Nella pratica liturgica cattolica, un gesto che spesso suscita curiosità è il bacio dell'altare da parte del sacerdote e del diacono prima dell'inizio e al termine di ogni Messa. A prima vista, questa azione potrebbe apparire singolare, considerando che gli altari sono manufatti di pietra o legno. Tuttavia, dietro a questa antica usanza si cela un significato teologico e simbolico di profonda importanza.

Origini e Evoluzione di un Gesto di Venerazione
La pratica di baciare oggetti sacri ha radici millenarie e si ritrova in varie religioni del mondo. Essa deriva da culture in cui il bacio era un segno di rispetto o una forma di saluto, esteso naturalmente a oggetti che rappresentavano il divino. Quando i cristiani hanno sviluppato la loro liturgia, hanno adattato questi costumi culturali, conferendo loro un nuovo e specifico significato.
Il bacio dell'altare, concesso esclusivamente al sacerdote e al diacono, è un gesto di venerazione e affetto rispettoso verso un simbolo consacrato. Non è un atto casuale, ma un riconoscimento della sacralità intrinseca dell'altare stesso.
L'Altare: Cuore della Celebrazione e Simbolo di Cristo
L'altare occupa una posizione centrale nell'edificio della chiesa, fungendo da fulcro attorno al quale converge l'attenzione dell'intera assemblea. La sua importanza è radicata nel legame indissolubile con il Santo Sacrificio della Messa, che vi si celebra. È su questa "tavola" che Dio e la comunità dei fedeli condividono gli alimenti sacri, sigillo di comunione. Il cibo ricevuto da Dio viene a Lui restituito in omaggio e in ringraziamento, e la parte che rimane all'uomo è riconosciuta come totalmente sacra.
Nel contesto della Nuova Alleanza, Cristo, offrendo il suo corpo sulla croce, ha dato compimento ai sacrifici antichi e, donandosi per la nostra redenzione, è divenuto altare, vittima e sacerdote. A livello simbolico, l'altare rappresenta Gesù Cristo stesso, la "pietra d'angolo" della Chiesa (cfr. Efesini 2, 20). Questo legame profondo con la persona di Cristo è ulteriormente rafforzato dal fatto che, in tutte le chiese del mondo, l'altare contiene al suo interno almeno una reliquia di un santo o di un martire, figure che hanno testimoniato la loro fedeltà a Cristo fino alla fine.

La Consacrazione dell'Altare
L'altare non è un oggetto qualsiasi, ma viene specificamente dedicato al suo proposito sacro. Quando un nuovo altare viene installato in una chiesa, il vescovo lo consacra con una cerimonia che ricorda in qualche modo il Battesimo di un nuovo cristiano. Durante questo rito, il vescovo utilizza oli sacri per benedire l'altare e, dopo le preghiere, lo riveste con un telo bianco, sottolineandone la santità e la dedicazione esclusiva al culto divino.
Il Bacio dell'Altare: Un Gesto di Fedeltà e Amore
Ogni gesto, ogni segno e ogni movimento compiuto durante la celebrazione della Santa Messa ha un significato profondo e intrinseco. Il bacio dell'altare, che il sacerdote compie all'inizio e alla fine della celebrazione a nome di tutta l'assemblea presente, è un gesto sacro di estrema importanza. Con esso, l'altare viene riconosciuto non solo come mensa eucaristica, ma anche come luogo di sacrificio e fondamento della Chiesa.
Questo gesto è un atto di fedeltà assoluta, ma anche un segno d'amore e di affetto verso Cristo. Baciare l'altare è come baciare la roccia che sostiene il Mistero dell'Eucaristia, un gesto che avvicina i fedeli a Cristo, che li desidera accanto a Sé in ogni momento, anche durante la celebrazione della Messa.
L'Evoluzione della Posizione del Sacerdote e della Struttura dell'Altare
La concezione dell'altare e la posizione del sacerdote rispetto ad esso hanno subito significative evoluzioni storiche e teologiche.
L'Altare Celeste e la Liturgia delle Origini
Già l'epistola agli Ebrei e l'Apocalisse (9, 24; Apocalisse 8, 3) presentano il tempio terreno di Gerusalemme e il suo altare come immagine del santuario celeste, dove Cristo, sacerdote eterno, è entrato. La liturgia celeste e quella terrestre sono viste come una cosa sola. L'idea di un altare terreno che riflette l'archetipo celeste ha influenzato la sistemazione dell'altare e la posizione del sacerdote.
Nei primi secoli del cristianesimo, quando il numero dei fedeli era limitato, si mantenevano disposizioni simili all'Ultima Cena, con i convitati seduti o allungati attorno a tavole. Tuttavia, per la celebrazione dell'Eucaristia, i fedeli si alzavano e si ponevano dietro il celebrante, il quale si trovava all'altare e si volgeva verso Oriente, come espressamente prescritto dalla Didascalia degli Apostoli (II-III sec.).
Il Contributo della Riforma e le Modifiche Medievali
Con la soppressione dei pasti fraterni (agapi) intorno al IV secolo, le tavole scomparvero e i fedeli iniziarono a sedersi su banchi lungo i muri. Un cambiamento significativo nelle concezioni sull'altare si ebbe con Martin Lutero, che nel 1526, nel suo Deutsche Messe und Ordnung des Gottesdienstes, suggerì che nella vera Messa tra veri cristiani, il prete dovesse volgersi sempre verso il popolo, richiamando, a suo dire, il comportamento di Cristo all'Ultima Cena. Questa interpretazione si basava probabilmente su raffigurazioni iconografiche del XIII secolo che mostravano Gesù al centro di una tavola con gli apostoli attorno, un'immagine però anacronistica rispetto agli usi domestici dell'epoca di Gesù.
Nel Medio Evo, in particolare in epoca gotica, si assistette all'introduzione delle pale d'altare e, nelle grandi chiese, gli altari venivano posti al centro del santuario, permettendo al sacerdote di girarvi attorno, come evocato dal Salmo 25: "...giro intorno al tuo altare, Signore, per far risuonare voci di lode e per narrare tutte le tue meraviglie". Per sottolinearne la santità, gli altari erano spesso sormontati da un baldacchino in materiale prezioso, con cortine ai quattro lati, richiamando la tenda del Tempio di Gerusalemme che separava il Santo dei Santi (cfr. Esodo 26, 31-33).

Il Concilio Vaticano II e le Trasformazioni Moderne
Ancora nel 1947, Papa Pio XII, nell'enciclica Mediator Dei (n° 49), sconsigliava di ridare all'altare la sua antica forma di mensa. La celebrazione versus populum (rivolti al popolo) non era autorizzata prima del Concilio Vaticano II, sebbene fosse tacitamente tollerata in alcune occasioni, come le messe giovanili, soprattutto in Germania, dove figure come Romano Guardini e Pius Parsch furono precursori in questo senso.
L'istruzione Inter œcumenici della Congregazione dei Riti, del 1964, successiva al Concilio Vaticano II, ha ispirato il nuovo messale, prescrivendo per le nuove costruzioni: "È bene costruire l’altar maggiore separato dal muro, perché si possa facilmente girarvi attorno e vi si possa celebrare verso il popolo; esso sarà posto nell’edificio sacro in modo da essere veramente il centro verso il quale si volge spontaneamente l’attenzione dell’assemblea dei fedeli" (n° 91).
Questa disposizione ha portato all'installazione generalizzata di altari versus populum nel mondo cattolico, anche se, a rigore, essi non sono prescritti come unica opzione. Nelle Chiese ortodosse d'Oriente (bizantine, armene, siriache, copte), si continua a rispettare l'uso della Chiesa delle origini, con il sacerdote e i fedeli rivolti verso l'abside (versus apsidem). Qui, l'altare è spesso celato dall'iconostasi (nel rito bizantino), che rappresenta anche la Ecclesia cœlestis, o da tende (in altri riti orientali), come testimoniato da San Giovanni Crisostomo: "Quando vedi chiudere le tende, pensa che in quel momento il cielo si apre lassù in alto e ne discendono gli angeli".
Critiche alle Modifiche Post-Conciliari
Le riforme post-conciliari hanno spesso comportato profonde modifiche architettoniche. Molti altari barocchi sono stati spogliati, con la tavola d'altare sostituita dai seggi del celebrante, e la pala d'altare "degradata" a schienale. L'antico altar maggiore, con il suo tabernacolo, viene talvolta relegato a mero luogo di conservazione della Santa Comunione, con il sacerdote che celebra versus populum e volge le spalle al tabernacolo. In alcuni casi, l'altar maggiore è stato soppresso del tutto, spostando l'Eucaristia in un tabernacolo murale laterale, lasciando l'abside privo del suo tradizionale centro di gravità spaziale.
Anche la scomparsa del jubé (una sorta di chiusura del coro, comune nelle cattedrali e nei monasteri per separare lo spazio dei canonici o monaci) e dell'"altare della croce" (destinato al popolo) è stata oggetto di critiche. Queste strutture, rimosse durante l'Illuminismo e poi nei "lavori di aggiornamento" post-Concilio, non erano primariamente barriere tra clero e popolo, ma creavano spazi specifici per le funzioni liturgiche corali, in modo da non essere disturbate. La loro rimozione ha alterato l'armonia architettonica e la gerarchia simbolica degli spazi sacri, con la conseguenza che l'altare, un tempo celato e adornato, si trova oggi "nudo" e esposto, sollevando interrogativi sulla percezione della sua santità come luogo del sacrificio.