Padre Pio e il Mistero dell'Ostia: Vita Eucaristica e Sacramento

La vita di Padre Pio da Pietrelcina è stata un inno continuo alla preghiera e all'Eucaristia, un'esperienza mistica profondamente vissuta che lo ha configurato in modo unico a Cristo Crocifisso. La sua profonda devozione si manifestava in ogni gesto, specialmente nella celebrazione della Santa Messa, considerata il culmine della sua unione con il Divino.

La Preghiera Incessante e l'Amore per l'Eucaristia

Tutti i suoi confratelli lo ricordavano costantemente prono, genuflesso, con la testa tra le mani, in muta, perenne preghiera. Nella sua cella, e tuttora, c'è il suo inginocchiatoio, parte indispensabile delle poche e povere cose della sua abitazione di cappuccino. Non sappiamo quante ore, specialmente di notte, egli abbia sostato in preghiera, inginocchiato su quel vecchio e logoro mobilio oppure poggiato sulla nuda terra. Egli dormiva poco.

Un altro luogo nel quale Padre Pio rimaneva lunghissime ore in ginocchio era la vecchia chiesetta antica, davanti al tabernacolo, sotto lo sguardo della Madonna delle Grazie. Davanti al suo Dio sacramentato, al cospetto del suo Gesù, egli - come scriveva già nel 1911 - sentiva battere fortemente il cuore, che a volte sembrava proprio volesse uscirgli dal petto. Inginocchiarsi, per Padre Pio, era un atto di umiltà e di venerazione profonda. Le sue ginocchia, che si sono piegate innumerevoli volte nella preghiera individuale o per compiere atti liturgici, sono un simbolo della sua umiltà nel sentirsi un nulla davanti a Dio e della sua venerazione per l'immensa maestà del Signore.

Padre Pio ha trovato il segreto dell'ottima riuscita della sua missione sacerdotale stando in ginocchio davanti a Dio. È in ginocchio che ha professato la sua umiltà davanti all'Altissimo e ha raccomandato alla Divina Pietà tutti i figli della sua anima, meditando le parole dell'apostolo Paolo: «Io piego le mie ginocchia davanti al Padre, da cui ogni paternità in cielo e sulla terra prende nome» (Efesini).

La Santa Messa di Padre Pio: Un Calvario Rivissuto

La celebrazione del Santo Sacrificio della Messa era per Padre Pio il momento più sacro e intenso. Come molti hanno tentato di descrivere la "Messa di Padre Pio", è evidente che nessuno sia riuscito a tratteggiare, in tutta la misteriosa realtà, ciò che per cinque decenni è avvenuto ogni mattina sull'altare, a San Giovanni Rotondo. Essa non era un semplice "simbolo", un "ricordo" o una "copia", ma lo stesso medesimo Sacrificio del Calvario, riproposto sugli altari delle nostre chiese.

Preparazione e Inizio della Celebrazione

Chi ha avuto il privilegio di assistervi, come Fra Modestino da Pietrelcina, testimonia di aver osservato Padre Pio in uno stato di sofferta agitazione e smania, dal momento in cui all'alba lasciava la sua cella per recarsi a celebrare. Appena giunto in sacrestia per indossare i paramenti sacri, aveva l'impressione che già non si accorgesse più di ciò che avveniva intorno a lui. Era assorto e profondamente consapevole di quanto si accingeva a vivere. Se qualcuno osava rivolgergli qualche domanda, si scuoteva e rispondeva a monosillabi.

Il suo viso, apparentemente normale nel colorito, diventava paurosamente cereo nel momento in cui indossava l'amitto. Da quell'istante non dava più retta a nessuno, apparendo completamente assente. Indossati i sacri paramenti, si avviava all'altare con passo strisciante e il volto dolorante, spesso più curvo, come schiacciato dal peso di una enorme, invisibile croce.

Giunto all'altare, lo baciava teneramente e il suo viso cereo s'incendiava, le gote s'imporporavano, la pelle diveniva trasparente quasi per evidenziare l'afflusso di sangue. Al Confiteor, come se si accusasse di tutti i peggiori peccati commessi dagli uomini, si batteva il petto con sordi e forti colpi. I suoi occhi rimanevano serrati senza riuscire a trattenere grosse lacrime che si dileguavano nella folta barba. Al Vangelo le sue labbra, annunciando la Parola di Dio, sembrava che di quella parola si cibassero, gustandone l'infinita dolcezza. Subito dopo iniziava l'intimo colloquio di Padre Pio con l'Eterno, che gli procurava copiosi effluvi di lacrime.

Padre Pio in paramenti sacri che si dirige all'altare

Il Mistero dell'Elevazione e la Sofferenza Eucaristica

Padre Pio aveva ricevuto da Dio il dono della contemplazione, entrava negli abissi del mistero della Redenzione. Davanti al suo sguardo c'era solo Dio. Egli viveva in quei momenti, sensibilmente, realmente la Passione del Signore. Il tempo correva veloce, ma egli era fuori dal tempo, perciò la sua Messa durava un'ora e mezza o forse più. Al Sanctus elevava con tanto fervore l'inno di lode al Signore che precedeva il divino olocausto.

All'Elevazione dell'Ostia e del calice, il suo dolore raggiungeva il culmine. Dopo la Consacrazione del pane e del vino, Padre Pio usava inginocchiarsi davanti a quel Dio, che egli stesso, con le sue mani trafitte e la sua voce rotta dalla commozione, aveva fatto ridiscendere tra gli uomini. Nei suoi occhi si leggeva l'espressione di una madre che assiste all'agonia del figlio sul patibolo, che lo vede spirare e che, strozzata dal dolore, muta, ne accoglie il corpo esangue tra le braccia. Vedendo il suo pianto, i suoi singhiozzi, si temeva che il cuore gli scoppiasse. Lo Spirito di Dio era ormai penetrato in tutte le sue membra. La sua anima era rapita in Dio.

Padre Pio, mediatore tra la terra e il Cielo, si offriva con Cristo vittima per l'umanità. Lo spettacolo di fede, amore, dolore e commozione toccava punte di drammaticità nel momento in cui il Padre sollevava l'Ostia: le maniche del camice scendevano giù e le sue mani squarciate, sanguinanti, erano sotto lo sguardo di tutti. Il suo sguardo, invece, era rivolto a Dio. Come rispose a una figlia spirituale che gli chiese come facesse a resistere in piedi per tutta la durata della Messa con le piaghe sanguinanti: «Figlia mia, durante la Messa non sto in piedi: sto appeso.»

Infuografie raffigurante le mani stimmatizzate di Padre Pio che elevano l'ostia consacrata

La Comunione: Fusione con Cristo

Alla Comunione, Padre Pio sembrava placarsi. Trasfigurato, in un appassionato, estatico abbandono, si cibava delle Carni e del Sangue di Gesù. L'incorporazione, l'assimilazione, la fusione erano totali. Quanto amore si sprigionava dal suo viso! La gente attonita non poteva fare a meno di piangere in ginocchio davanti a quella mistica agonia, a quel totale annientamento. Il Padre rimaneva come stordito a gustare le divine dolcezze che solo Gesù Eucaristico sa dare.

Aveva 25 anni Padre Pio quando scriveva al confessore per confidargli l'evento della sua fusione eucaristica, fusione d'amore, fusione di cuori: «Il cuore di Gesù e il mio, permettetemi l'espressione, si fusero. Non erano più due cuori che battevano, ma uno solo. Il mio cuore era scomparso, come una goccia d’acqua che si smarrisce in un mare.» Nell'atto di consumare le sacre specie dell'Ostia santa, una luce subitanea lo pervadeva e vedeva chiaramente la celeste Madre con il Figlio bambino in braccio, che insieme gli dicevano: «Quietati! Noi siamo con te, tu ci appartieni e noi siamo tuoi.»

Il Sacrificio della Messa si completava così con reale partecipazione d'amore, di sofferenza e di sangue, portando frutti copiosi di conversione. Al termine della Messa, Padre Pio bruciava di un fuoco divino appiccato da Cristo alla sua anima, per attrazione. Un'altra ansia lo divorava: quella di andare in coro per restare raccolto col suo Gesù nell'intima, silenziosa lode di ringraziamento, rimanendo immobile, come privo di vita.

La Storia di Padre Pio (parte 1) - RAI Storia

L'Eucaristia nel Pensiero e nella Vita di Padre Pio

Padre Pio era un sacerdote misticamente configurato a Cristo Crocifisso. Il Sommo Pontefice San Giovanni Paolo II disse: «Chi si recava a San Giovanni Rotondo per assistere alla sua Messa o per confessarsi [...] scorgeva in lui un'immagine viva di Cristo sofferente e risorto.» Le sacre stimmate che ha portato impresse per cinquant'anni ne sono la prova, rendendo visibile la sua unione con Cristo Crocifisso e adempiendo la sua missione di "anima vittima", co-immolata con Cristo per la salvezza delle anime.

Il Dono Inestimabile dell'Eucaristia

L'eccesso d'amore di Gesù va oltre l'immaginabile, perché egli nell'Eucaristia non solo perpetua ogni giorno, in ogni Santa Messa, il Sacrificio del Calvario, ma si annienta fino a nascondere la sua presenza viva e reale sotto le Specie del pane e del vino, trovando così il modo di farsi nostro Cibo e di rimanere sempre con noi. La Santa Messa è lo stesso medesimo Sacrificio del Calvario riproposto sugli altari delle nostre chiese. Lungi dall'essere un semplice "simbolo", un "ricordo" o una "copia", il Sacrificio della Santa Messa è sostanzialmente lo stesso Sacrificio di Cristo sulla Croce che si rende presente nel sacramento dell'Eucaristia.

Ai Sacerdoti è stato dato il potere di compiere questo miracolo eucaristico: transustanziare il pane e il vino nel Corpo e Sangue di Gesù, ovvero renderlo realmente presente in Corpo, Sangue, Anima e Divinità nella Santa Ostia. Sì, lo stesso Gesù che è nato a Betlemme, è vissuto a Nazareth, ha insegnato nella sinagoga, ha guarito gli ammalati, è stato crocifisso per una ingiusta condanna, è morto e risorto, si dona a noi nella Santa Messa come cibo perché, nutrendoci di Lui, possiamo anche noi morire con Lui e con Lui risorgere. Partecipare alla Santa Messa è di vitale importanza, infatti ne va della nostra salvezza eterna, e la santa Comunione è il dono più grande che ci è stato dato, con la possibilità di unirci e diventare "uno" con Gesù.

L'Ingratitudine degli Uomini e la Sofferenza di Gesù Eucaristico

Padre Pio, come secoli prima Santa Teresa d'Avila, in contrasto con l'infinita bontà e degnazione del Dio dell'Eucaristia, considerava l'infinita ingratitudine degli uomini che con la loro indifferenza, freddezza, noncuranza, non sanno corrispondere a tanto dono o, ancora peggio, arrivano a profanare con sacrilegi e maltrattamenti il Sacramento dell'Amore. Per questo egli soffriva molto per le mancanze di rispetto, le indifferenze, le profanazioni e i sacrilegi verso Gesù nel Sacramento dell'altare, soprattutto se perpetrati dai sacerdoti.

C'è una visione in cui Gesù stesso mostra a Padre Pio qualcosa di sconvolgente, che gli lascerà nel cuore, per sempre, un dolore incommensurabile. Era il 7 aprile 1913 a Pietrelcina. Mentre era ancora a letto gli apparve Gesù tutto malconcio e sfigurato. Gli mostrò «una grande moltitudine di sacerdoti regolari e secolari, fra i quali diversi dignitari ecclesiastici; di questi, chi stava celebrando, chi si stava parando e chi si stava svestendo delle sacre vesti.» Gesù, quasi inorridito e come se fosse stanco di guardare, ritirò lo sguardo e, rialzandolo verso Padre Pio, gli solcavano le gote due lacrime. Il disgusto, le lacrime, il dolore e l'espressione estremamente forte di Gesù fecero soffrire molto il Santo, spingendolo a fare della sua vita un'offerta vittimale anche per i sacerdoti.

L'Eucaristia come Perfezione e Amore

Padre Pio, maestro di comunione, trasmetteva la sapienza eucaristica, chiedendo alle anime: «Eleviamoci sempre più in alto!» e, quando gli chiesero cosa donare a Gesù per tanti favori, rispose: «Amore, sempre amore. Spandi l'animo tuo in sentimenti di riconoscenza e umiliati davanti a Dio.» Dopo la conversione dei penitenti, li induceva a fare dell'Eucaristia il perno per il cammino di perfezione.

L'Eucaristia porta in chi la riceve frutti specialissimi: l'aumento della carità divina e quindi di tutte le virtù di cui la carità è madre e regina. Ciò significa distacco dal peccato veniale, carità fervente, umiltà profonda, pazienza più eroica, mortificazione più generosa, obbedienza più profonda, più impegno per il prossimo e per la causa del regno di Dio. In altri termini, è sete di Gesù Cristo. Questa la meta che Padre Pio poneva innanzi alle anime, lui che viveva nella fermissima determinazione di «subire mille volte la morte, anziché determinarsi a peccare.» Sapeva portare le anime dal più basso gradino morale alle vette dell'amore divino, vivendo secondo la legge dell'amore e stabilendo nel cuore il regno dell'amore.

La presenza della Vergine Maria era attiva, accompagnando Padre Pio all'altare e donandogli santi affetti come fuoco d'amore a Dio e ai fratelli. La missione dell'Addolorata Corredentrice era la missione personale di Padre Pio, il quale si univa alle sofferenze di Lei per "corredimere" le anime. Per assistere con devozione e frutto alla Santa Messa, si deve stare come la Vergine Addolorata ai piedi del Calvario. Padre Pio stesso esprimeva il suo invito: «Nell'assistere alla Santa Messa, rinnova la tua fede e medita quale Vittima si immola per te alla divina Giustizia per placarla e rendertela propizia. Non allontanarti dall'altare senza versare lagrime di dolore e di amore per Gesù, crocifisso per la tua eterna salute.»

Icona della Madonna Addolorata ai piedi della croce con l'Eucaristia

L'Eredità di Padre Pio: Preghiera, Piccolezza e Sapienza

Nella sua omelia sul sagrato della Chiesa nuova progettata da Renzo Piano a San Giovanni Rotondo, Papa Francesco si è soffermato sulle tre "eredità" lasciate dal santo delle stimmate, che sono poi insegnamenti di Gesù: la "preghiera", la "piccolezza" e la "sapienza", racchiusi in tre "segni visibili": i "gruppi di preghiera", gli "ammalati della Casa Sollievo della Sofferenza" e il "confessionale".

La Preghiera come Priorità

Per Gesù, sottolinea Francesco, la preghiera «non era un optional», ma «era al primo posto». Spesso invece, mentre preghiamo, interviene un «attivismo inconcludente» che ci fa dimenticare la «parte migliore» che è Dio. Non si conosce il Padre senza aprirsi alla lode, senza dedicare tempo a Lui solo, senza adorare. Dobbiamo riprendere la preghiera di adorazione e di lode, il contatto personale, a tu per tu, lo stare in silenzio davanti al Signore è il segreto per entrare sempre più in comunione con Lui. La preghiera può nascere come richiesta, ma matura nella lode e nell'adorazione. «Portare la vita del mondo a Dio», «un gesto di amore»: è questa la preghiera che somiglia a quella di Gesù, e non una «saltuaria chiamata di emergenza» o un «tranquillante da assumere a dosi regolari».

Per questo Padre Pio ci ha lasciato i gruppi di preghiera, ai quali disse: «È la preghiera, questa forza unita di tutte le anime buone, che muove il mondo, che rinnova le coscienze, [...] che guarisce gli ammalati, che santifica il lavoro, che eleva l'assistenza sanitaria, che dona la forza morale [...], che spande il sorriso e la benedizione di Dio su ogni languore e debolezza.»

La Piccolezza e il Mistero dell'Ostia

La "Piccolezza" è la seconda eredità di Padre Pio. Il cuore dei piccoli è come un'antenna che capta il segnale di Dio, subito, se ne accorge subito. Perché Dio cerca il contatto con tutti, ma chi si fa grande crea un'enorme interferenza. Quando si è pieni di sé, non c'è posto per Dio. Perciò Egli predilige i piccoli, si rivela a loro, e la via per incontrarlo è quella di abbassarsi, di rimpicciolirsi dentro, di riconoscersi bisognosi.

Il mistero di Gesù Cristo è mistero di piccolezza: Lui si è abbassato, si è annientato. Il mistero di Gesù, come vediamo nell'Ostia ad ogni Messa, è mistero di piccolezza, di amore umile, e si coglie solo facendosi piccoli e frequentando i piccoli. Papa Francesco, riferendosi alla "cultura dello scarto", ha ricordato come i piccoli non siano voluti oggi, e per questo Gesù è lasciato da parte. Padre Pio ha combattuto il male per tutta la vita con l'umiltà, l'obbedienza, la croce, offrendo il dolore per amore, vivendo una vita cristiana che non è un "mi piace", ma un "mi dono".

La Sapienza del Sacramento della Riconciliazione

La "via della sapienza", aggiunge Francesco, sta nell'«incontro con Dio» che «salva» e «perdona», e nessuno può sentirsi escluso o non averne bisogno. Lì comincia e ricomincia una vita sapiente, amata e perdonata, lì inizia la guarigione del cuore. Padre Pio è stato un apostolo del confessionale, un confessore e una vittima. Oggi ci invita lì, dicendo: «Dove vai? Da Gesù o dalle tue tristezze? Dove torni? Da colui che ti salva o nei tuoi abbattimenti, nei tuoi rimpianti, nei tuoi peccati? Vieni, il Signore ti aspetta. Coraggio, non c'è nessun motivo così grave che ti escluda dalla sua misericordia.» Il suo confessionale era un luogo di incontro con la misericordia divina, dove spesso si manifestava la sua scienza infusa dallo Spirito Santo sullo stato delle coscienze, portando molti alla conversione e a fare dell'Eucaristia il centro della loro vita spirituale.

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