La storia dell'architettura di Ravenna è intrinsecamente legata alla trasformazione dei suoi spazi monumentali, tra cui il celebre portico della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, che rappresenta un elemento chiave per comprendere l'evoluzione urbanistica della città. Spesso confuso con la residenza del re goto, il portico originario ha subito nel corso dei secoli molteplici riletture funzionali e strutturali.

L'evoluzione del portico tra storia e mito
La struttura attualmente visibile, frequentemente associata al "palazzo di Teodorico", non coincide in realtà con la residenza del sovrano goto. Studi recenti hanno chiarito che essa corrisponde al portico della facciata della chiesa altomedievale di San Salvatore ai Calchi. Ciò che oggi si osserva risale infatti al VII o VIII secolo, epoca in cui venne costruito sotto l'esarcato bizantino come struttura di guardia per l'accesso al complesso imperiale. Nel IX secolo, l'edificio divenne il portico della chiesa di San Salvatore ai Calchi, oggi scomparsa.
Il nome della chiesa deriva probabilmente dal greco chalke, termine che indicava l'ingresso del palazzo di Costantinopoli, celebre per le sue poderose porte bronzee fortificate. Le indagini archeologiche confermano che il sito ha visto diverse fasi: da residenza suburbana di epoca romana (I sec. a.C. - I sec. d.C.) a complesso palaziale nel IV secolo d.C., fino alle trasformazioni teodericiane (493-526 d.C.) che arricchirono l'area con mosaici raffinati.
La Basilica di Sant’Apollinare Nuovo: capolavoro musivo
Eretta nel 505 d.C. dal re Teodorico come chiesa palatina di culto ariano, la basilica è oggi uno dei simboli indiscussi di Ravenna. La struttura, a tre navate, è preceduta da un portico o nartece (chiamato anche ardica in epoca bizantina), ricostruito nel XVI secolo in forme classiche.

L'interno della basilica custodisce un ciclo musivo che testimonia il passaggio dall'arte paleocristiana a quella bizantina:
- Fascia superiore: Scene della vita di Cristo.
- Fascia mediana: Figure di Santi e Profeti.
- Fascia inferiore: Raffigurazioni del Palazzo di Teodorico e del Porto di Classe, epurate in epoca giustinianea dai ritratti dei dignitari goti.
Il valore del ciclo musivo
L'iconografia presente nelle navate rompe con l'illusionismo prospettico tipico dell'arte greco-romana, privilegiando una rappresentazione aprospettica. Nel mosaico del Palazzo di Teodorico, ad esempio, le strutture architettoniche sono disposte in modo schematico per sintetizzare su un unico piano visivo ciò che nella realtà occupava uno spazio a forma di "U". Allo stesso modo, nel mosaico del Porto di Classe, le navi e l'acqua appaiono sovrapposte verticalmente, una scelta estetica che ignora consapevolmente la verosimiglianza in favore di una narrazione simbolica.

Interventi di restauro e conservazione
La Basilica di Sant’Apollinare Nuovo è stata oggetto di numerosi interventi di recupero, resi necessari non solo dal passare del tempo, ma anche dai danni bellici del 1916 e del 1944. Tra i lavori più significativi figurano:
| Periodo | Tipo di intervento |
|---|---|
| 1862-1874 | Restauri strutturali del Genio Civile e interventi sui mosaici di F. Kibel |
| 1895-1901 | Consolidamenti diretti da R. Faccioli e C. Ricci |
| 1955 | Messa in sicurezza con contrafforti in cemento armato |
| 1986-1996 | Restauro dell'abside e recupero dei marmi originali |
Questi interventi hanno permesso di preservare un patrimonio che, insieme agli altri sette siti UNESCO della città, rende Ravenna una delle mete più importanti al mondo per lo studio dell'arte musiva e dell'architettura tardo-antica.