Con la celebrazione della Messa “in Cena Domini”, entriamo nel Triduo Pasquale di morte e risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Questo è il momento sorgivo, il cuore e l'apice della liturgia e della vita stessa della Chiesa. L'Eucaristia non è una "cosa", pur santa che sia, ma è Gesù, una Persona Divina. Ricevendo la Santa Comunione, accogliamo la Seconda Persona Divina che ha assunto la nostra natura umana per donarsi a noi come Cibo e Bevanda spirituale, con il suo Corpo Immolato e il suo Sangue versato. È fondamentale avere verso l'Eucaristia quelle attenzioni proprie che si debbono alla Persona Divina di Gesù fatto Ostia per noi. Decidere di fare la Comunione significa entrare in quel dinamismo d’amore che travolse il Cuore di Gesù e Lo portò in Croce a morire d’amore.

Eucaristia e Sacerdozio Ministeriale nascono insieme: non c’è Eucaristia senza il prete. Pertanto, ogni prete che abbiamo è segno che Dio continua ancora ad amarci nonostante tutto. Per i sacerdoti, una delle gioie più grandi nel loro ministero è senza dubbio il momento in cui consegnano Gesù Eucaristico ai fedeli nella Santa Comunione, pronunciando: "Il Corpo di Cristo" e sentendo il fedele rispondere "Amen".
Il Sacerdote: Un Uomo tra Dio e gli Uomini
La figura del sacerdote è essenziale per la Chiesa, ma è anche profondamente umana. Il sacerdote è un uomo, non un angelo, con tutte le debolezze e fragilità proprie dell'umanità. Egli viene scelto e chiamato per essere ponte tra Dio e gli uomini. Pur essendo chiamato ad essere santo, il prete rimane sempre un povero uomo come tutti, con i suoi limiti, i suoi difetti e, purtroppo, anche i suoi peccati, talora anche gravi. Egli rende presente Gesù, il Redentore e Salvatore del mondo, nella propria fragile umanità.

La Validità dei Sacramenti oltre la Santità Personale
Nonostante la fragilità umana del sacerdote, le sue azioni salvifiche sacramentali non perdono efficacia. Egli compie tali azioni non in nome di Gesù Cristo, ma nella Persona di Gesù Cristo stesso. Questo è un punto cruciale, in quanto la validità dei sacramenti è indipendente dalla santità personale di quell'uomo. La grazia dell’ordinazione sacerdotale non comporta l’esenzione dal peccato e dalla tentazione. Quelle mani che consacrano il pane e il vino, infatti, possono essere macchiate di peccato, anche di peccato grave. Tuttavia, la grazia di Dio opera attraverso di esse.
Il Mistero della Lavanda dei Piedi: Umiltà e Misericordia Incondizionata
Il gesto della lavanda dei piedi compiuto da Gesù durante l'Ultima Cena offre un duplice insegnamento profondo, strettamente legato alla comprensione della misericordia e della fragilità umana.
Il Primo Insegnamento: Il Servizio Fraterno
Il primo insegnamento, evidenziato dal gesto stesso e dalla spiegazione di Gesù, è l'invito al servizio umile: "Io ho fatto questo perché sono il vostro Maestro e quindi vi invito a fare quello che ho fatto io, anche voi. Io vi ho lavato i piedi perché impariate da me a lavarvi i piedi gli uni gli altri". Questo gesto è molto forte e ci ricorda che l'amore fraterno non può essere solo supposto o desiderato, ma deve esprimersi in azioni concrete. Come diceva San Giovanni Bosco ai suoi preti: “Non serve che voi amiate i vostri ragazzi, bisogna che anche i ragazzi capiscano di essere amati”. Tuttavia, può capitare di voler lavare i piedi al fratello senza aver prima sperimentato personalmente di essersi fatti lavare i propri da Gesù. Si tratta, in questo caso, di un servizio apparente, che mira a mostrarsi e a sentirsi indispensabili, ma che non ha per oggetto l'amore dell'altro, bensì l'amor proprio.

Il Secondo Insegnamento: Accogliere l'Amore Indiscriminato di Dio
Il secondo insegnamento è ancora più profondo e rivela una delle maggiori difficoltà della vita spirituale. Gesù non è solo il Maestro, ma è Dio, e Dio si mette in ginocchio davanti a poveri uomini. Quando Pietro si rifiuta, Gesù lo obbliga, dicendo: "Se tu non ti lasci lavare i piedi non avrai parte con me". Questo è il mistero di un amore la cui caratteristica principale è quella di essere troppo grande, un amore che non si può meritare né ricambiare. Gesù ci lava i piedi non perché siamo stati bravi o per qualche nostro merito, ma semplicemente perché ci ama.
In questo contesto, il sacerdote, essendo colui che per primo ha permesso a Gesù di lavargli i piedi, ha il compito di aiutare i suoi fedeli a lasciarsi amare e perdonare da Gesù, anche se magari si continua a cadere nei soliti difetti e peccati. Noi che ci nutriamo dell’Eucaristia siamo chiamati dal Maestro a lavarci i piedi gli uni gli altri nell’esperienza fondante e previa di Lui che li lava a noi, e Lui non lo farà se noi non glieLo permettiamo. Dobbiamo anche essere capaci di cogliere l'invito di Gesù non solo a ricoprire l'altro di misericordia, ma anche e soprattutto a permettere non solo a Gesù, ma a tutti, di ricoprire noi stessi di misericordia. Quanto è difficile questo!
Il Ruolo dei Fedeli nel Sostegno del Sacerdozio
Il più grande incoraggiamento e sostegno alla santità del prete provengono dai suoi fedeli: il loro amore, il loro affetto, la loro compassione per i suoi difetti, che mai mancano, la loro preghiera e vicinanza. Questa consapevolezza ci invita fortemente a pregare il buon Dio per le vocazioni alla vita sacerdotale, affinché Lui continui a chiamare e a far sentire la sua voce a molti giovani, vincendo le loro paure e donando loro il coraggio d'amore per rendere presente Gesù, il Redentore e Salvatore del mondo, nella propria fragile umanità.
Perciò, dobbiamo avere e coltivare nel cuore una grande fiducia nella potenza della morte salvifica di Gesù: attraverso la sua morte si è riversata su di noi la salvezza e "dove ha abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia" (Rm 5,20). Nessuna nostra miseria, seppur grande e seppur ripetuta, può vincere la forza redentrice della morte di Gesù, Crocifisso per amore.