La Cattedrale di Santa Maria Annunziata a Otranto: Un Capolavoro di Storia e Arte

La Cattedrale di Santa Maria Annunziata, conosciuta anche come Cattedrale di Otranto, si erge maestosa su una delle collinette che caratterizzano la città salentina, rappresentando un monumento simbolo. La sua costruzione risale a partire dal 1068 in epoca normanna, e si presenta come un chiaro esempio di architettura romanica nel Salento. Edificata al posto della precedente chiesa preromanica, la nuova fabbrica sorse sui resti di una domus romana e sulle vestigia dell'antica acropoli messapica, probabilmente anche su un luogo di culto preesistente.

L'Architettura Esterna e il Portale Barocco

La facciata della Cattedrale di Otranto, originariamente semplicissima e "a salienti", ha subito numerosi interventi nel corso dei secoli che ne hanno arricchito l'aspetto. Tra questi spicca un enorme rosone di gusto gotico, risalente al XV secolo e caratterizzato da sedici raggi.

Il Portale Centrale

La sovrastruttura barocca del portale centrale, elemento di grande rilievo, fu eseguita nel 1674 per volontà dell’arcivescovo Gabriele Adarzo di Santander (1657-1674). Essa è composta da due colonnine per lato che sorreggono l’architrave, sopra il quale si erge lo stemma del vescovo committente, affiancato da due angeli. Ai piedi dello stemma, un'epigrafe riporta la data di esecuzione dell'opera.

Portale barocco della Cattedrale di Otranto con stemma e angeli

La torre campanaria, coeva alla cattedrale, si presenta come una struttura autonoma, separata dall’edificio sacro.

L'Interno della Cattedrale: Navate e Soffitti

L'interno della Cattedrale è considerato il vero gioiello di Otranto. Si articola in tre navate intervallate da archi a tutto sesto, sorretti da colonne in granito i cui capitelli sono tutti diversi l'uno dall'altro. In origine, il tetto era impostato su capriate lignee dipinte, visibili dall’esterno in epoca romanica, successivamente nascoste da interventi successivi. Il tetto attuale è caratterizzato da lacunari di legno che coprono le capriate.

Nel corso del tempo, l'aula liturgica ha subito importanti trasformazioni. Sul finire del XVII secolo, l’arcivescovo Francesco Maria De Aste (1696-1719) ne trasformò integralmente l’aspetto, arricchendola di stucchi e affreschi e commissionando la realizzazione del mirabile soffitto della navata centrale in legno dorato in stile moresco. Sotto il suo episcopato, le absidiole laterali furono demolite per far spazio alle cappelle dei Martiri idruntini e del Santissimo Sacramento. I controsoffitti lignei delle navate laterali, invece, risalgono al 1827.

Al termine delle navate vi sono tre absidi: quella di destra conserva il battistero del XVIII secolo in stile barocco, commissionato dall’arcivescovo Michele Orsini (1722-1752), e una tela raffigurante San Michele Arcangelo risalente allo stesso periodo. Quella di sinistra ospita la Cappella dei Martiri.

Il Monumentale Mosaico Pavimentale di Pantaleone

La meraviglia più grande della cattedrale è il suo pavimento a mosaico, un'opera estesa per oltre 600 mq e realizzata con piccole tessere di pietra locale di vario colore tra il 1163 e il 1165. L'autore di questo capolavoro è stato Pantaleone, un presbitero greco appartenente al monastero di San Nicola di Casole, su commissione dell’arcivescovo Gionata. Il mosaico originale è interamente conservato e si sviluppa lungo le navate, il presbiterio e l'abside.

Dettaglio del mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto

Simbolismo e Interpretazioni

Alla base del mosaico della navata centrale, un’iscrizione riporta la commissione dell’arcivescovo al monaco greco. Sopra di essa, due grandi elefanti sorreggono la base dell’albero, intesi, secondo A. Antonaci, come “la forza fisica e morale su cui poggia la storia umana”. L’elefante di sinistra è affiancato da due atleti che lottano tra loro con un bastone e uno scudo, sulle cui teste compare l’immagine di Diana cacciatrice. Queste figure sono state soggette a diverse interpretazioni: c’è chi ha visto in esse l’allegoria dello Scisma tra la Chiesa d’Occidente e la Chiesa d’Oriente, mentre altri vi hanno scorto la rappresentazione di Satana.

Scene Bibliche e Mitologiche

Procedendo nel mosaico, si ritrovano scene appartenenti alla Genesi, tra cui la costruzione della Torre di Babele. Ritornando alla base dell’arbor vitae per ripercorrere il lato sinistro dell’albero, è possibile ammirare, a sinistra dell’elefante, due trombettieri a cavallo. Sul ramo sopra le loro teste è seduto un giovane meditante, al di sopra del quale si trova la figura ieratica del condottiero macedone Alessandro Magno, contrassegnato dalla scritta “Alexander rex” e accompagnato ai lati da due grifoni.

A seguire, una serie di animali, appartenenti sia al mondo reale che a quello mitologico, include l’uomo sul delfino che rimanda al citaredo Arione di Metimna, il quale con la sua musica incantò l’animale marino. Infine, è presente l’Arca di Noè. Il mosaico include anche la grandiosa immagine di re Artù.

Passando nella zona presbiteriale, si ritrovano altri sedici clipei con personaggi biblici, come Eva tentata dal serpente ed Adamo intento ad afferrare il frutto proibito. Nella zona dell’abside, è possibile ammirare scene ricavate dal Libro di Giona, con la rappresentazione dello stesso profeta.

Nei mosaici della navata destra ritornano gli esseri mitologici come il gigante Atlante che sostiene un globo, sfingi, arpie, il minotauro e un uomo designato come Samuele. Nella navata di sinistra, invece, è raffigurato il Giudizio Universale con il Paradiso e l’Inferno divisi da un albero: nel Paradiso emergono le figure stanti di Abramo, Isacco e Giacobbe, al di sotto dei quali è riprodotto il Paradiso Terrestre; nell'Inferno, ritroviamo la figura di Satana.

I Mesi e il Ciclo della Vita

Dopo una seconda iscrizione trasversale, il mosaico presenta la rappresentazione dei mesi attraverso l’attività lavorativa che si svolge in quel periodo dell’anno, con il rispettivo segno zodiacale, ciascuno raffigurato all’interno di un clipeo. Questo ciclo simboleggia la fatica che l’uomo è costretto ad affrontare come conseguenza del Peccato Originale.

Per esempio, il mese di Giugno è rappresentato da un contadino intento a mietere il grano, con la riproduzione del segno zodiacale dei Gemelli. I mesi invernali, come Gennaio e Febbraio, caratterizzati da un clima rigido e dall’impossibilità di lavorare, sono rappresentati da un uomo che si riscalda davanti al fuoco e un altro che arrostisce un maiale allo spiedo.

Il mosaico prosegue con ulteriori episodi estrapolati dalla Genesi: a destra Adamo ed Eva dopo aver commesso il Peccato Originale, a sinistra l’angelo che caccia i progenitori dell’umanità dal Paradiso Terrestre, Caino e Abele che offrono sacrifici a Dio e la scena del primo fratricidio. Le mani di Dio compaiono con l’iscrizione “Ubi est frater tuus?” (Dov’è tuo fratello?).

Il mistero di Re Artù ad Otranto, e l'Intelligenza Artificiale.

La Cripta: Un Tesoro Sottoterra

La visita alla cattedrale continua con la cripta, alla quale si accede scendendo una scalinata dalla chiesa. Questa grande cripta ipogea dell’XI secolo si estende per tutto il transetto della chiesa ed è divisa in cinque navate, con sessantotto colonne monolitiche che sorreggono volte a crociera. Le colonne sono connotate da capitelli di ordini diversi con elementi provenienti da vari repertori figurativi, riutilizzati da altri edifici. Questa struttura, che riprende in proporzioni ridotte la celebre Cisterna di Teodosio o della Moschea di Cordova, si caratterizza per il gran numero di colonnine, una diversa dall'altra, necessarie per mantenere il peso della cattedrale al piano superiore.

Interno della cripta della Cattedrale di Otranto con le sue colonne

L’ambiente sotterraneo termina con tre navate semicircolari. In quella di destra, in particolare, è sopravvissuto un affresco raffigurante la Madonna con il Bambino (XIII secolo), insieme ad altri affreschi raffiguranti Cristo maestro (XIII secolo) con una particolare costruzione prospettica, e infine un Presepe tra Sant’Antonio e San Francesco, risalente alla fine del XVI secolo. Inoltre, è possibile ammirare quattro colonne monolitiche di pietra leccese, realizzate dall’architetto Gabriele Riccardi nel 1524, che ricordano la terribile sorte dei martiri.

La Cappella dei Martiri e la Storia del 1480

In fondo a destra, o al termine della navata destra, si trova la Cappella dei Martiri, edificata per ordine di Ferdinando I di Napoli e ricostruita a spese pubbliche nel 1711. Il fine di questa cappella è quello di commemorare i Santi Martiri di Otranto, e al suo interno sono conservati i loro resti mortali e il masso del martirio.

Un episodio terribile che segnò la storia della Chiesa avvenne nell’estate del 1480, quando i Turchi, sotto il comando di Acmet Pascià, attaccarono la città. L'11 agosto fecero irruzione nella cattedrale, dove uccisero l’anziano arcivescovo Stefano Pendinelli, i sacerdoti e i civili che vi si erano rifugiati per cercare conforto nella preghiera. Gli ottocento abitanti di Otranto furono massacrati e decapitati per non aver voluto rinnegare la fede cristiana. A seguito di questi eventi, la chiesa fu adibita a moschea e la peggior sorte toccò agli affreschi del XIII secolo, che furono rimossi e distrutti, ad eccezione di quelli raffiguranti la Madonna, i cui resti sono ancora oggi ammirabili nella navata laterale di destra.

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