Storia del Borgo di Case del Conte e del suo "Casino" nel Cilento

Quando pensiamo a Case del Conte, ci piace immaginarla come una piccola storia di famiglia che, con il passare dei secoli, è diventata un intero paese affacciato sul mare del Cilento. Questo borgo, una frazione di Montecorice, custodisce un passato ricco di tradizioni agricole e di un profondo legame con la sua terra.

Le Radici di un Borgo Contadino

Le prime tracce degli insediamenti a Case del Conte risalgono al XVIII secolo. In quel periodo, il borgo si sviluppò nell’entroterra, gravitando intorno alla chiesa di San Pasquale Baylón e facendo parte del feudo di Montecorice. La zona era prevalentemente agricola, caratterizzata da distese di uliveti, vigne e piccoli appezzamenti coltivati che sostenevano la comunità locale.

Mappa storica o illustrazione di un insediamento rurale del XVIII secolo nel Cilento

Il "Casino del Conte": La Casa che diede il Nome

Il nome stesso del paese racconta molto delle sue origini nobiliari e agricole. Qui sorgeva un grande edificio, il **“casino del conte”**, che fungeva da casa padronale e centro amministrativo dove venivano raccolti i prodotti delle terre dei conti Matarazzo, gli antichi proprietari terrieri della zona. Era il fulcro delle attività agricole e della gestione del feudo.

Illustrazione o ricostruzione del

Con il passare del tempo, intorno a questa dimora centrale, si svilupparono altre abitazioni e attività commerciali, portando alla formazione di un vero e proprio piccolo centro abitato. Nel 1909, il nome si evolse in **“Case del Conte”**, un cambiamento che, mantenendo la memoria della storia nobiliare, raccontava al plurale le numerose famiglie che vi avevano ormai messo radici, trasformando un singolo "casino" in una comunità.

Vita Quotidiana e Tradizioni Storiche

Per lungo tempo, Case del Conte è stata prevalentemente una comunità contadina. La vita quotidiana era scandita dai ritmi della terra e delle stagioni: l’olivo, la vite e i campi garantivano il sostentamento principale. Il mare, pur essendo una presenza costante all’orizzonte, era più uno sfondo paesaggistico che una risorsa turistica attiva. Il paesaggio circostante, con la sua macchia mediterranea, i muretti a secco e i sentieri di campagna, testimoniava - e testimonia ancora oggi - un rapporto profondo e rispettoso con la natura. Molte famiglie vivevano di agricoltura e piccoli commerci, tramandando di generazione in generazione usi, dialetti e tradizioni che sono ancora oggi riconoscibili nelle storie degli anziani del posto.

Foto panoramica di Case del Conte con uliveti, muretti a secco e il mare sullo sfondo

Il Culto di San Pasquale Baylon a Case del Conte

Il borgo ha un forte legame con la devozione a San Pasquale Baylon, il cui culto è profondamente radicato nella comunità. A Case del Conte, ogni anno, il **17 maggio** si celebra una Santa Messa solenne nella chiesa parrocchiale, edificata tra il 1911 e il 1922. Questa chiesa, custode di opere d’arte e statue di santi, ospita in particolare la statua di San Pasquale, posta in una nicchia insieme a un crocifisso ligneo. La chiesa è impreziosita da tre campane restaurate, una delle quali dedicata proprio al patrono. In occasione della festa, si organizza anche una piccola fiera con prodotti di vario genere, e la sera i festeggiamenti si concludono con uno spettacolo di fuochi pirotecnici.

Interno della chiesa parrocchiale di San Pasquale Baylon a Case del Conte

La Storia di San Pasquale Baylon

Nato a Torrehermosa (Spagna) nel 1540, San Pasquale Baylon visse una vita di profonda devozione. Non frequentò la scuola e sin da bambino aiutò i suoi genitori, poveri pastori e contadini. Trascorrendo molto tempo al pascolo, imparò a leggere autonomamente usando un libretto di preghiere che lo avvicinò agli insegnamenti religiosi. La sua bontà era esemplare: spesso regalava il suo cibo ai poveri ed era ammirato per la sua onestà. Praticava lunghi digiuni e la flagellazione per la mortificazione corporale.

Il suo desiderio di diventare frate lo portò a chiedere di essere ammesso nel Convento francescano alcantarino di Santa Maria di Loreto dei Frati Minori, riformati da San Pietro d'Alcantara, ma senza successo iniziale. Pasquale, allora, pascolava le pecore accanto al convento, partecipando a distanza alle funzioni religiose. Una leggenda narra che Dio gli fece apparire due angeli con una grande ostia in mano, un segno della sua profonda fede eucaristica. Solo dopo molte preghiere e insistenza popolare, i frati lo accolsero nel convento.

Per la sua profonda fede nell’ostia consacrata, Pasquale fu consultato da importanti uomini di Chiesa e gli venne offerto il sacerdozio, che tuttavia rifiutò, non ritenendosi degno. Preferì rimanere frate laico e dedicarsi ai lavori più umili, come zappare l’orto sotto il sole cocente o chiedere l’elemosina. Si privava di una parte del suo cibo (pane e legumi) per donarla ai poveri, risparmiava le gocce d’olio per i bisognosi, camminava scalzo e dormiva solo tre ore per notte per dedicarsi alla preghiera. Si narra che abbia compiuto una serie di guarigioni miracolose.

Morì nel 1592 a Vila-real (Spagna). Fu proclamato beato il 29 ottobre 1618 da papa Paolo V e canonizzato nel 1690 da papa Alessandro VIII. Nell’iconografia, San Pasquale è spesso rappresentato in ginocchio ai piedi della Madonna del Pozzo, a volte insieme a San Pietro d’Alcantara. Gli Alcantarini, noti anche come monaci di San Pasquale, chiamavano tutti i loro luoghi di culto o di sosta "conventi di San Pasquale", fatto che potrebbe spiegare la diffusione del suo culto nel Sud Italia a partire dalla metà del Settecento grazie ai frati alcantarini.

Una curiosa leggenda popolare lega San Pasquale alla ricetta dello zabaione (spesso italianizzato in "San-Bajon"). Si racconta che il santo, in sogno, abbia svelato a una donna raccolta in preghiera la ricetta di un liquore per riaccendere il desiderio del marito. Da qui la tradizione che lo vede come protettore delle donne, invocato sia da quelle rimaste senza marito, sia dalle mogli che gli chiedevano di stimolare maggiori attenzioni coniugali. Da questa credenza deriva la vecchia filastrocca popolare: “San Pasquale Baylonne, protettore delle donne, fateme trovà un marito, bianco, rosso e colorito, come voi, tale e quale, o glorioso San Pasquale!”.

Icona di San Pasquale Baylon in atto di adorazione eucaristica o con riferimenti alla leggenda dello zabaione

L'Evoluzione verso il Turismo

Con il miglioramento delle infrastrutture stradali e dei collegamenti lungo la costa cilentana, Case del Conte ha progressivamente aperto le sue porte al mare. La lunga spiaggia dorata dell’area di Arena, condivisa con la vicina Ogliastro Marina, è diventata nel tempo una meta prediletta da chi cerca tranquillità, natura incontaminata e acque limpide. La presenza del **Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano** e dell’area naturalistica delle **Ripe Rosse** ha ulteriormente rafforzato la vocazione del borgo verso un turismo sostenibile, lento e rispettoso dell’ambiente. Negli ultimi anni, grazie a interventi di riqualificazione urbana e allo sviluppo di servizi dedicati all’accoglienza, Case del Conte è riuscita a crescere e a modernizzarsi senza però perdere la sua identità storica e la sua autenticità.

Foto della spiaggia di Arena o delle Ripe Rosse a Case del Conte

Case del Conte Oggi: Autenticità nel Cuore del Cilento

Oggi Case del Conte è una vivace frazione di Montecorice, un luogo dove il passato e il presente convivono armoniosamente. Da un lato, conserva intatta l’anima di borgo contadino, testimoniata dalle sue architetture e dalle tradizioni ancora vive. Dall’altro, accoglie chi desidera scoprire un Cilento autentico, fatto di piccole case di pietra, sorrisi sinceri e panorami mozzafiato che uniscono le verdi colline, l'azzurro del mare e le pinete profumate. Qui è ancora possibile respirare un’atmosfera semplice e genuina, lontana dalla frenesia della vita moderna, dove ogni estate si rinnova l’incontro tra i residenti che vivono il paese tutto l’anno e i visitatori che lo scelgono come luogo del cuore per le proprie vacanze, attratti dalla sua storia, dalla sua bellezza e dalla sua ospitalità.

Case del Conte e S Maria di Castellabate

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