L'Eremo della Pace e l'Abbazia di San Paolo d'Argon: Un Viaggio nella Storia e nella Spiritualità

Il borgo di San Paolo d'Argon, porta d'ingresso della Val Cavallina e della Val Calepio, è stato fin dal Medioevo un importante polo culturale ed economico, grazie alla presenza di un grande monastero benedettino.

Le Origini e la Nomenclatura del Luogo

L'antica fondazione del monastero benedettino di San Paolo d’Argon è legata a Giselberto, membro della famiglia dei conti di Bergamo, che il 19 maggio 1079 donò un proprio appezzamento al convento di San Pietro a Cluny. Questo accordo fu un passaggio chiave per la storia della struttura, la quale sarebbe sorta negli anni successivi, come testimoniato già da un documento del 1092. L'abbazia benedettina, dedicata a San Paolo Apostolo, fu poi fondata nel 1089 ai piedi del colle d’Argon dai monaci cluniacensi e divenne una tra le più grandi ed importanti della Lombardia.

Dapprima cluniacense, l'abbazia divenne in seguito cassinese e fu infine soppressa nel 1797, per volere di Napoleone Bonaparte. Fino ai primi decenni del XX secolo il paese era chiamato Buzzone (o Bussone), mentre con San Paolo d’Argon si intendeva soltanto il complesso monastico e l’annessa chiesa. Dal 1948 al borgo è stato attribuito il nome attuale in onore del prestigioso monastero.

Il termine «Argon» non ha nulla a che vedere con il gas nobile studiato in chimica, ma pare una metatesi dell’antica voce lombarda dragon, che significa «frana» o «scoscendimento». Un’altra ipotesi si rifà alla radice indoeuropea arg, «brillare», riferita evidentemente non a una vena argentifera ma alle rocce calcaree della zona o a qualche altra caratteristica del suolo.

L'Abbazia Benedettina: Un Scrigno di Arte e Architettura

Il tempo non sembra esser mai trascorso all’interno dell’abbazia di San Paolo d’Argon, un autentico scrigno di opere d’arte, frutto di un progetto di bellezza realizzato nell’arco di due secoli, dal Rinascimento sino al Barocco più maturo. Varcata la soglia di ingresso, lo spazio esplode in una sinfonia di immagini, storie e simboli secondo un preciso disegno teologico ed artistico.

Lo Sviluppo del Monastero nel Quattrocento

Dopo secoli trascorsi fra lavoro e preghiere, come previsto dall’ordine fondato da San Benedetto da Norcia, la vita del monastero si accese verso la metà del Quattrocento. Papa Paolo II decise di affidarlo in commenda a Giovanni Battista Colleoni, nipote del celebre condottiero Bartolomeo. Rimasto nelle sue mani per circa due decenni, quest'ultimo decise di rinunciare al beneficio nel 1496, offrendo l’edificio alla Congregazione di Santa Giustina di Padova, denominata pochi anni dopo “Cassinese”.

Questo passaggio di proprietà si rivelò particolarmente fiorente per lo stabile. La volontà degli abati di ammodernare e ampliare gli spazi portò, nel 1512, alla realizzazione del chiostro piccolo.

Pianta o schematica rappresentazione dell'Abbazia di San Paolo d'Argon con i suoi chiostri

I Chiostri Rinascimentali: Armonia e Rigore

Progettato da Pietro Isabello, il chiostro piccolo è delimitato da diciotto colonne corinzie in marmo rosa di Zandobbio, raccordate da archi a tutto sesto e cornici in laterizi, per un perimetro complessivo di undici metri per diciassette. La mano dell’architetto orobico è visibile anche nel chiostro maggiore, risalente al 1536, circondato da trentadue pilastri in marmo bianco di Zandobbio uniti da archi a sesto ribassato e da quattro “mascheroni” dediti a raccogliere l’acqua piovana.

Se nel caso del cortile più piccolo non è più possibile osservare l’antica fonte (oggi inserita nei giardini di una villa seicentesca di Città Alta), al centro del loggiato maggiore è possibile notare la presenza di un pozzo in marmo. L’abbazia è caratterizzata da questi due splendidi chiostri rinascimentali, perfettamente conservati e contraddistinti dal candore del marmo bianco di Zandobbio e dal disegno armonico e rigoroso. I principali ambienti monastici si affacciano su questi due chiostri - Minore e Maggiore - dove la luce si riverbera nelle colonne e nei pavimenti realizzati in marmo bianco e rosa di Zandobbio. L'antico monastero è un piccolo gioiello d’arte e architettura sacra che gravita intorno a questi due luminosissimi chiostri, caratteristici per la foggia rinascimentale degli elementi architettonici.

Foto del chiostro maggiore dell'Abbazia di San Paolo d'Argon

Le Opere d'Arte Barocche

Ulteriori interventi vennero attuati a cavallo fra il XVI e il XVII secolo. Sotto il controllo dell’abate Gregorio da Mantova, venne fatto erigere un nuovo refettorio contraddistinto dalla volta affrescata nel 1624 dal veronese Gianbattista Lorenzetti. Riprendendo le vicende che interessarono il personaggio biblico di Ester, l’autore veneto presentò alcuni dei principali passaggi della vita di corte, seguendo così l’obiettivo proposto dai committenti.

Risalente al Seicento è anche la Sala del Capitolo, un tempo addobbata dal “Cristo e l’adultera” di Enea Salmeggia e successivamente utilizzata come cappella per le funzioni religiose. I maggiori artisti italiani attivi nel XVII secolo accorsero dalle principali città d’arte italiane per affrescare e decorare questi spazi, tra cui Paolo De Matteis da Napoli, Giuseppe Maria Crespi da Bologna e Sebastiano Ricci da Venezia, oltre ai bergamaschi Fantoni e altri maestri.

La Chiesa Abbaziale

La chiesa, dedicata alla conversione di San Paolo Apostolo, è una raffinata architettura barocca, costruita tra il 1685 e il 1735 sulle fondamenta della precedente chiesa romanica. La sua storia è indissolubilmente legata a quella del vicino monastero, dalle origini fino alla soppressione napoleonica nel 1797. La monumentale facciata in marmo bianco domina il sagrato dal caratteristico sviluppo longitudinale, invitando ad entrare e percorrere l’imponente navata unica, adorna di sculture, affreschi e dipinti realizzati dai maggiori artisti italiani del XVII e XVIII secolo.

Il Presente dell'Abbazia

Attualmente il complesso monastico ospita un centro di studi e formazione sulla mobilità umana e l’intercultura, oltre a corsi di specializzazione post diploma che richiamano numerosi giovani anche da fuori regione. Nei giorni feriali è tutto un brulicare di studenti, richiamando l'atmosfera di una facoltà universitaria.

L'Eremo di Santa Maria d'Argon: Un Luogo di Pace e Meditazione

Un Antico Luogo di Ritiro Spirituale

In cima al colle d’Argon, dove un tempo sorgeva un antico tempio pagano, si erge il santuario di Santa Maria. La chiesa, originaria dell'XI secolo, insieme agli edifici adiacenti, costituiva una dipendenza del monastero benedettino di San Paolo d’Argon, fungendo da vero e proprio eremo in cui i monaci potevano ritirarsi in preghiera e silenzio. L’architettura, piccola ma articolata, è il risultato di una storia lunga secoli: gli ampliamenti cinquecenteschi convivono con l’originaria struttura medioevale, apprezzabile soprattutto nella zona absidale. All’interno, gli affreschi seicenteschi di Pietro Baschenis si alternano a decorazioni murali e pitture di varie epoche.

L'Eremo della Pace e la Biblioteca

A fianco della chiesa, oggetto di una sapiente opera di restauro negli anni 1998 e 1999, c’è l’edificio che ospita, come un tempo, l’eremo. Da più di vent’anni è gestito dal prete operaio don Mario Signorelli, che è riuscito a renderlo un luogo di quiete, di preghiera e di silenzio.

L’eremo è dotato anche di una Biblioteca della Pace. Questa biblioteca, unica nel suo genere, offre numerosi testi prevalentemente a sfondo religioso ed è aperta ogni domenica mattina e pomeriggio. Entrando, si viene proiettati in un’atmosfera calda e accogliente, dove la quiete è l’elemento dominante, invitando alla lettura e alla serenità.

Foto esterna dell'Eremo di Santa Maria d'Argon al tramonto

Posizione Geografica e Correzione Cartografica

È importante notare che molte app escursionistiche posizionano erroneamente l’eremo di Santa Maria Assunta d’Argon a mezza altezza, poco sopra il monastero benedettino. Si tratta di un errore cartografico, in quanto l’eremo si trova esattamente in cima al colle più alto, offrendo un contesto suggestivo che invita alla contemplazione.

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