Il borgo di Borghetto di Vara, un tempo vivace punto d'incontro per commercianti e viaggiatori provenienti da La Spezia e diretti a Genova o in Val di Vara, custodisce un luogo di grande interesse storico: il suo santuario di Santa Maria dell'Accola. Situato vicino al fiume, questo santuario è forse quanto resta di un'abbazia di epoca longobarda. La data incisa nel ferro del 1933 testimonia un nuovo cammino spirituale della popolazione, segnando un momento di rinnovato fervore.

Contesto Territoriale e Sociale
La Vita Quotidiana nel Borgo
La vita nel borgo era scandita da ritmi semplici e tradizioni radicate. Le famiglie erano spesso numerose, talvolta allargate da orfani presi in carico dagli ospizi, che vivevano in casa come figli e si guadagnavano vitto e alloggio con il lavoro. Questi bambini, una volta cresciuti, formavano a loro volta una propria famiglia. Le donne, come Maddalena e Lisetta, si recavano al canale per lavare i panni, un lavoro faticoso ma anche un momento di socialità. I pensieri delle donne spesso vagavano liberamente, ma la fede era un punto fermo, espressa nelle preghiere sommesso durante la messa, in cui le formule latine erano spesso incomprese ma il rosario scandiva la devozione.
L'alimentazione dei cassanesi, abitanti della vicina Cassana, era basata su pane, castagnaccio e focaccette di granoturco, consumati al di fuori delle solennità religiose. La preparazione di cibi come la torta di riso, che richiedeva molte uova fresche, era un evento raro e legato all'abbondanza primaverile. Angela, sensibile alle sofferenze altrui, si preoccupava per le compaesane oppresse dalla povertà e dalla prepotenza dei loro uomini, spesso ubriachi e violenti.

Tradizioni e Credenze
Nel borgo, la spiritualità si mescolava a tradizioni popolari. Il giovedì santo, steli sottili legati con un nastro colorato ornavano il sepolcro sull'altare di sinistra della parrocchia, tra lumini e candelieri dorati. Durante il Venerdì Santo, l'obbligo di digiuno e astinenza dalle carni non impediva il lavoro in campagna, e le frittelle di baccalà erano un alimento tradizionale per conciliare la fatica con le esigenze religiose. I bambini erano coinvolti in riti come il "far chiasso" per "ammazzare i Giudei" durante la liturgia, convinti di punire i responsabili della morte di Cristo.
I "maggi" erano un rito annuale in cui ragazzi e ragazze offrivano rami verdi e fioriti alle ragazze il primo giorno di maggio. I matrimoni, come quello tra Celeste e Baciolla, potevano svolgersi al di fuori delle convenzioni, con i futuri sposi che correvano dal parroco per essere uniti. I vedovi che si risposavano non potevano sfuggire alla "tambuatta", un chiassoso accompagnamento musicale di pentole e teglie battute. La figura di San Rocco, con il suo abito bordato di fregi d'oro, il cappello da pellegrino e il cane con il pane in bocca, creava un'atmosfera fiabesca e affascinante, amplificata dai panegirici del predicatore.

Studi e Documentazione Storica
La storia della regione è stata oggetto di numerosi studi e ricerche. Tra questi, le pubblicazioni di Angeli Bertinelli M.G. sulle origini romane e tardoantiche della Chiesa genovese, e quelle di Benente F. sull'incastellamento, il popolamento e la signoria rurale tra Piemonte Meridionale e Liguria, forniscono un quadro dettagliato degli insediamenti urbani, delle strutture del territorio e della viabilità in Liguria tra la tarda antichità e l'XI secolo.
Christie N. ha analizzato il "limes bizantino" e la difesa della Liguria tra il 568 e il 643 d.C., evidenziando il ruolo della regione come provincia imperiale contro i Longobardi. Altri studi, come quelli di Cagnana A., hanno esplorato i castelli e il territorio nella Repubblica di Genova tra il X e il XIII secolo, confrontando fonti scritte e strutture materiali. Le ricerche archeologiche al castello della Brina, condotte da Baldassarri M. e altri, hanno fornito importanti risultati sulle tecniche costruttive tra il X e l'XI secolo.
LE RICERCHE ARCHEOLOGICHE DELL'UNIVERSITA' DI GENOVA AD AKKO TRA 2006 E 2018, di Giada Molinari.
Le "Grotte" e le "Miniere" della Liguria
La Liguria è ricca di testimonianze del passaggio dell'uomo in ambienti sotterranei. Le Grotte di Toirano, in provincia di Savona, sono un mondo sotterraneo di stalattiti, stalagmiti e alabastro, scoperto e aperto al pubblico nel 1953. La Miniera di Gambatesa, attiva dal 1876 per oltre un secolo, rappresenta il più grande giacimento di manganese d'Europa ed è un vero scrigno di storia, cultura e società in Val Graveglia. Questi ambienti offrono un'occasione per conciliare avventura, divertimento e apprendimento, ma richiedono abbigliamento caldo e umido a causa della temperatura sempre bassa e umida all'interno.

Bibliografia di Riferimento
La documentazione sulla regione è vasta e include opere come: "Ai confini dell'Impero. Insediamenti e fortificazioni bizantine nel Mediterraneo Occidentale (VI-VIII sec.)" curato da C. Varaldo; "Dark Age Liguria. Regional Identity and Local Power, c. 400-1020" di R. Balzaretti; e "La cristianizzazione in Italia fra tardoantico e altomedioevo" a cura di R.M. Carra Bonacasa e E. Vitale, che include un contributo di G. Cantino Wataghin, V. Fiocchi Nicolai e G. Volpe sugli aspetti della cristianizzazione degli agglomerati secondari.
Un'altra opera rilevante è "Archeologia dei monasteri in Lunigiana. Documenti e cultura materiale degli enti monastici della diocesi di Luni dalle origini al XII secolo" di M. Dadà. Questi studi, insieme a molti altri citati nella bibliografia, contribuiscono a ricostruire un quadro completo della storia e dell'archeologia della Liguria, inclusi i resti di antiche abbazie e insediamenti.