La Quaresima, per molti, è sempre stata un periodo di mortificazione e di penitenza. Tuttavia, è bene rivedere questo schema tradizionale. Sebbene l'obiettivo della mortificazione fosse un tempo proprio quello di mortificarsi, oggi si può approcciare questo periodo in modo diverso. Già provati dalle sfide della vita, si può scegliere di rimodellare la propria Quaresima.
In Danese esiste il termine “hygge”, sostanzialmente intraducibile in Italiano, che indica tutte quelle cose che fai per coccolarti un po’. Hygge è la copertina di lana sulle ginocchia quando guardi un telefilm sul divano; hygge è la candela accesa che decora il salotto nei giorni prima di Natale. Hygge è la cena con gli amici, la domenica pomeriggio in famiglia, il profumo della torta al cioccolato che lievita nel forno. Però, nulla vieta di unire l’utile al dilettevole, e di approfittare del rigore quaresimale per adottare un’alimentazione globalmente più sana.

Un Tempo per la Riflessione, il Silenzio e le Buone Letture
Assentarsi dal lavoro per dedicarsi alla lettura e alla preghiera è un lusso non alla portata di tutti, e chiaramente non si parla di fare Quaresima andando in vacanza alle Bahamas. Ma il fatto di essere a casa, lontani dal tran-tran di ogni giorno, permette di dedicarsi a queste pratiche spirituali in piena tranquillità.
La connessione 24h/24 è diventata una schiavitù, ed è sotto gli occhi di tutti. Almeno in Quaresima, sarebbe opportuno evitare il ripetersi di certe scene. Un buon proposito per la Quaresima è dedicarsi a qualche buona lettura edificante che sia di arricchimento culturale e spirituale. Non serve necessariamente un libro di meditazione, e non serve nemmeno un saggio di chissà quale livello. Sul versante narrativa cristiana, si possono consigliare gli ottimi romanzi di De Wohl.
Strettamente collegato all'esigenza di una vita meno frenetica e con più spazio per la riflessione, diventa fondamentale imporsi dei ritmi. Si cena a una certa ora, non alla “come viene viene”; a una certa ora si stacca tutto e ci si dedica alla famiglia. Le preghiere si fanno all’ora X e all’ora Y, e, anche se cascasse il mondo, non si va a dormire senza la preghiera serale. Dal lato preghiera, non è detto che tutti debbano trovarsi bene con ritmi specifici, ma la liturgia delle ore può essere una "preghiera" per eccellenza.
Un piccolo sacrificio quaresimale può essere quello di rinunciare, anche se per breve tempo, a certi passatempi. Ad esempio, ascoltare musica può essere un bellissimo svago, ma si può decidere di rinunciarvi per la Quaresima, scimmiottando le tradizioni del passato che mettevano al bando per quaranta giorni gli spettacoli profani. Questa può essere una piccola rinuncia che, nel suo piccolo, ha un peso piacevolmente fruttuoso.
I Tre Pilastri della Quaresima: Preghiera, Digiuno ed Elemosina
Il periodo quaresimale offre l'opportunità di vivere intensamente ogni settimana attraverso i tre pilastri fondamentali: preghiera, digiuno ed elemosina.
La Preghiera: Riconoscere una Presenza Divina
Il Vangelo della prima domenica di Quaresima è breve, ma molto profondo. In Marco 1:12-25 si può leggere di Gesù, spinto dallo Spirito Santo, che trascorre del tempo pregando e digiunando prima di iniziare il suo ministero. Egli, essendo Dio, conosceva il valore della preghiera, di quel tempo sacro da trascorrere da solo con Dio Padre. Durante il suo ministero, in molte occasioni, si alzava presto o rimaneva in preghiera fino a notte fonda. La preghiera è un'arma molto forte nella lotta contro il diavolo. Noi, essendo peccatori, abbiamo bisogno della preghiera per combattere le tentazioni che vengono non solo da Satana, ma anche dal mondo e da noi stessi. Si chiede al Signore la forza per quando arriva il momento della prova. Forse non si sarà tra le bestie selvagge, ma è utile pensare a ciò che nella propria vita si comporta come una bestia: possono essere le cose o le persone che ci circondano; le cose che si vedono, le passioni, il cellulare, l'immaginazione incontrollata. È importante riflettere sulle cose che non aiutano a vivere bene e che devono essere eliminate sul nascere o combattute.
Pregare significa innanzitutto riconoscere una Presenza. È il gesto di chi ammette di non essere autosufficiente. Nel tempo, la preghiera può diventare il luogo in cui impariamo a stare davanti a Dio senza maschere, portando quello che siamo: stanchezza, desideri, domande, paure. Durante questa Quaresima si cerca di essere fedeli ai gesti di preghiera e di liturgia proposti: le lodi in università, l'Angelus, la Messa domenicale e la Messa del CLU. Inoltre, si cerca di dedicare ogni giorno qualche minuto di silenzio e di preghiera personale al rapporto con Dio. È consigliabile, in particolare, la recita quotidiana della bellissima preghiera del Padre Le once de Grandmaison, molto cara a don Giussani. Si cerca anche di far entrare dentro di noi la Parola di Dio, cercando di rispondere sempre alla domanda: "che cosa, Signore, mi vuoi comunicare oggi?".

Il Digiuno: Educazione del Desiderio e Libertà Interiore
Il digiuno non è disprezzo delle cose o del corpo, ma educazione del desiderio: non tutto ciò che si può fare o avere serve davvero. Digiunare significa smascherare le nostre dipendenze e il nostro bisogno di controllo, di approvazione e di prestazione. È un gesto che ci rende liberi e che ci rende più attenti a ciò che conta davvero.
Durante questa Quaresima si cerca di seguire le indicazioni della Chiesa a proposito del digiuno: il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo sono giorni di digiuno e di astinenza (si salta uno dei due pasti principali della giornata e anche l’altro pasto dovrebbe essere di magro). Inoltre, non si mangia carne in tutti i venerdì di Quaresima. E, infine, la Chiesa propone di scegliere un fioretto a cui rimanere fedele lungo tutto il periodo di Quaresima: si può provare a rinunciare a un cibo o a una bevanda come il dolce dopo cena, il gelato, la birra, la coca cola, lo spritz, l’amaro.
L'Esempio di San Simeone lo Stilita: La Ricerca della Solitudine con Dio
San Simeone era un pastore, finché non entrò nella vita monastica all'età di 16 anni. Fece molta penitenza e divenne noto per la sua fama di santità e per la guarigione dei malati. Voleva una vita più solitaria, così andò a vivere in un rifugio per un anno e mezzo e poi in cima a una montagna vicina. Nonostante ciò, molte persone lo cercavano per consigli e preghiere, così Simeone cercò una nuova soluzione. Per motivi di vicinanza, non aveva la possibilità di andare nel deserto, così decise di vivere su un pilastro. In questo modo riusciva a stare abbastanza lontano dalle persone per poter pregare, ma era comunque presente per loro, anche se in modo limitato. Il primo pilastro su cui si trovava era alto circa 3 metri, con una piattaforma quadrata in cima circondata da una ringhiera. Lì trascorse il resto della sua vita in preghiera, digiunando (durante la Quaresima non mangiava e non beveva nulla), predicando e dando consigli alle folle che venivano a trovarlo. Quando i monaci del deserto vennero a sapere di quest'uomo sulla colonna, non sapevano se lo facesse per umiltà o semplicemente per desiderio di protagonismo, per attirare a sé le persone. Per questo motivo gli ordinarono di scendere. Trascorse gli ultimi 36 anni della sua vita sul pilastro, cambiandolo di volta in volta, tanto che l'ultimo su cui si trovava era alto circa 15 metri. Il 2 settembre 458 fu trovato morto in cima al pilastro. Non c'è bisogno di cercare la casa sull'albero più vicina per arrampicarsi, basta seguire l'esempio di San Simeone e trovare il tempo di separarsi dalla società per passare del tempo con Dio.
L'Elemosina: Aprire il Cuore all'Altro
L’elemosina non è nient’altro che carità: non si tratta solo di dare qualcosa, ma di dare spazio all’altro. È riconoscere che la propria vita è legata a quella degli altri. In un mondo che propone l’individualismo come unico ideale da seguire, l’elemosina educa lo sguardo a un modo nuovo di guardare: ci si accorge di chi si ha davanti, del bisogno reale che ci circonda, del volto concreto delle persone. Durante questa Quaresima si cerca di riscoprire il senso profondo del fondo comune, rinunciando ogni settimana a un caffè, una merenda, una birra, uno spritz.
Oppure, se si hanno parenti anziani, amici particolarmente soli, o conoscenti a riposo in una casa per la terza età, si può considerare la possibilità di far loro una visita. Chiaramente non c’è niente di male nell’organizzare una gita destinazione Gardaland, ma la carità verso il prossimo è un gesto quaresimale profondo.
La Generosità Illuminata di San Giovanni Bosco
San Giovanni Bosco, accogliendo centinaia di ragazzi e insegnando loro i valori umani e cristiani, un giorno li portò al cimitero per pregare per i morti. Quando tornarono, disse loro che avrebbe dato loro delle castagne calde da mangiare. Poiché sua madre, mamma Margherita, aveva comprato 3 sacchetti, prese il barattolo e cominciò a darne una buona manciata a ciascuno di loro. Quando uno dei suoi aiutanti lo vide, tornò in cucina con mamma Margherita che aveva cucinato solo una parte di un sacchetto. Il ragazzo tornò da Don Bosco e gli disse che non ce n'era abbastanza perché c'erano centinaia di ragazzi. Lui continuò a passare le castagne finché ogni ragazzo non ebbe la sua parte. Nel frattempo, un gruppo di ragazzi notò che nel cesto ce n'erano ancora, anche se lui ne aveva distribuite più di quelle iniziali. Quando Don Bosco ebbe finito di distribuirle a tutti i ragazzi, ne rimase una parte per lui. Come afferma il vescovo spagnolo S.E. Juan Antonio Reig Pla: "Chi ha tutto non misura ciò che dà".
La Quaresima come Iniziativa Divina e Cammino di Salvezza
La Quaresima, prima di essere uno sforzo nostro, è un’iniziativa di Dio: è il tempo che la Chiesa ci offre tutti gli anni per rientrare in noi stessi, per tornare a guardare in faccia a ciò che ci portiamo nel cuore. Non si tratta di una parentesi triste durante l’anno, ma è un tempo che prende sul serio la nostra vita, le nostre domande, le nostre ferite. Ci invita a chiederci: "Dove sto andando? Le tante cose che vivo e faccio: che cosa c’entrano con Cristo, che cosa c’entrano con il mio rapporto con Dio?".
La Quaresima nasce da una consapevolezza molto reale: da soli non ci bastiamo, abbiamo bisogno di essere salvati e amati. Dio non ci ama perché siamo coerenti, perché abbiamo capito tutto o perché ci comportiamo bene. Dio ci ama prima! Il Suo amore precede ogni nostro sforzo. Pensiamo solo al popolo d’Israele nel deserto, dopo esser fuggito dalla schiavitù in Egitto: mormora, si lamenta, tradisce. Eppure, Dio resta con esso e gli dà il compito di essere custode della Sua presenza nel mondo: prima nella tenda nel deserto e poi nel tempio a Gerusalemme. Oppure pensiamo a Pietro: anche lui è infedele e tradisce Gesù per salvarsi la pelle.
La Quaresima, allora, non è il tempo per meritarci l’amore di Dio, ma per lasciarci amare da Lui, smettendo di difendere le immagini che ci siamo costruiti, così come ci si costruisce un account sui social; sono, infatti, immagini che prima o poi ci deludono. La Quaresima è il tempo in cui tutto ciò che facciamo è chiamato a diventare strumento di memoria dell’evento salvifico compiuto da Cristo più di 2000 anni fa: Dio ti ama! È morto e risorto per te! A questo Dio ti puoi rivolgere, ci puoi litigare. Ti ascolta sempre! Ascolta il tuo dolore, la tua fatica, perdona il tuo peccato. Anzi, lo prende su di Sé e lo sconfigge morendo in croce per te!
Ecco perché per noi cristiani il simbolo del Crocifisso è così importante! Esso dovrebbe avere un luogo centrale e ben visibile in ogni nostra casa, in ogni appartamento di universitari. Questa è una rivoluzione totale! In nessun’altra religione o filosofia si può contemplare un Dio così vicino all’uomo! Solo nel cristianesimo c’è un Dio così pieno di passione per noi. Amandoci come un Padre che ama i Suoi figli, amandoci con questo amore immenso, così inimmaginabilmente grande, Dio ci affida un compito, una vocazione, una strada per il nostro compimento e per la nostra felicità: esattamente come l’ha fatto con il popolo d’Israele nel deserto o con san Pietro sulla riva del lago di Tiberiade.
E, come tutti gli anni, nella Messa della prima domenica di Quaresima si ascolterà nel Vangelo l’episodio in cui Gesù va a pregare nel deserto per quaranta giorni (cf. Mt 4,1-11). Nel deserto, Gesù cerca il rapporto con il Padre prima di iniziare la Sua missione. Poi, Gesù viene tentato dal diavolo che tenta anche noi: cerca di piantare in noi la tristezza profonda di non essere amati, neanche da Dio.
Tutti questi eventi sono accomunati da un passaggio, un momento di cambiamento e di conversione: dal caos delle tribù primitive all’alleanza fra Dio e il Suo popolo, dalla schiavitù in Egitto alla libertà nella terra promessa, dal peccato al perdono, dalla vita privata di Gesù alla Sua missione. Molto spesso la Quaresima viene rappresentata dall’immagine del deserto, ed è vero: la Quaresima è un cammino, a volte anche faticoso; come i pellegrini ebrei che dovevano camminare sotto il sole del deserto per salire a Gerusalemme, come il popolo d’Israele che doveva camminare per decenni nel deserto per giungere alla terra promessa.

Il Passaggio Pasquale: Conversione e Riscoperta della Misericordia
Ciascuno di noi ha realmente bisogno di convertirsi continuamente. Abbiamo bisogno di essere salvati da tutto ciò che ci rende schiavi, che rende la nostra vita piccola e tiepida. La Quaresima ci prepara alla Pasqua e la parola Pasqua, pesach in ebraico, significa proprio passaggio. Dalla morte alla vita: ecco il passaggio per eccellenza compiuto da Cristo stesso, ecco il passaggio che dà speranza a noi e che dà speranza anche al mondo ferito in cui viviamo. Durante la Quaresima siamo chiamati a partecipare a questa Pasqua, a questo passaggio, con la nostra conversione personale.
La Confessione: Un Incontro Reale con Cristo
La Confessione è il sacramento che la Chiesa ci propone di scoprire, di riscoprire o di approfondire durante la Quaresima. Essa è l’unico dei sette sacramenti istituito da Gesù Risorto. Egli appare agli apostoli, radunati nel Cenacolo per paura dei romani e dice: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati.” (cf. Gv 20,19-23).
La Confessione è un atto profondamente umano: è il luogo in cui una persona smette di scappare dalla propria vita e accetta di guardarla in faccia. La parabola del Figlio prodigo (cf. Lc 15,11-32) ci insegna che la conversione non comincia con un atto di volontà eroico, ma con un risveglio interiore: “si accorse dove si trovava”, dice l’evangelista Luca. Il figlio prodigo non è cattivo, ma è disorientato. Chiede l’eredità perché vuole vivere, ma confonde la vita con il possesso e confonde la libertà con l’assenza di regole e di legami. Finché ha risorse, va avanti. Ma quando queste risorse finiscono, emerge la verità: una vita vissuta senza relazioni e senza regole diventa presto una vita senza casa. Il Vangelo dice che il figlio “rientrò in sé stesso” (Lc 15,17). È un passaggio decisivo: prima di tornare dal padre, torna dentro il proprio cuore.
La Confessione è questo rientrare nella stanza più profonda della nostra anima, del nostro “castello interiore”, come lo chiamava santa Teresa d’Avila. Lì non si entra per accusarsi, ma per ritrovarsi. Finché restiamo fuori da noi stessi, siamo preda delle giustificazioni, dei confronti, delle lamentele. Ma quando rientriamo in noi in modo vero, nasce anche una domanda vera: "che cosa sto facendo della mia vita?". Il figlio prepara un discorso, come facciamo tutti. Vuole controllare l’esito del ritorno, gestire la relazione, meritarsi un posto. Ma il padre interrompe ogni sua strategia: gli corre incontro, lo abbraccia e gli restituisce la sua dignità prima ancora che il figlio finisca di parlare. La Confessione ci educa alla verità senza disperazione. Ci insegna che riconoscere il nostro peccato non significa definirsi sbagliati, ma accettare di essere amati proprio lì dove siamo fragili.
Per prepararsi alla Confessione, siamo chiamati a fare l’esame di coscienza: riconoscere il proprio peccato e formularlo in modo sintetico e chiaro. Ma la Confessione è molto di più: è il luogo di un incontro reale con Cristo che ci raggiunge dentro la nostra fragilità, senza censurare nulla, senza scandalizzarsi di nulla. Il nostro peccato è una ferita reale, incide sulla nostra libertà, ferisce il nostro rapporto con noi stessi, con gli altri e con Dio. Ma, dal momento in cui Cristo è morto in croce per noi, il nostro male non ha più l’ultima parola sulla nostra vita; dal momento in cui Cristo è morto in croce per noi possiamo sempre ritornare nelle braccia del Padre che ci aspetta a casa, possiamo sempre “nascere di nuovo”. Perché conviene confessarsi spesso? Perché la vita è un cammino. La misericordia e il perdono sono il respiro quotidiano della nostra fede. Chi si confessa con frequenza scopre pian piano che il centro non è più il proprio sforzo, ma l’iniziativa di Cristo.
La Quaresima è, quindi, una preparazione alla Pasqua, una strada di conversione, un cammino di verità e di libertà.

Bartimeo: L'Incontro che Trasforma
Mentre Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”. Gesù si fermò e disse: “Chiamatelo!”. Chiamarono il cieco, dicendogli: “Coraggio! Alzati, ti chiama!”. Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. E Gesù gli disse: “Va’, la tua fede ti ha salvato”. E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.
Un presentimento, un grido, un riconoscimento del proprio bisogno, una guarigione e l’inizio di un cammino di liberazione: sono questi gli aspetti che segnano l’incontro fra Gesù e Bartimeo, il cieco che mendicava davanti alle porte di Gerico. Un’intuizione, una provocazione, un invito che ci porta di nuovo a camminare, cioè a credere, ad amare e a sperare che la propria vita è fatta per qualcosa di grande. Tutto questo lo possiamo vedere in atto in questo gesto liberante, compiuto da Bartimeo: gettare via il proprio mantello (cf. Mc 10,50), gettare via tutto ciò che ci dà sicurezza senza Dio.
Dalle Ceneri al Fuoco Pasquale: La Speranza della Trasfigurazione
Il Mercoledì delle Ceneri ci mette davanti a una verità scomoda: siamo polvere. Non vivremo per sempre su questa terra, non siamo autosufficienti, non siamo il centro del mondo. Le ceneri non umiliano, ma liberano: smascherano la nostra superbia e ci ricordano che la vita non si regge sulle nostre prestazioni, ma su un amore che ci precede. Non devi salvarti da solo! La Quaresima è questo passaggio: dalle ceneri al fuoco, dal riconoscerci peccatori al lasciarci incendiare dall’amore di Cristo. Il fuoco di Pasqua è già nascosto nelle ceneri che oggi riceviamo. Esso non brucia ciò che siamo, ma lo trasfigura, lo rende più grande e più vero.