Le Canoniche Parrocchiali: Tra Simbolo Comunitario e Nuove Destinazioni

La canonica è uno dei luoghi simbolo in una parrocchia. È la “casa del prete”, uno dei riferimenti per i fedeli e non solo di una comunità. Con il progressivo calo del numero di presbiteri, un fatto inevitabile da tempo, si è assistito a un aumento delle canoniche senza parroco residente. Questa situazione, metabolizzata con sofferenza e difficoltà dalle singole comunità, chiede un profondo ripensamento del modo di essere chiesa e di vivere la propria responsabilità ecclesiale.

Foto di una canonica tradizionale italiana

La Sfida delle Canoniche Non Residenziali

Ad oggi, 144 canoniche in una diocesi specifica (Vicenza, come emerge dal testo) sono senza parroco residente. Di queste, circa il 40% delle parrocchie è entrato a far parte di Unità pastorali. Questo scenario ha spinto le singole comunità a camminare e maturare una nuova consapevolezza riguardo alla destinazione di questi immobili.

Il Discernimento Diocesano e l'Iniziativa Locale

Nel cammino di discernimento e di crescita s’inserisce la scelta della destinazione delle canoniche non più residenza dei parroci. Il Vicario generale mons. Lodovico Furian sottolinea l’importanza che la decisione sia assunta dalla singola parrocchia, concedendo il tempo necessario per una riflessione approfondita. Non esiste una soluzione scontata o imposta dall'alto, sebbene le singole decisioni vedano comunque sempre il coinvolgimento della Diocesi.

La Lettera natalizia del Vescovo Beniamino Pizziol, diffusa in tale contesto, ha sollecitato una riflessione sulla situazione dei numerosi cittadini per i quali “non c’è posto nell’alloggio”, invitando parrocchie, ordini e congregazioni religiose a “fare un serio esame di coscienza sull’uso dei beni, degli ambienti, degli spazi che possiedono”. Nella diocesi, questa riflessione è in atto da tempo, eppure mons. Pizziol invita a intensificarla.

Diverse Destinazioni per un Bene Comune

La richiesta che si riscontra nella gran parte delle comunità è che questi edifici siano un luogo vivo, utile alla comunità o comunque un segno di carità della chiesa locale nei confronti delle situazioni più bisognose. In genere, c’è una buona disponibilità da parte dei parrocchiani a pensare a usi diversi per questi luoghi, purché siano destinati a qualcosa che non risulti estraneo alla parrocchia e allo spirito che la anima.

Spazi per Attività Pastorali e Sociali

In molte situazioni, almeno una cinquantina, questi edifici erano già usati anche come luoghi d’incontro per le attività parrocchiali. Mons. Furian spiega che si tratta di contesti dove non ci sono altri spazi di aggregazione e dove la parrocchia ha bisogno di un punto fisico di ritrovo. Attualmente, 51 canoniche sono utilizzate abitualmente per le attività pastorali delle singole comunità cristiane.

La Sfida degli Edifici Inagibili

Più di trenta canoniche sono inagibili e rappresentano un problema primariamente economico. Per ristrutturare queste case, osserva Furian, servono spesso ingenti risorse economiche che le comunità non hanno. Su questo si sta facendo una valutazione puntuale, caso per caso, disponibili a considerare le soluzioni più diverse.

Schema di flusso decisionale per le canoniche inagibili

Esempi Concreti di Riuso delle Canoniche

La Canonica di Terrossa: Una Casa Famiglia

L’iter per la destinazione delle canoniche coinvolge spesso il Consiglio Pastorale e l'Assemblea parrocchiale, come narrato da don Diego Zaupa, arciprete dell’Unità Pastorale Roncà-Terrossa. La canonica di Terrossa, dal 1° gennaio 2013, è abitata dai coniugi Donata e Marcellino Dalla Chiusa, assieme ai loro due bambini e ad altri “figli” in affido (tre in modo stabile e uno in modo saltuario). Essi fanno parte della Comunità Papa Giovanni XXIII e la loro casa famiglia ha il nome di “Santa Chiara”. Il rapporto con la parrocchia è ottimo: i ragazzi del catechismo e i giovani dei gruppi visitano periodicamente la casa famiglia, e alcuni adulti prestano servizi di supporto alla vita familiare.

Santa Maria Ausiliatrice (Vicenza): Custodia e Famiglia

L’esperienza di dare casa a una famiglia si ritrova anche nella canonica della parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice a Vicenza, dov’è parroco don Alberto Baron Toaldo della Pia Società San Gaetano. Dopo che la Congregazione ha chiesto ai parroci di tornare nell’Istituto per rafforzare la vita comunitaria, la canonica è rimasta libera. Da maggio 2013, il pianterreno continua a ospitare la sala per gli incontri e l’ufficio del parroco, mentre il piano superiore è diventato un alloggio per una famiglia cattolica di origine bosniaca composta da papà, mamma e tre figli, che si è assunta l’incarico di custodire i locali parrocchiali e la chiesa.

Cresole: Molteplicità di Destinazioni

Per la canonica di Cresole, entrata a far parte dell’Unità Pastorale di Rettorgole, è stata decisa una molteplicità di destinazioni. Don Simone Stocco illustra che i locali sono ripartiti tra quattro esperienze diverse. Accolgono due servizi pubblici garantiti da ULSS e Comune di Caldogno: lo Spuma Get (Gruppo Educativo Territoriale), un centro diurno per persone disabili, e un doposcuola per ragazzi con difficoltà di apprendimento gestito da uno psicoterapeuta. La canonica ospita inoltre una famiglia composta da un genitore anziano e una figlia disabile, e una comunità di religiose, le Figlie di Nazareth, che qui hanno alloggi e una cappellina. Don Simone Stocco riflette che la convivenza con la comunità cristiana non deve mai essere data per scontata, e la comunità cristiana va continuamente motivata e accompagnata ad accogliere nel proprio vissuto ognuna di queste esperienze.

Unità Pastorale Riviera di Vicenza: Canoniche in Missione

Nel discernimento per la destinazione delle canoniche non più abitate dai preti, l’Unità Pastorale Riviera di Vicenza ha realizzato un "en plein". Don Giuseppe Pasquale e don Diego Castagna, i due parroci in solido, risiedono in quella di Longara, ma per le altre quattro (Campedello, Debba, Santa Croce Bigolina e San Pietro Intrigogna) è stata trovata un’immediata destinazione. La canonica di San Pietro Intrigogna è diventata una “canonica in missione”: la famiglia di Andrea e Anna Losi, con i loro tre bambini, arrivata dall’Ecuador dopo un’esperienza missionaria, ora pratica l’operazione “Porte aperte”, accogliendo i giovani che desiderano conoscere la realtà dell’OMG e confrontarsi su questioni che riguardano la missione.

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