La questione della benedizione dei sacramentali e della celebrazione di riti religiosi in contesti non strettamente tradizionali ha generato dibattiti e riflessioni all'interno della Chiesa, come dimostrano diversi episodi e direttive nella Diocesi di Vicenza.
Benedizioni Contestate: il caso della "Motobenedizione" a Levà
A Levà, nella parrocchia dell’Unità pastorale di Montecchio Precalcino, la "Motobenedizione di Pasquetta", un appuntamento giunto alla 22ª edizione, non si svolgerà più all'interno della chiesa del Santissimo Redentore. Don Lino Bedin, parroco e appassionato di moto, esprime amarezza per questa decisione, che contrasta con altri approcci pastorali, come quello di Trissino dove gli hamburger sono "entrati" in chiesa con i ragazzi.
Don Lino non vede motivazioni dogmatiche, ma esclusivamente pastorali, nella decisione di escludere le moto dalla chiesa. Egli rispetta le opinioni di tutti, ma sottolinea come la rigidità possa allontanare le persone dalla Chiesa in un momento già complicato. L'iniziativa era molto apprezzata e richiamava partecipanti da tutto il Nordest, Piemonte, Sardegna, Roma, e persino da Austria e Germania, rappresentando per molti motociclisti uno dei pochi momenti di vicinanza alla fede. Daniele Scandola, consigliere comunale e priore della Confraternita, evidenzia che l'affluenza al pranzo si è quasi dimezzata rispetto alle 18 edizioni celebrate all'interno della chiesa, affermando che "se non apriamo le chiese, ma le chiudiamo, le parrocchie avranno vita breve".
La Musica Sacra e la Liturgia: Evoluzione e Sfide
Storia della musica: la musica Sacra nel Medioevo (Scuola Secondaria di I Grado)
La musica all'interno della Chiesa ha sempre rivestito un ruolo significativo, fungendo da "comodo piedistallo antropologico" per accomodarsi nelle vicende laiche di società e cultura, dalla "electric church" di Jimi Hendrix ai "rituali risorgimentali" svolti in chiesa. Tuttavia, un fronte meno polisemico ci si aspetterebbe infra moenia, parlando cioè di musica sacra o direttamente liturgica. In principio, essa fu uniforme, vivendo la tradizione come indiscussa auctoritas entro un conservatorismo ereditato da pontefici come Gregorio XVI.
Ricostruire il percorso della musica sacra in Italia, dall'Unità politico-nazionale alle macro-direttive del globalismo post-conciliare, implica affrontare nodi gordiani quali i legami culturali e religioso-artistici tra élite e società subalterna, le reazioni anti-liberali tra le due guerre, e le crescenti massificazioni e miscugli contemporanei. Questa impostazione comporta la ricerca dell'identità musicale sacra come luogo di trasmissione della fede, prevedendo piani di ricostruzione semio-sociologici alternativi alla musicologia liturgica ufficiale.
Un aspetto centrale è la comprensione che, in Italia, la frequenza all'andare a messa è dipesa significativamente da una buona musica. Contrariamente a quanto spesso discusso sul rapporto tra cecilianesimo e passatismo, è cruciale confrontare la condanna per tanti repertori liturgici "ammorbati di profanità" (con infinite discussioni sulla vena lirico-bandistica e teatrale) con il fatto che si trattava di forme di comunicazione, soprattutto per le classi subalterne, in grado di annullare il gap di una funzione sorbita stancamente. La bibliografia si stravolge, diventando tangenziale ai documenti formali, per interessarsi al "metabolismo vissuto" dell'ufficialità musicale, nascosto in tanta pubblicistica e creatività invisibili.
La Condizione dello Stato Pontificio e l'Influenza Cattolica

La differente condizione dello Stato pontificio rispetto al ribollire italiano pre- e primo-risorgimentale si rispecchiava nella vita liturgica e negli indirizzi musicali monocromi e ben piantati entro il solco della tradizione, soprattutto fino alla morte di Pio IX nel 1878, periodo caratterizzato da un'arcigna impenetrabilità rispetto ai rivolgimenti storici e alle nuove tendenze. Anche i passi successivi furono all'insegna del prudente sospetto, vista la perdurante contingenza antivaticana del liberalismo ateo e naturalista. A ciò si oppose la parte neotomistica e conservatrice della Chiesa, molto attiva anche in ambito musicale sacro soprattutto dal 1850 attraverso «La Civiltà cattolica».
Nella seconda metà dell'Ottocento, la tela musicale della Chiesa era dipinta su una tradizione più praticata che su base filologica. La liturgia insisteva su quei pezzi attraverso cui sarebbe passato il tentativo di un gregoriano per tutti, facendo parte della devozione di gente modesta e aristocrazia. La monodia liturgica era scolpita su un cantus planus distante dall'indole gregoriana antica, in cui dal Seicento-Settecento aveva messo radici un certo epigonismo. La Messa royale di H. Du Mont (1610-1684), composta per i reali francesi, fu in grado di entrare nei libri di canto ecclesiastico, arrivando poi alla religiosità fascista.
Educazione e Devozione Popolare
Nell'Ottocento, il fattore divulgativo della musica sacra va confrontato con il concetto di "consapevolezza" del rito liturgico da parte del fedele, anche in ragione di piaghe sociali come l'analfabetismo. La pedagogia cattolica non avrebbe disdegnato sottolineare l'oscurità del codice rituale, evocata dallo stesso "mistero liturgico". Il distacco complessivo dall'azione liturgica era l'anticamera della disaffezione, e quel postulato di misteriosità facilitava la gragnola di regole che il teologo poneva in ordine alla "partecipazione" complessiva, da allargare a tutte le funzioni parrocchiali. Si evidenziava che alla messa si doveva "assistere", ossia v'era "il dovere di ascoltarla", in barba a disposizioni più aperte, come quelle boschiane, che incoraggiavano la frequenza ai sacramenti senza obbligare.
Un'alternativa autorevole nell'educazione popolare primo-risorgimentale fu il sacerdote Giovanni Bosco, il cui "oratorio" salesiano sperimentò un'educazione scolastica mai incline alla punizione, ma correggendo e formando con carità e buon senso, anche con la musica. Nei piani educativi salesiani non si dimentica la cultura, filtrata nei termini pratici del vissuto, entro luoghi deputati alla "verosimiglianza" propedeutica della vita adulta quali il cortile e il teatro. La musica educativa nei teatrini e ricreativa nei liberi sfoghi era centrale, con ampie libertà per "saltare, correre, schiamazzare a piacimento".
Nelle antologie di prediche del secondo Ottocento, che "flagellavano" letteralmente i peccatori, compaiono istanti di elevazione angelica laddove si proponevano esercizi di pentimento, a volte associati ai canti. Questi inni e strofe si nascondevano in filotee, novene e altri libretti in brossura nera, fungendo da "rosario" di canti per catechizzare nobili e plebe. Nelle funzioni contro la bestemmia, era centrale l'esposizione del Santissimo, intonando "cantici di lode e di benedizione".
Il bandismo, in senso più generale, appare come "sale della piacevolezza liturgico-devota dei semplici", il cui idioma oltrepassa il primo Risorgimento, crescendo d'invadenza nelle feste ottocentesche fuori e dentro la chiesa, fino a modellare le consuetudini del Novecento, anche come semplice elemento del variopinto sacro popolare en plein air.
I Sacramentali nella Diocesi di Vicenza: Funerali e Cresime

La Liturgia Cristiana dei Funerali
La liturgia cristiana dei funerali è una celebrazione del mistero pasquale di Cristo Signore, annunciando che la morte è una realtà comunitaria. La persona defunta non è esistita solo per i suoi cari, ma è stata parte della comunità cristiana e membro della città degli uomini.
Le diverse tappe celebrative delle esequie prevedono:
- Veglia di preghiera: Nelle sere che precedono le esequie, la comunità familiare è invitata a pregare per il proprio caro defunto. La Veglia può essere svolta in casa o in chiesa, guidata da un prete, un ministro laico o religioso. È auspicabile qualificare liturgicamente la Veglia con una proclamazione specifica della Parola di Dio, opportuni e brevi interventi, e spazio per "testimonianze / ricordo" da parte di familiari e amici.
- Chiusura della bara: Un momento delicato, da vivere nella preghiera. Se il parroco non può essere presente, la celebrazione potrà essere guidata da un rappresentante della comunità (ministro della consolazione) o affidata ai familiari stessi, con il parroco che attenderà la salma alla porta della chiesa.
- Celebrazione in chiesa: Le esequie possono essere celebrate con la liturgia della Parola o con la Messa, scelta dalla famiglia in dialogo con il sacerdote in coerenza con la partecipazione effettiva del defunto alla Messa. La comunità cristiana cura l'intera celebrazione con la presenza di tutti i ministeri (lettori, cantori, organista, ministri della comunione, ministri della consolazione).
- Elementi simbolici: I fiori posti accanto al feretro esprimono affetto e speranza, ma si preferiscono gesti di solidarietà agli sprechi per le onoranze funebri. I fiori per l'arredo della chiesa sono un atto di offerta al Signore e alla comunità e devono rimanere in chiesa dopo la celebrazione. La bara dovrebbe mostrare segni e figure cristiani.
- Preghiera dei fedeli: Le intenzioni vanno preparate con i familiari e il gruppo liturgico, abbracciando tutta la realtà ecclesiale e sociale. Il prete verifica e corregge le intenzioni prima della Messa.
- Testimonianze: Brevi parole di cristiano ricordo possono essere pronunciate durante il rito delle esequie. Altri interventi e testimonianze, se non fatti alla Veglia, vanno collocati fuori dalla celebrazione eucaristica (prima o al cimitero).
- Accompagnamento al cimitero: Il rito delle esequie ha il significato di un "accompagnamento" e termina con la deposizione del corpo nella tomba. La processione al cimitero è fattibile solo se il cimitero non dista molto dalla chiesa.
- Sepoltura e Cremazione: La Chiesa cattolica preferisce la sepoltura, ma non si oppone alla cremazione in assenza di motivazioni contrarie alla fede. In tal caso, la celebrazione liturgica precede la cremazione e si conclude con la deposizione dell'urna in cimitero. La Chiesa è contraria allo spargimento delle ceneri o alla loro conservazione in luoghi diversi dal cimitero, che è il "luogo della memoria".
- Benedizione del sepolcro: Se il sepolcro non è benedetto, colui che guida la celebrazione pronuncia una preghiera di benedizione.
Preghiera di Suffragio e Benedizione delle Tombe
In occasione della Commemorazione dei Fedeli defunti, nel pomeriggio del primo novembre, è una tradizione consolidata l'appuntamento per una celebrazione in cimitero. Poiché non è opportuna l'Eucaristia (già celebrata in chiesa per la Solennità di Ognissanti), si propone uno schema di liturgia della parola (con inizio in chiesa e successiva processione al cimitero, o direttamente in cimitero).
La Settimana Santa nella Diocesi Vicentina
La Settimana Santa entra nel vivo con le celebrazioni del Triduo Pasquale, dopo la Domenica delle Palme. Il Vescovo mons. Pizziol presiede le celebrazioni principali:
- Giovedì Santo (2 aprile): Messa Crismale alle 9.15, durante la quale il Vescovo benedice gli olii per i sacramenti del battesimo, della cresima, dell'unzione degli infermi e per le ordinazioni sacerdotali. Tutti i preti della diocesi concelebrano e rinnovano le promesse sacerdotali. Alle 20.00, Messa in Coena Domini in Cattedrale.
- Venerdì Santo (3 aprile): Giorno di astinenza e digiuno. Alle 15.00, il Vescovo presiede la Solenne Via Crucis nel Tempio di Santa Corona.
- Sabato Santo (4 aprile): Giorno di silenzio e meditazione. Non ci sono celebrazioni liturgiche fino alla sera, quando si celebra la Solenne Veglia Pasquale.
- Domenica di Pasqua: Mons. Pizziol celebra la Santa Messa di Pasqua.
Il testo fornisce un dettagliato calendario delle Messe e delle Via Crucis nelle varie parrocchie della Diocesi di Vicenza per il Giovedì e Venerdì Santo, e delle Veglie Pasquali per il Sabato Santo, mostrando l'intensa attività liturgica durante questo periodo.
Sacramento della Confermazione (Cresima)
Nella Chiesa latina, il Sacramento della Confermazione è riservato al Vescovo per esprimere la dimensione diocesana e universale della vita ecclesiale. Spetta al Pastore della Diocesi delegarne ad altri la presidenza. In situazioni emergenziali, qualora non sia possibile assicurare la presenza del Vescovo o dei ministri straordinari della Confermazione, il parroco potrà essere eccezionalmente delegato dal Vescovo a presiedere la celebrazione. Il calendario previsto per le Cresime può essere annullato in determinate circostanze.