Il Monte San Vicino rappresenta un elemento geografico di notevole importanza nella regione Marche, non solo per la sua altitudine, ma anche per il suo ruolo di confine naturale e punto di riferimento visivo.
Posizione Geografica e Caratteristiche Distintive
Molti dei confini provinciali della Regione Marche hanno una chiara derivazione territoriale. Il Monte San Vicino delimita la provincia maceratese da quella anconetana, estendendosi dalla valle del fiume Esino a quella del Potenza. La cima montuosa fa parte dell'Appennino umbro-marchigiano ed è da sempre un punto di riferimento per chi percorre queste zone, essendo visibile da ogni direzione.
A questa peculiarità se ne associa un’altra: seppur sempre visibile, in base all’angolazione dell’osservatore cambia il profilo del rilievo montuoso. I 1484 metri del Monte San Vicino possono sembrare una gobba di un cammello se si è a sud, di forma tricuspidale se si è a nord o simile ad un vulcano spento se si è ad est o ad ovest. Questa mutevolezza nella percezione del suo profilo contribuisce al suo fascino e alla sua unicità.
Il Monte San Vicino (dal latino vicilinus, vigile) è un monte dell'Appennino marchigiano, diviso tra le province di Ancona e Macerata. Appartiene alla dorsale più esterna della catena Appenninica Marchigiana, ed è l’elemento di maggior spicco, non soltanto perché è la cima più alta, ma anche perché è visibile da quasi ogni punto del territorio circostante al quale esso si mostra con una forma alquanto rupestre e svettante su tutti i rilievi circostanti (un proverbio dialettale recita: "Pitì bellu se vede da Castellu, Pitì bruttu se vede dappertuttu").
Per raggiungere il Monte San Vicino, la cui cima è a 1.479 metri, si può partire dai Prati di San Vicino, a sud della vetta, oppure da Pian dell’Elmo, a nord della sommità della montagna.

Origine del Toponimo e Significato Storico
Non è stato facile risalire alla toponomastica del Monte San Vicino. Tuttavia, alcuni ritrovamenti risalenti all’epoca romana, la sua conformazione e il posizionamento, hanno avvalorato la tesi che derivi dalla locuzione latina vicilinus, che in italiano significa “vigilante”.
Una delle divinità più venerate dagli antichi è Giano, legata al culto del ciclo della giornata, in particolar modo dell’alba e del tramonto, ma anche dei punti cardinali e quindi degli incroci e dei viandanti; inoltre i Romani erano soliti dedicarsi ai riti legati ai culti sulla sommità più alta della zona. La riflessione porta ad una deduzione diretta: “san” ricorda la sacralità del luogo e l’essere visibile da diverse prospettive, nonché confine territoriale e punto di riferimento di viaggiatori e quindi loro vigilante, facevano del Monte San Vicino la personificazione o il luogo ideale per il culto di Giano.
Il nome di Monte San Vicino, la cui doppiezza la si afferra già nelle diverse forme che assume sulla base del punto di osservazione, deriva da Janus Vicilinius, l’antica divinità a due facce del Dio Giano. Se decidete di raggiungere il Monte San Vicino, fate attenzione a una caratteristica che lo rende unico: assume, come per incanto, diverse forme, sulla base del versante dal quale lo osservate. A gobba di cammello se visto da nord, una piramide se visto da sud, un vulcano spento se il punto di osservazione è da est o da ovest.
Le testimonianze storiche, architettoniche, culturali e religiose presenti ne sono la prova concreta. Non da ultimo è da ricordare che il territorio del San Vicino ha avuto il privilegio di “ospitare” San Romualdo, monaco benedettino fondatore dell’ordine dei camaldolesi. In tale luogo il Santo lasciò la vita terrena (1027). Venne sepolto nel monastero di Val di Castro, venerato come un nuovo San Benedetto e il luogo diventò subito meta di pellegrinaggio.
Riserva Naturale Regionale del Monte San Vicino e del Monte Canfaito
Il paesaggio e la ricchezza di diversità biologica ospitata in queste zone, hanno reso necessario implementare azioni per la protezione e la salvaguardia della flora e della fauna. Per questo nel 1994 è stata costituita la Riserva Naturale Regionale del Monte San Vicino e del Monte Canfaito.
La Riserva naturale del Monte San Vicino e Monte Canfaito, in provincia di Macerata, non lontano dalla linea di confine con il territorio di Ancona, è il regno del Nordic Walking, uno sport davvero sostenibile, che si pratica camminando a passo sostenuto con l’aiuto di due bastoncini d’appoggio in appositi percorsi, tutti all’aria aperta.
La Riserva naturale di Monte San Vicino e Monte Canfaito ha una superficie di 1452,13 ettari, all’interno di quattro comuni: San Severino, Matelica, Apiro e Gagliole. In particolare, nel piccolo borgo di Apiro, vale la pena soffermarsi per un giro in pattino nel lago di Castreccioni.

Flora e Fauna
Questi luoghi offrono una vista di boschi di lecci e roverelle alternati a grandi prati che nel loro insieme danno vita ad un paesaggio particolarmente armonioso, gradevolissimo da percorrere a piedi, in mountain bike o a cavallo.
Alle pendici del Monte San Vicino si trovano i Piani di Canfaito, un’area pianeggiante interamente ricoperta da faggi secolari. La camminata in questa zona vi consentirà di incontrare caprioli e gatti selvatici, e uccelli come il gufo reale, il falco pellegrino e il picchio rosso.
Nella faggeta dei Piani di Canfaito si trova anche il faggio più antico e più grande delle Marche. Ha 400 anni di vita, è alto 22 metri, e presenta una circonferenza di 6 metri.

Attività Escursionistiche e Nordic Walking
I sentieri attraversano bellissimi territori in cui si trovano rocche, eremi e castelli, testimonianza dei secoli andati. Per agevolare le attività escursionistiche, è stata sviluppata una carta dei sentieri e il Nordic Walking Park, un progetto che raggruppa altre aree oltre a quella del Monte San Vicino, per promuovere la camminata con i bastoncini.
All’interno della Riserva naturale del Monte San Vicino e Monte Canfaito, per consentire una dolce immersione in questa oasi di aria pura e bellezza integra, è stato istituito il Nordic Walking Park, un insieme di sentieri e di tracciati per un totale di 48 chilometri. Qui tutti possono praticare questo sport così salutare.
Il consiglio è di raggiungere la Riserva naturale di Monte San Vicino e Monte Canfaito in automobile, in quanto i collegamenti ferroviari sono molto scomodi.
Un esempio di itinerario è l'anello all'interno della Riserva del Monte San Vicino e del Monte Canfaito, in provincia di Macerata. Si tratta di un'area molto frequentata in particolare d'autunno, per la maestosa faggeta. Questo giro si svolge in realtà a quote più basse e nella parte di Riserva da cui si accede superando il minuscolo abitato di Braccano, caratterizzato dalla presenza di numerosi murales. Pur non raggiungendo la vetta della faggeta, il periodo dell'escursione ha consentito di ammirare gli ultimi ma brillanti colori autunnali a quote inferiori.
La partenza è l'ampio piazzale di fronte all'imbocco di 3,4 sentieri, tra cui quello per le Gole di Jana. Il percorso segue invece il sentiero CAI verso località Acqua dell'Olmo. Si sale progressivamente, inizialmente un po' a fatica tra la vegetazione, ma nulla di impossibile. Occorre comunque fare attenzione ai bivi, perché in questa parte dell'itinerario le indicazioni sono un po' scarse e improvvisate. Medesima precauzione va data al terreno, in quanto in prossimità del fosso il fondo risulta un po' impervio e con alcune leggere frane che determinano la presenza di alberi caduti. Acqua dell'Olmo segna metà dell'escursione e l'inizio del "ritorno". Da qui si scende gradualmente lungo un piacevole sentiero (CAI 168) che pian piano si apre sulla vallata e sui resti dell'Abbazia benedettina di Roti sotto di noi. Continuando a scendere, si può compiere una scelta, in base al tempo e alla fatica accumulata: chi volesse può compiere una deviazione e proseguire in salita (CAI 169A - 168E - 168D - 168) lungo il cosiddetto sentiero del partigiano, fino al Monumento del Capitano, ossia un cippo dedicato alla memoria del Comandante Partigiano.
Foresta di Canfaito e Monte San Vicino
Luoghi di Interesse Storico e Religioso
Con una piccola deviazione verso i Prati di San Vicino, potete incrociare la suggestiva Grotta di San Francesco, dove hanno vissuto alcuni seguaci del frate e dove anche lui avrebbe soggiornato più di una volta.
Il territorio del San Vicino ha avuto il privilegio di “ospitare” San Romualdo, monaco benedettino fondatore dell’ordine dei camaldolesi. In tale luogo il Santo lasciò la vita terrena (1027). Venne sepolto nel monastero di Val di Castro, venerato come un nuovo San Benedetto e il luogo diventò subito meta di pellegrinaggio.
Continuando a scendere lungo il sentiero CAI 168, si può ammirare i resti dell'Abbazia benedettina di Roti sotto di noi, testimonianza del passato spirituale della zona.
