I Sacri Monti sorgono storicamente come “libri dei poveri”, raccogliendo l’antica tradizione popolare di raccontare, attraverso dipinti e statue a chi non sapeva leggere, la vita e le opere di Cristo. Essi riaffermano la prerogativa del Cattolicesimo quale esclusivo interprete e mediatore tra Dio e l’Uomo. In questo contesto, diversi luoghi in Italia custodiscono significati profondi e, in alcuni casi, reliquie legate al Monte Calvario.
Il Sacro Monte Calvario di Domodossola: Storia, Devozione e Architettura
Dalla sua fondazione, a metà del Seicento, il Sacro Monte Calvario di Domodossola è stato un luogo di pace, preghiera e meditazione. Nel 1656, due frati cappuccini del convento di Domodossola, i padri Gioachino da Cassano e Andrea da Rho, scelsero il Colle Mattarella, che sovrasta la città, per farne un luogo ospitante il Sacro Monte Calvario. Nacque così una serie di dodici cappelle con un apparato decorativo di statue ed affreschi, che rappresentano le Stazioni della Croce, e tre cappelle che illustrano la Deposizione dalla Croce, il Santo Sepolcro e la Resurrezione. Il progetto dei due frati era quello di creare una “Via Processionale” lungo le pendici del Colle Mattarella, con una serie di croci che segnassero le “stazioni” della Via Crucis e con un Santuario dedicato al SS.

Le Stazioni della Via Crucis
- La I^ stazione “condanna a morte di Gesù” fu eretta nel 1900, con statue in gesso raffiguranti la scena di Ponzio Pilato, su quanto restava della precedente del Settecento, distrutta nel 1830 da una deflagrazione dopo essere stata requisita in epoca Napoleonica e adibita a deposito di polvere da mina.
- La V^ stazione “Il Cireneo” fu completata nel 1837 a spese del conte Giacomo Mellerio.
- La VI^ stazione “Gesù incontra la Veronica” fu eretta nel 1770; le statue, collocate nel 1957, sono di Vincenzo Demetz di Ortisei.
- La XIII^ stazione “Deposizione di Cristo dalla Croce” è un capolavoro del Bussola (1665) raffigurante la deposizione con San Giovanni, San Giuseppe d’Arimatea e Maria con Maddalena.
Il Ruolo dei Padri Rosminiani
L’arrivo del sacerdote e filosofo Antonio Rosmini, nel 1828, diede nuovo impulso alle opere e alla spiritualità del Sacro Monte Calvario. Prima del suo arrivo si era abbattuta anche sul Sacro Monte Calvario la grande crisi seguita alla Rivoluzione francese che coinvolse le istituzioni civili e religiose. Il Beato Antonio Rosmini, filosofo e teologo nato a Rovereto nel 1797 e morto a Stresa nel 1855, grazie all’amicizia con il conte Giacomo Mellerio (originario di Domodossola, vicegovernatore di Milano, gran cancelliere di Lombardia e consigliere aulico dell’Imperatore a Vienna), trovò ospitalità dal 1828 nella canonica del Sacro Monte, dove fondò una congregazione religiosa, “l’Istituto della Carità” (oggi conosciuto come “Padri Rosminiani”). Il Mellerio, benefattore di Domodossola, affidò ai Rosminiani la direzione e la conduzione delle scuole da lui fondate nel 1818. Grazie alla presenza dei Padri Rosminiani (comunità, convento, scuola per novizi e oggi centro di ritiro spirituale), tutto il complesso del Sacro Monte Calvario fu recuperato e preservato da uno stato di abbandono. Visitando il Sacro Monte, è possibile entrare nella piccola cella dove Rosmini si ritirava per pregare e riposare.

Altri Edifici del Complesso
Il portichetto è l’ingresso dell’oratorio della Madonna delle Grazie, completato nel 1667 accorpandolo ad un’edicola preesistente. L’edificio adiacente è una copia della Santa Casa di Loreto, voluta dal Capis e terminata nel 1694. La scritta all’esterno recita: “Ferma il passo e l’attenzione o viandante, qui dove Dio per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e si è incarnato per opera dello Spirito Santo da Maria Vergine e si è fatto uomo.” Un’altra struttura interessante è la Casa del barone Stokalper, che fu residenza del barone Kaspar Jodock von Stokalper (Briga 1609-1691) durante il suo esilio dalla Svizzera a Domodossola. Stokalper, poliglotta e proprietario di numerose miniere e pascoli, controllava la rete commerciale tra l’Italia e il centro Europa attraverso il Passo del Sempione, che ripristinò e attrezzò. La sua ascesa politica lo portò al ruolo di “Gran Balivo” della Repubblica del Vallese, ma una congiura lo costrinse all’esilio a Domodossola nel 1679 per cinque anni.

La Reliquia del Preziosissimo Sangue di Mantova e la Terra del Calvario
La Reliquia del Preziosissimo Sangue di Mantova è una delle principali reliquie del sangue di Cristo. Il primo ritrovamento risale all’804 d.C., citato negli Annali dei Franchi, e segnò la fase della rinascita di Mantova con la nascita della sede vescovile. Papa Leone III autenticò la reliquia, e una porzione finì a Roma (oggi in Laterano) e un’altra piccola porzione in Francia (a Notre Dame). La reliquia fu poi divisa in due parti, una custodita nella zona dove oggi si trova la Basilica di Sant’Andrea e un’altra parte nell’attuale complesso del Duomo, sempre a Mantova. Nel 1048 un mendicante cieco di nome Adalberto vide in sogno Sant’Andrea che gli indicava il luogo dove scavare per trovare la reliquia del sangue di Cristo. Beatrice di Canossa, madre di Matilde, fece costruire una grande abbazia benedettina di cui rimangono ancora oggi alcune tracce. L’altra porzione, quella più piccola del Duomo, fu ritrovata nel 1479.

Vicende Storiche e il Legame con Longino
I primi vasi in metallo prezioso per la reliquia furono commissionati da Isabella d’Este all’inizio del XVI secolo. Nel 1848 si verificò un furto clamoroso, durante la prima guerra d’indipendenza, quando gli austriaci, dopo la battaglia di Montanara, rubarono i sacri vasi e dispersero la reliquia. L’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria fece rifare successivamente i sacri vasi in oro puro, contenenti le reliquie che erano custodite nel Duomo e nella Chiesa di S. Barbara. La tradizione ci dice che nelle ampolle di questi reliquiari vi è il terriccio del Calvario intriso del sangue di Cristo. Un’ulteriore tradizione successiva richiama la storia che il terriccio intriso di sangue sarebbe stato raccolto da San Longino, il soldato che, sempre secondo la tradizione, trafisse il costato di Gesù e che, vedendolo morire, lo riconobbe come figlio di Dio.
Da vari documenti e ricerche, sappiamo che ancora nel XII secolo e nel Talmud i rabbini prescrivevano di raccogliere il sangue dei condannati a morte perché andava custodito insieme al corpo. Inoltre, Virgilio stesso nelle Georgiche lamenta che l’impero aveva confiscato la sua terra di Andes e della vicina Marmirolo, villaggi nei pressi di Mantova, per darle ai veterani di guerra, specialmente ai legionari della X Fretensis, che lavorava proprio in Palestina. Quindi, il fatto che un soldato romano che ha prestato servizio in Medio Oriente sia venuto e morto poi a Mantova non è un fatto storicamente non attendibile. Le ossa di Longino vengono venerate proprio nel sarcofago della Cappella di San Longino, nella basilica di Sant’Andrea, eretta in questo anno giubilare a Santuario del Preziosissimo Sangue.
La leggenda del Sangue di Gesù a Mantova
Unicità e Significato Liturgico
La reliquia di Mantova è unica per essere reliquia non del sangue eucaristico, ma del corpo storico e biologico di Cristo, unendo la Terra del Calvario e il Sangue di Cristo. Per questo la reliquia è stata sempre molto venerata nel giorno dell’Ascensione, quando la liturgia celebra Gesù Cristo che sale al cielo e, quindi, non è più in mezzo a noi con il suo corpo fisico, e la reliquia diventa in questa festa come una prova dell’avvenuta Incarnazione del figlio di Dio. Infatti, nell’Abbazia di Weingarten vicino al lago di Costanza, dove è custodita un’altra piccola porzione di questa reliquia mantovana, si celebra proprio la festa nel giovedì dell’Ascensione e si tratta di una delle manifestazioni religiose più importanti dell’intera Germania. A Mantova, invece, soprattutto con la caduta della dinastia dei Gonzaga, la devozione popolare si è spostata principalmente nella processione del Venerdì Santo, quando la reliquia esce dalla basilica di Sant’Andrea.
Custodia della Reliquia e Arte Devozionale
L’apertura della cassaforte che contiene i vasi sacri è una procedura complessa che richiede la presenza e l’uso delle 12 chiavi da parte del Vescovo, del Presidente del Capitolo della Cattedrale, del Rettore di Sant’Andrea e del Prefetto. La Basilica di Sant’Andrea, la più grande chiesa di Mantova, fu realizzata a partire dal 1472 da Leon Battista Alberti. È la prima grande chiesa con navata unica, volta a botte, profonde cappelle laterali e transetto, caratteristiche che ne fanno il prototipo delle chiese cinquecentesche della Controriforma. La cripta, trasformata a fine del Cinquecento per essere il mausoleo dei Gonzaga, è diventata il luogo della custodia delle reliquie e qui si trovano le due sculture della bottega del grande Antonio Canova, in marmo di Carrara, raffiguranti la Fede e la Speranza. Questa reliquia è legata anche a due grandi santi, poiché una piccola parte fu donata a San Giovanni Bosco e si trova oggi nel Santuario di Santa Maria Ausiliatrice a Torino e un’altra, invece, fu donata per la croce pettorale di San Daniele Comboni, quando partì missionario in Africa. La maestosità della basilica di Sant’Andrea fu voluta proprio immaginando un grande concorso di pellegrini per la devozione al sangue di Cristo che, toccando la terra, ha redento l’umanità da Adamo in poi, rendendoci partecipi della sua vita divina.

Il Santuario di Santa Croce a Monte Calvario di Imperia: Reliquie della Croce
Dopo molti anni ritornano le messe nel Santuario di Santa Croce a Monte Calvario, in una zona panoramica sopra Imperia. Questo santuario deve il suo nome alla terra raccolta dal canonico Bartolomeo Bruno durante un pellegrinaggio proprio nel luogo in cui Cristo venne crocefisso e poi seppellita sul Monte Gagliardone, che dal 1684 avrebbe assunto questo «nome d’arte». Il santuario ha un altro stretto legame con la Passione di Gesù: costituisce la tappa finale della prima Via Crucis allestita da San Leonardo da Porto Maurizio, patrono di Imperia, lungo la scalinata che dall’attuale via Aurelia raggiunge la chiesa. Qui, su piastrelle in ceramica di Albisola, sono raffigurate le quattordici stazioni dell’ascesa al Calvario.

Tradizioni e Patrimonio Artistico
A partire dal 5 febbraio, ogni prima domenica del mese, questo luogo carico di storia e di tradizioni, che dal lontano 1706 è custodito dalla Confraternita della Santissima Trinità, fondata con lo scopo principale di garantire il riscatto dei marinai resi schiavi dai pirati, accoglierà una messa celebrata dal parroco di San Benedetto Revelli, don Stefano Caironi. La funzione verrà officiata alle 11,30 e sarà animata dal coro di San Benedetto Revelli. Spiega don Caironi: «In precedenza qui le celebrazioni eucaristiche si tenevano soltanto in occasione delle feste della Santissima Trinità e dell’esaltazione della Santa Croce, che ricorda la dedicazione del Santuario. È il ripristino di una tradizione, in un luogo di grande suggestione». Di notevole interesse è anche la Via Crucis alla luce delle fiaccole che si snoda fino alla chiesa in occasione della Settimana santa. Sarà anche l’occasione per andare alla scoperta, o alla riscoperta, di un edificio barocco in cui sono custodite opere d’arte e reliquie che la tradizione vuole appartenenti a frammenti della croce di Gesù. Ci sono il Cristo Morto, acquistato a Lucca dal canonico Bruno, oggetto di grande devozione, una Madonna col bambino di scuola francese che risale al XIV secolo, un dipinto di Giovanni Battista Baulli detto «il Baciccio». La Confraternita della Santissima Trinità, che ha come priore Enrico Ascheri, dal 2011 ha aggiunto un ulteriore motivo di interesse, creando accanto al santuario un piccolo ma interessante Museo delle Confraternite. Dice Ascheri: «È stato concepito per essere celebrazione e memoria della storia e della vita di tutte le confraternite liguri, quindi raccoglie al suo interno tutto ciò che è patrimonio ed espressione della vita dei confratelli». Testimonianze delle «Casacce» (questo il loro nome popolare) sono le cappe con cappuccio che costituiscono l’«uniforme» ufficiale dei trinitari, le casse lignee e gli altri arredi portate in processione con le croci. Sono inoltre esposti arredi d’altare del Settecento e opere pittoriche di Francesco Carrega. A ricordare l’attività originaria della confraternita, che era quella di trovare fondi per liberare i prigionieri dei pirati, nel santuario si può vedere una piccola statua del 1919 che rappresenta il mondo abbracciato da un uomo asiatico e da uno africano.

Il Tumulo Etrusco di Monte Calvario a Castellina in Chianti
Le colline di Castellina in Chianti restituiscono continuamente tracce di frequentazione dell'uomo fin dal VII secolo a.C., lungo una importante traccia viaria di crinale che metteva in comunicazione le grandi città dell'Etruria marittima - Vulci, Vetulonia e Roselle - con i mercati del Nord, Spina soprattutto, il più importante porto emporio dell'Adriatico verso l'Oriente. Il tumulo di Monte Calvario, dal diametro di circa 53 metri, così chiamato da una cappellina edificata sulla sommità, è formato da quattro tombe ipogee, con camera principale e cellette laterali. Individuato già nel XVI secolo e depredato della maggior parte dei corredi, è stato riscoperto e scavato nel 1915, restituendo fra l’altro decorazioni in ferro e bronzo da un carro da guerra e una testa di leone in pietra serena. I reperti recuperati permettono di datare il tumulo alla fine del VII secolo a.C., in pieno periodo orientalizzante. A nord, lungo la strada per San Donato in Poggio, è visibile l’antica acropoli cinta di mura, che conserva al proprio interno un pozzo ancora perfettamente funzionante.
