La questione del genere e delle sue definizioni è stata affrontata in modo consistente dal mondo accademico internazionale negli ultimi decenni. La Bibbia, pur essendo stata scritta in un contesto di società patriarcale, presenta al suo interno narrazioni e principi che ne mettono in discussione la rigidità, offrendo spunti per una comprensione più profonda delle dinamiche di genere e del ruolo delle donne.

Definizione e Caratteristiche della Società Patriarcale Biblica
La società antico orientale, come molte società del passato e gran parte di quelle attuali, era intrinsecamente patriarcale. Questa struttura sociale si definisce come un sistema in cui vige il "diritto paterno", ovvero il controllo esclusivo dell'autorità domestica, pubblica e politica da parte dei maschi più anziani del gruppo. Per estensione, il patriarcato indica anche un complesso di radicati pregiudizi sociali e culturali che spesso determinano manifestazioni di prevaricazione, talvolta violenta, da parte degli uomini, specialmente verso le donne.
Un patriarca era un capo di famiglia. Di conseguenza, una società patriarcale era un'organizzazione di persone legate da parentela di sangue, matrimonio o adozione, che vivevano e lavoravano insieme in una comunità sotto la direttiva di questo capo famiglia. In tale contesto, l'unità della società era la famiglia, non l'individuo. La proprietà - come greggi, beni familiari, arredi e terre - era generalmente tenuta in comune dalla famiglia. Il patriarca esercitava il ruolo di governatore paterno e sorvegliante, dando ordini sul lavoro quotidiano, supervisionando l'istruzione dei figli ed essendo legalmente responsabile per le loro azioni. Inoltre, fungeva da portavoce della famiglia dinanzi a Dio e agli uomini, detenendo il controllo completo sulla vita e la proprietà dei membri del suo gruppo familiare.
Tuttavia, è fondamentale distinguere tra il patriarcato come istituzione antropologica e la violenza contro le donne. Non necessariamente il primo produce sopraffazione, che può essere legata a una cultura ma è in ultima analisi esercitata dal singolo.
La Messa in Discussione del Patriarcato attraverso l'Esegesi Femminista e Queer
L'esegesi femminista ha avuto un ruolo cruciale nel contestare l'idea che la Bibbia giustificasse una concezione sessista e patriarcale delle donne come subordinate e funzionali. Già alla fine del XIX secolo, esegete americane come Elizabeth Cady Stanton, mosse dalla rivendicazione del diritto di voto, utilizzarono strumenti culturali adeguati per una lettura critica del testo sacro. Hanno sviluppato la cosiddetta "esegesi del sospetto" per vagliare il testo al di là delle interpretazioni correnti e correggerne la visione mistificante che voleva le donne emarginate e oppresse.
Questo approccio ha evidenziato la presenza nella Bibbia di donne significative, spesso sfuggite alla trasmissione della cultura maschile, che non si allineavano agli stereotipi del femminile e infrangevano le attese sociali.
La Prospettiva "Queer" nella Lettura Biblica
Gli autori dei testi biblici avevano visioni antropologiche e del mondo condizionate dalle conoscenze del loro tempo, non conoscendo concetti moderni come lo sviluppo dell'identità sessuale e di genere di una persona o la parola "queer". Tuttavia, una lettura queer della Bibbia rivela personaggi e narrazioni che sfidano le categorie tradizionali.
- Personaggi "Anomali": Abramo e Sara, ad esempio, sono presentati come una coppia anomala: figli dello stesso padre, non riescono ad avere figli con metodi tradizionali e ricorrono a soluzioni inconsuete. Molte matriarche, spesso sterili, non si conformano ai modelli patriarcali per le donne, collocandosi al di fuori dello stereotipo del ruolo materno. Persino patriarchi come Isacco o Giuseppe non sempre incarnano la mascolinità eteronormativa che ci si aspetterebbe da loro.
- Un Dio "Queer": Le narrazioni bibliche descrivono un Dio che trascende le aspettative umane, che spiazza e straniante come uno straniero. Il divieto del Decalogo di farsi immagine di Dio è un promemoria che Egli non rientra in alcuna categoria. Il Dio biblico è "queer" nel suo amore eccessivo, nel suo uscire da sé per incontrare l'essere umano, nel suo essere "strambo, poliamoroso, scandaloso" perché pone inciampi al nostro cammino lineare. Il Dio trinitario scardina un modello di famiglia patriarcale, presentando un aspetto femminile nella figura della divina Sapienza (Hockmah) e amando attraverso una forza che è femminile in ebraico (ruah), neutra in greco (pneuma) e maschile in latino (spiritus).
L'uso del "queer" come metodo esegetico permette di riscoprire elementi già presenti nel testo sacro, ma oscurati da interpretazioni eteronormate, sessiste, classiste o colonialiste.
Il Ruolo delle Donne nell'Antico Testamento: Oltre la Subordinazione
Nonostante la società antico orientale fosse patriarcale, i racconti biblici attribuiscono alle donne un ruolo molto più importante di quanto spesso venga riconosciuto. Molte narrazioni mettono in discussione il patriarcato, sottolineando l'importanza delle donne nella religione e nella politica.
- Dignità nella Creazione: La storia della creazione, in Genesi 1,27, conferisce alle donne la stessa dignità degli uomini: "Dio ha creato l’uomo a sua immagine, maschio e femmina l’ha creato". Eva, nel libro della Genesi, non è mai descritta come una "peccatrice", un'associazione che emerge solo in esegeti posteriori.
- Le Matriarche: Per la nascita del popolo d’Israele, le matriarche sono fondamentali quanto i patriarchi. Senza figure come Sara, Rachele, Lea con Silpa e Rebecca, nel racconto di Genesi 12-50, non esisterebbe il popolo d’Israele.
- Agenti di Liberazione: La grande liberazione dalla schiavitù in Egitto è innanzi tutto opera di donne: le due ostetriche Sifra e Pua, la madre e la sorella del piccolo Mosè, e la figlia del Faraone egiziano con le sue serve (Esodo 1,15-2,10). Queste donne compiono la volontà di Dio, resistendo a tutto ciò che è ostile alla vita.
- Profetesse e Giudicesse: Debora, una profetessa e giudice d'Israele (Giudici 4), stabiliva il diritto per gli israeliti in un periodo pre-regale, un fatto estremamente significativo per l'epoca. La profetessa di Gerusalemme Culda ebbe un ruolo importante come annunciatrice della Torah, spiegando il significato del "Libro della legge" al sommo sacerdote, al re Giosia e ai ministri.
- Regine e Figure di Potere: Oltre alla saggia regina di Saba e alla regina ebrea Ester, anche la regina madre nel regno meridionale di Giuda esercitò una certa influenza. In epoca romana, Salome Alessandra regnò Israele da sola come regina dal 76 al 67 a.C., portando un periodo di pace e equilibrio, tanto da essere onorata come "Regina della Pace".

Gesù e le Donne nel Nuovo Testamento: Un Modello Rivoluzionario
Anche nel Nuovo Testamento, le donne svolgono un ruolo estremamente importante. Gesù era seguito non solo da uomini ma anche da molte donne, un fatto non scontato per quel periodo. Nel Vangelo di Marco, il discepolato è il criterio principale, e le donne vi giocano un ruolo decisivo. Durante la Passione, mentre i discepoli maschi falliscono e fuggono, tre donne - Maria Maddalena, un'altra Maria e Salome - e altre seguono Gesù anche dopo la sua morte. Maria Maddalena è incaricata personalmente dal Risorto di annunciare il messaggio della risurrezione alla comunità dei discepoli (Giovanni 20,1-18), assumendo un ruolo apostolico.
L'apostolo Paolo, nella Lettera ai Romani, saluta Febe chiamandola "diacono della chiesa di Cencre", suggerendo che potesse aver guidato la comunità cristiana e proclamato il Vangelo. Saluta anche Giunia, che definisce, insieme al suo partner Andronico, "degli apostoli insigni". Per secoli Giunia fu riconosciuta come apostola, fino a quando "interpreti" posteriori, specialmente in traduzioni tedesche, maschilizzarono il suo nome. La Lettera ai Galati (3,26-28) proclama l'uguaglianza fondamentale in Cristo: "Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù". Questa visione ha implicazioni significative per l'uguaglianza all'interno della Chiesa, tanto che la Commissione biblica negli anni Settanta affermò che, dal punto di vista biblico, nulla andava contro il sacerdozio femminile.

La Mascolinità di Gesù e il Dio "Fonte Comune"
Gesù stesso si sapeva inviato agli emarginati e discriminati del suo tempo. Il Dio di Gesù Cristo non appare come un "padre padrone", ma piuttosto come una fonte comune che pone tutti gli esseri umani sullo stesso piano. Gesù presenta una mascolinità "fuori dagli schemi": non aderisce a un modello di potere fallocentrico e dominante, ma di servizio, ascolto e relazione. Egli evita il centro, percorre villaggi di secondaria importanza, non si fa chiamare maestro. La sua identità si definisce in relazione ad altri (Dio, fratelli/sorelle), non primariamente a partire da sé, come in una identità fallocratica e autosufficiente. Tutta la sua vita trascende i modelli relazionali tradizionali, rivolgendosi a peccatori, donne, bambini, schiavi, malati, emarginati, e facendosi beffe della famiglia di sangue per circondarsi di una famiglia di elezione basata sull'amore e la cura.
I suoi discepoli stessi faticano a inquadrarlo in schemi prefissati, riconoscendolo come "sempre oltre, sempre altrove".
La Creazione della Donna e il Concetto di "Aiuto Conveniente"
Nel racconto della Genesi, Dio afferma: “Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda”. La donna (in ebraico ishshâ) viene creata dopo l'uomo (ish). L'espressione "aiuto conveniente" o "convenevole" è stata spesso fraintesa come riferita a una creatura inferiore. Tuttavia, il sostantivo ebraico tradotto con "aiuto" (ezer) è frequentemente usato nella Bibbia con riferimento a Dio stesso in relazione all'uomo, indicando supporto e forza, non certo una posizione subordinata.
Anche la narrazione della caduta, che sembra insistere sulla colpevolezza della donna, merita una rilettura. Se è vero che Eva è il primo bersaglio del tentatore, ciò potrebbe indicare che il serpente la riteneva la più forte e consapevole dei due. Inoltre, Adamo affonda il coltello nella piaga imputando a Dio la colpa ("la donna che tu mi hai posto accanto"), ma dimentica che l'ordine di non toccare il frutto proibito era stato dato direttamente a lui (Genesi 2:15-17). Adamo dà a Eva il suo nome solo dopo la caduta, quando entrambi sono divenuti mortali, indicando una trasformazione della relazione.
L'Impatto dell'Esegesi sul Concetto di Giustizia Sociale
Tutta la Bibbia può essere letta come una serie di storie di inversioni e rovesciamenti, anticipando quel capovolgimento di valori che Cristo è venuto a portare nel mondo: tra vita e morte, maschi e femmine, schiavi e liberi, potere e servizio, potenza e debolezza. La visione evangelica è una visione "dislocata", dove la fede implica uno sguardo diverso, una postura diversa degli "occhi spirituali" sulle cose del mondo.
Accostandosi ai racconti biblici con attenzione, si trovano narrazioni di eventi, personalità, ruoli sociali e "identità sessuali porose". Con "porose" si intende ciò che la parola "queer" veicola: la stranezza intrinseca che la Rivelazione apporta alle storie, la stranezza di un Dio che è "Altro" in sé stesso in quanto Trinitario, e la stranezza di un rivelatore intrecciato con la limitatezza e la frammentarietà della parola umana.
Riscoprire un Dio che nella sua alterità rimane un Mistero, che non rientra mai del tutto negli schemi umani e che spinge alla trasformazione spirituale, significa assumere uno "sguardo obliquo" (queer) sul mondo. Poiché l'immagine che abbiamo di Dio ha sempre un impatto sul modo in cui viviamo e costruiamo le nostre relazioni umane e sociali, un'operazione esegetica di questo genere non è priva di conseguenze a livello di giustizia sociale. La giustizia per le donne, pur essendo un obiettivo ancora lontano in molte società, viene spinta avanti da movimenti come Maria 2.0 in Germania e altre iniziative in Austria e Svizzera, che chiedono piena uguaglianza anche nella Chiesa cattolica. Questo approccio si allinea anche con una prospettiva ecofemminista, come suggerito da Papa Francesco con il riferimento alla "sorella terra", che evidenzia come il genere abbia contribuito allo sfruttamento del pianeta.

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