Il brano evangelico odierno apre il racconto della risurrezione di Gesù nel vangelo secondo Giovanni. In esso si narra la scoperta della tomba vuota da parte di Maria di Magdala e di due discepoli che erano accorsi al sepolcro. Questo evento fondamentale è la radice della fede e della speranza cristiana, e si riflette profondamente in inni e canti che proclamano Gesù come "nostra speranza".
La Scoperta del Sepolcro Vuoto e la Nascita della Speranza
L'alba del primo giorno della settimana viene evocata con potenza nel Vangelo proclamato in questa solennità. Nell'esperienza della fede pasquale i cristiani tornano con gratitudine a quella mattina radiosa e splendente che seguì alla condanna, alla morte e alla sepoltura di Gesù.
La Testimonianza di Maria Maddalena
Il racconto inizia con la notizia della visita al sepolcro da parte di Maria Maddalena. Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Arrivata al sepolcro di Gesù, Maria Maddalena si spaventò. Vide la pietra dal sepolcro del Signore. Ma in un primo momento non poté vedere il Signore che era stato deposto nel sepolcro. Improvvisamente avvertì che le veniva a mancare l'ultimo riferimento al Signore che aveva seguito. Il credere e il vedere erano diventati una cosa sola nella sua memoria. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
«Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?». Questa è la domanda che la comunità dei cristiani rivolge in questo giorno di Pasqua a Maria Maddalena. Noi siamo quelli che credono senza aver visto. Per questo abbiamo bisogno di interrogare i testimoni della prima ora in merito a ciò che hanno visto nella mattina del primo giorno della settimana. A fronte della mancanza di appoggio che aveva nel Maestro dei discepoli, l’andò a cercare nei discepoli del Maestro. Maddalena viene ricordata per il suo amore.

Il Dubbio e la Fede dei Discepoli
Se Maria corse a chiamarli, correndo essi giunsero alla tomba. Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Giunti alla tomba vuota, Pietro "vide" le bende e il sudario che avevano avvolto il corpo e il capo di Gesù, ma non si dice che egli abbia creduto. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Anche il discepolo amato entrò nel sepolcro, vide la stessa cosa che aveva visto Pietro; ma egli “vide e credette”. Pietro non aveva ancora fatto la sua professione di amore per il suo Maestro.
"Cristo, Mia Speranza, è Risorto!": Il Fulcro della Fede Pasquale
«Cristo, mia speranza, è risorto!». In questo grido gioioso di Maria Maddalena è concentrata la forza dei versi della sequenza che viene proclamata nella liturgia di oggi. L'amore è più forte della morte e la vera speranza non soccombe quando si esauriscono le illusioni immediate. Il Cristo risorto è la sorgente della vita.
La Sequenza Pasquale e l'Invito alla Galilea
La sequenza pasquale mette sulla bocca di Maria di Magdala un invito che si rivolge a tutti i discepoli del Maestro: "Venite in Galilea; là il Signore precede i suoi; là si vedrà la gloria della sua Pasqua". Il ministero di Gesù era iniziato in Galilea, e là iniziò a chiamare i suoi discepoli. Nell'esperienza dell'amore si ricordano sempre con gioia i momenti iniziali dell'incontro. Così, tornare in Galilea significa riscoprire le origini della propria fede, la chiamata iniziale e l'inizio di una relazione viva con il Signore.

Il Canto come Espressione della Fede
Durante il cammino, molto spesso affiora sulle labbra il canto, quasi sia un compagno fidato nell’esprimere i motivi del viandante. Questo vale pure per la vita della fede che è un pellegrinaggio alla luce del Signore Risorto. Le Sacre Scritture sono intrise di canto e i Salmi ne sono un esempio eclatante: le preghiere del popolo di Israele erano scritte per essere cantate, e nel canto presentare davanti al Signore le vicende più umane. La tradizione della Chiesa non fa che prolungare questo connubio, facendo del canto e della musica uno dei polmoni della propria liturgia.
Liturgia: l'importanza del canto e della musica
Il Significato della Speranza Cristiana Oggi
La Fede oltre la Ragione Umana
Il racconto evangelico si conclude con un'osservazione significativa: “Non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti". La scoperta del sepolcro vuoto e della fede dei primi discepoli ha un significato molto importante nel quarto vangelo: essa vuol dire che la fede nel Risorto non si basa su prove oggettive, quali le sue apparizioni, e neppure la scomparsa del cadavere dalla tomba. I due discepoli infatti hanno creduto perché improvvisamente colgono il significato delle Scritture secondo le quali egli avrebbe dovuto risorgere.
In verità la fede degli apostoli di Gesù, il Messia atteso, aveva sofferto una dura prova a causa dello scandalo della croce. Durante la sua cattura, la condanna e la morte gli Apostoli si erano dispersi e ora si ritrovavano di nuovo insieme, ma perplessi e disorientati; come i discepoli di Emmaus che avevano lasciato Gerusalemme dicendo “noi credevamo e speravamo ...”. Gesù aveva spiegato ai suoi discepoli che doveva essere condannato e che lo avrebbero messo a morte, ma essi conservavano nel proprio cuore le loro aspettative di potere e di gloria. I propri interessi personali non permettevano loro di scoprire il mistero del loro Maestro.
Gesù aveva spesso chiesto ai suoi discepoli se comprendessero il suo messaggio, ed essi erano soliti dire di sì. Ma i fatti della Pasqua attestano che non è la stessa cosa comprendere le parole del Maestro che accettarne la passione e morte. Gesù aveva annunciato più volte che, dopo tre giorni dalla sua morte, sarebbe risuscitato dai morti, ma gli apostoli si domandavano “che cosa volesse dire risorgere dai morti”. Né prima né dopo erano pronti per loro. Il culmine della fede non si ottiene con la ragione umana. Con il Simbolo Apostolico noi proclamiamo: “Morì e fu sepolto; il terzo giorno risuscitò dai morti”. È questo il mistero fondamento della fede e della speranza, la pietra d’angolo della nostra vita cristiana.
L'Incontro Personale con il Risorto
Giovanni scrive che Maria di Magdala fece di tutto per trovare qualche informazione sulla sorte di Gesù. E quando lo incontrò, accecata dal dolore e dalle lacrime, non poté riconoscerlo. Pensò addirittura che fosse il giardiniere. Secondo il racconto evangelico Gesù stava parlando a Maria, ma lei non aveva compreso che fosse Gesù. Lo comprenderà solamente quando Gesù la chiamerà per nome con la stessa tenerezza che poneva nella sua voce quando percorreva le strade della Galilea: "Maria".
Maria incontrò il Risorto quando si sentì personalmente chiamata da lui. È così. Anche noi incontriamo Gesù quando egli ci chiama per nome e ascoltiamo l’invito che rivolge a ciascuno. E questo ravviva e aumenta la nostra fede. Ma la nostra fede non aumenterà se non cercheremo un rapporto vivo con lui. Forse dovremmo anche noi chiederci qualcosa di simile: perché la nostra fede a volte è così triste? Qual è la causa ultima di questa mancanza di gioia? Cosa cercano i cristiani di oggi?
La Speranza in un Mondo Disorientato
«Non temete», disse l’angelo alle donne che erano accorse al sepolcro allo spuntar dell’alba per ungere il corpo di Gesù secondo la tradizione ebraica. «Non temete. So che cercate Gesù il Crocifisso. È risorto; non è qui!». È questo il grande annuncio per i cristiani di oggi. Il nostro Alleluia pasquale - come direbbe san Paolo VI - diventi un “atto di fede, di fiducia, di gaudio, di vittoria, che in sé riassume una somma di verità e di sentimenti. E questo atteggiamento di lieto vigore dell'anima si va diffondendo fra tanti cristiani anche di oggi; essi sono disinvolti e allegri a un tempo: e sta bene. Ma così sia, a una condizione che li preservi dal decadere in naturalismo gaudente, che rischia di diventare illusorio. Occorre custodire nel tempo questa nostra fede e con essa la gioia interiore e la propria esteriore serenità.
La crudeltà e la distruzione della crocifissione non ha potuto trattenere la forza infinita dell’amore di Dio che si è manifestata senza riserve nella morte di croce. I lacci della morte sono stati rotti in modo definitivo; nulla ha potuto contro l’Autore della Vita! Per questo non possiamo e non dobbiamo cercare tra i morti colui che risorto e vivo. Egli ha vinto il mondo! Questa è la nostra fede. Questa è la nostra vittoria: la fede della Chiesa che vince il mondo.
La risurrezione di Gesù dai morti è il nucleo della nostra fede. Essa è l’avvenimento culminante su cui si fonda la fede cristiana, la base ultima che la Chiesa possiede per credere, il fondamento per la grande speranza che nulla e nessuno può destabilizzare, la radice di un amore che si fa carità verso Dio e verso il prossimo. Cristo risorto è il fondamento della nostra fede, è la nostra fede. La fede cristiana è fede nella persona di Gesù Cristo; e questa fede dipende dall’evento del Figlio di Dio venuto nella carne, crocifisso e risorto dai morti.
Spesso ci troviamo di fronte a un'umanità segnata dalla sfiducia e dalla delusione, un'umanità che, come i discepoli di Emmaus, può allontanarsi dalla Comunità di Gerusalemme e perdere la speranza, non credendo più nella potenza della risurrezione di Gesù. Una storia di relazioni famigliari difficili, di solitudine e di abbandono riflette questa condizione. Il suo corpo offerto per amore non ha subito la corruzione perché Egli è risorto, è uscito dalla tomba per strappare questa generazione turbata e confusa dal potere della morte e riportarla alla vita, alla gioia piena.

Canti e Inni di Speranza
La Tradizione Liturgica e i Nuovi Canti
Un sussidio per vivere il tempo di Quaresima offre strumenti per la preghiera e la meditazione. Nel sito web sono disponibili un file pdf per la stampa e uno con le tracce audio dei canti consigliati. Il sussidio consta di tre parti con riflessioni sul cammino quaresimale, la presentazione delle Orationes super populum per il tempo di Quaresima (una delle novità della terza edizione del Messale Romano), e la riflessione sul canto della sequenza pasquale, «Alla vittima pasquale». Questo strumento, voluto dal direttore nazionale don Mario Castellano, “può senz’altro aiutarci a vivere intensamente questi tempi, consapevoli come scrive il Papa che «Vivere una Quaresima con speranza vuol dire sentire di essere, in Gesù Cristo, testimoni del tempo nuovo, in cui Dio “fa nuove tutte le cose” (cfr. Ap 21,1-6).
"Pellegrini di Speranza" e il Messaggio di Isaia
Il testo preparato da Pierangelo Sequeri e musicato da Francesco Meneghello, intercetta i numerosi temi dell’Anno santo. Innanzitutto il motto, “Pellegrini di speranza”, trova la migliore eco biblica in alcune pagine del profeta Isaia (Isaia 9 e Isaia 60). Passo dopo passo, il popolo dei credenti nel pellegrinaggio di ogni giorno si appoggia confidente alla fonte della Vita. Il canto che sorga spontaneo durante il cammino (cf. Agostino, Discorsi, 256) è rivolto a Dio. È un canto carico della speranza di essere liberati e sostenuti. È un canto accompagnato dall’augurio che giunga alle orecchie di Colui che lo fa sgorgare.
Il profeta Isaia a più riprese vede la famiglia degli uomini e delle donne, figli e figlie, che tornano dalla loro dispersione, raccolti alla luce della Parola di Dio: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce” (Isaia 9,1). La luce è quella del Figlio fatto Uomo, Gesù, che con la propria Parola raccoglie ogni popolo e nazione. La speranza cristiana è dinamica e illumina il pellegrinaggio della vita, mostrando il volto dei fratelli e delle sorelle, compagni nel cammino. Non è un vagabondare da lupi solitari, ma un cammino di popolo, confidente e lieto, che si muove verso una destinazione Nuova. Il soffio dello Spirito di vita non manca di rischiarare l’alba del futuro che si appresta a sorgere.