Maran atha è un’antica locuzione aramaica che risuonava nelle liturgie delle prime comunità cristiane. Questa espressione, carica di significato teologico, è stata oggetto di diverse interpretazioni, ognuna delle quali ne arricchisce la profondità.
Maranatha: Origine e Duplice Interpretazione
La locuzione aramaica Maranatha può essere interpretata in due modi principali, a seconda di come viene divisa: "Maran athà" (Il Signore è venuto) o "Marana tha" (Vieni, Signore!).
Nell’una o nell’altra interpretazione, una cosa è certa: Maranatha è l’acclamazione gioiosa che predispone quanti la proclamano all’accoglienza del Regno di Dio in Gesù di Nazareth. Questa espressione non è solo un desiderio, ma una proclamazione di fede nella presenza e nel ritorno del Signore.
Maranatha nella Liturgia Cristiana
La Chiesa, in particolare per le prossime quattro settimane dell'Avvento, proclamerà Maranatha in attesa della nascita del Dio che si fa bambino. La liturgia scandirà questo tempo proponendo quattro persone che, ognuna a modo suo, ha proclamato il suo Maranatha, incarnando l'attesa e la speranza.

Le Figure che Proclamano Maranatha
Queste figure sono Noè, Isaia, Giovanni Battista e Maria di Nazareth. Ognuno di essi, attraverso le proprie azioni e la propria fede, ha espresso un'attesa profonda e una preparazione all'arrivo del divino.
Noè e l'Arca della Salvezza
Tra queste figure, Noè spicca come l'uomo giusto che camminava con Dio. Egli riceve da quest'ultimo il compito di costruire un’arca per sopravvivere al diluvio. Il suo nome, infatti, significa "colui che prolunga... la vita", un significato profetico che si manifesta pienamente nella sua missione.
Noè ha fatto questo: ha raccolto la vita, l’ha custodita e ha vegliato, pieno di speranza, fino al sorgere del sole. La sua è una veglia per la salvezza che deve arrivare, un esempio di fede incrollabile di fronte alla catastrofe imminente.
Al centro dell’opera di Noè c’è il patriarca stesso; intorno gli animali che, aiutati dai familiari di Noè, stanno mettendosi in salvo. L’arca, in questo contesto, rappresenta la possibilità data da Dio agli uomini di custodire la vita e trasbordarla oltre la tempesta tenebrosa del peccato. Davanti all’uomo peccatore Dio non punisce, ma salva.
Lo sguardo di Noè è rivolto verso l’alto, dove, oltre il cielo plumbeo e minaccioso, spunta la luce di un sereno che pure tornerà, simbolo della speranza e della rinnovata alleanza con Dio.

FIGURE E SIMBOLI: L'ARCA DI NOE'
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