A pochi mesi dall'elezione di Papa Francesco a vescovo della diocesi di Roma e a pastore e guida di tutta la Chiesa, avvenuta nel 2013, il Pontefice ha ripetuto in vari modi e in diversi toni che desidera una Chiesa missionaria, una Chiesa al servizio dei più abbandonati e lontana dai giochi di potere e dal carrierismo. Papa Francesco ci ricorda che nella Chiesa oggi dobbiamo essere attenti a non cadere nella trappola dei protagonismi, dell’autoreferenzialità, del credere che tutto dipenda da noi e che tutto sia questione di scegliere la migliore strategia. L'unico protagonista, ci ha detto con molta chiarezza, è il Signore che continua a camminare assieme a noi, che non ci abbandona e non si dimentica del nostro bisogno.
Ricordandoci questo, ha affermato con altrettanta forza che noi cristiani dobbiamo camminare con la testa alta, senza trionfalismi, sicuri e fiduciosi perché siamo in buone mani. Non abbiamo il diritto di presentare un’immagine del Signore sfigurata, con le nostre tristezze, le nostre incertezze o le nostre visioni pessimistiche riguardo al futuro. L’entusiasmo suscitato dal Papa, manifestato dalle moltitudini di persone che vogliono incontrarlo, vederlo e ascoltarlo, parla del desiderio nascosto nel cuore di tutti i nostri contemporanei e dimostra che non è vero che l’umanità del nostro tempo abbia perduto l’interesse per Dio. Oggi più che mai ci stiamo accorgendo di quanto sia profonda, in tutte le persone, la domanda su Dio, sulla fede, sul Vangelo.
La domanda che sicuramente tutti ci facciamo è se saremo capaci di cogliere la sfida e accettare di vivere il nostro essere cristiani oggi riconoscendo che non si tratta solo di affermare la nostra appartenenza ad un gruppo, a una comunità o a una Chiesa. Saremo capaci di vivere la nostra fede in Gesù Cristo annunciandolo con la nostra vita a tutti quelli che lo cercano oggi? Quest’aria che si respira a Roma, e che sembra cominci a propagarsi anche al di là delle frontiere, sicuramente porterà frutti straordinari e sarà una grande benedizione, se riuscirà a trasformarsi in un’occasione nuova per diventare consapevoli della ricchezza di vita che portiamo in noi, la vita di Dio che abita in quelli che sono disposti ad aprire le porte del loro cuore.

Il Concetto di "Discepoli Missionari" nell'Evangelii Gaudium
Il titolo di un capitoletto de "La Gioia del Vangelo" (Evangelii Gaudium), che occupa i paragrafi 119-121, è eloquente: "Tutti siamo discepoli missionari". In tutti i battezzati, dal primo all’ultimo, opera la forza santificatrice dello Spirito che spinge ad evangelizzare. Dio dota la totalità dei fedeli di un istinto della fede - il sensus fidei - che li aiuta a discernere ciò che viene realmente da Dio. In virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario (cfr Mt 28,19).
La nuova evangelizzazione deve implicare un nuovo protagonismo di ciascuno dei battezzati. Questa convinzione si trasforma in un appello diretto ad ogni cristiano, perché nessuno rinunci al proprio impegno di evangelizzazione, dal momento che, se uno ha realmente fatto esperienza dell’amore di Dio che lo salva, non ha bisogno di molto tempo di preparazione per andare ad annunciarlo, non può attendere che gli vengano impartite molte lezioni o lunghe istruzioni. Ogni cristiano è missionario nella misura in cui si è incontrato con l’amore di Dio in Cristo Gesù; non diciamo più che siamo "discepoli" e "missionari", ma che siamo sempre "discepoli-missionari".
Certamente tutti noi siamo chiamati a crescere come evangelizzatori. Al tempo stesso ci adoperiamo per una migliore formazione, un approfondimento del nostro amore e una più chiara testimonianza del Vangelo. Questo però non significa che dobbiamo rinunciare alla missione evangelizzatrice, ma piuttosto dobbiamo trovare il modo di comunicare Gesù che corrisponda alla situazione in cui ci troviamo. Il nostro cuore sa che la vita non è la stessa senza di Lui, dunque quello che abbiamo scoperto, quello che ci aiuta a vivere e che ci dà speranza, è ciò che dobbiamo comunicare agli altri.
In altri due luoghi dell'esortazione "La Gioia del Vangelo", Francesco usa l’espressione "discepoli missionari", sottolineando la sua efficacia comunicativa e la centralità nel suo pontificato. Infatti, il tema sfidante che ritorna è "Io sono una missione su questa terra" (cf EG 273). Essere missionari non avviene perché reclutati, ma perché amati; non perché necessitati, ma perché innamorati. "Missionare" non è una scelta elettiva, una delega, un’opportunità, una convenzione o un ufficio. È la sorgente che irrora le radici, è la vocazione di chi è amato e può solo restituire amore. È il dono più prezioso dello Spirito, che ci rende idonei, capaci, pronti, prodighi, dedicati, offerti. Quando la missione di Cristo ha inizio nella nostra vita, noi non smettiamo più di essere missionari.

Radicare e Vivere la Gioia Missionaria Quotidiana
La gioia del Vangelo è il criterio di verifica di quanto si vive, a livello individuale e per la Chiesa intera. Questa gioia non è un sentimento superficiale di euforia, ma l'atteggiamento di chi sa che sofferenza e morte esistono, ma le ha attraversate sperimentando che la vita è più forte. Non è il dolore il contrario di questa gioia, ma "una cronica scontentezza", "un’accidia che inaridisce l’anima", un "cuore stanco di lottare" che "non ha più grinta" (n. 277 passim). Questa tristezza avvelena la vita di molte persone ed è agli antipodi di quello che Dio desidera per ogni uomo. Dio vuole la gioia e la felicità dell’uomo, e la vuole per tutti, perché "nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore" (n. 3).
Senza questa fede, qualunque annuncio evangelizzatore suonerà falso e mancherà di attrattiva. Per questo Francesco ricorda che anche gli operatori pastorali possono rischiare di non vivere l'Evangelii Gaudium, come evidenziato nel capitolo sulle "Tentazioni degli operatori pastorali".
La Preghiera come Fondamento
Per un discepolo missionario, è utile un momento di preghiera e di programmazione della giornata. Un esame di coscienza previo e l'invocazione dello Spirito Santo sono fondamentali in vista degli impegni del giorno. È importante studiare il modo di restare davanti al mistero di Dio o di tornare a esso in vari momenti della giornata, magari richiamando l’esame mattutino nei suoi punti nodali. Si dovrebbe avere lo scrupolo di realizzare almeno un momento di "preghiera pregata" ogni giorno, cioè di preghiera espressa in parole, evitando d’accontentarci del facile alibi che tutta la vita può essere preghiera. Alcuni elaborano criteri personali, come pregare per i propri figli ogni giorno, magari anche solo con un "Padre nostro".
Il Discepolo Missionario Verso Sé Stesso e la Famiglia
Uno deve innanzitutto cercare d’essere discepolo missionario verso se stesso, per evitare che la sua giornata torni "pagana" ad ogni ora. Questo impegno si estende poi alla famiglia. È consigliabile cercare di avere sempre ospiti, il più possibile, per diventare comunicatori di quella gratitudine e di quella felicità con chi viene in casa nostra.
Annunciare Fuori Casa
L'annuncio del Vangelo si realizza anche in contesti esterni alla propria abitazione:
- Nel fare un regalo: si può sviluppare un'arte del regalo incentrata sulla Bibbia, scegliendo edizioni appropriate per ogni destinatario.
- Nel motivare una decisione: si può considerare una vacanza o una spesa anche per un motivo cristiano.
- Nell'allacciare relazioni: spesso sperimentiamo incomunicabilità o mancanza di comunicazione tra discepoli.
- Nel lavoro: questo è il campo più fruttuoso, dove dovremmo seminare di più, anche solo portando la riflessione e la ricerca di letture e sussidi culturali verso ciò che davvero conta.
- In ospedale, al pronto soccorso, visitando chi è nella prova o chi piange un morto: il discepolo missionario, se gli è concesso dalle circostanze, dà ragione della sua scommessa sulla promessa di Cristo, tenendosi pronto a darla, senza invadenza, secondo la possibilità di parola e di accoglienza.

Testimonianze dalla Missione: Voci di Gioia e Dedizione
Le esperienze dei missionari, spesso descritte come un "respiro di cuore missionario", illustrano come la gioia del Vangelo si manifesti concretamente nella vita di chi dedica la propria esistenza all'annuncio e al servizio.
Suor Stefania Raspo (Bolivia): L'Importanza del "Restare"
Suor Stefania Raspo, missionaria della Consolata piemontese, ha fatto la sua prima professione nel 2008. Ha vissuto e viaggiato in vari paesi (Brasile, Argentina, Bolivia). Ha sottolineato che nella vocazione missionaria, sebbene si ponga l'accento sull'andare, il "restare" è una parte fondamentale e spesso la più bella e arricchente. Dopo sette anni a Vilacaya, un piccolo villaggio contadino in Bolivia, dove la gente parla quechua, suor Stefania ha recuperato valori come l'accoglienza e il saper condividere. Qui ha scoperto che Dio è "al fianco del povero", in particolare dei "rifugiati climatici" che pagano il prezzo di un clima impazzito, affrontando grandinate e gelate che impediscono raccolti soddisfacenti. L'impegno è annunciare un Dio Amore, che piange per i colpi inferti alla Pachamama (Madre Terra) e si china a consolare i suoi figli.

Nicholas Muthoka (Italia): La Missione Nelle Periferie Urbane
Nicholas Muthoka descrive la sua missione nella "barriera", un quartiere Nord di Torino. Al calar del sole, le strade si riempiono di giovani e adulti in cerca di svago, ma anche in situazioni di droga, microcriminalità e miseria. Qui, un mix di persone "di ogni tribù, lingua, popolo e nazione" lotta per sopravvivere. Anche lì c’è bisogno di salvezza e della parola buona di Gesù. Durante il giorno, un’altra umanità, angosciata e affannata, cammina per le strade. In mezzo a tutto questo, il campanile di rame della parrocchia ricorda di guardare in alto, offrendo attività e proposte. La missione per Nicholas è "camminare in mezzo agli uomini e alle donne, raccogliere le lacrime di gioia e di dolore, e depositarle sull’altare di Cristo". È ascoltare le intime speranze dei giovani e la realtà spesso dura degli adulti, cercando di illuminarle con la Parola di Cristo, facendo apprezzare ai non cristiani e ai "lontani" l’amore di Cristo e la bellezza della Chiesa.
Suor Mary Agnes Njeri Mwangi (Brasile): L'Incarnazione nella Realtà Amazzonica
Suor Mary Agnes Njeri Mwangi, missionaria della Consolata nata in Kenya, è in Roraima, Brasile, dal 2000, prestando servizio nella missione del Catrimani. Ha lottato per i diritti dei popoli indigeni, come la terra indigena della Raposa Serra do Sol, e per migliorare i servizi sanitari per gli Yanomami. Le suore più anziane, come suor Aquilina Fumagalli e suor Leonilde Dal Pos, le hanno trasmesso il "respiro del loro cuore missionario", maturato con il popolo amazzonico. Suor Leonilde, nonostante le difficoltà iniziali, come la scarsità di cibo, non ha mai pensato di tornare in Italia, avendo come obiettivo "morire in terra di missione". I 19 anni trascorsi da suor Mary Agnes in Amazzonia sono stati "di vita donata", un percorso di umiltà e di scoperta della grazia di Dio, che si rivela in ogni persona e situazione.

Padre Giorgio Marengo (Mongolia): L'Incontro con Cristo in Contesti Difficili
Padre Giorgio Marengo, missionario della Consolata nato a Cuneo, è sacerdote dal 2001 e vive in Mongolia dal 2006. Per lui, essere missionario è aiutare le persone a incontrare Cristo, specialmente in situazioni dove tale incontro è oggettivamente difficile a causa dell’assenza o della limitata presenza della Chiesa. In Mongolia, Cristo è ancora poco conosciuto. Il cuore della missione, secondo Padre Marengo, è offrire la possibilità di instaurare un rapporto personale ed ecclesiale con il Risorto, non attraverso strategie di espansione o convinzioni "simil-pubblicitarie", ma come puro dono, in continuità con il principio: "Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo dò" (Cfr. At 3,6). Questo richiede una profonda conversione del missionario stesso: "Se il Vangelo non ci attraversa profondamente è difficile che riusciamo a condividerlo". La luce si effonderà attraverso la carità, il dialogo interreligioso, la ricerca culturale, lo studio e l'accompagnamento nel cammino di fede.

Mons. José Luis Gerardo Ponce de León (Eswatini): Andare Incontro all'Altro
Mons. José Luis Gerardo Ponce de León, vescovo in Sud Africa e poi nel Regno di Eswatini, ha sempre adottato un approccio diretto: visitare ogni singola comunità, anche le più piccole, senza preavviso. Questo suo modo di farsi presente, sebbene inaspettato, ha avuto un impatto forte, specialmente in Eswatini, dove molti vedevano un vescovo per la prima volta. Per lui, la missione è sempre "un andare all’incontro dell’altro e, in modo particolare, all’incontro di colui/colei che non si sente degno di tale visita". In Eswatini, nazione con la percentuale più alta al mondo di malati di AIDS, la diocesi gestisce da quasi 20 anni una casa di cura, a testimonianza di questo andare incontro e prendersi cura.
L'Appello Costante di Papa Francesco: Speranza e Creatività Missionaria
"Non Abbiate Paura": Dalla GMG di Lisbona
Le parole "Non abbiate paura", pronunciate da Papa Francesco ai giovani convocati al Parque Tejo di Lisbona, richiamano le primissime parole di San Giovanni Paolo II all'inizio del suo pontificato (22.10.1978). Questo appello, pronunciato a conclusione di un discorso missionario centrato sulla gioia, indica che un grande, attraente e contagioso amore sta bussando nel cuore di tantissimi giovani, trovando porte aperte. Il Santo Padre invita a dare "radici alla gioia" per divenire "radici di gioia" per il mondo, ricordando che l'amore rinnova la gioia, la rende giovane, la fa camminare e le dà gambe che fanno correre la fede. Con il suo appello "ad alzarsi e ad andare", a rimettere "in cammino la gioia", Papa Francesco riconduce i giovani e la Chiesa tutta al "cuore missionario" del suo Pontificato, al "documento programmatico" Evangelii Gaudium. Essere missionari non è perché si è reclutati, ma perché amati; non perché necessitati, ma perché innamorati. È la sorgente che irrora le radici, la vocazione di chi è amato e può solo restituire amore.
Un milione e mezzo di giovani con il Papa a Lisbona: «Aiutiamo chi cade a rialzarsi»
Incoraggiamento al "Congrès Mission": Uscire e Fare Confusione
Papa Francesco, ricevendo in udienza i responsabili di "Congrès Mission", un'iniziativa francese nata nel 2015, ha incoraggiato a non avere paura di "uscire", lasciandosi "scuotere dallo Spirito Santo", che spinge ad annunciare il Vangelo con creatività, non solo in "strutture consolidate", ma "ovunque si trovino i nostri fratelli e le nostre sorelle", nella quotidianità, nelle gioie, nelle ferite e nelle domande. La missione è una passione per Gesù ma, allo stesso tempo, una passione per il suo popolo. Portare la speranza significa offrire al mondo una parola viva, radicata nel Vangelo, che consola e apre nuove strade. Il Papa ha ricordato che lo Spirito Santo è quello che "fa la confusione", spingendo alla creatività, come si vede nella vita dei santi. Il Beato Padre Chevrier diceva che "l’amore per Dio e per il prossimo è il principio, è la linfa vitale di tutto, che deve produrre tutto in noi".
Il Pontefice ha inoltre esortato a stimolare i giovani, definendoli "i primi pellegrini della speranza", assetati di significato, autenticità e incontri veri. Ha raccomandato di favorire l'incontro tra giovani e anziani, perché anche gli anziani sono testimoni di speranza. L'obiettivo è aiutare i giovani a scoprire Cristo, a crescere nella fede, a osare scelte coraggiose e a diventare anch’essi discepoli missionari di Gesù, testimoni viventi del Vangelo. In questa dinamica missionaria, è fondamentale non perdere mai di vista la comunione tra i fedeli, poiché "l’unità è una testimonianza potente".
Tre Verbi per la Missione: Rialzati, Prenditi Cura, Testimonia
In occasione del Convegno missionario giovanile "Back to the COMIGI", Papa Francesco ha offerto tre "consigli utili" ai ragazzi, tre capisaldi per la missione da vivere ogni giorno: "rialzati, prenditi cura e testimonia". Questi sono "tre movimenti ben precisi" per sostenere il cammino.
- Rialzati: Come il giovane figlio della vedova di Nain che Gesù risuscita, commosso dal dolore della madre e di chi ha perso la speranza. Gesù ci dà la forza per alzarci e ci chiede di sottrarci alla morte del ripiegamento su noi stessi, alla paralisi dell’egoismo, della pigrizia, della superficialità, che bloccano e fanno vivere una fede "da museo".
- Prenditi cura: Seguendo l'esempio del Buon Samaritano, che provvede all’uomo malmenato. L'invito è ad avere "occhi per vedere le necessità dei più deboli" e "un cuore grande che li renda capaci di spendersi totalmente". Si tratta di realizzare una carità discreta ed efficace, fantasiosa e intelligente, non episodica ma continua nel tempo, capace di accompagnare le persone nel loro cammino di guarigione e di crescita.
- Testimonia: Come gli apostoli, condividere la felicità con gli altri dopo aver ricevuto il dono della vita nuova da Gesù. Testimoniare con la vita, "mettendo la firma" su quello che si vuole condividere, esponendosi e mettendoci il cuore.
Sant'Oscar Romero ha detto: "Quanto più un uomo è felice, tanto più si manifesta in lui la gloria di Cristo". L'augurio è di essere missionari di gioia, missionari di amore.

Strumenti e Iniziative per la Formazione Missionaria
Per sostenere e promuovere la spiritualità missionaria, sono disponibili diverse risorse e iniziative:
- Itinerari di animazione missionaria: Percorsi annuali per giovani e seminaristi, come quello per l'anno 2025-2026, strutturati in schede che approfondiscono gli ambiti in cui mettere in gioco lo stile e la gioia della missione: relazioni, tempo e valori.
- Sussidi di Animazione Missionaria: Materiali per ragazzi, come il sussidio per l'anno 2018/2019, che presentano 21 schede sull'Evangelii Gaudium. Questi strumenti, pensati per introdurre la giornata ai volontari in campi missionari, costituiscono un agile aiuto per la lettura integrale dell'Esortazione Apostolica di Papa Francesco e per assimilarne i temi principali. Possono essere usati per la meditazione personale, comunitaria e per incontri di gruppo.
- Giochi Missionari: Iniziative come i "Giochi Missionari" in scuole primarie, ispirati al motto "Sempre allegri con Cristo, nella Chiesa, per il mondo", trasformano l'apprendimento in un laboratorio di sorrisi, movimento e scoperta. Attraverso cinque giochi e parole chiave - sempre, allegri, con Cristo, nella Chiesa, per il mondo - si racconta la vita di missionari come Santa Maria Troncatti, che ha speso la vita per gli altri con semplicità e gioia. Queste attività, con la leggerezza del gioco, trasmettono il messaggio profondo che la missione inizia dai piccoli gesti e che il bene cresce dove trova terreno accogliente.
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