Polidori Arcangelo: Biografia e Opere

Il Cardinale Contarini fu un grande amico di Vittoria, come si apprende dal suo carteggio, dall'Epistolarium Reginaldi Poli S. R. E. Cardinalis, pubblicato a Brescia nel 1748 (Pars III, pagg. 17, 19), e dal Codice Vaticano n. 5967, carte 245, 246, ecc. Di questa lettera si legge una versione latina a pagina 597 dell'Opera Gasparis Contereni Cardinalis, edita a Parigi nel 1571. Si è preferita la lezione italiana perché sembra essere stata stampata anteriormente, riporta l'indirizzo e la data, ed è l'unica menzionata da Mons. Beccadelli nella Vita del Card. Contarini (Monum. di varia letterat., Bologna, 1799, t. I, par. II, pag. 59).

Il Bembo inviò a Vittoria, mentre si trovava a Orvieto, l'Epistola de Justificatione, scritta dal Contarini a Ratisbona il 23 maggio 1541 (Mon., cit., pagg. ...). Le Quattro lettere di Monsig. Gasparo Contarino, datate MDLVIII, iniziano con "Eccellentissima, et Illustrissima Signora".

Non spaventi Vostra Eccellenza questo nome di Filosofia, poiché essa si muove da sé, non da altri, ed è rimossa dalla servitù, avvicinandosi maggiormente alla libertà. La filosofia, in tutte le cose che le sono sottoposte, è libera. Le cose inanimate, mosse da una causa esterna, come un sasso scagliato nell'aria, sono in tutto serva; la loro condizione si avvicina a quella del libero solo in quanto la gravità è loro data e sono mosse dalla causa generante. Da queste si ascende agli animali bruti, i quali conoscono il bene o il male e agiscono di conseguenza, a differenza delle cose inanimate. Diciamo che ciò avviene nelle cose inanimate, ma esse non conoscono o fuggono il bene. Si osserva in esse l'arbitrio, ma non ancora la libertà.

Gli animali, pur possedendo un intelletto e un arbitrio, sono tuttavia vincolati ai loro fini e alla loro natura. Il loro intelletto, infatti, è legato all'oggetto del suo desiderio e i loro moti sono finalizzati secondo la natura del fine stesso. Pertanto, sebbene abbiano un arbitrio, questo non è libero, poiché è determinato dalla natura. Un bambino, ad esempio, può essere guidato alla scuola dalla nutrice, ma questa guida esterna limita la sua libertà.

Le cose inanimate sono mosse da cause esterne. Le piante, pur avendo una vita, sono soggette alla natura universale e al bene universale. Gli animali, dotati di intelletto e appetito, si muovono in base alla conoscenza e al desiderio, ma il loro arbitrio è limitato dalla natura e dai loro fini particolari. La felicità, che consiste nella contemplazione del bene universale, è raggiungibile solo attraverso la ragione e la volontà libera, che si estende a ogni sorta di bene, compreso il bene universale. La vera felicità risiede in Dio Benedetto, che contiene ogni bene.

Qualcuno potrebbe chiedersi: "Dimmi. Ora rispondo affinché non si inganni." Tutte le altre operazioni tendono alla servitù, mentre la volontà, se è libera, si estende a ogni bene. Ma se la volontà è serva, allora anche le sue operazioni sono servili. Dalla libertà si può dunque passare alla servitù, e dalla servitù alla libertà.

Abbiamo differito di dire sopra di cosa si tratta. La volontà, quando è ristretta a un fine particolare e angusto, diventa serva. La vera libertà consiste nel fare della volontà una cosa libera e incline al Bene universale. Onde segue che la volontà agisce da sé e secondo il proprio giudizio.

Aristotele, nel 6° libro della Politica, capitolo 2, parla delle operazioni formali. La malizia, che risiede in ciascun uomo, deriva dalla natura nostra, come recita Sant'Agostino. La natura ha creato l'uomo a un certo modo, dotandolo di ragione, che è fatta per obbedire alla ragione stessa. Le operazioni umane, in quanto volontarie, sono quindi legate alla ragione.

La giustizia originale, con cui Dio creò l'uomo, lo rendeva libero per ogni Bene e per ogni essere. Nell'uomo, la volontà e l'intelletto sono uniti in una semplice unità, senza alcuna contrarietà. La volontà è soggetta all'intelletto, come si toccherà poco più avanti. L'uomo, nella sua condizione originale, era innalzato dalle sue angustie; il corpo era soggetto all'anima, e l'uomo poteva fuggire gli incomodi e le tristezze corporali.

La natura, e l'esperienza che ne derivava, portavano l'uomo a ricercare un rimedio e una medicina per correggere la sua condizione. Le virtù, infatti, sono abiti e inclinazioni al Bene. Tuttavia, i filosofi inciampavano nel considerare questi rimedi come radicali e incurabili per via della Natura, come afferma Aristotele nel primo libro dell'Ethica, capitolo 3. Le opere estrinseche, attraverso una buona istituzione, possono essere un aiuto, ma la vera salvezza, secondo alcuni, è un dono di Dio. La nostra felicità, quindi, non può prescindere da un intervento divino.

Nel testo della Politica, capitolo 2, si ribadisce che l'essere Buono è un dono di Dio. Vostra Eccellenza vede che la vera felicità e la salvezza dipendono da Dio. La volontà, orientata verso Dio, riceve la forza dallo Spirito Santo che infonde in essa la grazia, liberandola dal peccato e dalla colpa attraverso il Sangue di Cristo e i Sacramenti della Fede. Il fine ultimo dell'uomo non è sé stesso, ma Dio.

La ragione, guidata dal lume naturale, può condurre l'uomo a comprendere la propria condizione e la necessità di resistere e superare le proprie debolezze. In questa riflessione, forse, sono stato troppo tedioso, ma confido nel giudizio di chiunque senta meglio. Alle sante orazioni, molto mi raccomando.

In Roma, a XIII di Novembre M. D. ...

Questo testo sembra essere parte di una lettera o di un trattato che discute della natura della libertà umana, della volontà, dell'intelletto e della felicità, con riferimenti filosofici e teologici, in particolare a San Tommaso d'Aquino e Aristotele. Il contesto sembra essere una disquisizione sulla condizione umana, la sua origine e la sua redenzione, con un accento sulla necessità della grazia divina per raggiungere la vera libertà e felicità.

Illustrazione di manoscritti antichi e testi religiosi

Il frammento finale contiene una lista di articoli e pubblicazioni del "MESSAGGERO CAPPUCCINO", un periodico di cultura e formazione cristiana dei cappuccini dell’Emilia-Romagna, datati 2025 e 2026. Questi articoli trattano vari temi legati alla fede, alla spiritualità, alla missione, al dialogo interreligioso, all'immigrazione e alla vita comunitaria, con contributi di vari autori e rubriche fisse come "Soglie di segni", "In missione", "Provare per credere", "Indicativo Futuro", "Religioni in dialogo" e "In convento". Sono presenti anche informazioni su fotografi e collaboratori del periodico.

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