Opera Parrocchiale Ottocentesca: Storia e Testimonianze Artistiche

La frazione di Portis, situata a nord del centro di Venzone lungo la Statale 13 Pontebbana, subì danni ingenti a causa dei terremoti del 1976. Attualmente, sono visibili i resti di alcune abitazioni che portano evidenti tracce delle distruzioni subite.

L'edificio ecclesiastico moderno, pur ispirandosi alle forme delle tradizionali chiesette, si presenta con una facciata a capanna e un ampio ingresso centrale ad arco. A fianco si erge il campanile. L'aula interna è caratterizzata da un soffitto a travi lignee e capriate, illuminata da quattro finestre rettangolari. Il presbiterio, rialzato di un gradino, si apre con l'arco santo ed è illuminato da sei alte finestre rettangolari. Sul lato destro dell'aula, due aperture ad arco a tutto sesto conducono alla sacrestia e al battistero.

I resti dell'antica chiesa (coordinate 46.35015 - 13.14371) e del cimitero si trovano a monte della strada statale, in corrispondenza dell'area denominata Portis vecchio. Fortemente lesionata dai terremoti del 1976 e situata in una zona a rischio, la vecchia chiesa di San Bartolomeo è stata lasciata allo stato di rudere.

Origini e Ristrutturazioni della Chiesa Antica

L'edificio di culto più antico potrebbe avere origini duecentesche. La tradizione locale menziona un'antica chiesetta, detta "pagana" (termine che si ritiene indicare una chiesa di epoca longobarda), collegata alle stazioni di viaggio sorte lungo la via che conduceva da Aquileia in Carinzia tra il X e l'XI secolo. A questa chiesa era annesso un eremitorio, la cui esistenza è attestata in un atto del 1336.

La chiesa subì una completa ristrutturazione e ampliamento tra il 1861 e il 1876.

Resti dell'antica chiesa di San Bartolomeo a Portis

Il Crocifisso della Vecchia Parrocchiale

Dalla vecchia Parrocchiale ottocentesca proviene un grande crocifisso in legno di pioppo dipinto (dimensioni 174x156x30 cm). Si ipotizza che quest'opera, probabilmente realizzata per la chiesa medievale, occupi oggi il centro dell'abside. Le numerose alterazioni subite dal crocifisso nel corso dei secoli hanno generato interpretazioni cronologiche molto divergenti.

Nei primi decenni del XX secolo, l'opera era attribuita al XV o XVI secolo. Il crocifisso conserva ancora numerosi elementi che ne testimoniano l'originale carattere romanico:

  • L'alta corona gemmata, di forma arcaica e stilizzata.
  • Il torace tripartito.
  • Il perizoma con le sue pieghe piatte e aderenti.
  • Gli stinchi e i piedi finemente intagliati.

Il crocifisso risente di un duplice influsso culturale, germanico e veneto-bizantino, conseguenza delle vicende storiche e della posizione geografica del territorio di Venzone. L'iconografia della maestosa corona regale e l'impostazione generale suggeriscono un collegamento con opere di ambito nordico, mentre l'andamento del corpo e i moduli plastici richiamano la produzione regionale influenzata dall'arte veneto-bizantina.

Cristo è raffigurato con il capo leggermente reclinato verso destra, le braccia inclinate verso l'alto che sorreggono il peso del corpo e le mani a cucchiaio con il pollice verso l'interno. Il busto appare quasi perfettamente frontale, mentre le gambe accostate e lievemente flesse verso sinistra conferiscono un andamento sinuoso all'intera figura. I piedi, finemente intagliati e leggermente ruotati verso l'esterno, poggiano su un suppedaneo ornato di foglie.

Il restauro del 1991 ha rivelato che lo strato pittorico visibile, risalente al XVIII secolo, costituisce la quarta ridipintura sulla policromia originale.

Dettaglio del Crocifisso di Portis

Altri Elementi Provenienti dalla Chiesa Ottocentesca

Della chiesa ottocentesca provengono anche la lastra tombale del primo pievano di Venzone (1397) e ciò che si è conservato del fonte battesimale, realizzato da Carlo di Francesco da Carona (noto come Carlo da Carona o Carlo da Udine), nato verso il 1485 e giunto in Friuli in giovane età, prima a San Daniele e poi a Udine.

Contributi Bibliografici

La storia e l'arte legate al crocifisso e alla chiesa di Portis sono state oggetto di diverse pubblicazioni:

  • Bertoni Cren Nadia, Scarel Silvia (a cura di), Il Cristo ritrovato. Dalla Basilica dei Santi Felice e Fortunato di Aquileia alla Cappella Bresciani di Cervignano del Friuli: confronti e restauri.
  • Bertoni Nadia, Cren Stephane, Il Crocifisso di Portis. Storia e restauri di una scultura lignea medievale. Parrocchia San Bartolomeo Apostolo.
  • Marchetti Giuseppe e Nicoletti Guido, La scultura lignea nel Friuli. Silvana Editoriale d’Arte Milano.
  • Morandini Stefano, Cozzi Donatella (a cura di), Portis: la memoria narrata di un paese.
  • Nazzi Laura, scheda n. 13 in Mor Luca (a cura di), Il crocifisso di Cividale e la scultura lignea nel Patriarcato di Aquileia al tempo di Pellegrino II.
  • Semff Michael, Appunti sulla scultura lignea romanica in Friuli, in La scultura lignea in Friuli - Atti del Simposio Internazionale di Studi, Udine 1983.

Necropoli del Crocifisso del Tufo - Camper 21/06/2023

Noventa Padovana: Storia e Patrimonio Artistico

Noventa Padovana, in epoca di grande espansione industriale e rapida trasformazione edilizia, si conserva come uno dei paesi più integri della "riviera" e uno dei più belli della campagna veneta. Ciò è dovuto alla presenza di numerose ville antiche e alla particolare conformazione del paese, che presenta ancora ampie zone verdi tra i nuclei abitati. Alcune delle sue antiche ville sono situate lungo assi panoramici di notevole bellezza, come quello che include la chiesa Parrocchiale, offrendo a Noventa viste accoglienti da diverse prospettive.

Nonostante la sua struttura possa essere considerata esemplarmente moderna, questo centro ha origini molto antiche. Noventa è menzionata per la prima volta nel 917 in un diploma di Berengario, in cui l'imperatore confermava ai canonici di Padova la proprietà dei beni esistenti in quei territori. La sua esistenza è documentata anche nel 964 in un documento del vescovo Ildeberto, e ulteriormente nel 1027 e 1055 in carte relative all'imperatore Corrado II.

Nel 1054, il vescovo di Padova Bernardo donò ai Canonici quattro masserie sulla riva del Brenta, con l'obbligo di provvedere, con il ricavato delle vendite, all'illuminazione del Duomo. Nel 1095, Noventa viene citata per la presenza di un porto sul Brenta e per le relative gabelle. In passato, il Brenta scorreva molto vicino al paese, presso l'attuale villa ex Valmarana, e solo le successive rettifiche del suo corso l'hanno separato da Noventa. La località era un punto strategico per il movimento delle merci dirette a Padova; infatti, nel 1209, i padovani scavarono il canale Piovego per collegare il corso del Brenta alla città.

Sviluppo Storico e Architettonico

Le notizie su Noventa diventano più dettagliate a partire dal XIII secolo. Nel 1239, Agnese, moglie di Federico II, fu ospite in un castello che sorgeva in loco. Si narra che lo stesso imperatore amasse cacciare in questa zona. Successivamente, il castello dei Dalesmanini fu distrutto da Ezzelino, e le sue rovine erano ancora visibili nel XV secolo. Il castello sorgeva dove ora si trova la villa ex Valmarana.

A partire dal XV secolo, Noventa vide la costruzione di nuove dimore e ville prestigiose. Ad esempio, la settecentesca villa Cappello - Collizzolli fu ricavata dal rifacimento di un edificio cinquecentesco, situato accanto alla canonica. Nel 1508, si stabilì a Noventa un convento di frati del Terzo Ordine Francescano, che ebbe sede di fronte all'attuale municipio e fu soppresso nel 1769. L'importanza di Noventa è indubbiamente legata alla sua prosperità e all'elevata vita spirituale del centro.

In questo paese, caratterizzato da una frammentazione delle proprietà, la chiesa rappresentò per secoli l'unico luogo pubblico. La sua bellezza, frutto di ciò che l'arte più aristocratica poteva offrire, era anche un dono concreto della classe più ricca a quella più povera. Inoltre, la chiesa è il luogo in cui si perpetuano i ricordi più cari e sacri di una vita: nascite, feste, lutti, il punto di aggregazione e riconoscimento delle memorie delle generazioni. Si pensi al significato di un'immagine, di una statua o di un altare, che i padri, i figli e i nipoti di una comunità hanno fissato, immutati, nelle vicissitudini del tempo.

Villa storica a Noventa Padovana

La Chiesa Parrocchiale di Noventa Padovana

La prima notizia di una chiesa a Noventa, dedicata ai Santi Pietro e Paolo, risale a una visita pastorale del 1454. Il centro era diventato sede parrocchiale nel 1453. La chiesa era allora di dimensioni modeste e aveva la facciata rivolta a occidente, contrariamente all'orientamento attuale.

L'attuale chiesa fu costruita nel 1747 e, anch'essa dedicata ai Santi Apostoli Pietro e Paolo, venne consacrata il 6 luglio 1749 dal Cardinale Carlo Rezzonico, futuro Papa Clemente XIII. L'autore della struttura architettonica, di cui non si conoscono le generalità, dovette possedere notevoli capacità, conferendo all'edificio un'impronta molto semplice, in linea con il gusto classicheggiante dei maggiori architetti veneti dell'epoca, come Massari o Preti.

Architettura e Decorazioni Esterne

La facciata è equilibrata, con un disegno elementare delle sue componenti: pilastri, portale, nicchie e timpano. Particolare attenzione meritano il coronamento del portale e le curve cornici di gusto rococò che decorano sia il timpano che le superfici speculari della facciata. Anche le nicchie e le statue conferiscono un movimento chiaroscurale all'insieme.

Le fonti attribuiscono queste statue, e quelle sopra il timpano, allo scultore padovano Pietro Danieletti, autore anche dell'altare maggiore all'interno. Osservando attentamente, si nota una certa differenza tra le due statue nelle nicchie, gli angeli del portale e le figure del coronamento.

Facciata della Chiesa Parrocchiale di Noventa Padovana

Interni e Opere d'Arte

L'interno della chiesa presenta una navata unica, di forma rettangolare, spaziosa e luminosa, coperta da un soffitto piano appena curvato ai lati verso le pareti. Originariamente, l'interno era ancora più semplice, privo delle incorniciature dipinte realizzate nel 1953.

La parete d'ingresso è movimentata dall'alto organo e da una cantoria che si estende lungo quasi tutta la larghezza della chiesa con un lieve movimento curvo. Su questa cantoria sono esposte tre tele raffiguranti la "Moltiplicazione dei pani e dei pesci", "Cristo e l'adultera" e "L'incontro con Zaccheo". Sono opere di un pittore settecentesco di cui si ignora il nome.

Entrando nella chiesa, va subito notata l'acquasantiera di sinistra, del XVI secolo, molto elegante. Insieme ai cancelli del Fonte Battesimale e alla balaustrata, apparteneva al Convento Francescano citato in precedenza.

Su una nicchia alta nella parete si trova una Madonna con Bambino in marmo, attribuibile con certezza a Giovanni Bonazza. A Noventa, G. Bonazza scolpì anche alcune statue in pietra nel giardino di villa Cappello. Questa Madonna, databile intorno al 1710, è una delle sue opere più belle nel genere, unendo la raffinatezza estrosa del rococò a una particolare semplicità e cordialità di espressione. La statua si trovava un tempo sull'altare a sinistra dell'abside, dove ora è posta la statua di San Giuseppe.

Sulla parete destra, di fronte alla Madonna del Bonazza, si trova una tela con la Madonna del Carmine tra vari Santi che intercedono per le anime purganti; l'opera, pur di un certo interesse, non presenta pregi notevoli.

Segue l'altare della Madonna, un tempo dedicato a San Giovanni Battista, risalente al 1580. L'altare successivo, dedicato a Sant'Antonio, serviva un tempo al culto dei Santi Sebastiano e Rocco.

Si ricorda infine la Via Crucis, opera ottocentesca, datata 1869 secondo una nota del registro parrocchiale. La stessa nota attribuisce la Via Crucis a Francesco Hayez, un'attribuzione di un certo interesse, anche se mancano dati più sicuri, poiché rivela una consapevolezza della qualità di tali opere anche in passato.

Nel soffitto si ammira un grande affresco che rappresenta il Martirio e il Trionfo dei Santi Pietro e Paolo. Quest'opera conserva ancora certi caratteri tardosettecenteschi affini alla pittura di G.B. Canal, rappresentando l'ultima eco di una grande tradizione decorativa ormai esaurita.

Affresco nel soffitto della chiesa parrocchiale

L'Abside e l'Altare Maggiore

Nell'abside, il tono artistico della chiesa raggiunge un livello decisamente superiore. Le pareti sono decorate da due grandi tele del primo Seicento, adattate e provenienti da altro edificio sacro, raffiguranti l'Adorazione dei Magi e la Presentazione di Gesù al Tempio.

L'Altare Maggiore è opera di Pietro Danieletti, che lasciò la sua firma dietro il San Paolo di destra. È suo anche il bassorilievo che decora il paliotto, un motivo ricorrente negli altari della diocesi eretti in questo periodo, raffigurante Cristo che consegna le chiavi a Pietro.

Completa la decorazione dell'abside una tela raffigurante Gesù dolente con i Santi Pietro, Paolo e Maria Maddalena.

Altare Maggiore della Chiesa Parrocchiale di Noventa Padovana

Il Sagrato e il Campanile

Il sagrato antistante alla chiesa, privo da qualche decennio dei "muretti" che lo delimitavano (era area cimiteriale fino al 1830), si presenta oggi come un solido basamento all'architettura della facciata. È realizzato in marmo rosa di Varegno con corsie centrali e laterali in marmo rosso di Asiago, coprendo una superficie di 390,559 mq.

A fianco nord della chiesa si erge il "curiosissimo campanile" in stile moresco con motivi gotico-veneziani. Fu eretto su una parte a torre più antica tra il 1854 e il 1857, per iniziativa del parroco Mons. Moda e su progetto del prof. Pietro Calcinardi di Desenzano. Poiché l'originale campanile fu innalzato sul basamento del vecchio, si dovette alleggerirlo di molti ornamenti e accorciarlo di alcuni metri rispetto al progetto originale.

Un fortunale il 27 settembre 1942 fece crollare la balaustra sopra la torre campanaria (pergolo di costozza), privando il campanile di un elemento di notevole eleganza. Il tempo ha inoltre logorato l'affresco dei numeri delle ore all'esterno, e l'interno del complesso macchinario dell'orologio è fermo.

Per la sua altezza e originalità, il campanile è divenuto un elemento caratteristico del paesaggio di Noventa. È alto 56 metri; per 22 metri ha forma di torre, per poi proseguire con la cella campanaria, ornata da alti finestroni gotici finemente lavorati. Sulla piattaforma quadrata che copre la cella si alza, su base ottagonale per circa 10 metri, la restante torre, sormontata da una cupoletta su cui si innalza leggera una torretta rotonda. La croce cristiana ricamata in ferro ne costituisce la parte più alta. La sommità della torre ricorda vagamente un minareto arabo.

Il campanile è considerato il pezzo architettonico più bello del XIX secolo a Noventa. Nella cella campanaria sono disposte su travi di ferro le 5 campane dal bel suono argentino. La più grande ha un diametro di 1,20 m e il battaglio è lungo 1,30 m. Sul bronzo sono incise le figure dei Santi Pietro e Paolo, di San Luca e San Giovanni Evangelista, del Crocifisso e dell'Ostia santa, tutte lavorate in bassorilievo.

Campanile in stile moresco di Noventa Padovana

L'Organo e Personaggi Illustri

L'organo fu costruito alla fine del XIX secolo dall'organaro padovano Domenico Malvestio. Egli utilizzò ampiamente materiale più antico proveniente da un altro strumento che verosimilmente esisteva a Noventa fin dal XVIII secolo. Gli ultimi lavori di revisione generale, eseguiti dalla ditta F. Michelotto di Albignasego, hanno messo in luce parecchie file di canne, incluse cinque intere registrazioni, siglate con il marchio caratteristico di Gaetano Callido. Le registrazioni callidiane costituiscono circa il 30% dell'assieme di circa 1.100 canne.

Tra i personaggi illustri legati a Noventa, si ricordano:

  • **Angelo Pavanello** (nato a Caprese, Arezzo, il 30 gennaio 1787, morto a Noventa il 26 giugno 1877): uomo di scienza, fu direttore della Specola di Padova, professore e Rettore dell'Università. A Noventa abitò per molti anni nella villa ora Saccomani. Fu anche "Sindaco zelante e autorevole" dal 1866 al 1875. Lasciò cataloghi stellari pregiati e un trattato di astronomia considerato fondamentale.
  • **Don Antonio Marchesini** (nato a Noventa il 13 novembre 1745): studiò nel Seminario di Padova, insegnò storia sacra e teologia dogmatica, distinguendosi come valente latinista. Scrisse un'opera teologica e fu lodato per la sua religiosità e cultura. Morì il 6 agosto 1831.
  • **Andrea Urbani** (pittore veneziano nato nel 1711): lavorò a Udine, Venezia e Padova. Fu pittore e scenografo alla Corte di Russia tra il 1760 e il 1763. La sua attività pittorica è particolarmente nota per la decorazione di numerose ville venete.
  • **Elena Vendramin Calergi** (nata a Venezia il 25 aprile 1807): sposò il conte Andrea Valmarana. Rimasta vedova, dedicò la sua vita ai poveri e ai malati. Aprì la sua villa di Noventa alle famiglie colpite dall'alluvione del 1882 e si dedicò all'istruzione delle giovani sordomute, legando gran parte del suo patrimonio all'istituzione di un'opera a loro dedicata.
  • **Mons. Giuseppe Visonà** (morto a Faenza il 7 dicembre 1944): sacerdote noto per la sua povertà e dedizione agli altri.

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