Piazza del Gesù Nuovo a Napoli: Un Crocevia di Storia, Arte e Misteri

La Piazza del Gesù Nuovo, situata nel cuore pulsante del centro storico di Napoli, rappresenta un significativo crocevia tra la città antica greco-romana e l'espansione urbana sviluppatasi nel Settecento. Facilmente raggiungibile, essa è un punto di incontro e di collegamento fondamentale, celebre per la sua vicinanza alla famosa Spaccanapoli e per essere connessa a Piazza San Domenico Maggiore. Questa piazza è un vero e proprio palcoscenico a cielo aperto, dove si affacciano alcuni dei più importanti edifici storici e religiosi della città, testimonianza di secoli di storia e cultura partenopea.

Veduta aerea della Piazza del Gesù Nuovo con gli edifici circostanti

Storia e Evoluzione della Piazza

Le piazze e i larghi di Napoli, sia nel centro antico che nei borghi, non sempre nascono da direttive urbanistiche dei governanti. Piuttosto, come argomentato in un saggio specifico, sono spesso il risultato di una scelta autonoma dei privati di creare o lasciare uno spazio libero davanti alle proprie dimore, siano esse civili o religiose. Nel corso del tempo, tuttavia, l'intervento pubblico ha plasmato questi spazi.

Le Origini e i Nomi Alternativi

La prima attestazione del nome di "piazza del Gesù" risale alla veduta di Baratta del 1627. Questo ampio spazio, in epoca vicereale, divenne un cruciale snodo di collegamento tra il centro antico e le nuove espansioni urbanistiche toledane. Per tale motivo, l'autorità pubblica decise di collocarvi la statua equestre del re di Spagna Filippo V e di costruire, in asse con essa, una strada che collegasse il decumano con la nuova direttrice Monteoliveto - Medina.

Le vicende storiche dei Gesuiti influenzarono profondamente la denominazione della piazza. Nel 1768, con l'espulsione dei Gesuiti dal Regno di Napoli, la chiesa adiacente cambiò il nome in Trinità Maggiore. Di conseguenza, la piazza assunse prima il nome di piazza Santa Chiara e poi anch’essa di piazza Trinità Maggiore. La carta Carafa del 1775, ad esempio, riporta la dicitura piazza Santa Chiara con la guglia al centro, mentre la carta Marchese del 1804-1813 la indica come Trinità Maggiore. Solo dopo alterne vicende di ritorni e nuove espulsioni, i Gesuiti recuperarono la Chiesa e parte della casa Professa nel 1900. A quel punto, sia la Chiesa che la piazza ripresero il nome originario di Gesù Nuovo.

Gli Edifici Principali che Affacciano sulla Piazza

Sulla Piazza del Gesù Nuovo si ergono alcuni dei più emblematici monumenti di Napoli, ognuno con una propria ricca storia e un'inconfondibile bellezza architettonica.

La Chiesa del Gesù Nuovo

La piazza prende il nome dalla maestosa Chiesa del Gesù Nuovo, un edificio che rappresenta uno dei più importanti esempi del Barocco napoletano. La chiesa è stata costruita su quello che era in origine il Palazzo Sanseverino.

Dal Palazzo Sanseverino alla Chiesa

Nel XV secolo, in questo luogo sorgeva il lussuoso Palazzo Sanseverino, edificato nel 1470 per Roberto Sanseverino, principe di Salerno e barone di Cilento. Il palazzo passò poi al figlio Antonello, il quale, a causa di gravi contrasti con la corte aragonese, subì la confisca dei beni e fu costretto a fuggire da Napoli. A causa di questo conflitto politico, la famiglia perse il palazzo nel XVI secolo. Successivamente, l'edificio fu venduto ai Gesuiti che lo riadattarono a chiesa, consacrata nel 1601. Le uniche parti originali del palazzo che furono salvate e incorporate nella nuova struttura furono la facciata a bugne e il portale marmoreo.

La chiesa, progettata con una pianta a croce greca, presenta uno stile ibrido che portò l'architetto Valeriano, responsabile del progetto, ad essere accusato di aver imitato le opere di Bramante e Michelangelo a Roma.

Facciata della Chiesa del Gesù Nuovo con il bugnato a punta di diamante

La Facciata a Bugnato e i Suoi Misteri

L'esterno della Chiesa del Gesù Nuovo si distingue per la sua caratteristica e imponente facciata in bugnato a punta di diamante. Questa facciata è composta da bugne di piperno di forma piramidale, con la punta rivolta verso chi guarda, elemento distintivo che la rende unica nel panorama architettonico napoletano.

La lavorazione delle bugne è attribuita all'arte secolare dei “Maestri pipernieri” campani, abili esperti nella sagomatura della pietra del piperno, nota per essere particolarmente dura da intagliare e scolpire. Si narra che questi maestri sfruttassero conoscenze iniziatico-esoteriche tramandate da migliaia di anni, spesso di padre in figlio, e fossero gli unici a trattare tale materiale. Prima della lavorazione, le pietre venivano "irrorate" di magia positiva sul lato utile, per poi essere posizionate secondo precisi dettami.

La Leggenda della Mala Sorte

Intorno alla peculiare struttura della facciata ruota una leggenda affascinante. Si racconta che chi commissionò la costruzione di questa chiesa monumentale, probabilmente Roberto Sanseverino, si avvalse di maestri pipernieri esperti anche di segreti esoterici e capaci di "caricare" positivamente le pietre. Secondo un antico rituale esoterico, per attrarre energia positiva e scacciare influenze negative da una dimora, le bugne a punta di diamante avrebbero dovuto essere collocate con le punte rivolte verso l'interno dell'edificio.

La leggenda si divide in due parti principali per spiegare la posizione "al contrario" del bugnato sulla facciata del Gesù Nuovo, che si crede abbia attirato la mala sorte: una sostiene l'imperizia degli operai che avrebbero malauguratamente impilato le rocce in modo scorretto, l'altra, più accreditata, suggerisce che i maestri pipernieri, pur dotati di conoscenze iniziatico-esoteriche e alchemiche tramandate da una potente e segreta corporazione, non avrebbero rispettato il rituale. Sta di fatto che, nei secoli, la chiesa sarebbe stata afflitta da numerosi malefici, tra cui incendi, terremoti, crolli della cupola e bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale, tutti eventi che la leggenda collega proprio alla sua facciata.

Lo Spartito Musicale Nascosto

Un'altra curiosità legata al bugnato della chiesa del Gesù Nuovo è la recente e sorprendente scoperta dell'esistenza di note musicali incise su alcune delle sue pietre. Nel 2010, gli storici hanno rivelato che tra lettere e segni incisi sulle bugne, di circa 10 cm, si celava uno spartito musicale della durata di quasi tre quarti d'ora. Si tratterebbe di un pentagramma scritto in lettere aramaiche, sette in totale, da leggere al contrario: dal basso verso l'alto e da destra verso sinistra. Queste incisioni hanno portato alla luce le prime note di quella che è stata denominata "Enigma", la partitura di un concerto per strumenti a plettro.

Il mistero della musica scolpita nel muro di una Chiesa. Documentario by Dario Aspesani

L'Interno Splendente della Chiesa

Se l'esterno si presenta con una sobria imponenza, l'interno della Chiesa del Gesù Nuovo è un tripudio di sfarzo e decorazioni. Molti visitatori concordano sul fatto che l'edificio sorprenda per la sua ricchezza quando si varca la soglia, dopo l'apparente austerità della facciata.

L'interno è sontuoso, caratterizzato da sontuose decorazioni policrome, marmi preziosi e numerosi affreschi che adornano le navate e la cupola. La chiesa ha subito parziali distruzioni, in particolare durante la Seconda Guerra Mondiale, ma è stata restaurata preservando il suo splendore.

L'Altare Maggiore e le Opere d'Arte

Ciò che maggiormente cattura lo sguardo all'interno è l'altare maggiore, un vero e proprio gioiello prezioso innalzato nel 1854. Alla sua base si trovano tre bassorilievi in bronzo, tra cui una evidente riproduzione dell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci, e otto medaglioni bronzei a forma di conchiglia con busti di santi.

In tutto, la chiesa vanta undici cappelle laterali, ognuna con un proprio altare ricco di decorazioni e opere d'arte. Numerosi dipinti e sculture arricchiscono sia la navata centrale che le cappelle. Tra queste, la cappella dei Santi Martiri conserva una pala d'altare raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Martiri e affreschi di Belisario Corenzio. La cappella della Natività è decorata con immagini dello stesso artista e un gruppo di undici statue, tra le quali spicca San Matteo e l'Angelo di Pietro Bernini. Nel cappellone dedicato a San Francesco Saverio spiccano le sculture di Cosimo Fanzago, mentre nel cappellone di Sant’Ignazio si possono ammirare quelle di Davide e Geremia. Jusepe de Ribeira, detto lo Spagnoletto, realizzò le tele dell'altare con immagini della vita di Sant'Ignazio. Sulla parete di fondo dell'altare maggiore, una grande nicchia ospita la maestosa statua dell'Immacolata in marmo bianco, adagiata su un grande globo blu in lapislazzuli. Le pareti absidali sono adornate da un ciclo di affreschi di Massimo Stanzione, raffiguranti scene di vita della Vergine Maria.

La Cappella di San Giuseppe Moscati

Nella cappella della Visitazione si celebra il culto di San Giuseppe Moscati, un celebre ricercatore, medico e docente universitario, canonizzato da Giovanni Paolo II il 25 ottobre del 1987. I suoi resti mortali furono collocati in un'urna bronzea, appositamente realizzata da Amedeo Garufi.

Il Monastero di Santa Chiara e Altri Palazzi

Di fronte alla Chiesa del Gesù Nuovo si erge il Monastero di Santa Chiara, la più grande chiesa gotica della città. Al suo interno è possibile ammirare il magnifico chiostro maiolicato del XVIII secolo, opera di Domenico Antonio Vaccaro. Questo chiostro è il risultato della trasformazione di un giardino e di un cambio di stile, ed è diviso in viali con pilastri e sedili maiolicati, i cui disegni rappresentano piante e scene tratte dalla vita quotidiana dell’epoca.

Sul lato ovest della piazza, inoltre, affacciano alcuni storici palazzi nobiliari in stile tardo barocco, come il Palazzo Pandola e il Palazzo Pignatelli di Monteleone, che contribuiscono all'eleganza e alla ricchezza architettonica di questo spazio urbano.

Chiostro maiolicato del Monastero di Santa Chiara

La Guglia dell'Immacolata

Al centro della piazza si innalza la monumentale Guglia dell'Immacolata, una vera e propria "macchina da festa in pietra". Progettata da Giuseppe Di Fiore e Giuseppe Genuino, fu voluta dai Gesuiti per rivaleggiare con la guglia di piazza San Domenico Maggiore, eretta dai Domenicani. Il monumento è rivestito da sculture marmoree realizzate da Matteo Bottigliero e Mario Pagano. Alla sommità della guglia troneggia la caratteristica statua dell'Immacolata.

La Guglia dell'Immacolata al centro di Piazza del Gesù Nuovo

La Leggenda della Morte Nascosta

Intorno alla statua dell'Immacolata Concezione si sviluppa una strana leggenda popolare, secondo la quale essa cela una figura che va ben oltre ciò che è palesemente visibile. Si racconta che solo in alcuni momenti del giorno, grazie a un particolare gioco di luci e ombre e a una speciale prospettiva, si possa intravedere nella statua l'immagine della Morte. In certe ore, specialmente al tramonto o all'alba, l'aspetto della statua muta: il drappo non sembra più coprire la Vergine, ma una figura scheletrica che regge una falce, la Morte stessa. Questa immagine spettrale apparirebbe in particolare guardando la statua da dietro. Sul marmo dell'obelisco, inoltre, si mormora dell'esistenza di strani simboli e di una faccia di scheletro. L'effetto ottico, che rende la statua grottesca verso sera all'imbrunire, e il velo increspato che si intravede osservandola da dietro, rimangono fenomeni ancora oggetto di dibattito e curiosità.

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