Guri i Zi e Scutari: Tra Storia, Fede e Rinascita Comunitaria in Albania

Questo articolo esplora la storia e il contesto socio-economico del villaggio di Guri i Zi e della città di Scutari in Albania, mettendo in luce le iniziative di sviluppo comunitario e la profonda eredità della persecuzione religiosa.

Arrivo a Scutari e Prime Impressioni sull'Albania Contemporanea

Il viaggio inizia con l'arrivo all'aeroporto internazionale di Tirana, dove Cesk, braccio destro di don Raffaele parroco della Chiesa di Guri i Zi, accoglie Chiara Alluisini, Segretario Generale di Fondazione Marcegaglia, accompagnata da Niccoletta Rossi di Montelera, AD Impresa Sociale Progetto Sociale Guri I Zi Srl. Durante il tragitto verso Scutari, a circa 100 chilometri da Tirana, Cesk offre una panoramica del paese in perfetto italiano. La strada, un'unica superstrada non a pedaggio e senza traffico data l'ora tarda, è l'unico collegamento esistente con il nord del paese. Colpisce la concentrazione di stazioni di rifornimento, spesso riconducibili a famiglie proprietarie, che hanno sostituito le grosse compagnie sotto l'attuale amministrazione.

Questa situazione ha portato a costi più contenuti nelle tratte aeree da e per l'Italia, ma nessun vantaggio per il costo della benzina, che si aggira intorno a 1,26€ (180 Lek) e viene lamentato come alto. Il governo attuale intende imporre una tassa sul consumo dell'acqua dei pozzi ad uso privato e un aumento dell'energia elettrica, quasi esclusivamente di origine idroelettrica. Tuttavia, le popolazioni che vivono fuori dalle aree urbane spesso non beneficiano di questi servizi a causa della carenza della rete e delle difficoltà economiche che impediscono loro di soddisfare i bisogni primari, vivendo spesso senza luce e acqua, o ricorrendo ad allacci abusivi e pozzi privati.

In Albania non esiste una classe media; lo stipendio di un insegnante è di circa 250€, mentre il costo medio dell'elettricità è di 50€, con un costo della vita simile a quello delle città del sud Italia. La popolazione totale è di circa 3 milioni di abitanti, ma si stima che gli albanesi nel mondo siano circa 5 milioni, concentrandosi nelle zone urbane. Dopo le elezioni amministrative del 21 giugno 2015, i comuni rurali sono stati aboliti e accorpati ai comuni urbani. Lo stesso villaggio di Guri i Zi non è più comune autonomo, ma fa parte della municipalità di Scutari, che oggi conta circa 136.000 abitanti.

Mappa dell'Albania con Scutari e Guri i Zi evidenziati

Guri i Zi: Il Villaggio, la Parrocchia e i Progetti di Sviluppo

Origini del Progetto di Tessitura

Il villaggio di Guri i Zi, che significa "Pietra Nera", deve il suo nome a un antico meteorite situato nel suo centro. L'idea dell'attività di tessitura come fonte di reddito per le donne della comunità è nata nel 2006, all'interno della parrocchia di Guri i Zi, grazie a don Raffaele e a Elena Galateri, Presidente dell'Associazione Idee Migranti Onlus. L'iniziativa mirava a supportare le quattro donne che frequentavano la parrocchia.

La mattinata successiva prosegue con la visita al Lago di Scutari, il più grande dei Balcani, situato al confine con il Montenegro, una zona turistica con opportunità di balneazione e ristoro stagionale, circondata da una catena montuosa innevata. Durante il rientro a Scutari, si attraversano aree dove vivono in baracche alcune famiglie Rom e montanare, spesso senza accesso all'acqua, una condizione di vita che evidenzia le difficoltà di gran parte della popolazione.

Don Raffaele è attivamente coinvolto nell'assistenza alle comunità montane, raccogliendo abiti dai suoi parrocchiani di Guri i Zi per distribuirli ai bisognosi. Attraversando Scutari, si intravedono il Teatro e la Cattedrale di Santo Stefano. Il traffico cittadino presenta anche insolite scene, come un carretto trainato da un mulo, a cui è concessa tolleranza per evitare percorsi sterrati e fangosi.

Il Laboratorio di Tessitura e Sartoria

A pochi chilometri dal centro di Guri i Zi si trova la casa di Susanna Hila, che fin dall'inizio è stata la referente dell'attività di tessitura, insegnandola alle altre donne. Nella sua proprietà è stato costruito il laboratorio, che ospita 13 telai, ai quali le donne si alternano a rotazione per garantire a ciascuna un minimo salariale e la maturazione dei contributi. Le tessitrici, insieme alle ricamatrici che lavorano da casa, stanno crescendo sia in tecnica che in numero per soddisfare le nuove richieste di mercato. Recentemente hanno terminato un campionario destinato a un grande magazzino di Hong Kong; l'apertura di questo nuovo canale richiederà miglioramenti per garantire una produzione continuativa. Attualmente, l'ordito viene steso all'aperto, rendendo impossibile la preparazione in caso di pioggia, un problema che una semplice tettoia e una stufa nel laboratorio potrebbero risolvere, migliorando le condizioni di lavoro e la produttività, nonostante le donne, lavorando a cottimo, trascorrano sui telai dalle 10 alle 12 ore al giorno.

Dietro la casa di Susanna, la sartoria vede suo marito Ernest, con i figli e i generi, cucire e assemblare i prodotti. Inizialmente la qualità non era elevata, ma Niccoletta si è presto resa conto che Ernest era il migliore disponibile e ha deciso di formarlo per raggiungere gli standard prefissati.

Foto di donne albanesi che lavorano ai telai in un laboratorio

Il Contesto Familiare e la Rinascita Post-Comunista

La famiglia albanese è tradizionalmente patriarcale, con il marito come capofamiglia e la moglie che si trasferisce nella sua casa, dove accudisce anche i suoceri. Le donne devono chiedere il permesso ai mariti per lavorare, come spiega Vera, che grazie al lavoro è riuscita a sposare una figlia e a pagare le spese sanitarie del suocero. Luce, un'altra lavoratrice, racconta di essere riuscita a costruire un pozzo e avere acqua corrente grazie al progetto. Molte donne, infatti, vivono in montagna e percorrono chilometri per garantire una vita migliore alle loro famiglie. Sono donne giovani, in media 35 anni, ma con i segni sul volto di una vita fatta di fatica e privazioni.

Durante il pranzo con la famiglia di Susanna, dove inizialmente le donne venivano formate, la presenza di uomini è insolita, segno di un rapporto di piena fiducia. Vengono condivisi i racconti del difficile periodo del regime comunista, come le parole di Munda: "il regime ci ha tolto l'anima e instillato la paura". Storie di ferocia incomprensibile emergono, come quella del padre di Ernest, fucilato in pubblico per non aver rinunciato ai suoi terreni, con la requisizione della casa che lasciò moglie e cinque figli in strada. Il lavoro nelle cooperative offriva un mestiere, come quello del sarto, ma era retribuito solo con cibo razionato. La fine del regime portò a un popolo allo sbando, con delinquenza, droga e prostituzione, ma anche a una rinascita grazie all'instancabile parroco, alle donne dell'Associazione Idee Migranti Onlus e alle donne albanesi che hanno creduto e realizzato il progetto basandosi sulle proprie abilità.

Per garantire il sostegno formativo per la seconda annualità, anche grazie al contributo di privati, si prevede il rafforzamento delle competenze operative nell'area commerciale. Per raggiungere la sostenibilità economica dell'Impresa Sociale Guri i Zi, Niccoletta ha elaborato un progetto di accompagnamento imprenditoriale triennale (2017-2020) che mira a rafforzare anche l'area gestionale e logistica. La Parrocchia di Guri i Zi, grazie all'Associazione Idee Migranti Onlus, ha anche realizzato un'area giochi per i bambini e fornito un servizio di trasporto per garantire che quelli che vivono in abitazioni fatiscenti vicino alla discarica possano raggiungere la scuola in orario e in condizioni decorose.

La Zadrima: Geografia, Storia e Progetto sulle Piante Medicinali

Un Territorio Ricco e la Sua Posizione Geografica

La Zadrima è una piccola provincia albanese situata tra Scutari e Lezha, due città che si trovano in una fertile pianura, in gran parte adiacente al Drin. Caratterizzata da fresche sorgenti ai piedi delle alte montagne circostanti, offre viste piacevoli a sud, est e nord, ed è benedetta da colline, grandi fiumi come il Drin, la Gomesigeia (Gomsiqja) e il Ghiadri (Gjadër), ricchi di pesci. Vi sono anche corsi d'acqua minori, pieni di mulini per macinare il grano. L'aria è estremamente pulita e, in generale, la regione offre tutto il necessario per l'esistenza umana.

In autunno e inverno, la Zadrima è colpita dal vento del nord (Murrani), mentre in estate gode di una fresca brezza del sud (Shiroku), chiamata dagli albanesi "freskia". Dal punto di vista geografico, la pianura della Zadrima si estende sul lato est della montagna di Kakarriq e delle colline di Berdice-Bushat-Barbullush fino al lato ovest della catena montagnosa di Hajmel. Confina con Lezha a sud e con il fiume Drin a nord. Comprende l'area da Lezha a sud fino alla pianura di Guri i Zi e la pianura di Rrenx sulla riva destra del Drin. La pendenza del terreno si verifica sia verso il nord (verso il Drin) sia verso l'ovest (verso il Drin, parte di Lezha), mentre a est il rilievo si innalza. Tra Pistull e Blinisht, nella pianura della Zadrima, si eleva una catena di colline con altezza assoluta lieve (20-100 m). La pianura è molto fertile, conosciuta per la produzione di cereali, prodotti ortofrutticoli e tabacco.

Mappa dettagliata della regione di Zadrima, Albania

La Zadrima nel Medioevo

Nel 395 d.C., la divisione dell'Impero Romano in Occidente e Oriente, nota come la Linea di Fodosit, incluse l'Illyria nell'Impero Bizantino, sotto Costantinopoli, per quasi dieci secoli. Il Medioevo bizantino albanese iniziò allora e proseguì fino al 1506 con l'occupazione ottomana. L'Iliriku Prevali era una delle quattro province, con sede a Scutari, di cui la Zadrima faceva parte. In questo periodo, fu costruita una significativa rete di strade, come la Via Egnatia e le sue ramificazioni che seguivano le valli fluviali. Una strada molto antica, costruita agli inizi della nostra era, usciva a Blinisht, Lezha, SAPE, Narac, Danje, e fu successivamente riparata per dirigersi fino a Danje e Scutari, estendendosi verso la Zeta (Diakle), chiamata Via Zeta.

Con il permesso concesso dall'Impero Bizantino agli Slavi di stabilirsi nei Balcani, questi attaccarono l'Ilirikun tra il 610 e il 626 d.C., distruggendolo completamente. Gli Slavi si insediarono principalmente nell'Illiria settentrionale, la cui popolazione subì un processo di assimilazione. Prevali perse il suo nome e la provincia fu ribattezzata Diakle e Zeta. La mappa economica cambiò radicalmente, segnando un passo avanti nella formazione di una nuova società. I nomi delle tribù scomparvero, e si formò un'unità basata su lingua, territorio e cultura, con un'economia interna regionale incentrata sul mercato e sulle relazioni coniugali.

Il Progetto Zadrima e le Piante Medicinali

L'attività di raccolta e essiccazione delle piante officinali ha una lunga tradizione in Albania, inizialmente per scopi curativi e poi, durante il regime, come vera e propria attività commerciale. La posizione geografica dell'Albania ha favorito lo sviluppo di molte specie, i cui principi attivi erano richiesti soprattutto all'estero. Questa attività era centralizzata nelle cooperative agricole statali, mentre nelle città venivano organizzati punti di raccolta. Le donne erano e sono ancora oggi le principali protagoniste di queste fasi, supportate da altri membri della famiglia, inclusi i bambini. Attualmente, l'attività è gestita da singole donne o gruppi familiari, con una rete di grossisti locali e internazionali che acquistano le piante essiccate direttamente dalle donne in diverse zone della Zadrima. La raccolta è spesso difficile, poiché molte specie richieste crescono in zone montagnose o collinari, lontane dai centri abitati, richiedendo ore di cammino con carichi pesanti (ogni donna può raccogliere 20-50 kg al giorno di piante fresche).

Il progetto Zadrima "Per l'autonomia economica e il miglioramento della qualità della vita delle donne rurali", finanziato dal DAS (Dipartimento degli Affari Sociali d'Italia), è stato avviato nel 1998 per 18 mesi, con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita e l'autonomia economica delle donne nella zona di Zadrima, che comprende i comuni di Dajç, Blinisht e Bushat (Distretti di Lezhe e Scutari - Nord Albania). Gestito dal COSPE (Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti - Firenze) in collaborazione con GVC (Gruppo dei Volontari Civili - Bologna), NEXUS-CGIL Emilia Romagna, e partner albanesi come la Fondazione AFTD e l'associazione delle donne rurali LDDR, il progetto ha supportato la raccolta e la vendita delle piante officinali.

La scelta del mercato biologico, nuovo per l'Albania, ha rappresentato un'alternativa innovativa per proteggere la ricchezza floreale della zona, attraverso una raccolta coordinata e pianificata con metodi adeguati, salvaguardando l'equilibrio ambientale. Quattro gruppi di donne, su base familiare, nei villaggi di Troshan, Fishte, Krajen (comune di Blinisht, distretto di Lezha) e Mali i Jushit (comune di Bushat, distretto di Scutari), hanno risposto con entusiasmo alla proposta. Hanno messo a disposizione ambienti chiusi per l'essiccazione e partecipato a incontri formativi sulle tecniche di raccolta e essiccazione secondo i requisiti del biologico, condotti da un tecnico italiano. Il progetto ha fornito cinquanta telai per ogni essiccatoio e ha facilitato il contatto con l'impresa biologica italiana MERIDIA, che nella primavera del 1999 ha firmato un contratto d'acquisto. Il processo è stato preceduto dalla certificazione biologica effettuata dall'Ente Certificatore CODEX-Italia (Palermo), che ha certificato l'area di raccolta, i quattro essiccatoi e i gruppi di lavoro.

Nel 2001, grazie a un progetto promosso da Nexus e finanziato dai Sindacati di Imola e Ferrara e dalla Regione Emilia Romagna, le produttrici albanesi di Zadrima hanno partecipato per la prima volta alla Fiera SANA di Bologna, un evento internazionale, per le loro piante officinali. Lo stesso anno ha visto la seconda fase del progetto Zadrima DAS e l'inizio di un nuovo finanziamento del MAE gestito dal COSPE, garantendo la sostenibilità dei processi avviati. Oggi si parla di un programma integrato di sviluppo rurale per la Zadrima, con un partenariato attivo con le autorità comunali e le associazioni locali. Sono stati creati contatti con altre realtà albanesi e ONG internazionali, portando a un secondo contratto di acquisto da parte di MERIDIA, con il doppio delle piante e prezzi di acquisto crescenti data la migliore qualità.

Infografica: Processo di raccolta e certificazione delle piante officinali biologiche in Zadrima

L'Associazione "Montagne Nostre"

Dopo due anni di collaborazione, il COSPE ha supportato la nascita dell'associazione "Montagne Nostre", che tutela gli interessi delle donne coinvolte, preserva e diffonde il loro patrimonio di esperienza, e promuove le piante in Albania e all'estero, divenendo membro dell'associazione "Agricoltura Organica" (SHBO). Questa nuova esperienza rappresenta un primo passo significativo in un contesto diffidente alla cooperazione, spesso a causa della memoria della collettivizzazione forzata e del lavoro organizzato attraverso le cooperative statali durante il regime comunista. Ogni famiglia possiede circa un ettaro e mezzo di terra, utilizzabile solo per un'agricoltura di sussistenza o per la vendita locale di pochi prodotti, rendendo il lavoro di gruppo essenziale per lo sviluppo dell'area.

A sostegno di "Montagne Nostre", il progetto Zadrima ha realizzato corsi di formazione e dimostrazioni pratiche per migliorare le modalità di raccolta e manipolazione delle erbe medicinali, introducendo concetti di ecosostenibilità e tecniche di essiccazione che garantiscono il mantenimento delle qualità originali. È stato acquistato anche un macchinario per lo sminuzzamento delle piante e sono state migliorate le condizioni tecniche e strutturali dei quattro essiccatoi. Nel settembre 2002, "Montagne Nostre" è stata nuovamente presente alla fiera SANA di Bologna. Il COSPE ha anche permesso a un'esperta albanese dello staff del Progetto Zadrima di formarsi in Italia come ispettrice-certificatrice di prodotti biologici, con l'obiettivo di porre basi strutturate per lo sviluppo del settore biologico in Albania. La certificazione biologica delle piante officinali della Zadrima è stata la prima esperienza di questo tipo in Albania e la prima introduzione di prodotti biologici albanesi sul mercato europeo, un'esperienza che continua a raccogliere interesse.

La Persecuzione Religiosa Durante il Regime Comunista

Papa Francesco, annunciando la sua visita a Tirana il 21 settembre, ha espresso il desiderio di "confermare nella fede la Chiesa in Albania e testimoniare il mio incoraggiamento a un Paese che ha sofferto a lungo in conseguenza delle ideologie del passato". A Scutari, centro cattolico in un paese a maggioranza musulmana, esiste un memoriale della persecuzione contro cattolici, ortodossi e islamici durante il regime comunista di Enver Hoxha, che nel 1967 proclamò l'Albania il primo stato ateo del mondo.

Il Carcere della Sigurimi e i Martiri

Il memoriale è situato nella palazzina della Sigurimi, la spietata polizia segreta, restituita ai Francescani dopo la caduta del regime e affidata nel 2005 alle Sorelle Povere di Santa Chiara (Clarisse), che vi hanno fondato un monastero. Suor Sonia, proveniente da Otranto, racconta: "All'inizio, era un luogo abbandonato, coperto da due metri di macerie, senza porte e con i muri abbattuti. Abbiamo provato a far rifiorire il deserto per custodire uno dei pochi luoghi di testimonianza e di martirio visitabili in Albania." Il monastero è un luogo di vita contemplativa e preghiera, ma anche di incontro continuo. Recentemente, lo stato ha finanziato il restauro dell'ex carcere, dove sono ancora visibili gli strumenti di tortura e, sui muri delle celle, i segni incisi dai prigionieri di diverse fedi: croci accanto a sure del Corano.

Suor Sonia spiega: "Questo pavimento è bagnato dal sangue dei martiri; lì era la cella di Maria Tuci, una dei 40 martiri albanesi per cui è stato avviato il processo di beatificazione. Non c'era né luce, né acqua; quando pioveva, l'acqua raggiungeva i materassi." Maria, aspirante delle Stimmatine, fu arrestata nel 1949 e torturata brutalmente per essersi opposta a uno stupro. Un uomo incarcerato nello stesso periodo la incrociò senza riconoscerla, pensando che si accanissero anche contro le anziane, tale era la sua sfigurazione. La storia di Maria, morta l'anno dopo, è ricordata nella Via Crucis che si svolge nel cortile dell'ex carcere durante la Quaresima. La tredicesima stazione è dedicata al francescano Serafin Koda, torturato immergendolo in un bidone e con le unghie affondate nella gola fino a spezzargli la trachea.

Foto dell'interno dell'ex carcere della Sigurimi a Scutari, con segni sui muri

Testimonianze di Fede Infrangibile

Gjovalin Zezaj, ottantaseienne che vive con la moglie Cesarina vicino alle Clarisse, conosce bene quel luogo. Fu arrestato due volte, la seconda nel 1959 durante la visita di Kruscev, trascorrendo 11 anni tra carcere e campi di prigionia. Racconta delle torture: "Mi mettevano i fili nelle orecchie e la corrente mi scuoteva tutto il corpo. Mi hanno preso l'udito, non il cuore." La moglie Cesarina, i cui parenti furono anche perseguitati per motivi religiosi, lo aiuta a ripetere le domande. Fu arrestato la prima volta a 17 anni per aver fatto parte dell'Unione Albanese, un gruppo anticomunista. Ricorda "notti che non passavano mai" e il conforto della fede: "Ero solo in camera, pregavo tutto il giorno, specialmente perché non succedesse nulla ai miei parenti. Avevo fatto un Rosario di carta e lo recitavo cinque volte al giorno."

Gjovalin mostra un dizionario di francese e una grammatica italiana scritti durante la carcerazione e spiega il trucco del tappo: usava un rasoio per tagliare il tappo della bottiglia del latte che riceveva dalla famiglia, e in quella fessura infilava la corrispondenza, scritta con caratteri piccolissimi sulla carta delle sigarette. Per Pasqua, padre Leon Kabashi riuscì a farsi mandare dalla sorella un corporale con 50 ostie, nascosto nelle babbucce. Nei corridoi delle celle, Gjovalin vide molti cristiani, come il suo professore e rettore del seminario, il padre gesuita Danjel Dajani, "che passava con la sottana coperta di sangue", o la diciottenne Ana Daja, condannata a 4 anni per essersi rifiutata di togliere dal petto il distintivo dell'Azione cattolica.

Tra i carcerieri, conobbero Fadil, un soldato buono che permetteva loro di conversare o riposare. Un giorno, Fadil avvertì Gjovalin che avrebbe potuto incontrare un prete italiano in bagno; lì trovò il padre gesuita Giovanni Fausti, che gli offrì due arance, ma Gjovalin rifiutò, dicendo: "Tienile per te che sei giovane." Fausti aggiunse: "Anche Gesù ha sofferto per noi, dobbiamo seguire la sua strada." Nel frattempo, tutti i luoghi di culto venivano chiusi e trasformati in cinema o palestre, il santuario della Madonna del Buon Consiglio venne raso al suolo e il greto del fiume Kir era diventato un poligono di tiro e un luogo di fosse comuni. "Eppure," continua Gjovalin, "anche sotto il piombo della dittatura, questi religiosi non abiuravano e perdonavano i loro assassini." Padre Dajani, prima di essere fucilato, disse: "Perdono quelli che mi hanno fatto del male." Fausti, ucciso insieme a lui: "Sono lieto che la morte mi arrivi mentre sto facendo il mio dovere."

Gjovalin fu inizialmente condannato a 30 anni, poi ridotti, e deportato nel campo di concentramento di Bedeni, nel sud, circondato di filo spinato e guardie armate: "In 2 mila dovevamo prosciugare una palude. Il campo era senz'acqua, andava un carro a prenderla con due bidoni di benzina: la scarsa razione giornaliera era calda e sapeva di petrolio." All'inizio degli anni '80, in questi lager c'erano 40 mila persone, l'1,5% della popolazione. Monsignor Frano Ilia, ordinato vescovo di Scutari da Giovanni Paolo II durante la visita in Albania del 1993, ha raccontato del suo periodo nel campo: "Mi ricordo dei momenti in cui celebravo la Messa, a memoria e in segreto. Per farlo mi dovevo procurare del pane e del vino, pigiando dell'uva. Ogni minuto è stato difficile, ma Dio ci ha donato la grazia di restare fedeli, nonostante le sevizie." Su 6 vescovi e 156 preti precedenti la dittatura, ben 65 morirono per esecuzione o tortura e 64 morirono dopo essere stati in prigione o nei campi.

Il Santuario della Madonna del Buon Consiglio a Scutari

Il santuario dedicato alla Madonna del Buon Consiglio sorge su uno stretto lembo di terra tra la strada, il fiume e la rupe del Castello di Scutari. La sua storia è travagliata: edificato nel VI secolo, fu distrutto una prima volta dalle orde ottomane. Riedificato, fu nuovamente raso al suolo dal regime comunista di Enver Hoxha, che aveva proclamato l'Albania "primo stato ateo del mondo". Dopo la caduta del regime, Papa Giovanni Paolo II ne benedisse la prima pietra per la ricostruzione. Oggi è un luogo di serenità e pace per i pellegrini.

Una tradizione narra che durante l'assedio dei musulmani a Scutari nel 1467, l'icona si sia staccata miracolosamente dal muro della chiesa e sia stata portata in volo da un gruppo di angeli attraverso il Mare Adriatico, in Italia. Questo episodio è attestato in numerose opere d'arte albanesi e italiane. Giunti in Italia, gli angeli deposero la preziosa icona a Genazzano, una cittadina del Lazio, distante 45 km da Roma. Da quel momento, la piccola chiesa divenne santuario. La prodigiosa apparizione è ricordata in diverse opere d'arte, in particolare nel bassorilievo del timpano del portale e nei dipinti ottocenteschi di Prospero Piatti.

Illustrazione storica del volo dell'Icona della Madonna del Buon Consiglio

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