La devozione degli aretini per il patrono della città, San Donato, ha dato vita, nei secoli, a numerose testimonianze anche in ambito artistico e religioso. Queste manifestazioni si concretizzano in opere d'arte di inestimabile valore, nella conservazione di preziose reliquie e in sentite processioni che coinvolgono l'intera comunità.

San Donato, Patrono di Arezzo: Devozione e Reliquie
Una delle opere più celebri legate al culto di San Donato è custodita nella cripta della Pieve di Santa Maria Assunta, ricostruita nella seconda metà dell’Ottocento dopo che quella del XII secolo era stata smantellata nel Cinquecento.
Il Busto Reliquiario di San Donato: Arte e Storia
L’opera in argento dorato, sbalzato e cesellato, con applicazioni di parti fuse, smalti traslucidi e opachi, pietre dure e vetri colorati, fu realizzata nel 1346 per custodire la calotta cranica appartenuta al secondo vescovo di Arezzo. Sopra la testa è posizionata la mitria, arricchita con piastre d’argento quadrilobate e ricoperte di smalti traslucidi. Nella parte anteriore, dall’alto in basso, si osservano il Cristo giudice, la Vergine con il Bambino e San Donato. Ai lati della Madonna sono collocati i profeti Isaia ed Elia. Nel retro, dall’alto in basso, sono visibili San Filippo, San Giacomo maggiore e una “Crocifissione”. Ai lati di San Giacomo sono disposti un profeta non identificabile e Santo Stefano. Il piviale, ovvero il mantello liturgico tipico della chiesa cattolica, è fermato al centro del petto da una piastra raffigurante una “Annunciazione”, in origine smaltata.
I maggiori critici del Novecento si sono confrontati a lungo per giungere alla paternità del capolavoro trecentesco. C'era chi, come Mario Salmi, attribuiva la parte scultorea alla scuola aretina, assegnando gli smalti traslucidi a maestranze senesi, che per questa tecnica avevano il primato europeo. Un contributo fondamentale a favore della seconda tesi venne dagli studi di Daniela Galoppi, pubblicati negli Annali della Scuola Normale di Pisa nel 1984. La nota restauratrice aretina confermò l’esistenza di una vera e propria scuola orafa locale trecentesca, inizialmente ispirata a quella senese ma capace, in seguito, di svincolarsi da essa per assumere connotati distintivi, come era già successo in pittura. Dall’ottobre 2008 al settembre 2009 il busto di San Donato venne preso in cura dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze per un restauro improcrastinabile finanziato dalle Argenterie Giovanni Raspini.

La Vita e il Martirio di San Donato
Secondo la tradizione, San Donato subì il martirio e la decapitazione nel 362 d.C., su ordine del prefetto Quadraziano, durante le persecuzioni dell’imperatore romano Giuliano l’Apostata. Sulla vita del patrono di Arezzo, o almeno sulle origini, ci sono varie informazioni. Secondo alcuni, San Donato era originario di Nicomedia, una località dell’odierna Turchia, mentre altre fonti non meglio precisate ne indicano, quale luogo di nascita, proprio Arezzo. Ad ogni modo è a Roma che Donato si forma, educato da Pimenio, diventando chierico. Qui però scattano le prime persecuzioni sotto l’imperatore Giuliano, che secondo la tradizione avrebbero portato alla morte i genitori di Donato.
Donato raggiunse Arezzo dove il popolo iniziò a parlare dei suoi prodigi. Avrebbe ridato la vista ad una donna, scacciato i demoni dal figlio del prefetto di Arezzo, venendo poi ordinato sacerdote dal primo vescovo della città, Satiro. Alla morte del vescovo, viene indicato da papa Giulio come successore per la nascente diocesi aretina. Donato proseguì l’opera di evangelizzazione nonostante le persecuzioni.
Si racconta che mentre stava celebrando una messa, dei pagani irruppero distruggendo il calice di vetro in cui sarebbe stato versato il vino al momento della comunione. Donato dopo aver recitato una preghiera raccolse i pezzi e, anche se ne mancava uno sul fondo, riuscì comunque a servire il vino durante la messa, fra lo stupore generale provocato dal miracolo ben 79 pagani si convertirono. Il Santo, un gigante della fede, era famoso anche come taumaturgo perché molti sono i miracoli a lui attribuiti. Il più famoso è quello del calice di vetro rotto dai pagani mentre celebrava la messa; il Santo lo ricompose con i pezzi raccolti e, pur senza il fondo, manteneva il sangue. Questo miracolo ha un significato profondo e attuale, che ci tocca da vicino: la fragilità del vetro, spiegò don Alvaro durante la conferenza del 4 maggio 2013 a Celenza, rappresenta la fragilità della società umana che facilmente si spezza, che facilmente si lacera, e solo la forza della fede può ricomporla, tenerla insieme e unita.
Il Martirio e la Sepoltura
Nell’agosto del 362 (ma altre fonti parlano del 304) Donato venne arrestato dal prefetto di Arezzo, Quadraziano, dando seguito alle persecuzioni avviate dall’imperatore Giuliano. Il 7 agosto Donato venne decapitato. Gelasio, suo successore, fece costruire sul “colle del Pionta” la tomba che ospitò il corpo del martire. Qui venne eretta la prima cattedrale di Arezzo. A San Donato vennero subito attribuiti alcuni miracoli e la guarigione di un bambino affetto da epilessia. Ecco perché è considerato il protettore di chi soffre di questa patologia.
La Traslazione e la Conservazione delle Reliquie
Le reliquie di San Donato hanno una storia complessa. Nel 1384 Enguerrand de Coucy, capitano di ventura francese, espugnò e depredò Arezzo e quando lasciò la città portò con sé la testa di San Donato. Fu grazie a Sinibaldo Ordelaffi, signore di Forlì, se Arezzo rientrò in possesso della reliquia. Sinibaldo riscattò infatti la testa, oggi conservata nella Pieve di S. Maria, mentre il corpo si trova nell’arca a lui dedicata.
“Uomo che ha preferito perdere la testa, ma non l’anima” disse don Alvaro Bardelli, parroco della cattedrale di Arezzo, il 27 settembre 2009, il giorno in cui consegnò a un gruppo di celenzani la reliquia e il calice.
Le Celebrazioni in Onore di San Donato
Celenza sul Trigno si è preparata a vivere tre giorni di intensità spirituale ospitando, nella seconda settimana di Pasqua, 9, 10 e 11 aprile 2016, parte del corpo di san Donato, le “reliquie insigni”, provenienti da Arezzo, città di cui è protettore. L’intuizione geniale è del parroco don Erminio Gallo che chiama a raccolta il popolo dei fedeli, non solo celenzani, ma anche del vasto territorio circostante abruzzese e molisano, quei fedeli che si recano in pellegrinaggio, nel passato a piedi in processione, poi con i pullman, oggi con le auto in occasione del 7 agosto, festa di san Donato. E sono sempre tanti! Il santuario di san Donato, da secoli noto, ha già ospitato, sempre per iniziativa di don Erminio, nella primavera del 2013, tre conferenze sulla realtà del martirio quale testimonianza pubblica della fede in Dio. La devozione dei pellegrini verso quest’uomo di preghiera, di penitenza, evangelizzatore e taumaturgo è davvero commovente. Saranno esposte nei tre giorni le “reliquie insigni”, quelle cioè a vista. La richiesta forte di don Erminio Gallo e del vescovo di Trivento, mons. Domenico Scotti, ha trovato disponibilità del vescovo di Arezzo.
Arezzo. Tutto pronto per le celebrazioni di San Donato
I cavalieri della Delegazione Toscana, su invito del Vescovo, S.E.R. Andrea Migliavacca, anche quest’anno hanno partecipato alle solenni celebrazioni in onore del patrono di Arezzo, San Donato, unendosi in preghiera con i tanti i fedeli che lunedì scorso, 7 agosto, hanno partecipato alle cerimonie religiose che si sono tenute ora dopo ora sia in cattedrale, sia nella vicina Pieve di Santa Maria, dove è custodita l’Arca con le reliquie del Vescovo Santo.
Altre Reliquie e Tradizioni Processionali nella Diocesi
La Reliquia del Saio di San Francesco ad Anghiari
L’unità pastorale di Anghiari sarà custode di una reliquia del saio di San Francesco. Lo ha annunciato il vescovo Andrea Migliavacca a conclusione della Messa celebrata nella basilica del santuario di La Verna in occasione della solennità di san Francesco d’Assisi, patrono d’Italia. “Sono molto contento che questa reliquia così preziosa giunga ad Anghiari perché è un’occasione di particolare ricchezza spirituale e di possibile devozione a san Francesco - dice il vescovo Andrea Migliavacca -. È un grande arricchimento per la comunità e la parrocchia di Anghiari. La nuova collocazione consentirà sia la custodia che la preghiera e l’incontro con la testimonianza di san Francesco. Nel suo peregrinare verso La Verna, san Francesco era solito sostare presso il castello di Montauto, nei pressi di Anghiari, ospite del conte e amico Alberto Barbolani. Anche nel 1224, dopo aver ricevuto le stimmate, vi sostò per alcuni giorni. Qui il conte Alberto gli donò un nuovo saio ricevendo in cambio il vecchio e logoro abito.
La famiglia Barbolani custodì la reliquia fino al 1502 quando il saio fu preso con le armi dalla Repubblica fiorentina e trasferito prima nel convento del Monte alle Croci presso Firenze e poi nella chiesa di Ognissanti. La reliquia del saio di san Francesco che verrà custodita in Anghiari è un lembo di questo saio oggi collocato a La Verna e ha una dimensione di circa 5 centimetri per 10. La reliquia verrà adesso sistemata all’interno della chiesa di Santa Croce, nel centro storico in Anghiari, dove la tradizione vuole che san Francesco, di ritorno ad Assisi dalla Verna, abbia piantato una croce di legno a terra per benedire il paese. "La comunità di Anghiari è estremamente felice per questo storico avvenimento. Nella chiesa che il beato Bartolomeo volle a perenne monumento del passaggio di san Francesco in paese, dimorerà, assieme alla reliquia del beato, anche il saio del Poverello di Assisi. Anghiari si prepara ad accogliere un pezzo del saio esposto in via permanente nella chiesa di S. Croce. Alle 17,30 la messa solenne in Propositura presieduta dal vescovo Migliavacca. Un pezzo del saio indossato da San Francesco divenuto reliquia, che tornerà ad Anghiari sabato 6 aprile, per essere esposto in via permanente nella chiesa di Santa Croce. L’annuncio era stato dato alla Verna lo scorso 4 ottobre, giorno del 797esimo anniversario della morte del "serafico", dal vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, monsignor Andrea Migliavacca.
È stato il parroco di Anghiari, don Alessandro Bivignani, a comunicare l’evento del sabato dopo Pasqua, che avrà inizio alle 17.30 con la messa solenne in Propositura, presieduta dal vescovo diocesano, alla quale seguirà la processione che accompagnerà la reliquia fino alla chiesa della Croce, nel luogo in cui - secondo la tradizione - San Francesco avrebbe piantato una croce di legno per benedire il paese in uno dei suoi tanti rientri dalla Verna ad Assisi. La reliquia è un lembo di saio delle dimensioni di 10 centimetri per 5, che fino a ora si trovava alla Verna dopo essere stato conservato nel convento di Montauto, edificato da Federigo Barbolani a testimonianza dell’attaccamento e della vicinanza della famiglia al santo. Per domani, il sindaco Alessandro Polcri ha proclamato la festa cittadina: la reliquia era fino a poco tempo fa in Germania e l’ubicazione definitiva nella chiesa della Croce assume una simbologia importante, trovandosi in cima alla Ruga di San Martino - detta appunto anche "la Croce" - e contrapponendo la fama di "Anghiari città della Battaglia" a luogo che diventa di pace nel nome di San Francesco.
La Santa Croce a Cortona
Cortona ha il privilegio di custodire anche un consistente frammento della Santa Croce. La reliquia, fu donata a frate Elia dall’imperatore di Costantinopoli e da lui portata a Cortona nel 1242. La Passione di Gesù ebbe così a Cortona una ragione in più per favorire il sorgere di Compagnie laicali a carattere penitenziale.
Le Processioni della Settimana Santa nella Diocesi Aretina
In prossimità della Pasqua, si rinnova la tradizione delle suggestive Vie Crucis nell'Aretino. Per il Venerdì santo, ad Arezzo il programma prevede alle 18 la celebrazione dell'azione liturgica della Passione del Signore, seguita alle 21 dalla Via Crucis cittadina. A Rigutino, quest'anno la processione alla Sassaia taglia il traguardo del 20esimo anniversario. A San Zeno altra cifra tonda, quest'anno sono 40 anni. A Santa Firmina, invece, per il terzo anno consecutivo la processione è cancellata.
Le processioni della Settimana Santa a Castiglion Fiorentino sono una profonda tradizione religiosa. In notturna si snodano per le vie del paese suscitando suggestione e stupore. Sono animate dalla partecipazione delle varie Compagnie che vestono le tradizionali cappe e con la “buffa” sul viso, portano grandi Croci e pregevoli simulacri lignei che rappresentano la Passione del Signore. Le processioni si legano alla tradizione locale delle Confraternite, particolarmente viva a Castiglion Fiorentino nel Basso Medioevo. Oggi come ieri i cortei seguono lo stesso percorso, muovono dalle chiese che conservano le sacre immagini, per poi ritornarvi dopo aver fatto l'intero giro del paese a passo lento e alla luce delle torce. Il Venerdì Santo si tiene la processione di Gesù morto, compagnia del Gesù, che partirà dalla chiesa della Collegiata.
Il centro storico di Cortona e il borgo di Ossaia si animano in occasione del Venerdì santo con le processioni pasquali. Gli eventi si tengono a partire dalle 21. A Cortona la processione si muoverà dalla chiesa dello Spirito Santo con un percorso che tocca i principali punti di interesse del centro storico, concludendosi in piazza della Repubblica. Durante il rito vengono impiegati antichi simulacri e la reliquia della Croce santa. Le sculture lignee realizzate in epoche diverse rappresentano i principali momenti della Passione di Cristo. La processione viene anche trasmessa in diretta sull'emittente Radio Incontri. A San Giustino Valdarno, alle 20.45, in piazza Duca d'Aosta, si terrà la processione religiosa “La passione di Gesù”. L'evento è patrocinato dal Comune di Loro Ciuffenna.
La diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro si appresta a celebrare la Settimana Santa, culmine dell’anno liturgico. Sono numerose le Messe presiedute dal vescovo Andrea Migliavacca. La Domenica delle Palme e della Passione del Signore, nella basilica di San Domenico in Arezzo alle 10.30 si svolge la commemorazione dell’ingresso del Signore in Gerusalemme con una processione fino alla Cattedrale dove poi viene celebrata la Messa. Il Mercoledì Santo, 27 marzo, nella Pieve di Santa Maria in Arezzo, alle 21 c'è un concerto-meditazione realizzato dalla Cappella Musicale della Cattedrale. Il giorno seguente, Venerdì Santo, alle 9 in Duomo ad Arezzo, ci sono l’ufficio delle letture e le lodi e alle 18 la celebrazione dell’azione liturgica della Passione del Signore. Alle 21, il Vescovo sarà a Cortona, per la “processione dei simulacri” e la commemorazione della Passione del Signore. La partenza è prevista dalla chiesa dello Spirito Santo e dopo aver toccato diverse chiese della cittadina etrusca, si conclude in piazza della Repubblica, alla presenza delle autorità cittadine, con un intervento del Vescovo. Il Sabato Santo alle 9 in Cattedrale vengono celebrati ufficio delle letture e lodi, mentre la Veglia Pasquale inizia alle 22.30.
Il Ruolo dei Vescovi nelle Tradizioni Religiose Locali
L'Impegno di Mons. Andrea Migliavacca
Il Vescovo Andrea Migliavacca, di ritorno da Lisbona, dove ha preso parte alla Giornata mondiale della Gioventù, nella sua omelia ha voluto sottolineare come proprio l’esperienza della GMG sia diventata un “ponte” che ha unito la tradizione della festa secolare alle giovani generazioni e alle problematiche che le giovani generazioni, con grande semplicità, cercano di affrontare, tra tutte la guerra e la crisi climatica. “San Donato”, ha proseguito il Vescovo Andrea, “se vedesse con lo sguardo dei giovani, ci esorterebbe a crescere nell’amicizia”. E ancora: “Lo sguardo di San Donato oggi rivolto alla nostra chiesa - ha concluso Migliavacca - ci direbbe di fare spazio ai giovani: perché posso brillare. I quasi 400 giovani che torneranno da Lisbona nelle nostre comunità potranno tutti brillare”. Al termine della funzione religiosa, il Vescovo ha quindi salutato i Cavalieri Costantiniani presenti, guidati nella circostanza dal Coordinatore per la Toscana Orientale, Cav. di Merito Roberto Bianchini, ringraziando la Sacra Milizia sia per la presenza, sia per la vicinanza alla Diocesi aretina, cortonese e biturgense e per il concreto sostegno alle attività caritatevoli in favore dei più poveri e bisognosi ed ha rinnovato l’invito alla solenne processione in onore di S. Maria Assunta, per la sera del 15 agosto, appuntamento al quale, la Sacra Milizia Costantiniana non mancherà di presenziare.
In merito alle crescenti emarginazioni e povertà il vescovo Andrea Migliavacca ha sottolineato come “Il Risorto nella Pasqua visita i suoi e porta la luce e la pace. Tutti, specialmente in questo tempo, a partire dalla Chiesa, siamo invitati a visitare i volti e i luoghi della povertà, così come le tante famiglie che non arrivano a fine mese. Lo si può fare portando un aiuto concreto, ma anche attraverso l’arte dell’incontro. Le persone infatti hanno bisogno di aiuto materiale, ma anche di umanità”.
Testimonianze Episcopali e Peregrinazioni di Reliquie
La sera di lunedì 13 gennaio nella Basilica Cattedrale c’è stata la veglia di preghiera in preparazione alla festa di S. Ponziano presieduta da mons. Riccardo Fontana arcivescovo-vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, dal 1996 al 2009 arcivescovo di Spoleto-Norcia. È stato accolto dall’arcivescovo Renato Boccardo, da diversi sacerdoti e fedeli. Il primo momento della veglia, col Duomo buio, è stato l’accoglienza della luce: la processione è stata avviata dalla Cappella Eroli. Sulle parole dell’Apocalisse 21,23 “La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna, perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello” si sono accese tutte le luci della Cattedrale. Poi, ci sono state le acclamazioni a Cristo, luce del mondo: mons. Fontana ha infuso l’incenso nel braciere. Dopo la lettura della passione di S. Ponziano e di un estratto dell’Esortazione apostolica di papa Francesco Gaudete et exsultate c’è stata l’omelia del Vescovo di Arezzo.
All’inizio della riflessione mons. Fontana ha detto: «Desidero ringraziare l’Arcivescovo che ha avuto l’amabilità di invitarmi in Duomo in questa data per me altamente significativa: proprio qui, ventiquattro anni fa, avviai il mio ministero di Vescovo». Poi un passaggio sul legame tra S. Ponziano e la società civile che, ha detto il Vescovo di Arezzo, «molte volte nella storia ha trovato in lui motivo di unità e invito alla responsabilità. Sono temi che proseguono ad avere una grande importanza per ogni compagine sociale, che voglia essere libera e forte. La diversità di opinioni è una ricchezza, le divisioni e i contrasti sono malefiche. Solo il dialogo diventa costruttivo e capace di favorire sintesi sempre nuove nel tempo che muta. L’unità dei suoi cittadini fa forte Spoleto; il loro senso di responsabilità la può ancora fare grande». La preghiera litanica ha preceduto la benedizione finale da parte di mons. Quindi l’arcivescovo Renato Boccardo così si è rivolto al suo predecessore: «È stato bello condividere questo momento di preghiera in questa che è stata la Cattedrale di mons. Fontana per 14 anni; da cui ha annunciato il Vangelo a tutta la Diocesi; ed è stato bello vederlo commuovere quando parla di S. Ponziano».
L’ultima tappa di S. Ponziano pellegrino di misericordia è stata nella Casa delle Suore della Sacra Famiglia a Montepincio di Spoleto dove vivono persone con disabilità di vario livello. La reliquia, accompagnata dall’Arcivescovo, è stata accolta dalla superiora suor Monica Cesaretti, dalle suore che lì vivono, da suore di altre case, dalle disabili, dal personale dipendente e dai volontari della struttura. C’era anche il vicario parrocchiale di S. Gregorio Maggiore don Luis Vielman. «Questa casa che accoglie e consola - ha detto mons. Boccardo nella sua riflessione - chiude la peregrinatio della reliquia di S. Ponziano alle tre opere di prossimità scelte quest’anno» (oltre a Montepincio è stata alla Comunità “Giovanni XXIII” a Capro di Bevagna e all’Ospedale di Spoleto, ndr). «Dal sangue di Ponziano - ha proseguito poi il Presule - si è costituito a Spoleto il gruppo dei discepoli di Gesù. Il nostro patrono, decapitato presso il Ponte Sanguinario nel 175 d.c, parla al buon Dio di Spoleto, della sua gente, di questa Chiesa. E il patronato di S. Ponziano si declina anche nelle opere di carità, come questa casa di Montepincio, che rendono bella la vita della Chiesa. Qui la sofferenza e le ferite di tante persone sono accolte, consolate e curate; qui risuonano le parole del beato Pietro Bonilli: “La vita non è bella se non è spesa nella carità”. Ricordare il Patrono allora ci fa porre questa domanda: dinanzi alle sofferenze io cosa faccio? La risposta non sta necessariamente nei grandi progetti, ma piuttosto nei piccoli gesti quotidiani di accoglienza, di perdono e di pace. Così consoliamo il mondo. Chiediamo a S. Ponziano che ogni uomo di buona volontà sappia rendere la vita bella per tutti.
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