Cosa sono i Pinakes? Definizione e Uso
Originariamente il termine pinax indicava genericamente una tavola o quadretto dalla superficie piatta, in particolare una tavoletta cerata usata per scrivere. Nel mondo artistico di cultura greca, i pinakes furono ideati e prodotti generalmente per la devozione alle divinità. Nella maggior parte sono d'ottima fattura artistica e presentano animata raffigurazione, originariamente anche abbellita da colori vivaci di cui restano solo poche tracce su alcuni quadretti.
I pinakes sagomati in terracotta erano prodotti in serie usando forme e venivano dipinti in colori brillanti. Sono sopravvissuti anche alcuni esempi in oro risalenti al VII secolo a.C. Spesso avevano due fori per far passare una corda con cui sospenderli. Sulle pitture dei vasi sono rappresentati appesi ai muri del tempo o sospesi sugli alberi nell'area del santuario. L'architetto romano Vitruvio menziona i pinakes nelle celle dei templi e anche in possesso di privati. Un pinax ritrovato ad Atene risale a circa il 500 a.C.
In Magna Grecia, i pinakes furono prodotti tra il 490 e il 450 a.C., principalmente nelle poleis di Locri Epizefiri, Medma, Hipponion e Metauros. Molte delle raffigurazioni in bassorilievo pervenute riguardano la devozione a Persefone, la dea rapita dal dio dell'oltretomba Ade, il quale la portò negli inferi per sposarla ancora fanciulla. Dall'analisi del materiale trovato, si desume che per poter soddisfare la grande richiesta di questo tipo d'offerte votive, i quadretti venivano prodotti in serie, utilizzando matrici.

Il Santuario di Persefone alla Mannella e la Scoperta dei Pinakes
Locri Epizefiri, città della Magna Grecia fondata da greci provenienti dalla Locride, sorge lungo la costa jonica calabrese. Dopo secoli di vita fiorente e ricchezza culturale della polis e le alterne vicende storiche, fu conquistata dai Romani nel 205 a.C., iniziando così per la città un lento declino che portò all'abbandono del territorio nell'VIII secolo. I santuari della città sono dotati di edifici templari monumentali risalenti al periodo arcaico; quelli situati immediatamente all'esterno si presentano con un aspetto meno monumentale, seppur al loro interno siano state ritrovate offerte votive in notevole quantità. La polis di Locri Epizefiri fu famosa nel mondo antico anche per l'usanza della discendenza matrilineare.
I pinakes di Locri Epizefiri rappresentano una delle produzioni artistiche numericamente più consistenti dell'arte magnogreca, nonché una testimonianza unica di un complesso di devozione popolare. Si tratta di quadretti in terracotta di modesto formato, realizzati da una matrice per essere sospesi come ex voto alle pareti del santuario di Persefone scoperto da Paolo Orsi in località Mannella.
Tra il 1889 e il 1906, nel corso di sopralluoghi nella regione di Locri disposti dal Ministero della Pubblica Istruzione, Paolo Orsi venne a conoscenza della presenza, nelle collezioni private della zona, di numerosi frammenti pertinenti a tavolette in terracotta decorate a rilievo con scene di carattere mitologico e rituale. Qui, a poca distanza dalla cinta muraria dell’antica Locri Epizefiri, a mezza costa nel vallone compreso tra due colli, rinvenne il muro di terrazzamento e di delimitazione di un’area sacra che le iscrizioni permisero di identificare con un Persephoneion, un santuario di Persefone noto anche dalle fonti letterarie.
Si tratta propriamente di un temenos, ovvero di un recinto sacro senza un vero e proprio edificio templare, frequentato almeno dal VII secolo a.C. e con particolare intensità nel VI e nella prima metà del V secolo a.C. A questo lasso di tempo appartiene infatti la maggior parte dei materiali votivi restituiti dagli scavi: essi erano stati deposti nell’intercapedine tra il muro del temenos e un secondo muro di contenimento, costruito un po’ più a valle nella seconda metà del V secolo a.C.
Lo scavo del deposito votivo del Persephoneion fruttò il rinvenimento di migliaia di frammenti appartenenti a pinakes fittili. Tuttavia, Orsi, dopo le pubblicazioni preliminari dello scavo, non se ne occuperà più direttamente. Il compito di studiare e pubblicare i pinakes costituì l’eredità scientifica che egli trasmise all’archeologa napoletana Paola Zancani Montuoro. A partire dal 1933 la studiosa dedicò all’impresa oltre trent’anni: dopo aver ottenuto il loro trasferimento al Museo di Reggio Calabria e averne personalmente curato il percorso espositivo, affrontò l’impresa di elaborare una griglia di classificazione tipologica delle raffigurazioni. Il suo lavoro ha costituito la base di partenza per una recente revisione e pubblicazione integrale dei pinakes conservati nei musei calabresi.

Caratteristiche e Datazione dei Pinakes Locresi
I pinakes di Locri Epizefiri sono quadretti in terracotta di modesto formato (non oltre i 30 cm in lunghezza e altezza per circa 1 cm di spessore), prodotti localmente. Il disegno era realizzato in negativo su una matrice, su cui la lastra di argilla cruda veniva pressata in modo da presentare, dopo la cottura, il medesimo soggetto in positivo, ravvivato da una vivace policromia di cui restano tracce in diversi esemplari. L’analisi stilistica consente di circoscriverne la datazione nella prima metà del V secolo a.C.: i pinakes si inscrivono infatti nel linguaggio artistico del cosiddetto stile severo, con alcuni attardamenti dello stile arcaico per gli esemplari più antichi della serie.
Tutte le offerte, divenute numerose ed ingombranti, dopo essere state ridotte in pezzi venivano accantonate in fosse di deposito nelle adiacenze del santuario dagli addetti al culto. Questi attuavano un rito tradizionale consacrandole alla divinità e impedendone il riutilizzo, altrimenti sacrilego.

Le Raffigurazioni: Miti, Riti e Interpretazioni
Il Ratto di Kore (Persefone)
L’identità di questo culto si lascia facilmente decifrare sia dalle circostanze del rinvenimento entro la stipe della Mannella, sia dal soggetto più ricorrente tra i frammenti conservati: il ratto di Kore. Kore, “la fanciulla”, è l’epiteto che i poeti greci riservano a Persefone quando costei è ancora la giovane e innocente figlia di Demetra, prima che Ade la rapisca facendone la propria sposa. La vicenda è nota da numerose fonti (in particolare dall’inno pseudo-omerico a Demetra) e da centinaia di rappresentazioni figurative. Queste riproducono uno schema grossomodo fisso a cui ricorrono anche le tavolette di Locri: Ade, rappresentato come un uomo adulto dalla lunga barba, afferra per la vita la fanciulla riluttante caricandola di peso sul suo carro trainato da cavalli alati.

La Hierogamia e Persefone in Trono
Ben altra atmosfera domina un altro consistente gruppo di pinakes, in cui la coppia divina siede in trono pacificata e celebra la propria hierogamia, le proprie nozze sacre. Le due divinità ostentano i propri attributi (la spiga e il galletto per Persefone, un ramo fiorito e la patera per libagioni per Ade), ricevendo in alcuni esemplari l’omaggio delle altre divinità (Ermes, Dioniso, Ares, i Dioscuri). Talvolta la dea è raffigurata da sola, seduta in trono in atteggiamento maestoso, segno della sua preminenza nella devozione dei locresi.
Scene Cerimoniali e Interpretazioni Profane
Più discussa è invece la natura delle scene raffigurate negli altri gruppi. Un nucleo consistente di tavolette ha per soggetto delle giovani donne impegnate nella preparazione di un complesso cerimoniale: esse recano offerte presso un altare oppure colgono frutta da un albero. In un gruppo di immagini una giovane donna si sistema i capelli guardandosi in uno specchio, mentre una fanciulla più giovane, in piedi davanti a lei, le porge il necessario per la toilette. Il punto d’arrivo della processione sembra essere l’interno di un santuario: qui la veste appare ben piegata su una cassa posta ai piedi del trono su cui siede una figura femminile dal capo velato che, per la posa solenne e gli oggetti che maneggia (una coppa da libagione e una bacchetta), è probabilmente una sacerdotessa.
A partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso la conoscenza dei culti locresi si è progressivamente arricchita di nuovi elementi, grazie anche ai nuovi scavi condotti nell’abitato e ad un affinamento nelle metodologie di indagine dei comportamenti rituali. Si è così affacciata da più parti l’ipotesi che le scene raffigurate sui pinakes non siano confinate al mondo degli dèi, ma coinvolgano anche attori umani. Anche le operazioni rappresentate sui pinakes della Mannella sono da intendersi, secondo Torelli, non come una teologia ma come una rappresentazione simbolica del percorso di formazione che conduce le giovani locresi alle nozze: la raccolta dei fiori e della frutta potrebbe evocare la realtà prenuziale e le occupazioni “non produttive” dell’adolescenza e dell’infanzia, a cui le giovani donne rinunciano mediante la consegna della palla e dei giochi infantili. La serie continuerebbe con i protéleia, i riti preliminari alle nozze che prevedevano sacrifici cruenti e incruenti, oltre alla preparazione e alla vestizione della sposa.
La Cista con il Fanciullo Divino e il Culto Orfico
Un gruppo apparentemente a sé stante è poi quello costituito dai pinakes in cui una figura femminile seduta solleva il coperchio di una cesta nella quale giace un bambino. La Zancani Montuoro identifica la protagonista di questa scena con la stessa Persefone e colloca i pinakes di questo gruppo all’ideale punto di arrivo di un racconto mitico di cui le singole scene riprodurrebbero le diverse sequenze. Secondo la studiosa, infatti, i pinakes locresi costituiscono un ciclo unitario che narra la leggenda di Kore-Persefone, “che si compendia nel trasformarsi della fanciulla per antonomasia nella donna e dea sovrana del mondo sconosciuto ai sensi”. In questo quadro appare più conseguente anche la scena con la scoperta del fanciullo divino nella cista: al termine della vicenda mitica, la Kore diventa Metér, Madre.
Di recente proprio i pinakes di questo gruppo hanno indotto ad una rilettura di tutto il complesso. L’apertura della cista con il sacro fanciullo è stata messa in relazione con il ruolo di madre di Dioniso assegnato a Persefone dalla mitologia orfica, ovvero da quel complesso di credenze mistico-sapienziali legate ad un percorso iniziatico culminante, per gli adepti, nella rinascita a nuova vita dopo la morte. Secondo la poesia orfica, infatti, Zeus avrebbe affidato Dioniso bambino, orfano di Semele, proprio a Persefone, in onore della quale vengono da allora celebrati i sacri misteri. Dioniso è presente anche in altri pinakes, in particolare è rappresentato mentre rende omaggio alla coppia divina in trono porgendo loro un grande kantharos colmo di vino.
Si tratta di testi sacri, come la laminetta di Thurii, contenenti indicazioni per il defunto su come presentarsi alle divinità del mondo sotterraneo e superarne l’esame per accedere alle sedi dei puri: “Ora moristi e ora nascesti, o beatissimo, in questo giorno / dì a Persephone che ti liberò Bakchos”.
Persefone - La Maestosa Dea della Primavera e Regina degli Inferi della Mitologia Greca
Pinakes in Altri Contesti Greci ed Etruschi
Un altro grande gruppo di oltre un migliaio di pinakes in terracotta è stato ritrovato nel sito di Penteskouphia poco fuori Corinto. Questi sono principalmente conservati presso lo Antikensammlung Berlin, con alcuni esempi a Corinto e altri al Louvre.
Nelle tombe etrusche sono state trovate placche in terracotta molto più grandi di quelle tipiche dell'arte greca. In alcuni casi formano una serie che crea l'effetto di un muro portatile di pitture. La tomba "Boccanera" nella necropoli di Banditaccia a Cerveteri conteneva cinque pannelli alti quasi un metro risalenti a circa il 560 a.C., ora conservati nel British Museum. Tre di essi formano un'unica scena, apparentemente il Giudizio di Paride, mentre gli altri due erano posti ai lati dell'ingresso e rappresentano delle sfingi poste a guardia della tomba.