La Liguria, con la sua ricca storia artistica e devozionale, conserva numerosi esempi di crocifissi lignei, testimonianze preziose della fede e dell'abilità artigianale di diverse epoche. Questa analisi si concentra su alcuni di questi manufatti, artisti e contesti, esplorando la loro storia e le loro peculiarità.
Emanuele Macario da Pigna: Un Pittore del Ponente Ligure
Emanuele Macario, originario del paese di Pigna, situato nell’entroterra della Riviera ligure di Ponente, fu un artista prevalentemente attivo in quella zona, in particolare nei borghi dell’entroterra di Sanremo (Valle Argentina). La sua attività è documentata per la prima volta il 3 maggio 1518, quando gli fu commissionato un polittico destinato a ornare l’altare dedicato a S. Mauro nella chiesa di S. Lorenzo di Molini di Triora. Quest'opera raffigurava nel registro centrale S. Mauro tra S. Giovanni Evangelista e S. Paolo e in quello superiore la Madonna col Bambino affiancata da S. Agata e S. Lucia. Il polittico fu terminato dall’artista nel 1519 e, secondo le fonti locali tardo ottocentesche, risulta venduto nel 1862 per 50 lire e presentato nel 1868 presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti.

Commissioni e Opere Principali di Macario
Nel 1522, Macario fu coinvolto in una disputa con il sodalizio locale per il pagamento di un'opera raffigurante lo Spirito Santo, culminata in una condanna al pagamento di 75 lire oltre alle spese sostenute dall'artista. Il 14 dicembre 1524, a Triora, fu stipulato un contratto notarile per l'esecuzione di un dipinto disperso per la Confraternita di S. Maria di Rezzo, di cui si ignora il soggetto.
Il Polittico con il Crocifisso di Taggia
Il 19 agosto 1530, Macario accettò di realizzare per Cristoforo Curlo un’ancona raffigurante il Crocifisso e S. Luigi di Francia, destinata alla cappella del mecenate nella collegiata di Taggia. L'opera, pagata nel 1532, doveva presentare al centro il Crocifisso contornato dai SS. Gerolamo, Caterina d’Alessandria, Pietro Martire e Domenico. L'atto di commissione specificava che il pittore avrebbe utilizzato come riferimento la pala con S. Maria Maddalena posta su uno degli altari della chiesa conventuale. Questa tavola è identificabile con attendibilità nell'opera attualmente collocata nella quarta cappella a sinistra nella chiesa del convento di Taggia, in precedenza sull’altare dedicato a S. Pietro Martire. Sebbene erroneamente riferita in passato a Bernardino del Rosso, padre Nicolò Calvi nei suoi Annales (1622-23) ne fornì una descrizione dettagliata, attribuendola a Macario.
La successiva testimonianza documentaria risale al 19 aprile 1545, quando Macario accettò di eseguire la Madonna col Bambino per il santuario della Madonna dell’Acquasanta presso Montalto Ligure, opera terminata l’anno successivo e oggi esposta nella parrocchiale di S. Giovanni Battista. Al medesimo periodo risale l’esecuzione del trittico raffigurante S. Sebastiano della chiesa di S. Maria Maddalena di Bussana Vecchia, drasticamente smembrato da un furto nei primi anni Venti del XX secolo. Il trittico presentava al centro S. Sebastiano, ai lati S. Antonio Abate (dispersa) e S. Lucia (gravemente compromessa), e nel registro superiore il Cristo in Pietà tra la Vergine e S. Giovanni Evangelista. Quest'opera rivela un linguaggio ancora legato ai canoni compositivi del Ponente ligure del primo Cinquecento, in particolare alle opere di Ludovico Brea.
Nel 1550, Macario consegnò il polittico con S. Maria Maddalena e santi della parrocchiale di Molini di Triora, precedentemente datato dalla critica al 1540. Due anni dopo, nel 1552, dipinse gli scomparti laterali e la predella del polittico di S. Giovanni Battista per la chiesa di S. Maria degli Angeli a Mendatica, opera purtroppo perduta.
La Chiesa di San Giuseppe a Sanremo e il Suo Crocifisso Ligneo
La chiesa di San Giuseppe a Sanremo, posta nel cuore della "Scarpéta", il vecchio quartiere, sorge a ridosso delle mura cittadine. Sorprendentemente, il "Sacro e Vago Giardinello", manoscritto sanremese iniziato nel 1621, non menziona questa chiesa, suggerendo una fondazione più tarda. Durante la "Guerra dei Trent’anni o del Sale", un decreto del 3 marzo 1625 della Comunità di Sanremo istituiva la celebrazione solenne di San Giuseppe nell'altare dedicato al santo nella chiesa dell’Annunciata dei Padri Zoccolanti, l'attuale chiesa di N.S. degli Angeli, confermando l'assenza della chiesa di San Giuseppe in quel periodo.

Origini e Costruzione della Chiesa
Grazie a una lite sorta nel 1687 tra il Comune e l’architetto "mastro" Gio Martino, incaricato della costruzione, si è potuta ricostruire la data di fondazione della chiesa attuale e l’andamento dei lavori. I lavori iniziarono nel 1684 e al 28 febbraio 1687 le opere murarie erano state completate fino al cornicione. Il "Libro delle Delibere del Comune di San Remo" documenta che il 20 marzo 1685 fu deliberato uno stanziamento di 3.000 lire per iniziare la fabbrica della chiesa di San Giuseppe. Ulteriori stanziamenti furono deliberati negli anni successivi: nel 1688 duemila lire ai fabbricieri Giacomo Trucco e Gio Bartolomeo Bottino, e altre mille lire il 28 luglio. Nel 1695, Gio Batta Bottino fu pagato 411,2 lire per le spese sostenute nella fabbrica.
Lo Sviluppo degli Altari e delle Cappelle
Nel 1724, Bartolomeo Bottini vendette una piccola fascia di terreno della chiesa di San Giuseppe nelle Rive, con l’obbligo di destinare il ricavato alla sagrestia. Il 20 ottobre 1726, il Magnifico Consiglio concesse ai Consoli dei fabri murari, Mastro Carlo Sasso e Mastro Gio Maria Bresca, il permesso di costruire una cappella in onore dei SS. Quattro Incoronati. Questi consoli si impegnarono a mantenere il tetto della cappella e a provvedere agli ornamenti e alle candele per il giorno della solennità. Il 4 novembre 1731, il Magnifico Consiglio permise agli agricoltori della città di costruire la cappella di S. Isidoro, realizzata dallo stuccatore Colombo nel 1732 per 345 lire. Il 25 marzo 1733, l’ancona di S. Isidoro, realizzata a Genova da Giacomo Boni Bolognese per 350 lire, giunse a Sanremo per essere collocata nella cappella dei lavoratori.
Nel 1737, il 28 febbraio, i Consoli di S. Isidoro iniziarono la fabbrica della cappella, e il 17 marzo dello stesso anno l’altare fu benedetto. Nel 1740 furono donate 30 lire per il palio dell’altare maggiore. Nel febbraio 1751, l’altare maggiore fu fabbricato e staccato dalla sua precedente posizione. Nel 1752, Giuseppe Bottini, massaro, supplicò il Magnifico Consiglio di poter alienare un grande quadro di San Sebastiano, ormai inutile, per finanziare una nuova ancona per l'altare maggiore.

Il Crocifisso Ligneo: Caratteristiche e Datazione
Di fianco all’altare maggiore si erge un artistico Crocifisso ligneo, che rappresenta indubbiamente l’opera più pregevole della chiesa. In esso, il Cristo, ormai morto e formato quasi interamente dalle sole ossa, sembra ispirarsi a modelli quattrocenteschi, anche se la realizzazione della scultura è probabilmente da collocarsi nel XVI secolo.
Altre Opere e Artisti nella Chiesa di San Giuseppe
Nel 1833, il cappellano Don Bonfante Giuseppe presentò una supplica per stabilire un’amministrazione propria della chiesa, approvata nel 1843. Il 9 agosto 1853, la chiesa di Santa Brigida fu elevata a parrocchia, ma il 9 marzo 1856 la sede fu trasferita alla chiesa di San Giuseppe, che contava 3.000 abitanti. Il primo parroco fu il canonico Leonardo Bottini. Nel 1856 fu deciso di costruire un campanile, e le fondamenta furono trovate già predisposte.
Sulla facciata, di colore giallo ocra, si staglia il gruppo scultoreo della Gloria di San Giuseppe, realizzato verso la fine del XIX secolo da uno scultore ignoto, forse identificabile in Antonio Brilla. L’interno, ad aula unica, presenta due cappelle laterali curvilinee. Sull’architrave della porta si trova un bassorilievo raffigurante San Germano con le insegne vescovili, realizzato nel 1624 da un certo Gioffredo. La volta dell’edificio delinea leggermente una cupola a croce latina, con decorazioni ad affresco della navata realizzate nel 1881 da Pietro Passera. Lo stemma della città di Sanremo sul settore della cupola attesta la proprietà esclusiva della Comunità locale all'epoca della costruzione. Il catino dell’abside rappresenta un cielo azzurro con cherubini e la colomba dello Spirito Santo al centro; le spartizioni architettoniche dell’area presbiteriale furono realizzate nel 1863 dal pittore Michele Panizzi.
Appoggiato all’abside spicca il gruppo scultoreo della Sacra Famiglia, con san Giuseppe che regge un bastone fiorito e la Madonna seduta con il Bambino. Al centro del presbiterio si trova un altare molto originale del Ponente ligure: un semplice abbeveratoio, recuperato e restaurato sotto la guida della Sovrintendenza grazie all'iniziativa di Don Cortona, parroco di San Giuseppe. Le quattro statue nel presbiterio e le due dopo gli altari laterali furono realizzate nel 1891 dallo scultore savonese Antonio Brilla. L’altare maggiore, realizzato nel 1895 su disegno di Pio Soli dal marmoraio Borra, presenta uno stile eclettico tipico della seconda metà dell’Ottocento. Sopra la parete è appeso il dipinto ovale della Madonna della Speranza con Gesù Bambino, realizzato nel 1837 da Lorenzo Martini.
La cappella a sinistra, intitolata ai Santi Quattro Coronati, fu dipinta nel 1868 da Michele Parrini, mentre nel 1883 Giovanni Baglioni realizzò a finto marmo le colonne e le lesene. La tela rettangolare, opera del pittore triorese Giovanni Battista Gastaldi (1585 ca. - dopo il 1646), raffigura i quattro santi inginocchiati con sguardi rivolti al cielo, sovrastati dalla colomba dello Spirito Santo. I santi Incoronati, protettori di scalpellini e muratori, erano venerati dalla locale Confraternita dei Muratori. La cappella di destra, dedicata a Sant’Isidoro, fu costruita nel maggio 1732 su iniziativa della Compagnia degli Agricoltori. Il 25 marzo 1733 vi fu collocato il dipinto Madonna, Sant’Isidoro e Santa Teresa d’Avila, realizzato nel 1723 dal pittore bolognese Giacomo Antonio Boni.
A sinistra della cappella degli Agricoltori è collocata la statua di San Leonardo da Porto Maurizio, opera di Antonio Brilla, mentre nella nicchia sottostante è posta la statua in gesso di San Giuseppe, opera devozionale fiorentina del Novecento. A destra della cappella dei santi Incoronati si trova la statua di Santo Stefano Protomartire, anch'essa di Antonio Brilla. Sopra il confessionale di sinistra è posto il dipinto La gloria di san Giuseppe, opera del pittore sanremese Girolamo B....
Crocifissi in Altre Località Liguri
Il Crocifisso di Anton Maria Maragliano a Pieve di Teco
Un Crocifisso in legno policromo, tuttora nella sua collocazione originaria, fu realizzato dallo scultore genovese Anton Maria Maragliano per la Confraternita di Nostra Signora della Ripa poco prima del 1723. Nell’agosto di quell’anno, i confratelli dell’oratorio di San Giovanni Battista di Pieve di Teco chiesero all’artista di eseguire un "Crocifisso" delle stesse misure e dello stesso legno «tiglio secho e ben conditionato». La datazione del crocifisso della Ripa può essere ulteriormente stabilita intorno al 1716, data impressa sui tre cantonali argentei della croce, insieme al punzone genovese della torretta.

Analisi Tecniche e Materiali
Il Cristo è realizzato in legno di tiglio intagliato a tutto tondo, specie legnosa largamente impiegata da Maragliano per la sua media durezza. La figura è ricavata da un tronco portante che costituisce il torso, le gambe e i piedi, al quale sono stati aggiunti blocchi e tasselli della stessa specie lignea per ricavarne le parti aggettanti come la testa, piccole ciocche di capelli e parti del perizoma. Le aggiunte sono assemblate con incollaggi a base di colla forte e chiodi. Le braccia sono intagliate a parte e assemblate tramite incollaggio e perni lignei. Il Cristo è ancorato alla croce tramite un perno di ferro filettato, con chiusura a farfalla, inserito nella parte terminale della schiena. Le mani e i piedi sono trafitti dai tre tipici chiodi in ferro con testa piramidale.
Policromia e Artisti Collaboratori
La policromia non è pertinente alla bottega di Maragliano, ma è attribuibile a coloritori e doratori autonomamente organizzati, secondo la prassi operativa consueta. All’interno della sua bottega venivano eseguite le operazioni relative alla stesura della preparazione a stucco liquido, utilizzato come base per il colore e per nascondere le imperfezioni del supporto ligneo. Le indagini chimico-fisiche hanno confermato la presenza di una preparazione al colore molto sottile, realizzata con gesso di Bologna e colla animale. Le analisi stratigrafiche hanno inoltre segnalato la presenza di colla animale sopra la preparazione, e residui di colla di pergamena e un composto polisaccaridico, che potrebbero indicare l'uso di una tempera con legante a base di gomma arabica. Il colore dell’incarnato e dei capelli è costituito da una tempera a base di biacca, con aggiunta di ocra, terre e rari grani di nero di carbone, mentre quello del perizoma è composto da biacca con aggiunta di terra verde. La stesura è piuttosto grossolana, con pennellate ben visibili, ma molto d’effetto. Il realismo dell’incarnato, tumefatto ed emaciato, è ottenuto tramite velature di colore grigio-azzurro, così come le vene messe in evidenza.
Il Crocifisso "Arrivato dal Mare" a San Michele di Pagana (Rapallo)
Un insolito ritrovamento ha catturato l'attenzione a Rapallo: un Crocifisso è arrivato dal mare sulla spiaggia di Prelo, a San Michele di Pagana, a seguito di una mareggiata del 13 marzo. Don Beppe Culoma, amministratore della chiesa di San Michele di Pagana, ha commentato: «È un segno? Io non ci ricamerei sopra: arriva dal mare, è un oggetto sacro. E come tale abbiamo il dovere di custodirlo. È un crocifisso ligure e, viste anche le sue condizioni, non dovrebbe arrivare da molto lontano». Il Cristo è stato accolto subito dalla comunità e valorizzato; il Sepolcro pasquale è stato realizzato attorno a lui dai fedeli. Ora è esposto sotto il "Francesco Orero in adorazione di Gesù crocifisso con i santi Francesco e Bernardo" di Anton Van Dyck, uno dei gioielli della chiesa.
Il Ritrovamento e la Valutazione
Questo evento ha generato curiosità e per alcuni un messaggio spirituale, arrivando proprio nel periodo di preparazione alla Pasqua. Segnalazioni informali sono state fatte anche alla Soprintendenza. Il Cristo, senza croce, non appare di grande valore artistico e la sua storia non è ancora stata ricostruita. Le condizioni del legno, praticamente perfetto, fanno propendere per un viaggio breve compiuto nelle acque salate del mare. Si ipotizza anche che possa essere stato scartato dopo un furto in una villa, ma l'oggetto, nonostante la brutalità dell'abbandono, non si è arreso.
È interessante notare che la chiesa di San Michele di Pagana custodisce già un'opera di grande valore: il "Crocifisso" di Antoon van Dyck (Anversa, 1599-Londra, 1641), una delle due sole opere pubbliche dell'artista fiammingo in Italia e uno dei suoi capolavori più affascinanti. Questa presenza rende San Michele di Pagana una "meta silenziosa" per le anime più sensibili che apprezzano la "religione della bellezza", come già notato dal giornalista Salvatore Ernesto Arbocò agli inizi del Novecento, e come ricordato anche da Alberto Savinio.

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