accettare anche i racconti di miracoli che risalgono ad epoche precedenti. Un esempio significativo della potenza miracolosa di Don Bosco si verificò nel 1866, quando si trovava nell’area di Firenze e un ragazzino morì. Don Bosco pregò Maria Ausiliatrice (Maria, Aiuto dei Cristiani) e, unendosi a lui gli altri preti, il ragazzino iniziò a respirare.

Un caso ancora più famoso accadde in precedenza, nel 1849. Un quindicenne di nome Carlo, che frequentava l’Oratorio di don Bosco, stava morendo. Chiamò don Bosco, ma il prete non era presente. Così i genitori chiamarono un altro sacerdote, che ascoltò la confessione del ragazzo. Ma il ragazzo chiamò ancora don Bosco prima di morire. Quando il santo tornò da Torino e venne a sapere della morte, si affrettò alla casa del ragazzo e chiese: “Come sta?”. Il servitore interrogato rispose chiaramente: “È morto da dieci o undici ore!” (un resoconto dice ventiquattro ore, probabilmente si intendeva la durata del giorno). Ma don Bosco disse che il ragazzo “si era solo addormentato”; le stesse parole che Nostro Signore aveva usato a proposito di Lazzaro e della figlia di Giairo. Il servitore rispose che tutti in quella casa sapevano della morte del ragazzo e che il dottore aveva già firmato il certificato di morte. Il servitore condusse don Bosco in salotto dai genitori affranti. La madre gli raccontò di come Carlo avesse continuato a chiamarlo prima di morire. Nella stanza dell’ammalato don Bosco mandò via tutti, ad eccezione della madre e di una zia. Il corpo giaceva avvolto, cucito in un lenzuolo, un velo bianco sopra la testa, pronto per la sepoltura. Don Bosco chiuse la porta, pregò per un po’ e poi disse forte: “Carlo! Alzati!”. Il corpo del ragazzino iniziò a muoversi sotto il lenzuolo. La madre e la zia in lacrime guardavano sgomente. Il prete strappò il lenzuolo dal corpo e tolse il velo bianco che copriva il volto. Carlo sospirò, si mosse ed aprì gli occhi. Fissò la madre e le domandò perché era vestito con il lenzuolo funebre appena strappato. Poi notò don Bosco e lo salutò contento ringraziandolo. Il ragazzo raccontò al prete di quanto aveva avuto bisogno di lui, che per paura non aveva detto tutto durante la sua ultima confessione e che ora avrebbe dovuto essere all’inferno. Carlo raccontò a don Bosco che aveva sognato di essere circondato da una banda di demoni che stavano per buttarlo tra le fiamme di un’enorme fornace, quando una bella Signora intervenne. Ella gli disse: “C’è ancora speranza per te, Carlo! Non sei ancora stato giudicato”. In quel momento aveva sentito don Bosco ordinargli di alzarsi. La madre e la zia lasciarono la stanza perché il ragazzo chiese di confessarsi. Poi, dopo essersi confessato, Carlo gridò forte perché tutti sentissero: “Don Bosco mi ha salvato!”. Tutti i partecipanti al funerale accorsero nella stanza per vedere e sentire la storia. Pochi notarono che, nonostante la vitalità del ragazzo, il suo corpo restava freddo, come fosse morto. In quel momento andava presa un’importante decisione. Il Santo fece delle considerazioni sulla saggezza di Dio nel mostrare il valore di una buona confessione; ma domandò anche a Carlo se, adesso che era pronto per il Cielo, preferiva andare in quel luogo o rimanere sulla terra. Il ragazzo, in presenza della madre e dei suoi cari, volse altrove lo sguardo. Lacrime inumidirono i suoi occhi. C’era un’aria di tranquilla attesa. Ci possiamo immaginare la commozione dei presenti. “Don Bosco, preferisco andare in Cielo”. Allora, Carlo si appoggiò indietro, chiuse gli occhi e tranquillo morì ancora una volta. Don Bosco stesso raccontò questo evento diverse volte nel corso della sua esistenza. Di solito parlava del prete coinvolto in terza persona, usando la parola “egli”. Ma nel 1882, senza accorgersene, raccontò la storia usando la prima persona: “io”.

La Presenza di San Francesco d'Assisi a Sessa Aurunca e i Suoi Miracoli

Il passaggio di San Francesco d’Assisi sul territorio aurunco è fatto risalire durante uno dei suoi viaggi verso il Santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo, attraverso una delle principali vie di comunicazione dell’epoca: la via Appia. Questa, sin dal periodo antico, passava a poca distanza dall’abitato di Sessa Aurunca. Non esistono fonti certe sul reale passaggio del Santo, seppure alcuni studiosi attestino un soggiorno nei pressi dell’attuale chiesa di San Carlo. Papa Pio XII proclamò San Francesco d’Assisi patrono d’Italia nel 1939.

Durante i suoi viaggi in Campania, San Francesco d'Assisi avrebbe compiuto almeno due miracoli di risurrezione. Uno di questi accadde a Capua, dove resuscitò un fanciullo che, giocando presso la riva del fiume Volturno, cadde e annegò. La corrente lo investì con violenza, seppellendolo morto sotto la sabbia. Gli amici disperati gridarono: “Santo Francesco, rendi il bambino al padre e al nonno, che sudano al tuo servizio!”. Molti accorsero con funi, e seppur il fanciullo fosse morto da oltre un’ora, un nuotatore lo recuperò. Provocato dalla devozione e dalle preghiere del popolo, San Francesco subito ridiede vita all'esanime fanciullo. Egli, rialzatosi, supplicò di essere portato alla chiesa del beato Francesco e asserì di essere stato risuscitato per sua intercessione.

illustrazione di San Francesco d'Assisi che resuscita un ragazzo annegato nel fiume Volturno

Il Miracolo del Ragazzo di Sessa Aurunca

Il prodigio più celebre legato alla sua presenza in Campania è la risurrezione di un giovane a Sessa Aurunca. A dare notizia del miracolo sono Tommaso da Celano nel Trattato dei Miracoli e Bonaventura da Bagnoregio nella Legenda Maior.

San Bonaventura racconta come “nella città di Sessa, in un quartiere denominato «Alle Colonne», una casa crollò improvvisamente, travolgendo un giovane e uccidendolo sul colpo. Uomini e donne, accorrendo da ogni parte al rumore del crollo, rimossero le travi e portarono il corpo del figlio morto alla madre”.

Tommaso da Celano fornisce un resoconto più dettagliato nel suo “Trattato dei miracoli di San Francesco”: “Nella città di Sessa (Aurunca), nel borgo che passa sotto il nome «Le Colonne», il traditore delle anime e l’assassino dei corpi, il diavolo, abbatté una casa, facendola crollare; egli aveva tentato di uccidere molti fanciulli che si divertivano allegramente attorno alla casa, ma riuscì ad inghiottire soltanto un giovinetto, che al crollo della casa fu ucciso sul colpo. Uomini e donne, sorpresi dal fracasso della casa che crollava, accorsero da ogni parte e, togliendo qua e là le travature, riportarono il figlio ormai esanime all’infelice madre. Essa, graffiandosi il volto e strappandosi i capelli, rotta da amari singhiozzi, e tutta in lacrime, gridava con tutte le sue forze: «O san Francesco, san Francesco, rendimi mio figlio!». E non solo essa, ma tutti i circostanti, sia uomini che donne, amaramente singhiozzando gridavano: «San Francesco, rendi il figlio all’infelice madre!». Dopo un’ora, la madre, riavendosi tra i sospiri da tanto dolore, pronunciò questo voto: «O san Francesco, restituisci a me, così infelice, il figlio mio, ed io ornerò il tuo altare con un filo d’argento e lo adornerò con una tovaglia nuova, e accenderò candele tutto intorno alla tua chiesa!». Il cadavere fu deposto sul letto, poiché ormai notte, in attesa di seppellirlo il giorno dopo. Verso la mezzanotte, però, il giovane cominciò a sbadigliare, e mentre gli si andavano riscaldando gradatamente le membra, prima che albeggiasse, rinvenne del tutto, e proruppe in esclamazione.”

Questo strepitoso prodigio avvenne circa il 1222, nel periodo in cui San Francesco visitò le Province meridionali dell’Ordine, il santuario di San Michele Arcangelo e il Monastero benedettino di Montecassino. Padre Anacleto Iacovelli aggiunge che in quel periodo San Francesco dimorò a lungo a Sessa e si fece costruire, o costruì da sé stesso, una cella presso il monastero di S. Domenico.

La storia di San Francesco d'Assisi in 8 minuti

Le Rappresentazioni Artistiche di Giotto

Questo miracolo colpì molto l’attenzione di Giotto di Bondone, maestro della pittura in Italia. Giotto, quando ritornò da Firenze ad Assisi per dipingere nella Chiesa Inferiore, sulle «facciate delle bande» del transetto nord, le scene dall’Infanzia del Signore e alcuni miracoli, operati in favore dell’infanzia. Sulla parete del transetto nord della basilica inferiore sono dipinti due scene che riproducono momenti successivi della stessa storia: un miracolo compiuto da san Francesco a Sessa.

Il primo dei due dipinti parietali raffigura la casa crollata, il corpo esanime del fanciullo presentato alla madre, donne che piangono e un gruppo di curiosi. Tra gli uomini che osservano il crollo, Giorgio Vasari, nella vita di Giotto, attesta che in questi della chiesa inferiore era da riconoscere un “ritratto d’esso Giotto, molto ben fatto”. Il volto esanime del fanciullo è presentato alla madre che l’inonda di lacrime e lo recinge con la bionda massa dei capelli, esprimendo acutamente tutta la sua inesprimibile disperazione materna.

Nel secondo affresco, invece, San Francesco compie il miracolo apparendo misteriosamente nella camera del defunto. Il clero è già pronto in basso per dare inizio al trasporto funebre e riceve la strabiliante notizia dall’uomo che scende dalla camera del miracolo.

affresco di Giotto raffigurante il miracolo del ragazzo di Sessa

La Devozione a Sessa Aurunca: Chiese e Confraternite

Il “quartiere denominato alle Colonne” è stato individuato nella zona antistante il Monastero benedettino di San Germano per la presenza di resti di colonne del periodo romano. Il miracolo ricevuto dalla donna creò una forte devozione negli abitanti di Sessa, che decisero di erigere una chiesa in onore di San Francesco. Dopo la sua morte, i sessani innalzarono una prima chiesa al Santo, proprio sul luogo da esso abitato.

Nel secolo XIV gli venne costruita una seconda chiesa, l’attuale chiesa S. Giovanni, più bella e monumentale, conforme alla sua fama e alla devozione del popolo. Verso la fine del secolo XVI o all’inizio del XVII, affievolitasi tale devozione, si arrivò alla distruzione della vecchia chiesina e all’erezione dell’attuale chiesa barocca di S. Carlo. Tra la Chiesa di S. Carlo e il Convento di S. Domenico, esiste ancora il cosiddetto giardino di S. Carlo dove, secondo Lucio Sacco, esisteva una parte della cella nella quale il Santo abitava, con la sua immagine dipinta nel muro.

La chiesa di S. Carlo Borromeo, nata come chiesetta dedicata a S. Maria della Neve, dopo la morte di San Francesco di Assisi venne dedicata al suo nome, forse a ricordo del suo soggiorno avvenuto in quel luogo. Era chiamata anche S. Francesco dei Pignatari, per via delle botteghe artigiane di "pignatte" nelle vicinanze. Al suo interno sono ancora presenti alcune lapidi che fanno esplicito riferimento al Santo Serafico assisano. Una lapide settecentesca, in particolare, ricorda un’edicola sorta in memoria e venerazione del padre serafico, che nell’anno 1211 (sebbene la data sia considerata alquanto improbabile) aveva assunto vitale fama santa, compiendo ingenti miracoli.

A Sessa Aurunca sono ancora fiorenti ben 5 arciconfraternite: S. Carlo Borromeo, quella del SS. Crocefisso e Monte dei Morti (dal 1575), del SS. Rifugio o dell’Addolorata (dal 1578), della SS. Concezione o Immacolata (dal 1579), del SS. Rosario (dal 1573) e la Confraternita S. Biagio. Queste confraternite sono le animatrici della famosa Settimana Santa sessana, caratterizzata da una serie di processioni penitenziali e riti suggestivi.

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