Arcangelo Corelli, figura dominante nella vita musicale romana e acclamato a livello internazionale, è considerato uno tra i più importanti compositori del Barocco. La sua musica ha plasmato lo sviluppo della sonata e del concerto grosso, influenzando generazioni di compositori in tutta Europa.
Nascita e Origini Familiari

Arcangelo Corelli nacque a Fusignano, in provincia di Ravenna, allora parte dello Stato Pontificio, il 17 febbraio 1653. Era il quintogenito di Arcangelo Corelli e di Santa Raffini. Suo padre morì poco più di un mese prima della sua nascita. I documenti della collezione Piancastelli, conservati nella Biblioteca comunale di Forlì, tracciano le radici della famiglia in Romagna fino al XV secolo, indicando una provenienza da Roma per un antenato Corelli. I Corelli appartenevano al patriziato agrario romagnolo e l'estensione dei loro possedimenti nell'antico agro centuriato intorno a Fusignano risulta, dalle mappe, cospicua.
Antiche biografie hanno tentato di costruire per la sua famiglia illustri genealogie, risalenti addirittura al romano Coriolano e ai potenti patrizi veneti Correr, ma tali affermazioni sono prive di fondamento. Tuttavia, la famiglia Corelli è documentata a Fusignano fin dal 1506, dove entrò nel patriziato rurale, acquisendo ricchezza e una notevole estensione fondiaria. Nonostante il loro status, i Corelli lottarono invano per ottenere lo status feudale con l'investitura di Fusignano, che fin dai tempi estensi appartenne ai Calcagnini. Questa opposizione fu talmente accesa che nel 1632 un Rodolfo Corelli fu decapitato e squartato dal boia pontificio dopo un tentativo di ribellione contro Mario Calcagnini.
La tradizione vuole che la vocazione musicale di Arcangelo si sia rivelata molto presto, quando fu colpito dal suono di un violino suonato da un prete. L'idea di intraprendere la musica come professione, tuttavia, non rientrava nei piani della famiglia, che aveva già prodotto giuristi, matematici e poeti, ma nessun musicista. Quest'arte era coltivata dalle élite del suo tempo più come hobby o piacere da dilettanti, segnalando una raffinata educazione, ma i professionisti appartenevano a classi sociali inferiori. Si suppone che Santa Raffini, allevando questo ultimogenito che portava il nome del marito, assecondasse con piacere la sua inclinazione, che si manifestava per la prima volta nella famiglia.
Formazione Musicale
Gli Anni Bolognesi

All'età di tredici anni, nel 1666, Corelli giunse a Bologna. La città, con i suoi 60.000 abitanti, era la seconda più importante dello Stato Pontificio e un centro di intensa vita culturale e artistica, vantando l'università più antica del mondo. Qui la sua vocazione si definì, spingendolo a dedicarsi completamente alla musica. Non è noto cosa apprese a Lugo e Faenza, ma secondo la testimonianza di padre Martini, fino a quel momento la sua conoscenza della musica era "mediocre".
A Bologna studiò con i violinisti Giovanni Benvenuti e Leonardo Brugnoli. Entrò in contatto anche con altri maestri famosi, forse incluso Giovanni Battista Bassani, e cominciò a manifestarsi la sua predilezione per il violino. I suoi progressi furono così rapidi che solo quattro anni dopo, nel 1670, fu ammesso alla prestigiosa Accademia Filarmonica, una delle più selettive d'Italia. Il suo primo maestro fu Giovanni Benvenuti, le cui composizioni rimasero nell'ambito del virtuosismo strumentale. Dello stesso Gaibara, maestro di Benvenuti, era allievo anche Leonardo Brugnoli, famoso per la sua improvvisazione ("sonava di capriccio a maraviglia").
A diciassette anni, Corelli era un compositore ben radicato nel virtuosismo strumentale, ma non ancora nel contrappunto classico. Questa lacuna fu da lui stesso riconosciuta in una lettera del 1679. La scelta dei suoi insegnanti lo avvicinò a una nuova corrente che poneva maggiore enfasi sulla brillantezza nell'esecuzione, a scapito delle tradizioni della vecchia scuola contrappuntistica. Corelli, nella sua maturità, sarebbe stato uno dei grandi fautori dell'ascesa del violino come strumento solista e veicolo di virtuosismo. Al periodo bolognese si possono riferire con qualche certezza solo una sonata con tromba, due violini e basso continuo, e una sonata per violino e basso, pubblicate solo anni dopo. In omaggio a Bologna, nelle prime tre opere a stampa, Corelli si definirà "da Fusignano, detto il Bolognese", appellativo che successivamente abbandonerà.
Da Bologna giunsero critiche, come quella di Giacomo Antonio Perti per le sue "trascuratezze" di scrittura, e la rumorosa diatriba del 1685, suscitata da G. P. Colonna, successore del Cazzati a S. Petronio. In ogni caso, Corelli non si rivolse a Bologna per purificarsi dei difetti dottrinari, ma a Roma.
Il Trasferimento a Roma e il Perfezionamento
Consapevole della sua precaria formazione contrappuntistica, Corelli si trasferì a Roma per perfezionarsi nello studio della composizione. Sebbene padre Martini, in un errore seguito a lungo, nominò Pietro Simoncelli, il vero maestro fu Matteo Simonelli, che nel 1711 un autore coevo definì "gran contrappuntista, osservante delle buone regole e armonioso, onde con tutta ragione si può chiamare il Palestrina de' nostri tempi". Allievo di Gregorio Allegri e Orazio Benevoli, Simonelli, insegnando a Corelli lo "stilus praenestinus", contribuì a far sorgere nel suo spirito quel cosciente sentimento classico che per primo il Paumgartner riconobbe nella sua "voce".
La data esatta del suo trasferimento a Roma è incerta. Potrebbe essere arrivato già nel 1671, ma la sua presenza è documentata con sicurezza solo dal 1675 in poi. Le notizie sugli anni intermedi sono scarse. Un presunto viaggio a Parigi, dove sarebbe entrato in contatto con il famoso Lully, è ormai considerato parte dell'aneddotica formatasi intorno alla sua figura. Allo stesso modo, i supposti viaggi in Germania (1677, 1679, 1680), descritti da Hawkins e Walther, con visite a Monaco, Heidelberg, Ansbach, Düsseldorf e Hannover, si sono rivelati privi di sostegno documentario, definiti invenzioni da Alfred Einstein dopo lunghe ricerche nelle contabilità delle corti tedesche.
Arcangelo Corelli
Ascesa e Successo nella Capitale
Primi Incarichi e Contributi
La prima documentazione della sua presenza a Roma risale al 31 marzo 1675, la Domenica delle Palme, in un anno speciale di Giubileo. Corelli fu nominato tra i violini del concerto grosso nell'esecuzione di una serie di oratori presso la chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini, tra cui il San Giovanni Battista di Alessandro Stradella. Questo evento, caratterizzato da un inedito sdoppiamento asimmetrico dell'organico orchestrale, è considerato un atto di nascita del cosiddetto «concerto grosso», le cui premesse erano già state poste da Lodovico da Viadana e dallo stesso Stradella, ma che Corelli condusse a un altissimo grado di formalizzazione con la pubblicazione postuma dei Concerti grossi dell'Op. 6.
Il 25 agosto dello stesso anno, il nome "Arcangelo" compare come terzo dei quattro violinisti nella lista dei pagamenti a S. Luigi dei Francesi, per l'annuale festa del patrono, celebrata alla presenza del corpo diplomatico e della nobiltà. Da quest'anno, le liste dei pagamenti forniscono una traccia consistente della sua presenza a Roma. Tra il 1676 e il 1678 è documentato come secondo violino nella stessa Chiesa, e dall'agosto 1682 al 1709 diresse stabilmente l'orchestra di S. Luigi dei Francesi.
Il 6 gennaio 1678 (o 1676, a seconda delle fonti), come primo violino e direttore, diresse l'orchestra nell'opera Dov'è amore è pietà di Bernardo Pasquini, con cui si inaugurò il Teatro Capranica. Questa performance rappresentò la sua consacrazione nel mondo musicale romano. Grazie alla fiducia di Pasquini, più anziano di sedici anni, Corelli iniziò un'attività di direttore d'orchestra che divenne non meno importante della sua pratica violinistica. L'ambiente artistico romano, che aveva il suo centro in palazzo Riario, dimora della regina Cristina di Svezia, divenne il suo palcoscenico.
Patronato e Produzione Musicale
A partire dal 1679, Corelli godette della protezione della regina Cristina di Svezia. Una lettera al Laderchi del 13 maggio 1679 testimonia che, entrato al servizio della regina, per lei compose "certe Sonate", totalmente diverse dalla precedente produzione, rivolta al virtuosismo violinistico. Questo passo rivela la cosciente trasformazione del suo linguaggio verso l'equilibrio della forma. Il 6 giugno successivo, Corelli inviò al Laderchi la sonata richiesta, "composta da me a Viol.o e Leuto à posta per V. S. Ill.ma".
Il 1680 vide il completamento e poi l'esecuzione delle dodici sonate che furono pubblicate a Roma nel 1681 per i tipi del Muzio, con il titolo di Opera prima: Sonate à tre, doi Violini, e Violone, o Arcileuto, col Basso per l'Organo Consecrate alla Sacra Real Maestà di Cristina Alessandra Regina di Svezia. Nella dedica, datata 30 aprile 1681, Corelli vanta la potenza della regina come "scudo impenetrabile che difende dalle punture dei Momi, e dalle critiche degli Aristarchi".
Nel 1684, per motivi economici, lasciò la corte di Cristina e si pose al servizio del cardinale Benedetto Pamphili, che nel 1687 lo nominò suo maestro di musica. Pamphili sarebbe stato un amico e grande mecenate, accogliendo Corelli nella sua residenza e dedicando ogni occasione a concerti, serenate e oratori. Nello stesso anno, Corelli fu annoverato tra i membri della prestigiosa Congregazione dei Virtuosi di Santa Cecilia al Pantheon. In questo periodo, iniziò a tenere lezioni private, in particolare a Matteo Fornari, che sarebbe stato un fedele segretario e aiutante per il resto della sua vita. Nel 1687, organizzò un grande concerto in onore del re Giacomo II d'Inghilterra, dirigendo un'orchestra di 150 musicisti.
Grazie all'intervento di Pamphili, dal 1690 al 1713, Corelli divenne direttore della musica alla corte del cardinale Pietro Ottoboni, nipote di papa Alessandro VIII. Ottoboni fu una persona di grande influenza nel mondo cattolico e si dedicò a un intenso mecenatismo; Corelli andò ad abitare nel suo palazzo. La sua amicizia si estese alla famiglia Corelli, accogliendo alla sua corte i fratelli Ippolito, Domenico e Giacinto.
Oltre all'attività presso nobili mecenati, nella città papale fu regolarmente chiamato a prestare servizio per le solennità liturgiche delle più importanti chiese, come S. Luigi dei Francesi, S. Giacomo degli Spagnoli e Santa Maria Maggiore. Tra il 1685 e il 1694 pubblicò altre tre raccolte strumentali: due di sonate a tre da camera (op. 2 e 4) e una di sonate a tre da chiesa (op. 3). A queste seguirono nel 1700 una raccolta di sonate per strumento solista (op. 5) e una di concerti grossi (op. 6, pubblicata postuma nel 1714).
Stile e Contributo Musicale

Nonostante la sua produzione musicale non sia particolarmente vasta, limitata a sole sei raccolte di musica strumentale, il contributo di Corelli è stato fondamentale per lo sviluppo della sonata e del concerto grosso. Egli portò questi generi al massimo grado di perfezione stilistica e formale. Le sue raccolte di sonate a tre (24 da chiesa, op. 1 e 3; e 24 da camera, op. 2 e 4), di sonate per strumento solista (6 da chiesa e 6 da camera, op. 5) e di concerti grossi (8 da chiesa e 4 da camera, op. 6) sono diventate il modello per tutti i compositori di musica strumentale dell’epoca.
La sua scrittura fu ammirata per l'equilibrio, la raffinatezza, le armonie sontuose e originali, per la ricchezza delle trame, per l'effetto maestoso della teatralità e per la sua polifonia chiara e melodiosa. Queste qualità erano considerate una perfetta espressione degli ideali classici, che esplicitano al meglio i caratteri della musica italiana del primo Barocco, influenzata dalla nascita della scienza e dagli intenti razionali della Controriforma. La scrittura di Corelli impiegava spesso risorse tipiche della scuola barocca, come l'esplorazione dei contrasti dinamici ed espressivi, temperate da un grande senso di moderazione.
Il primato di Corelli fu riconosciuto già dai suoi contemporanei in Italia e all'estero in modo esplicito, come fece François Couperin dedicandogli il suo «Le Parnasse, ou l’Apothéose de Corelli» (Grande sonata in trio per due violini e basso continuo). Implicita fu l'influenza su Haendel, che si rifece al grande maestro nell'elaborare la struttura armonica e la melodia di molte sue opere, come diverse sonate per violino e basso continuo. Anche Antonio Vivaldi e Johann Sebastian Bach furono tra i compositori influenzati. Il modello corelliano giunse a Gaetano Pugnani e Giovanni Battista Viotti attraverso il piemontese Giovanni Battista Somis.
La figura artistica di Corelli fiorì al culmine del Barocco, una corrente culturale caratterizzata da un'espressività artistica ornata e rigogliosa, ricca di drammaticità e di forti contrasti. La sua musica si sviluppò a partire dalla polifonia rinascimentale, caratterizzandosi però per una transizione verso una maggiore indipendenza tra le voci. Fu il periodo in cui il sistema tonale si consolidò definitivamente, abbandonando il vecchio sistema modale, e che ebbe la sua espressione più tipica nello stile di scrittura detto basso continuo o basso cifrato. Furono introdotte anche accordature temperate, la melodia aveva spesso ispirazione popolare e le dissonanze iniziarono a essere utilizzate come risorsa espressiva. Nel campo della simbologia e del linguaggio, fu di grande importanza lo sviluppo della teoria degli affetti, in cui figure, melodie, tonalità e risorse tecniche specifiche e standardizzate divennero un lessico musicale al servizio dell'espressione.
Vita Personale e Sfide

La vita romana di Corelli trascorse in un susseguirsi di successi artistici e personali, conteso da varie corti e venendo considerato il più grande musicista del suo tempo. A coronamento della sua carriera, nel 1706 fu ammesso all'Accademia dell'Arcadia, massima onorificenza per un artista dell'epoca, dove adottò il nome simbolico di Arcomelo Erimanteo, insieme a Bernardo Pasquini e Alessandro Scarlatti.
Nonostante la sua affermazione, la sua vita non fu priva di insuccessi e amarezze. La sua Opera Seconda ricevette un'aspra critica dal bolognese Matteo Zanni per presunti errori di contrappunto, a cui Corelli rispose con una difesa indignata che diede origine a una polemica epistolare durata mesi. Resta famoso anche un episodio accaduto durante un viaggio a Napoli, dove sarebbe stato convocato dal re. La tradizione vuole che la visita sia stata piena di disgrazie: l'esecuzione delle sue opere da parte dell'orchestra locale fu insoddisfacente; il sovrano avrebbe trovato noioso l'adagio di una sua sonata e se ne sarebbe andato a metà esecuzione; e infine, durante l'esecuzione di un'opera di Alessandro Scarlatti, Corelli avrebbe commesso diversi errori come violinista solista.
A parte l'opulenza delle corti che lo ospitarono, la sua vita personale fu modesta e discreta, concedendosi solo il lusso di acquisire una collezione di dipinti, che arrivò a contare circa 140 pezzi. Corelli non si sposò mai e non è noto se avesse mai avuto alcuna relazione sentimentale. Si è recentemente ipotizzato che potesse essere stato l'amante del suo discepolo Matteo Fornari, con il quale visse nei palazzi dei suoi patroni e al quale lasciò in eredità tutti i suoi violini, ma non vi è alcuna prova a sostegno di tale tesi.
La sua personalità era generalmente descritta come timida, ordinata, austera, servizievole e tranquilla, un'immagine di serenità e dolcezza invariabile. Tuttavia, nei momenti di lavoro, si mostrava energico, esigente e determinato. Händel, che entrò in contatto con lui a Roma, scrisse di Corelli: «Le sue due caratteristiche dominanti erano la sua ammirazione per i dipinti [...] e un'estrema parsimonia. Il suo guardaroba non era ampio. Di solito vestito di nero, portava un mantello scuro, andava sempre in giro a piedi e protestava con vigore se qualcuno voleva costringerlo a prendere una carrozza».
Ultimi Anni ed Eredità
Nel 1708, in una lettera all'elettore del Palatinato, Corelli affermò di non godere più di buona salute. In essa dichiarò anche di essere già impegnato nell'elaborazione della sua ultima raccolta di opere, i concerti grossi (Opera Sesta), che non avrebbe però fatto in tempo a vedere pubblicati. A 55 anni, sentendo i primi problemi di salute, decise di ritirarsi dalla scena pubblica per dedicarsi completamente a questo capolavoro. La composizione, o meglio la revisione, dei 12 concerti procedette per cinque anni ed è stata una corsa contro il tempo.
Nel 1710 smise di apparire in pubblico, sostituito dal suo discepolo Fornari nella direzione dell'orchestra di San Luigi. Il 5 gennaio 1713 scrisse il suo testamento, che comprendeva un patrimonio relativamente modesto, costituito dai suoi violini e spartiti e da una pensione, ma spiccava la grande collezione di dipinti che aveva raccolto nel corso della sua vita. La morte di Arcangelo Corelli giunse l'8 gennaio 1713, senza che si conoscesse la causa, quando non aveva nemmeno sessant'anni. La sua scomparsa causò commozione su larga scala, a testimonianza della stima che aveva guadagnato nel corso della sua vita.
Il cardinale Ottoboni dispose che venisse seppellito nel Pantheon, un privilegio mai concesso a un musicista, e per molti anni l'anniversario della sua morte fu celebrato solennemente. I Dodici Concerti Grossi, Opera Sesta, pubblicati postumi, sono il mezzo attraverso il quale la figura di Corelli è rimasta immortale nei secoli, influenzando generazioni di compositori tra i quali Antonio Vivaldi, Georg Friedrich Händel, Johann Sebastian Bach e François Couperin, così come molti altri, anche italiani, come il piemontese Giovanni Battista Somis, attraverso il quale i modelli corelliani giunsero a Gaetano Pugnani e a Giovanni Battista Viotti. Le sue opere sono ancora oggi oggetto di una voluminosa bibliografia critica e le sue sonate sono ampiamente utilizzate nelle accademie musicali, come materiale didattico e brani affermati nell'odierno repertorio concertistico.