L'Omelia di Monsignor Delpini per Silvio Berlusconi: Analisi e Reazioni

L'omelia pronunciata dall'arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, durante i funerali di Silvio Berlusconi nella Cattedrale del Duomo, ha generato un dibattito acceso tra coloro che l'hanno apprezzata e chi l'ha trovata inadeguata al contesto istituzionale e priva di rispetto. La predica, molto concentrata sull'uomo che ora si ritrova davanti a Dio, ha suscitato reazioni diverse sia nell'inner circle berlusconiano che tra i commentatori e il pubblico.

Foto di Monsignor Mario Delpini mentre pronuncia l'omelia nel Duomo di Milano

Il Contesto e le Prime Reazioni

I funerali di Stato al Duomo di Silvio Berlusconi, ripresi dalle telecamere della RAI, sono stati celebrati dall'arcivescovo di Milano Mario Delpini. L'omelia, che secondo alcune indiscrezioni sarebbe stata scritta nei giorni scorsi, ha sollevato qualche critica fin da subito, scontentando una parte del centrodestra. Mentre alcuni ne esaltavano i toni, altri storcevano il naso o rimanevano indifferenti.

Le Voci Critiche: Daniele Capezzone ed Enrico Mentana

La Critica di Daniele Capezzone

Daniele Capezzone, ex radicale e già portavoce di Forza Italia, è stato tra i primi a parlare di omelia "furba". Ha ammesso: “Francamente (e rispettosamente), fatico a comprendere gli applausi e svariati elogi che ho letto qua e là”. A suo avviso, l'omelia è stata “costruita in modo furbo” perché “suscettibile di interpretazioni opposte”.

Capezzone ha riassunto le possibili letture: “C’è chi vi coglierà la naturale tensione di ogni essere umano alla gioia, al desiderio, alla dimensione terrena (su questo registro si muovono i primi due paragrafi). E, al momento della morte, c’è una doverosa e rispettosa sospensione di ogni giudizio, che spetta solo a Dio”. Tuttavia, ha trovato i paragrafi conclusivi dell’omelia “freddi, duri, senza il calore di una carezza (che non si avvertiva nemmeno nel tono con cui l’omelia è stata pronunciata)”.

L'ex portavoce di Forza Italia si è anche interrogato: “In ogni caso com’è l’uomo d’affari secondo Delpini? ‘Guarda ai numeri e non ai criteri’. E così abbiamo liquidato il rapporto tra capitalismo e etica cristiana”. Sotto il post in cui Capezzone ha ricostruito la sua analisi, molti hanno concordato. Anche una lavoratrice di Mediaset, Amanda Centola, ha commentato: “Francamente sono rimasta di sasso alla descrizione dei numeri e non i criteri quando lui amava la sua azienda anche se ultimamente ne era lontano”.

Capezzone ha avuto un ruolo nel personalizzare l'omelia, pensando che il prete officiante stesse parlando solo ed esclusivamente di Berlusconi. Questa lettura fraintende la natura di un'omelia, che non deve "far piacere" alla famiglia o ai cari del defunto, ma è un servizio a Dio.

Il Commento di Enrico Mentana

Un'altra voce che ha avanzato dubbi sull'apprezzamento delle parole di Delpini è quella di Enrico Mentana. Il direttore del Tg La7, presente in Duomo e collegandosi con lo speciale della sua rete al termine della cerimonia, ha commentato l'omelia in diretta: “È stata molto forte, non tutti l’hanno apprezzata allo stesso modo. C’era qualcuno che era sconcertato”. Questa sensazione di "sconcerto" ha trovato conferma nelle analisi successive. Sembra, inoltre, che anche Piersilvio Berlusconi abbia mostrato disapprovazione, scuotendo la testa durante il discorso dell'arcivescovo.

Le Diverse Interpretazioni della Stampa

Di parere decisamente opposto rispetto a Capezzone si sono mostrati due giornali da sempre assai vicini all'ex cavaliere, morto lunedì a 86 anni:

  • Per il sito de Il Foglio, quella di Delpini è stata “una grande predica”, definendola “un saggio di vita, di fede e di antimoralismo”.
  • Sulla homepage di Libero, l'omelia è stata descritta come “una sorta di manifesto che chi ha odiato il Cav dovrebbe leggere”.

Una lettura decisamente più neutra è stata offerta da Il Giornale, l'ex quotidiano di famiglia passato agli Angelucci. L’omelia è finita affogata in un titolo sobrio: “L’ultimo abbraccio al Cav. Delpini: ‘Un uomo che ha vissuto’”. Nella home page del sito è comparsa solo in un altro titolo, quello di un’intervista a Rita Dalla Chiesa. Secondo la parlamentare ed ex volto Mediaset, l'omelia “sembrava scritta da lui”. Capezzone, che ne è stato il volto e la voce, non ha concordato.

Testo Integrale dell'Omelia di Monsignor Mario Delpini per Silvio Berlusconi

Ecco il testo completo dell'omelia pronunciata da Monsignor Mario Delpini durante i funerali di Silvio Berlusconi il 14 giugno:

1. Vivere

Vivere e amare la vita. Vivere e desiderare una vita piena. Vivere e desiderare che la vita sia buona, bella per sé e per le persone care. Vivere e intendere la vita come un’occasione per mettere a frutto i talenti ricevuti. Vivere e accettare le sfide della vita. Vivere e attraversare i momenti difficili della vita. Vivere e resistere e non lasciarsi abbattere dalle sconfitte e credere che c’è sempre una speranza di vittoria, di riscatto, di vita. Vivere e desiderare una vita che non finisce e avere coraggio e avere fiducia e credere che ci sia sempre una via d’uscita anche dalla valle più oscura. Vivere e non sottrarsi alle sfide, ai contrasti, agli insulti, alle critiche, e continuare a sorridere, a sfidare, a contrastare, a ridere degli insulti.

2. Amare e Desiderare di Essere Amato

Amare e desiderare di essere amato. Amare e cercare l’amore, come una promessa di vita, come una storia complicata, come una fedeltà compromessa. Desiderare di essere amato e temere che l’amore possa essere solo una concessione, una accondiscendenza, una passione tempestosa e precaria. Amare e desiderare di essere amato per sempre e provare le delusioni dell’amore e sperare che ci possa essere una via per un amore più alto, più forte, più grande. Amare e percorrere le vie della dedizione. Amare e sperare. Amare e affidarsi.

3. Essere Contento e Amare le Feste

Essere contento e amare le feste. Godere il bello della vita. Essere contento senza troppi pensieri e senza troppe inquietudini. Essere contento degli amici di una vita. Essere contento delle imprese che danno soddisfazione. Essere contento e desiderare che siano contenti anche gli altri. Essere contento di sé e stupirsi che gli altri non siano contenti. Essere contento delle cose buone, dei momenti belli, degli applausi della gente, degli elogi dei sostenitori. Godere della compagnia. Essere contento delle cose minime che fanno sorridere, del gesto simpatico, del risultato gratificante. Essere contento e sperimentare che la gioia è precaria. Essere contento e sentire l’insinuarsi di una minaccia oscura che ricopre di grigiore le cose che rendono contenti.

4. L'Uomo d'Affari, il Politico, il Personaggio e l'Uomo

Quando un uomo è un uomo d’affari, allora cerca di fare affari. Ha quindi clienti e concorrenti. Ha momenti di successo e momenti di insuccesso. Si arrischia in imprese spericolate. Guarda ai numeri e non ai criteri. Deve fare affari. Non può fidarsi troppo degli altri e sa che gli altri non si fidano troppo di lui. È un uomo d’affari e deve fare affari.

Quando un uomo è un uomo politico, allora cerca di vincere. Ha sostenitori e oppositori. C’è chi lo esalta e chi non può sopportarlo. Un uomo politico è sempre un uomo di parte.

Quando un uomo è un personaggio, allora è sempre in scena. Ha ammiratori e detrattori. Ha chi lo applaude e chi lo detesta.

Silvio Berlusconi è stato certo un uomo politico, è stato certo un uomo d’affari, è stato certo un personaggio alla ribalta della notorietà. Ma in questo momento di congedo e di preghiera, che cosa possiamo dire di Silvio Berlusconi? È stato un uomo: un desiderio di vita, un desiderio di amore, un desiderio di gioia. E ora celebriamo il mistero del compimento. Ecco che cosa posso dire di Silvio Berlusconi.

Analisi e Interpretazioni Profonde dell'Omelia

La Prospettiva Spirituale e la Critica alla "Personalizzazione"

Il problema, secondo alcuni, è pensare che la Chiesa dovesse fare un servizio alla famiglia di Berlusconi (o alla sinistra), ma il commento delle Sacre Scritture non funziona così. Vi sono elementi ammonitori nel testo dell'omelia, ma pensare che questi siano una semplice critica al Cavaliere significa fare della messa funebre un servizio al defunto, piuttosto che un servizio a Dio. Il fraintendimento alla base della lettura di Capezzone poggia sulla convinzione che ogni uomo sia avversario agli altri uomini, persino un uomo di Dio.

L'operazione messa in atto da Delpini è più sottile e meno diretta di quanto non creda Daniele Capezzone, così lanciato nei giudizi e nelle polemiche da dimenticare che nel Regno dei Cieli vi si accede per il fatto di essere uomini e non per il fatto di essere Berlusconi.

Il Messaggio di Delpini sull'Uomo e la Fede

Nella sua omelia, l’arcivescovo lo spiega benissimo: “Silvio Berlusconi è stato certo un uomo politico, è stato certo un uomo d’affari, è stato certo un personaggio alla ribalta della notorietà. Ma in questo momento di congedo e di preghiera, che cosa possiamo dire di Silvio Berlusconi? È stato un uomo: un desiderio di vita, un desiderio di amore, un desiderio di gioia. E ora celebriamo il mistero del compimento”.

Questa non è, nell’interpretazione benevola, la sospensione del giudizio, come crede Capezzone, in attesa che sia Dio a giudicare. Questa è una dichiarazione di ottimismo, comunque la si voglia vedere. Si dice che la vanità dell’essere personaggi, la testardaggine dell’essere imprenditore e la partigianeria dell’essere politico, peseranno sul piatto della bilancia molto meno di amore, gioia e conoscenza. La conoscenza, infatti, della precarietà del successo e della felicità (Delpini dice: “Essere contento e sperimentare che la gioia è precaria”), è la chiave per il paradiso. Non perché basti essere coscienti ma perché la conoscenza è prima di tutto un dare sapore alle cose.

Come scrive Kurt Flash, parlando della teologia di Cusano e della figura dell’idiota: “La sapienza, sapientia significa 'gustare', un sapere, un assaporare la verità. E il gustare lo si fa di persona”. Che l’omelia abbia destato reazioni, sembra dimostrare più un gioco al ribasso dell’intelligenza collettiva, che guarda al funerale con gli occhi dei tormentoni mediatici e non con quelli di un cristianesimo da assaporare, cioè da imparare a conoscere.

Dovremmo chiuderla come l’ha chiusa Delpini: “Ecco che cosa posso dire di Silvio Berlusconi. È un uomo e ora incontra Dio”, senza farsi troppo prendere la mano da un eccessivo desiderio di proteggere una figura che agli occhi di Dio certo non necessita di nessun avvocato difensore.

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