L'Altare di San Giacomo di Antonio Rizzo e altre opere omonime

L'Altare di San Giacomo nella Basilica di San Marco a Venezia

L'Altare di San Giacomo è costituito da una pala in cui la figura di San Giacomo è inserita in una struttura architettonica rinascimentale, e da un frontale decorato con mazzi di frutta. Questo altare è uno dei tre commissionati ad Antonio Rizzo dal Doge Cristoforo Moro attorno al 1465 e terminati circa nel 1469, come riportato da W. Wolters (1989 p.154). Di questi tre altari ne rimangono solo due: quello dedicato a San Giacomo e quello nel transetto nord dedicato a San Luca. In confronto con l'Altare di San Luca, quello in esame presenta una qualità leggermente inferiore che fa pensare all'intervento della bottega.

Foto dell'Altare di San Giacomo nella Basilica di San Marco a Venezia

La Chiesa di San Giacomo a Milazzo e il suo simulacro

La chiesa di San Giacomo a Milazzo, secondo la storiografia locale, sorse nel 1432, in prossimità dell’omonimo baluardo posto a difesa del porto. Tuttavia, la chiesa deve essere stata in seguito ricostruita se, come riferisce il Napoli senza riportare l’epoca dei lavori, “assai antica e guasta fu spianata e nel sito istesso ne fu edificata un’altra più grande”. Certo, divenuta parrocchia sacramentale nel 1606, frequentata dalla “maggior parte del popolo” in una fase in cui la nuova chiesa madre era in costruzione, fu oggetto di consistenti rifacimenti finanziati dal Real Patrimonio nel primo trentennio del Seicento. A seguito di queste opere potrebbe essere stata ricavata nel muro della navata la nicchia destinata ad ospitare la statua del santo, oggi visibile sul prospetto orientale dell’edificio.

Il simulacro di San Giacomo è collocato sul secondo altare a sinistra della chiesa. L'opera è una pala d'altare che raffigura San Giacomo, un frontale decorato e due angeli sulle balaustre. L'autore è attribuito a un ignoto scultore spagnolo, attivo tra la fine del XVI e la prima metà del XVII secolo. La datazione è il primo trentennio del XVII secolo. Il materiale è legno scolpito e dipinto, tela di iuta ingessata e dipinta. Le dimensioni sono 203x70x47 cm. L'apostolo richiama le sembianze di Cristo per la corta barba e i capelli divisi in cima e ricadenti in due bande ai lati della testa. Raffigurato stante, con lo sguardo fisso in avanti, indossa sulla tunica un corto mantello con un cappa contrassegnata da valve di capesante, distintivo peculiare del “cammino” compostellano. San Giacomo regge con la mano sinistra il Vangelo e con la destra un possente bordone da pellegrino dotato di puntale metallico per resistere alle asperità del lungo percorso. Singolare la foggia dell’aureola lignea che inscrive una croce ancorata i cui bracci sono alternati a raggi fiammeggianti.

Immagine del simulacro di San Giacomo a Milazzo

Apprezzata dal Perdichizzi alla fine del Seicento, la statua è pressoché ignorata dagli studi specialistici - forse per la scarsa accessibilità del suo contenitore - ed è citata appena dalle fonti locali che generalmente ne fanno risalire la datazione al XVI secolo. Alcune considerazioni di ordine tecnico e stilistico inducono ad una rivalutazione dell’opera, anche in relazione alle vicende costruttive dell’edificio di appartenenza, punto di riferimento per le numerose presenze spagnole a Milazzo.

Caratteristiche stilistiche e tecniche

Sebbene l’impostazione rigorosamente frontale della figura retribuisca a prima vista un’immagine statica e arcaizzante, a ben guardare si coglie nell’ignoto artefice del simulacro l’intento di fissare l’apparizione del santo nel suo incedere solenne. In tal senso orientano lo scarto della gamba destra leggermente avanzata e alcuni dettagli realistici quali il bordo ondulato della pellegrina sulle ampie spalle, il drappeggio mosso del mantello aperto sul braccio sinistro e l’infittirsi delle pieghe al centro della veste, disposte come a sottolineare la naturale aderenza della stoffa alle gambe durante il cammino. Nel realismo contenuto e severo si ravvisano umori controriformati di matrice iberica che trovano sostegno nelle peculiarità formali e strutturali del manufatto.

Il procedimento di esecuzione avvicina la statua alle spagnole imagenes de vestir, sculture polimateriche concepite tra fine Cinquecento e inizio Seicento con la duplice funzione di ottenere una maggiore aderenza al vero - finalizzata a un coinvolgimento emotivo totale dei fedeli - e di sopperire alle necessità del rito processionale alleggerendo il simulacro. Nel San Giacomo milazzese, testa, mani e piedi, scolpiti e dipinti, sono montati con perni su una struttura interna in legno abbozzato; questa sorta di manichino è ricoperto da vesti foggiate con una robusta tela irrigidita con colla e gesso e infine dipinta.

Una più pregnante corrispondenza strutturale e stilistica si riscontra invece con la scultura sivigliana del primo quarto del XVII secolo, e in particolare, seppure con le dovute riserve dato l’evidente scarto qualitativo tra la scultura milazzese e i modelli proposti, si ravvisa una certa familiarità con il naturalismo misurato ed elegante del caposcuola sivigliano, Juan Martìnez Montanés, che nel 1624 realizza con la stessa tecnica un Sant’Ignazio e un San Francesco Borgia per la chiesa gesuita dell’Annunciazione, la cui finitura pittorica viene eseguita da Francisco Pacheco.

Ipotesi sull'origine dell'opera

Alla luce di queste considerazioni si potrebbe supporre che la statua sia stata realizzata in Sicilia da un artista di cultura spagnola o che sia pervenuta a Milazzo, strategico e inossidabile presidio della corona sul versante orientale dell’isola, su commissione di una delle numerose famiglie iberiche documentate in loco. A queste, come alle soldatesche di stanza nella civitas, doveva essere caro il culto per il santo patrono del proprio paese di origine. Tra Quattro e Cinquecento, ad esempio, figurano Cavalieri di San Giacomo due componenti del ceppo D’Amico, entrambi di nome Giovanni, e il Capitano della fanteria spagnola Diego de Vargas, membro acquisito della stessa famiglia. Infine degno di particolare rilievo è l’epitaffio della lastra che copre l’accesso alla cripta, inciso nel 1662 per volere di Rodrigo Alvarez de Aguiar per ricordare la sepoltura di “Antonio de Santa Crus y Serra y sus herederos y todp los Espanoles que mueren en este presidio” nel 1618.

La Chiesa di San Giacomo Apostolo a Palermo

La Chiesa di San Giacomo Apostolo a Palermo venne edificata nel 1434 per volontà di re Alfonso d’Aragona in seguito alla vittoria riportata sulle truppe di Luigi III d’Angiò, evento che il Piaggia ritiene inventato. Dedicata a San Giacomo Apostolo Patrono della Spagna, mantiene ancora la sua struttura originaria quattrocentesca. Dal sobrio aspetto rinascimentale non alterato dagli inserti successivi, ha una facciata a ordine unico serrata da cantonali di pietra e coronata da un attico triangolare con orologio e stucchi; la porta, di gusto ancora seicentesco, è ornata da esili colonne corinzie e sormontata da una nicchia con la statuina del Santo titolare, il tutto fregiato da volute e torciglioni: l’iscrizione data la realizzazione al 1712. La semplice finestra rettangolare è ornata da modesti fregi.

Foto della facciata della Chiesa di San Giacomo Apostolo a Palermo

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