Cos'è la Preghiera del Breviario: Guida alla Liturgia delle Ore

In un mondo frenetico, dove il tempo sembra scivolare tra le dita e le distrazioni abbondano, esiste un tesoro spirituale che ha resistito al passare dei secoli, mantenendo viva la fiamma della preghiera e della contemplazione. Questo tesoro è il Breviario, noto anche come la Liturgia delle Ore. In questo articolo, esploreremo cos’è il Breviario, la sua origine, la sua evoluzione storica, il suo significato teologico e la sua importanza nella vita spirituale dei fedeli cattolici.

Il Breviario: Definizione e Struttura

Il Breviario è un libro liturgico che contiene le preghiere, i salmi, le letture bibliche e i testi sacri che la Chiesa Cattolica utilizza per pregare la Liturgia delle Ore. Il nome “Breviario” deriva dal latino breviarium, che significa “riassunto” o “compendio”. La Liturgia delle Ore è strutturata attorno a momenti chiave della giornata, che mirano a santificare ogni ora del giorno e della notte:

  • Lodi: all’alba, per offrire il nuovo giorno a Dio.
  • Ora Terza, Ora Sesta e Ora Nona: durante la mattina e il pomeriggio, per mantenere viva la preghiera nel corso della giornata lavorativa.
  • Vespri: al tramonto, per consacrare il tempo che tramonta e ringraziare per la giornata.
  • Compieta: prima di dormire, come affidamento a Dio prima del riposo.

La pratica di pregare in momenti specifici della giornata ha le sue radici nella tradizione ebraica. Nell’Antico Testamento, vediamo come gli Israeliti offrivano sacrifici e preghiere nel Tempio di Gerusalemme a ore stabilite. Gesù stesso, come ebreo devoto, avrebbe seguito questa tradizione di preghiera. Infatti, nei Vangeli troviamo riferimenti a momenti di preghiera in ore specifiche, come quando Pietro e Giovanni salivano al Tempio “all’ora della preghiera, l’ora nona” (Atti 3,1).

Illustrazione schematica delle ore canoniche della Liturgia delle Ore con indicazione delle fasce orarie della giornata.

Evoluzione Storica del Breviario

Con il tempo, la pratica della preghiera si strutturò in modo più formale, specialmente nei monasteri, dove i monaci dedicavano la loro vita alla preghiera e al lavoro manuale. Nel corso dei secoli, il Breviario ha subito varie riforme e adattamenti, sempre con l’obiettivo di renderlo più accessibile e rilevante per i fedeli. Tuttavia, con il passare del tempo, il Breviario divenne più complesso e ampio, portando alla necessità di semplificarlo.

Una delle riforme più significative fu quella del Concilio di Trento (1545-1563), che cercò di unificare e organizzare la liturgia in risposta alla Riforma Protestante. Nel XX secolo, il Concilio Vaticano II (1962-1965) promosse una nuova riforma della Liturgia delle Ore, con l’obiettivo di renderla più accessibile a tutti i fedeli, non solo al clero e ai religiosi.

Il termine "breviario" (lat. breviarium) significa compendio, sintesi. Già usato nel linguaggio teologico, amministrativo e giuridico, nel senso liturgico si riferisce al libro che raccoglie l'intero ufficio divino secondo il rito romano. Alcuino, nell'VIII secolo, chiamò "breviario" una specie di ufficio divino da lui compendiato a uso dei laici. Con la fine del XI secolo appaiono i breviari nel senso attuale, cioè raccolta compendiosa di brani della Scrittura, d'inni, di orazioni liturgiche, ecc., uniti al Salterio per la recita più comoda dell'ufficio divino.

La struttura della preghiera giornaliera si è evoluta nel tempo. Spontaneamente la giornata ammette 3 grandi divisioni: mattina, mezzogiorno e sera. Il bisogno di più accurata divisione del tempo portò già gli antichi a dividere la giornata in 12 ore. Nel culto ebraico v'erano due sacrifici: mattutino e vespertino, con recita di salmi. I primi cristiani di Gerusalemme, secondo gli Atti degli Apostoli, frequentavano quotidianamente il tempio, e praticavano riunioni nelle case private per compiere la fractio panis (Eucaristia).

L'ora terza era stata santificata per i cristiani dalla discesa dello Spirito Santo e dalla condanna di Cristo; l'ora sesta dalla crocifissione, e dalla visione di Pietro, simbolo dell'ammissione dei Gentili alla Chiesa; l'ora nona dalla morte di Cristo e dal miracolo di Pietro alla Porta Speciosa del Tempio. Usi pubblici e ricordi cristiani portavano quindi i fedeli a pregare soprattutto in queste ore. Tuttavia, era difficile che potessero così spesso adunarsi, impossibile poi quando scoppiarono le persecuzioni.

Troviamo attestate e raccomandate nei secoli II-III le preghiere di terza, sesta e nona, ma come devozione privata e di consiglio, contrapposta a quella obbligatoria alla levata del sole e al tramonto. Neanche questa però importava riunione dei fedeli ogni giorno. Tale riunione si faceva invece la domenica per l'offerta del sacrificio eucaristico: "sinassi" (σύναξις) ossia "riunione" eucaristica o liturgica.

Sempre per le difficoltà di riunione e forse anche per comodità dei cristiani schiavi o lavoratori, il culto cristiano impiegò di preferenza le ore notturne. Sorsero così le vigilie domenicali, massima tra queste la pasquale. La vigilia pasquale e in genere le vigilie dovettero dapprima occupare l'intera notte, donde il nome di παννυχίς dato in greco alle vigilie; ma ragioni pratiche indussero a incominciare la vigilia non prima della mezzanotte, e di solito al "gallicinio". Si aggiunsero presto alla vigilia domenicale le vigilie dei giorni di digiuno, o stazioni, e le vigilie presso le tombe dei martiri nei cimiteri in occasione delle loro feste annuali.

Allo spuntare dell'alba si amava lodar Dio con salmi adatti all'ora e col cantico Benedicite o con i salmi finali del Salterio, nei quali tutte le creature sono invitate a lodare il Signore: da ciò il nome di laudes matutinae dato a tale preghiera, che coronava la vigilia. Nel IV secolo la pace concessa alla Chiesa permette ai fedeli di accorrere liberamente a pregare nelle basiliche; d'altra parte lo sviluppo preso dal monachismo, che prega in comune alle ore di terza, sesta, nona, e celebra vigilie quotidiane (vigilie feriali), tende a rendere preghiera pubblica le ore suddette e quotidiani i notturni.

Nel IV secolo si fissarono i salmi e le lezioni dell'ufficio notturno; l'uso di unirvi immediatamente le lodi mattutine portò la recita di queste fino a due ore prima del mattino. Dopo tali lodi in Siria e Palestina si concedeva ai monaci un po' di riposo; affinché però questo non venisse prolungato fino a terza e il ridestarsi fosse santificato dalla preghiera comune, s'introdusse alla fine del IV secolo in un monastero di Betlemme un nuovo mattutino che poi si disse ora di prima. Finalmente, nella seconda metà del IV secolo, si fa cenno a una preghiera immediatamente prima del riposo dei monaci e delle vergini, staccata dai vespri, e che ha dato origine al ἀπόδειπνον, ossia al "dopo cena" dei Greci e alla compieta degli occidentali.

Il clero diocesano intanto, soprattutto col moltiplicarsi delle chiese a lui affidate e nelle quali il popolo desiderava ritrovare l'ufficiatura quotidiana, dovette ad essa sobbarcarsi almeno entro certi limiti. Giustiniano nel 529 lo obbligava quotidianamente a cantare i vespri, i notturni e le lodi; similmente i concilî gallicani e spagnoli del VI secolo impongono gli "uffici vespertini e mattutini".

Già presso gli Ebrei il Salterio era il libro della preghiera per eccellenza. Nelle sinagoghe si cantavano i salmi, si leggevano la Legge e i profeti, si facevano discorsi, si recitavano preghiere. Tutto questo troviamo passato negli usi della Chiesa fin dai primi tempi, attestato da numerosi passi sia del Nuovo Testamento sia dei più antichi scrittori cristiani: salmodia, letture dalla scrittura, orazioni, sermoni od omilie, formavano il contenuto primitivo delle sinassi cristiane.

L'ordinamento della recitazione, che prima era libero, più tardi venne fissato stabilmente. Si possono seguire tali fissazioni attraverso le Costituzioni apostoliche, le Istituzioni di Cassiano, la Regola di San Benedetto e di San Colombano, il Liber diurnus, i Decreti conciliari, ecc.

Nella struttura del notturno appaiono quattro tipi: ufficio feriale, ufficio domenicale, ufficio festivo e ufficio pasquale. Oltre l'ufficio de tempore vi è quello dei santi. Il culto liturgico dei santi era in antico celebrato quasi solo là dove era il loro corpo, o almeno qualche loro memoria concreta. Gregorio III (731-741) eresse in San Pietro un oratorio a tutti i santi; ivi i monaci addetti alla basilica dovevano recarsi ogni giorno a recitare 3 salmi seguiti da lezioni scritturali e da un'orazione in onore del santo di cui ricorreva l'anniversario. Adriano (772-795) ordinò che si leggessero le Passioni o le Vite dei santi; era un piccolo ufficio aggiunto, già preparato dalle commemorazioni degli anniversari dei santi prescritte dalla Regola benedettina.

Alla fine dell'VIII secolo le feste dei santi son distinte in maggiori e minori; nelle maggiori l'ufficiatura era ispirata al tipo festivo. A Roma inoltre vi era "doppio" ufficio notturno o vigiliare: uno feriale e uno del santo; l'uno era detto alla sera precedente poco dopo i vespri, l'altro a mezzanotte. Fuori Roma l'ufficio feriale divenne facoltativo e poi fu soppresso, il che pure si fece a Roma dopo il XIII secolo; restò tuttavia il nome di "ufficio doppio" a indicare il grado della festa.

La struttura delle altre Ore s'ispira a quella del notturno, abbreviandolo: cioè salmodia (5 salmi fissi per le lodi e i vespri, 3 per le altre Ore, nelle quali viene distribuito il lungo salmo CXVIII Beati immaculati invia, 4 per compieta); "lezione abbreviata"; "orazione". Il fissarsi delle lezioni originò, dal secolo VIII, la raccolta di sermoni, di omilie, ecc.; quella che sta a base dell'attuale breviario risale a Paolo Diacono (797).

Per dare al popolo parte più attiva, presto simili formule furono interposte lungo il salmo: tali salmi furono detti dai Greci acrostichion, e dai Latini responsorium. Ne è esempio ancora oggi l'Invitatorio col seguente salmo Venite exultemus, che già dal VIII secolo risulta premesso al notturno.

Col IV secolo fattisi più noti i salmi e meno adatta la lettura a solo nelle grandi basiliche, si usò, sull'esempio di Antiochia o di Edessa, il canto del salmo fatto da tutto il popolo diviso in due cori, alternanti un versetto ciascuno. Fu questo il canto "antifonato" (ἀντιϕωνή "suono di rimando, alternato"). Introdotto da San Basilio nel 375 a Cesarea di Cappadocia, e a Milano da San Ambrogio in circostanze tragiche per la lotta contro gli Ariani (settimana santa del 386), si diffuse da Milano.

Il Significato Teologico e Spirituale

Il Breviario non è semplicemente una raccolta di preghiere; è una scuola di spiritualità. I salmi, in particolare, sono uno specchio dell’anima umana. In essi troviamo espressioni di gioia, dolore, pentimento, speranza e lode. Inoltre, il Breviario ci aiuta a santificare il tempo. Ogni ora del giorno diventa un’opportunità per incontrare Dio, ricordando che Egli è presente in ogni momento della nostra vita.

San Giovanni Paolo II, uno dei papi più amati della storia, aveva una profonda devozione per la Liturgia delle Ore. Si racconta che, anche in mezzo al suo fitto programma, trovava sempre il tempo per pregare il Breviario. Durante un viaggio apostolico, il suo segretario gli ricordò che doveva riposare. Il Papa rispose con un sorriso: “Prima la preghiera. Il Breviario è molto più di un libro di preghiere; è un ponte che unisce cielo e terra, un dialogo costante tra Dio e il suo popolo.”

Papa Francesco afferma che “il Rosario è la preghiera che accompagna sempre la mia vita; è anche la preghiera dei semplici e dei santi .. è la preghiera del mio cuore”. Sebbene questa citazione si riferisca al Rosario, il sentimento di vicinanza e la centralità della preghiera nella vita sono applicabili anche alla Liturgia delle Ore.

Pregare il Breviario da laico significa entrare nella preghiera ufficiale della Chiesa, unendosi al coro spirituale che, giorno e notte, loda Dio e intercede per il mondo. La Liturgia delle Ore non è riservata solo ai sacerdoti o ai religiosi, è, per volontà del Concilio Vaticano II, aperta a tutti i fedeli che desiderano santificare il tempo e trasformare la propria giornata in offerta. Per il laico, questo significa vivere la vita ordinaria con un cuore monastico, pregare nel tempo, dentro il tempo, per trasfigurare il tempo.

Come Iniziare a Pregare il Breviario

Per il laico che desidera recitare il Breviario, il punto di partenza è la scelta delle ore da pregare. Non è necessario recitarle tutte; la Chiesa propone, ma non impone. Le ore principali accessibili a tutti sono tre:

  • Lodi mattutine: per offrire il nuovo giorno.
  • Vespri serali: per consacrare il tempo che tramonta.
  • Compieta: prima di dormire, come affidamento.

Puoi iniziare con un’ora al giorno: puoi iniziare pregando le Lodi al mattino o i Vespri alla sera.

Ogni ora liturgica segue uno schema preciso:

  1. Inizio con il segno della croce e la formula introduttiva: “O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto”, seguita dal “Gloria al Padre”.
  2. Recita dell’inno, che cambia secondo il tempo liturgico e l’ora.
  3. Proclamazione dei salmi, con antifone prima e dopo ogni salmo.
  4. Lettura breve della Scrittura (lettura breve), seguita da un responsorio.
  5. Nelle Lodi si proclama il Benedictus, il cantico di Zaccaria; nei Vespri, il Magnificat, il cantico di Maria.

Questi cantici sono il vertice dell’ora, parole del Vangelo che la Chiesa recita ogni giorno.

Strumenti Utili per la Preghiera del Breviario

Per recitare il Breviario è utile avere un’edizione cartacea ben ordinata, come la Liturgia delle Ore in quattro volumi o in edizioni ridotte per i laici. In alternativa, si può usare una versione digitale, purché fedele al testo liturgico. Esistono anche app e siti web che ti aiutano a seguire le preghiere del giorno.

È bene ritagliarsi un momento e un luogo fisso, una sedia davanti a una croce, una candela, un angolo silenzioso. Si prega con calma, lentamente. Se si è distratti, si offre la distrazione. Se si è stanchi, si offre la fatica. Il Breviario non è un compito, ma un altare. È preghiera che scorre come fiume, e che piano piano cambia l’anima.

Si può anche pregare con altri, in famiglia, in piccoli gruppi, in parrocchia. Pregare le Ore significa imparare a pregare con le parole di Dio. Significa santificare il giorno non fuggendo il tempo, ma entrando in esso con lo Spirito. Significa offrire ogni ora come un piccolo sacrificio d’amore.

La chiave è la perseveranza. Sii costante.

Come recitare le Lodi Mattutine con il Salterio

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