Lance Armstrong: La Confessione e le Sue Conseguenze

L'ex ciclista americano Lance Armstrong ha riconosciuto per la prima volta di aver utilizzato sostanze proibite per migliorare il suo rendimento a metà degli anni '90, in un'epoca in cui ancora non gli era stato diagnosticato il cancro. Il campione, un tempo idolatrato dagli amanti delle due ruote e oggi caduto in disgrazia, ha raccontato la sua storia nell'intervista esclusiva concessa a Oprah Winfrey. Questa confessione ha segnato un punto di svolta nella sua carriera e nella percezione pubblica.

Foto di Lance Armstrong con Oprah Winfrey durante l'intervista

L'Intervista a Oprah Winfrey: La Verità Rivelata

L'intervista di Armstrong a Oprah Winfrey, rivelata dal quotidiano americano Usa Today, è stata trasmessa in due parti sul canale via cavo della Winfrey, OWN. Oprah stessa ha commentato alla Cbs che, sebbene lasciasse ad altri giudicare il suo pentimento, Armstrong era "serio" e l'intera intervista è stata "difficile" per lui. Registrata ad Austin, la sua città natale, la conversazione è stata progressivamente "emozionante", secondo una delle persone presenti.

Nel corso della chiacchierata, registrata un lunedì in un albergo di Austin, Armstrong ha "alzato bandiera bianca" dopo anni di bugie. Ha risposto con una raffica di "yes" alle domande della "regina dei talk show" sull'uso di Epo, trasfusioni, testosterone e ormone della crescita. Un "sì" riassuntivo ha esteso le pratiche illecite ai sette Tour de France vinti tra il 1999 e il 2005. Senza la spinta del doping, ha ammesso, vincere non sarebbe stato possibile: "Non secondo me".

Il Contesto del Doping nella Sua Carriera

Lance Armstrong ha confessato: «È stata tutta una grossa bugia. Mi sono dopato per vincere i 7 Tour. Altrimenti, sarebbe stato impossibile. Ora chiedo scusa e pago il prezzo». Per 13 anni, il "cowboy" Lance Armstrong aveva negato ogni accusa. Ora, con l'immagine a pezzi e il rischio di procedimenti, ha deciso di vuotare il sacco.

Riguardo al "perché ora", Armstrong ha dichiarato: «È la domanda migliore, la più logica. Non so se ho la risposta giusta. Comincerò dicendo che è tardi per molte persone ed è colpa mia. È stata una grande bugia ripetuta tante volte». Ha fatto riferimento a una "storia perfetta" - "Battere la malattia, vincere sette Tour, un matrimonio felice" - che "non era vera". Alla fine, ha detto, era diventato "impossibile" continuare. Il doping, ha ripetuto Armstrong, era l'unica soluzione per vincere. «Non ho inventato io quella cultura, ma non ho provato a fermarla. E di questo devo scusarmi, è qualcosa per cui lo sport ora sta pagando un prezzo. Mi dispiace» ma «io avevo accesso a quello che era disponibile per tutti».

Ha anche spiegato la sua percezione del doping all'epoca: «Non la vedevo così, pensavo di competere allo stesso livello degli altri». Ha aggiunto che, grazie al doping, «le vittorie erano quasi automatiche. Era come gonfiare le gomme, come mettere l'acqua nelle borracce». Ora, però, «mi vergogno assolutamente».

Le Accuse di Doping e il Ruolo di Armstrong

L'agenzia antidoping statunitense (Usada) ha radiato Armstrong dopo averlo giudicato il cardine del più complesso sistema antidoping mai visto, assegnandogli un ruolo da "boss". Armstrong ha ribattuto: «Io ero il leader del team ma non il general manager o il direttore sportivo. Il leader dà l'esempio, ma non c'è mai stata un'imposizione dall'alto. Eravamo tutti adulti e ognuno ha fatto la propria scelta. Qualcuno ha deciso di non farlo».

Armstrong ha fatto riferimento a "miei errori" e ha limitato il discorso alla propria esperienza: «Non voglio accusare nessun altro». Tra gli "errori", ha detto il texano, non c'è il Tour de France 2009, quello chiuso al terzo posto dopo il clamoroso ritorno alle competizioni. «È l'unica cosa che mi fa davvero arrabbiare. Non mi sono mai dopato dopo il mio ritorno, ho superato il limite per l'ultima volta nel 2005», ha detto, rivendicando la "pulizia" del 2009 e del 2010. «Mi pento di essere tornato nel 2009? Se non fossi rientrato, ora non saremmo qui».

Bugie in TV e la Questione della Prescrizione

Nonostante la sua dichiarazione di non aver fatto ricorso al doping dopo il 2005, investigatori al lavoro sul suo dossier hanno rivelato alla AbcNews che nel 2009 le sue analisi del sangue mostravano manipolazioni consistenti per aver ricevuto due trasfusioni. L'ex campione potrebbe aver mentito per proteggersi da incriminazioni penali, dato che il doping fino al 2005 è caduto in prescrizione per la magistratura americana.

Le Possibili Collaborazioni con la Giustizia

Dopo aver ammesso di aver fatto uso di sostanze proibite per vincere i Tour de France, Armstrong starebbe anche pensando di testimoniare contro alcune influenti personalità del ciclismo che sapevano del doping e probabilmente lo avevano agevolato. Lo hanno riferito al New York Times persone a conoscenza della situazione, che hanno chiesto di restare anonime. Le testimonianze servirebbero ad Armstrong per mitigare il bando a vita dagli sport olimpici, come appreso dal New York Times. Armstrong starebbe parlando con il Dipartimento della Giustizia per una possibile testimonianza in azioni legali contro proprietari di squadre, tra cui il banchiere Thom Weisel e altri esponenti del team sponsorizzato dall'Us Postal Service a partire dagli anni Novanta.

Travis Tygart, capo esecutivo dell'Usada, si è dichiarato disposto a ridurre la pena se Armstrong rivelasse chi lo ha aiutato a doparsi. Questo, secondo il NYT, «implicherebbe Pat McQuaid, presidente dell'Uci, e Hein Verbruggen, presidente dal 1991 al 2005, un'epoca nella quale il doping nello sport non era così controllato».

Le Reazioni alla Confessione

La confessione di Lance Armstrong di essersi dopato per anni per conseguire le sue vittorie rappresenta «una pagina nera» per lo sport, secondo il commento del CIO, il Comitato Olimpico Internazionale. In un comunicato si legge: «Non ci può essere posto per il doping nello sport e il CIO condanna senza riserve le azioni di Lance Armstrong e di tutti coloro che cercano un vantaggio sleale nei confronti dei concorrenti attraverso l'assunzione di farmaci».

Durissima è stata la reazione di Filippo Simeoni, il ciclista che per primo, nel 2003, accusò il sistema di doping messo in piedi da Lance Armstrong e dal dottor Michele Ferrari. «Le scuse di Armstrong posso anche riceverle ma l'umiliazione è stata tanta. Ho avuto tanti danni sia a livello sportivo che economico e non so se potrei accettare le sue scuse», ha detto Simeoni. Le parole di Armstrong, ha continuato Simeoni, «mi lasciano indifferente e non mi risarciscono di tutte le offese, le ritorsioni e le umiliazioni che ho subito».

Gli Aspetti Personali della Confessione

Nella seconda parte dell'intervista-confessione con Oprah Winfrey, l'imperturbabilità del texano, dopato reo confesso, ha vacillato quando ha parlato del figlio Luke, di 13 anni. «Ho visto mio figlio che mi difendeva. È per lui che ho deciso di confessare, dovevo dirglielo». Con occhi lucidi, incalzato da Oprah, Armstrong ha stilato la lunga lista delle persone a cui ritiene di dover chiedere scusa, incluso il suo grande accusatore David Walsh. Ha però precisato: «Io merito di essere punito».

La commozione di Lance Armstrong, con la voce interrotta dal pianto, ha riempito il set mentre raccontava il dialogo con i suoi cari: "Ascoltate, ci sono tante domande sul fatto che vostro padre abbia usato il doping. Ho sempre negato, mi sono sempre difeso, ho sempre dato battaglia. Lo avete visto con i vostri occhi. È il motivo per cui avete fiducia in me. Ecco, non difendetemi più". Luke gli ha risposto: "Ti voglio bene, sei mio padre".

Il pensiero di Armstrong è andato anche al discorso tenuto dopo l'ultimo trionfo al Tour nel 2005: «Mi sono ritirato subito dopo. Ci si può congedare in maniera migliore. Quella faceva schifo», ha detto ora. Tutta la vita, e non solo la carriera, è stata dominata dall'«irrefrenabile desiderio di vincere a tutti i costi».

Il Ruolo di Kristin e il Momento più Umiliante

Riguardo all'ex moglie Kristin, Armstrong le aveva promesso nel 2009 che ogni altra gara sarebbe stata pulita, poiché lei credeva nell'onestà e nella verità. Tuttavia, almeno uno dei ciclisti che hanno testimoniato contro l'ex campione ha rivelato che la donna era una complice e che passava alla squadra pasticche di cortisone.

Armstrong ha definito il suo bando a vita dalle gare una "condanna a morte", esprimendo il desiderio di tornare alle competizioni. Il momento più umiliante, ha confessato, è stato quando si è dimesso dalla fondazione Livestrong, l'associazione per la ricerca sul cancro che lui stesso aveva fondato nel 1997 dopo aver superato un cancro ai testicoli. L'addio all'associazione è stato uno choc. «Mi auguro possa continuare a prosperare anche senza di me. Io devo continuare ad affrontare i miei demoni», ha concluso Armstrong, che ha pianto anche durante il suo discorso di 15 minuti davanti al personale della fondazione.

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