La figura di San Filippo Neri (1515-1595), noto come il "santo della gioia" o il "buffone di Dio", ha lasciato un'eredità spirituale e materiale di inestimabile valore. La venerazione delle sue reliquie e dei preziosi oggetti legati alla sua vita è parte integrante del culto a lui dedicato, testimoniando la profonda devozione che lo ha circondato sin dal XVI secolo.

La Vita di San Filippo Neri: Cenni Biografici
Al secolo Filippo Romolo Neri, nacque come secondogenito di Francesco Neri e di Lucrezia da Mosciano. Suo padre, notaio a Firenze, decise nel 1524 di intraprendere la strada dell'alchimia. Filippo ricevette il battesimo nel "Bel San Giovanni", il Battistero di tutti i Fiorentini, e gli fu imposto il nome di Filippo Romolo il giorno dopo la nascita, il 22 luglio del 1515. Nel 1520 Filippo Neri perse la madre; il padre si risposò con Alessandra di Michele Lensi, che si affezionò molto ai figli del marito.
Infanzia e Vocazione
Un aneddoto molto caro ai biografi del santo narra come questi, a otto anni, litigò con la sorella, che l'aveva disturbato in un momento di riflessione, e la gettò dalle scale. Qualche tempo dopo, quasi per contrappasso, cadde in un pozzo molto profondo mentre tentava di cavalcare un asino carico di frutta.
Durante gli anni di studio presso il convento di San Marco, il giovane Filippo Neri si appassionò a due testi che avrebbero influenzato il suo successivo apostolato: le Laudi di Jacopone da Todi, che in seguito egli fece musicare, e le Facezie del Pievano Arlotto, un libro umoristico scritto da un sacerdote fiorentino. Visse a Firenze fino a 18 anni, quando fu inviato presso uno zio, Bartolomeo Romolo, a Cassino (allora chiamata San Germano) per essere avviato alla professione di commerciante. In quegli anni cominciò a sentire la propria vocazione religiosa, tanto da costruire una piccola cappella in una roccia a picco sul mare denominata "Montagna Spaccata" a Gaeta, dove si recava tutti i giorni per pregare in silenzio.
Gli Anni a Roma e l'Apostolato
Nel 1534 si recò a Roma come pellegrino, ma vi rimase in qualità di precettore di Michele e Ippolito Caccia, figli del capo della Dogana pontificia, il fiorentino Galeotto. Il suo compenso consisteva in un semplice sacco di grano, che diventava una pagnotta condita con un po' di olive e tanto digiuno. Nello stesso tempo egli seguiva corsi di filosofia all'Università della Sapienza e presso i monaci di sant'Agostino. Cominciò a prestare la sua opera di carità presso l'ospedale di San Giacomo, dove molti anni dopo conobbe e strinse amicizia con Camillo de Lellis.
Secondo la tradizione, nel 1544, nel giorno della Pentecoste, in preghiera presso le catacombe di San Sebastiano, Filippo Neri fu preda di uno straordinario avvenimento, un'effusione di Spirito Santo, che gli causò una dilatazione del cuore e delle costole, evento scientificamente attestato dai medici dopo la sua morte. In seguito a questa esperienza Filippo abbandonò la casa dei Caccia per ritirarsi a vivere come eremita fra le strade di Roma, spesso passeggiando per le piazze cittadine vestito con una tonaca munita di cappuccio. La sua purezza ebbe la meglio contro tentazioni di giovani scapestrati e di donne note per la loro bellezza.
Nello stesso periodo, si occupò degli infermi negli ospedali di San Giovanni e Santo Spirito, nonché dei poveri nella confraternita della Carità. Il suo apostolato si fece sempre più intenso nei confronti dei bisognosi e decise, su consiglio del suo padre spirituale Persiano Rosa, di fondare la Confraternita della Santissima Trinità dei pellegrini, creata per accogliere e curare viandanti, pellegrini e povera gente dei borghi romani.
Dopo una lunga insistenza di Persiano Rosa, a trentacinque anni, decise di diventare sacerdote: durante il marzo 1551 ricevette la tonsura, i quattro ordini minori e il suddiaconato, il sabato santo 29 marzo il diaconato, e il 23 maggio 1551 fu ordinato sacerdote. Come sacerdote divenne famoso nell'esercizio del sacramento della confessione, ascoltando i suoi fedeli dall'alba fino a mezzogiorno. Ciò suscitò invidie e gelosie, ma Filippo, dopo aver considerato di partire come missionario in Estremo Oriente, scelse di dedicarsi principalmente alla Roma in cui viveva.
La Fondazione dell'Oratorio e gli Ultimi Anni
Con la fondazione del primo Oratorio vero e proprio, un granaio sopra la navata della chiesa di San Girolamo della Carità, il santo si attirò critiche e invidie. L'11 ottobre 1559, Filippo Neri perse il padre, Francesco, e, dopo aver ricevuto l'eredità che gli spettava, preferì cederla alla sorella Caterina. Il santo conobbe in questi anni il cardinale milanese Carlo Borromeo, con il quale instaurò un saldo rapporto di amicizia. Nel 1564, papa Pio IV affidò a Filippo Neri il controllo della Chiesa di San Giovanni Battista de' Fiorentini, che il santo affidò ai giovani dell'Oratorio divenuti sacerdoti. Nel 1575, papa Gregorio XIII eresse la Congregazione dell'Oratorio e concesse a questa la chiesa di Santa Maria in Vallicella (Roma), che ne divenne la sede, nota come la Chiesa Nuova.
Gli anni che vanno dal 1581 al 1595, anno della morte, furono segnati da terribili malattie, guarigioni e ricadute continue. La comunità ottenne intanto una nuova sede, l'Abbazia di San Giovanni in Venere, e la possibilità di fondare un oratorio persino a Napoli. Soffrì parecchio a causa di una terribile carestia che decimò alcuni membri della sua comunità oratoriana. Unico sollievo di quel periodo, nel 1590, il poter assistere alla traslazione dei corpi di alcuni martiri nella chiesa di Sant'Adriano al Foro.
Filippo Neri morì il 26 maggio 1595. Il 23 maggio, si riprese miracolosamente e poté officiare così la messa del Corpus Domini due giorni dopo. Dopo aver celebrato la messa, sembrò quasi ai suoi fedeli ch'egli fosse come guarito, poiché continuava a scherzare e consigliare come suo solito. Federico Borromeo, suo fedele amico, si recò a Roma per amministrargli personalmente l'eucaristia.
Carattere e Insegnamenti del Santo
Filippo è stato senza dubbio uno dei santi più bizzarri della storia della Chiesa. Colto, creativo, amava accompagnare i propri discorsi con un pizzico di buon umore. Confessava con la stessa discrezione e la stessa bonarietà sia poveri sia ricchi, sia principi sia cardinali, dando a volte penitenze alquanto bizzarre, sicuro che, dopo aver fatto una simile figuraccia, il penitente non avrebbe più provato a compiere quel peccato. Amava inoltre vivere all'aperto per sentirsi così in maggior contatto con Dio e le sue creature, trascorrendo le ore osservando il paesaggio romano dalla terrazza della sua stanzetta.
L'insegnamento di Filippo Neri si può riassumere in quattro punti:
- Una singolare tenerezza verso il prossimo.
- La prevalenza delle mortificazioni spirituali, in particolare contro la vanità, su quelle corporali.
- Allegria e buon umore per potenziare le energie spirituali e psichiche.
- La semplicità evangelica, di cui lui fu primo testimone.
Durante le preghiere del suo Oratorio, Filippo Neri amava fare piccoli intermezzi cantati, così da rendere più piacevole la lettura del vangelo. L'Oratorio divenne così anche un laboratorio musicale, trasformando le laudi da monodiche a composizioni a più voci con l'accompagnamento di uno strumento musicale.
Indagine ai confini del sacro (TV2000) - Il mistero di San Filippo Neri (Prima parte)
Miracoli e Amicizie Celebri
Filippo Neri soleva riunire nel proprio Oratorio non solo i poveri figli della strada, ma anche giovani di famiglia benestante e nobili. Fra di essi vi era il quattordicenne Paolo, figlio di Fabrizio, della famiglia dei Massimo. Il 16 marzo 1583, dopo una lunga malattia, il ragazzo morì. Padre Filippo, arrivato troppo tardi, si raccolse in preghiera e, dopo qualche minuto, chiamò il ragazzo, domandandogli se fosse morto volentieri; e lui rispose di sì. «E allora va' in pace...» esclamò il sacerdote « [...] e che sii benedetto e prega Dio per me»; poi, come narrano le testimonianze dell'epoca, Paolo "subito tornò di novo a morire".
Negli anni in cui Filippo viveva a Roma, strinse una profonda amicizia con un altro santo bizzarro e gioioso, Felice da Cantalice, un frate cappuccino. I due scherzavano, ridevano e cantavano insieme. Un giorno, si incontrarono in via del Pellegrino, e Felice, che portava una fiasca di vino, domandò a Filippo se avesse sete, soggiungendo provocatoriamente: «Adesso vedrò se tu sei mortificato!». Filippo stette allo scherzo e cominciò a bere tra gli schiamazzi della gente. Possediamo un ritratto molto fedele di San Felice da Cantalice, proprio grazie a San Filippo Neri che, un giorno, chiese a Giuseppe de Cesari di raffigurarlo in un momento di tranquillità e pace.
Viene ricordato, soprattutto a Roma, per aver istituito (nel giorno di giovedì grasso del 1552, in aperta opposizione ai festeggiamenti pagani del Carnevale) il cosiddetto Giro delle Sette Chiese, un pellegrinaggio a piedi per le sette chiese principali della città, tra cui la Basilica di San Pietro in Vaticano.
Il Culto delle Reliquie di San Filippo Neri
Gli inventari delle reliquie rappresentano una tipologia documentaria di fondamentale importanza per la ricostruzione della consistenza del ricco patrimonio di preziosi reliquiari posseduti dalla Congregazione dei Padri di San Filippo. Tali reliquiari erano spesso adornati con una miriade di pietre nobili come topazi, ametiste, agate, eliotropie, lapislazzuli e corniole.
La Documentazione delle Reliquie
Questi inventari si trovano, solitamente, posti a corredo delle visite pastorali, la prima delle quali fu compiuta da Monsignor Girolamo Caravadossi nel 1729. Proprio a tale data risale anche il primo “Catalogo delle reliquie” che testimonia la presenza di un ampio numero di pezzi.
A corredo della visita pastorale di Monsignor Ignazio della Chiesa, del 1752, si trovano ben cinque documenti di questo tipo, tra cui:
- La “Memoria ai Padri dell’Oratorio per la ricognizione più facile delle loro reliquie”.
- Il “Catalogo delle Reliquie” in italiano.
- Il “Catalogus omnium Sanctarum Reliquiarum quae venerantur in Eclesia Oratorii” in latino.
- La “Nota dei nomi delle reliquie contenute nelle autentiche de’ Principi di Baviera” corredata di indice in ordine alfabetico.
- Il “Catalogo delle reliquie autentiche de Santi et Sante, portate nella città di Casale, et collocate in diverse chiese dal Molto Reverendo Padre Frà Giacinto da Casale”, stampato dal vescovo Tullio del Carretto nel 1614.
Tale documentazione completa quella conservata nella serie delle Autentiche di Reliquie, in cui si custodiscono gli atti di autentica, i verbali di ricognizione e i puntuali elenchi delle reliquie e dei reliquiari posseduti dalla Congregazione. Questo testimonia il ricco corredo devozionale di pregevole valenza artistica, oggetto di cura e venerazione, che era stato costituito anche con le importanti donazioni del Duca di Baviera Massimiliano I e della consorte la contessa Elisabetta, che donarono “tredici grandi reliquiari di ebano ed molte altre reliquie”. Un esempio di questa documentazione si trova nell'ARCHIVIO DIOCESANO DI CASALE MONFERRATO, Fondo della Curia Vescovile, Visite Pastorali, con il "Cathalogus Sacrarum Reliquiarum existentium in Ecclesia Oratorii S.Philippi Nerii Civitatis Casalensis et ad Alatre eiusdem Sancti."
La Venerazione nelle Stanze di San Filippo Neri a Roma
Le stanze di San Filippo Neri a Roma, in particolare presso la Chiesa Nuova (Santa Maria in Vallicella), custodiscono quanto rimasto, dopo l’incendio del 1620, delle originarie dimore del santo, qui ricostruite con amore. La visita permette di avvicinarsi alla semplicità e povertà evangelica che ha ispirato tutta la vita di San Filippo, nonostante la devozione dei fedeli abbia arricchito questi ambienti con cose preziose nel corso dei secoli.
Le Stanze Originali e la loro Ricostruzione
Filippo Neri, partito dalla natia Firenze, arrivò a Roma intorno al 1535. Qui, nel cuore della Città Eterna, si svolse tutto il suo apostolato. Nel 1551, divenuto sacerdote, fu accolto nella comunità della Chiesa di S. Girolamo della Carità, dove passò ben 32 anni della sua vita. Nel 1575, con l’approvazione della Congregazione dell'Oratorio, iniziò la costruzione della Chiesa Nuova.
Nel 1581, il Cardinale Donato Cesi, benefattore di Filippo, comprò il convento delle Clarisse e l’annessa chiesa dedicata a Santa Maria in Vallicella. Di fronte alle ultime resistenze di Filippo ad abbandonare le sue amate stanze a San Girolamo, i confratelli fecero intervenire Papa Gregorio XIII. Il 22 novembre 1583, Filippo si trasferì alla Chiesa Nuova in una processione singolare, portando personalmente una grande padella, un gesto di umiltà. Qui si fece realizzare due “stantiole”, come lui stesso le chiamava, una per dormire e ricevere la gente e una cappelletta privata per la celebrazione della Messa. Più in alto, si fece realizzare anche una loggetta per pregare in solitudine, da cui poteva vedere il cielo di Roma e il Gianicolo. Filippo visse a Chiesa Nuova in queste stanze per 12 anni ed esse videro la sua nascita al cielo il 26 maggio 1595.
Subito dopo la sua morte, la camera, trasformata in cappella, divenne meta di visite continue di fedeli. Purtroppo, nel 1620, un fuoco d’artificio lanciato da Castel Sant'Angelo provocò un grave incendio che devastò le stanze. Intorno al 1634, la Congregazione incaricò il Borromini di sviluppare un progetto di espansione. Per salvare la memoria delle stanze del santo, si decise di spostare e ricostruire il piccolo oratorio al primo piano e di portare una parte del muro della sua stanza al pianterreno, creando due anticamere per completare questi luoghi di devozione.

La Sala Rossa e le Visioni del Santo
Sul grande e luminoso corridoio che dalla Sagrestia va al Giardino degli Aranci, si apre l’accesso alle Camere private di San Filippo. Al piano terra, un corridoio decorato da prospettive architettoniche affrescate da ignoto del XVIII secolo porta alla Camera Rossa e alla Cappella Interna. Questa stanza oggi è un piccolo museo dove sono raccolte preziose reliquie e ricordi legati alla vita del Santo, servendo anche come anticamera per la cappella interna. Il colore rosso della tappezzeria è motivato dal fatto che, sin dai primi tempi, l’ambiente venne utilizzato come luogo dove i papi in visita potevano cambiarsi e vestire i paramenti sacri quando venivano a celebrare alla Chiesa Nuova.
Sulla volta, inseriti in una ricca trabeazione architettonica adorna di cariatidi e putti, si vede una serie di affreschi con scene della vita di San Filippo Neri, realizzate in gran parte da Niccolò Tornioli da Siena nel 1643 e completate nel 1652 da allievi di Pietro da Cortona. Al centro della volta è l’affresco che narra l’Apparizione della Madonna a San Filippo, la visione che il Santo ebbe di Maria Santissima nell'aprile 1594, durante una delle sue più gravi ricadute. Nei medaglioni ai lati, dipinti a chiaroscuro monocromatico, sono narrati quattro episodi della vita del santo:
- Filippo vede la Madonna sorreggere la trave della chiesa in costruzione.
- San Filippo esorcizza una donna.
- San Filippo appare ad una monaca predicendone la morte.
- La Pentecoste di Filippo nelle catacombe di San Sebastiano.
I Papi e San Filippo Neri
San Filippo Neri, nel corso di circa sessanta anni della sua presenza a Roma (1535-1595), ha visto passare sul soglio pontificio ben 12 papi. In questa stanza, sono conservati parecchi ritratti di papi, alcuni dei quali, conosciuti in vita, altri che ne sono stati devoti e fedeli ammiratori:
- Sopra la porta d'ingresso: Clemente IX (1667-1669).
- Sulla parete destra: Gregorio XIII (1572-1585), il papa che ha approvato la Congregazione e ha affidato Santa Maria in Vallicella; Benedetto XIII (1724-1730), il papa che ha reso festa di precetto il giorno di San Filippo; Sisto V Peretti (1585-1590).
- Sotto la finestra ovale: Leone XI (1605), già Cardinale Alessandro de’ Medici, discepolo e ammiratore di San Filippo, che regnò solo 26 giorni.
- Sopra la teca-armadio: Innocenzo X Pamphili (1644-1655) in un quadro che ricorda il più famoso ritratto del Velázquez.
Un esempio delle relazioni dirette di Filippo con i Pontefici è la lettera scritta da Filippo a papa Clemente VIII, esposta sopra una delle vetrine, in cui il santo rimprovera il Papa di non essere mai venuto a trovarlo alla Chiesa Nuova e gli comanda di ammettere una giovane in un convento. Il Papa rispose facendogli notare una certa presunzione. Sulla parete di fronte all’ingresso, un’iscrizione marmorea ricorda l'introduzione della festa di precetto nella diocesi di Roma, il 26 maggio, giorno di San Filippo Neri, stabilito da Benedetto XIII nel 1725.
Oggetti e Reliquie Personali
Varie reliquie e oggetti appartenuti a San Filippo sono conservate nella nicchia e nelle teche della stanza. Sulla parete verso l’ingresso troviamo un grande armadio a vetri del XIX secolo che, su tre piani, racchiude preziosi oggetti e reliquie:
- A sinistra, la giubba bianca donata da San Pio V a Filippo.
- Sul ripiano di mezzo sono conservati indumenti ed oggetti d’uso quotidiano del Santo, che si vestiva in modo molto semplice, spesso con abiti non nuovi ma sempre puliti ed ordinati.
- Sul ripiano in basso, a sinistra, un tabernacolo in alabastro, con il volto di San Giovanni Battista, un trofeo di guerra preso da un marinaio veneziano durante la battaglia di Lepanto (1571) e donato alla Congregazione dei Filippini.
- In basso al centro, la cassa di velluto rosso che ha protetto le sue spoglie mortali nei primi tre secoli.
- In basso a destra un prezioso reliquiario.
Nelle altre teche più piccole della stanza, si trovano un armadio e una cassapanca provenienti da San Girolamo della Carità. Sopra le teche e sopra il sarcofago sono esposte toccanti reliquie del santo, tra cui alcuni fazzoletti intrisi dal suo sangue. La panca esposta è quella da dove San Filippo predicava i suoi sermoni ai primi discepoli dell’Oratorio. Sulla parete di sinistra, entrando, si può ammirare il grande stendardo con l’immagine di Filippo utilizzato il giorno della sua canonizzazione (12 marzo 1622), e un'iscrizione ricorda la miracolosa guarigione di un uomo che toccando lo stendardo riacquistò la vista.

Le Sepolture e la Ricognizione del Corpo
Nella Stanza Rossa sono conservati diversi sarcofagi che hanno contenuto le sacre spoglie di San Filippo Neri. San Filippo muore il 26 maggio 1595 nelle prime ore del mattino. In mattinata egli viene esposto in chiesa e per tre giorni un fiume di fedeli gli rende omaggio. Quindi egli viene sepolto nella cripta comune destinata ai fratelli dell’Oratorio.
Un altro importante appuntamento, in questo quarto centenario della Canonizzazione di San Filippo Neri, è avvenuto il 7 giugno 2022: la ricognizione delle Sacre Reliquie del Corpo del Santo Fondatore. Nella “sala rossa” delle stanze di San Filippo è stata traslata l’urna del Santo e si è svolto un breve ma intenso momento di preghiera, di invocazione e di meditazione, con il giuramento dei medici e dei padri “custodi”.
Le Reliquie del Santo in Italia
Il Complesso Monumentale di Mondovì Breo
Il complesso monumentale della Congregazione di San Filippo Neri, a Mondovì Breo (in piazza Roma 3), è una casa di fede, spiritualità, arte e bellezza. La chiesa svela i suoi tesori, e lo splendore si riflette anche nell’antico Oratorio, oggi utilizzato come sacrestia. Un ambiente che è tornato all’origine grazie a un accurato restauro. La sacrestia custodisce molti oggetti sacri: vasi, paramenti, reliquie, calici, pissidi, ostensori e argenti vari, insieme a opere d’arte come sculture, affreschi e dipinti.
Aprendo il portone in noce massiccio, si è rapiti dalla “Gloria di San Filippo”, l'affresco che copre tutta la volta (cento metri quadrati), con colonne, capitelli e cornicioni in finto marmo. Il pavimento è di marmo di Carrara e bardiglio grigio, con intarsiate tre stelle a otto punte simbolo della famiglia Neri. Sulle pareti, alcuni quadri settecenteschi raffigurano San Giuseppe, il venerabile padre Giovanni Battista Trona, un ritratto di San Filippo e un dipinto che ritrae “La Pentecoste di San Filippo”.
All’ingresso della sacrestia, un mobile di valore del Seicento, voluto dal venerabile padre Giovanni Battista Trona, custodisce le reliquie, tra cui la testa di San Prudente e la reliquia della Santa Croce, insieme a centinaia di altre reliquie. È un capolavoro di legno intagliato e dorato. Tra le molte reliquie si riporta l’immagine del piccolo busto di San Filippo, anche questo in legno e foglia d’oro, del 1600, che contiene un pezzo del cuore di San Filippo, e l’urna che custodisce il corpo intero di San Fedele martire.
Nella sacrestia si trovano anche argenti preziosi, come calici del 1700 in stile francese, il calice donato dalla famiglia Merlo nel 1600 e l'ostensorio in argento e oro, utilizzato per le quarant’ore in onore del Sacro Cuore, che riproduce San Filippo che indica il Cuore di Gesù.

Le Reliquie a Gioia del Colle
A Gioia del Colle, le reliquie del Santo sono conservate in luoghi di culto e nel borgo. Tra le reliquie spicca la reliquia della camicia di San Filippo, donata da Monsignore. Il Santo è dunque presente non solo nelle chiese, ma anche nel borgo, in mezzo al vivere quotidiano della gente, come testimonia la croce disegnata dalle vie del paese, che ha il suo centro nel triangolo storico (Chiesa Matrice, Sant’Angelo, Arco Arcobaleno), dove sono conservate le reliquie e dove ufficia la Confraternita di San Filippo.
Il Convento di Ciminna: Un Contesto di Fede e Storia
Per quanto riguarda Ciminna, l'informazione disponibile descrive la fondazione e la storia di un importante convento, che ha arricchito il proprio patrimonio religioso con diverse reliquie, sebbene la fonte non specifichi la presenza di reliquie di San Filippo Neri in questo contesto.
Fondazione e Sviluppo del Convento
Il convento di Ciminna fu fondato a richiesta dell’Illustrissimo Don Giovanni Ventimiglia, marchese di Geraci e padrone di Ciminna, nel 1588 con la benedizione dell’Illustrissimo Monsignore Don Cesare Marullo Arcivescovo di Palermo. La comunità religiosa divenne una delle più importanti nella provincia cappuccina di Palermo. Il convento di Ciminna fu designato dai superiori dell’ordine come sede di noviziato e di studi.
La chiesa fu costruita nella stessa epoca del convento per uso dei religiosi, ma nel 1755 fu rinnovata dalle sue fondamenta e ridotta nella forma attuale.
Le Reliquie Venerate a Ciminna
La chiesa del convento di Ciminna fu in seguito arricchita da pitture e molte reliquie, principalmente i corpi di San Aurelio e San Felice martire. Il testo fornito non menziona esplicitamente reliquie di San Filippo Neri tra quelle custodite in questo specifico convento.
