Piero della Francesca: Opere, Influenza e Legami con San Francesco ed Elisabetta d'Ungheria

Questo articolo si propone di esplorare la figura di Piero della Francesca (Borgo San Sepolcro, 1416-1492), un artista la cui opera, profondamente radicata nella speculazione prospettica del Quattrocento, esercitò un'influenza di vasta portata sull'arte del suo tempo. Spesso definito "Pittore dell’Ineloquenza" da Bernard Berenson, Piero della Francesca non fu solo un maestro della pittura, ma anche un profondo conoscitore della prospettiva e della geometria euclidea, come testimoniato dal suo discepolo Mastro Luca dal Borgo.

La vita e l'attività artistica di Piero della Francesca sono strettamente legate ai centri umbri, toscani e marchigiani, con una particolare attenzione verso Borgo Sansepolcro, sua città natale. La sua formazione e i suoi spostamenti lo portarono a contatto con le correnti artistiche e scientifiche del Rinascimento. Un momento cruciale fu il suo soggiorno fiorentino nel 1439, dove ebbe modo di confrontarsi con la tradizione giottesca e con le innovazioni prospettiche di Filippo Brunelleschi e Masaccio.

Le Opere Principali e la loro Collocazione

Dopo il 1439, le tracce di Piero si fanno meno definite fino al 1445, anno in cui ricevette la commissione per il polittico destinato alla confraternita di Santa Maria della Misericordia a Sansepolcro, completato solo nel 1461. Le vicende di questo polittico, che subì mutilazioni e rimozioni dalla sua cornice originale, hanno compromesso la piena comprensione del suo originario impianto spaziale.

Un'altra opera significativa del periodo è il Battesimo di Cristo, conservato alla National Gallery di Londra. Questo pannello era originariamente il centro di un polittico realizzato per l'altare maggiore della chiesa di San Giovanni Battista a Sansepolcro e fu completato intorno al 1465 da Matteo di Giovanni. Alcuni studiosi datano quest'opera tra il 1440 e il 1450, ipotizzando che possa addirittura precedere la pala della Misericordia.

Tra il 1447 e il 1451, Piero della Francesca si spostò frequentemente, lavorando a Loreto con Domenico Veneziano e, successivamente, a Ferrara, chiamato da Leonello d’Este. Nel 1451, è documentata la sua presenza a Rimini, dove per Sigismondo Pandolfo Malatesta realizzò un affresco nella sacrestia della chiesa di San Francesco, oggi nota come Tempio Malatestiano. L'affresco ritrae il signore di Rimini in preghiera di fronte al suo santo protettore, san Sigismondo, un'opera ricca di significati celebrativi e politici.

Affresco di Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a San Sigismondo

Il Ciclo della Leggenda della Vera Croce ad Arezzo

Tra i capolavori assoluti di Piero della Francesca spiccano gli affreschi con la Leggenda della Vera Croce, realizzati nella Basilica di San Francesco ad Arezzo. Su ampi spazi delle pareti maggiori e minori, Piero sintetizzò in dieci episodi il complesso ciclo narrativo tratto dalla Legenda aurea di Jacopo da Varazze. La narrazione, che inizia con la Morte di Adamo e si conclude con l'Esaltazione della Croce, è organizzata non solo cronologicamente ma anche in base a ragioni compositive, dimostrando una profonda conoscenza della scultura classica e dei rilievi romani, suggerendo possibili soggiorni a Roma.

Dettaglio degli affreschi della Leggenda della Vera Croce nella Basilica di San Francesco ad Arezzo

L'interpretazione della tavola della Flagellazione (Urbino, Galleria Nazionale delle Marche), firmata sul gradino del trono di Pilato, è stata oggetto di un complesso dibattito critico. L'opera accosta due eventi distinti: la flagellazione di Cristo sullo sfondo e un dialogo tra tre personaggi in primo piano, due dei quali vestiti con abiti contemporanei.

La Corte dei Montefeltro a Urbino

L'artista ebbe stretti legami con la corte dei Montefeltro a Urbino. Il suo soggiorno è documentato per l'anno 1469, ma è probabile che la sua presenza a Urbino sia iniziata già verso il 1464-1465. Da questa committenza nacque la celebre pala con la Madonna con Bambino, angeli, santi e Federico da Montefeltro, originariamente nella chiesa di San Bernardino e oggi conservata alla Pinacoteca di Brera. Quest'opera monumentale e unitaria, con il suo ampio vano absidato, testimonia la profonda comprensione di Piero dell'architettura e la sua conoscenza dell'arte fiamminga.

Per la stessa corte di Urbino fu realizzato il dittico oggi agli Uffizi, composto dai ritratti di Federico da Montefeltro e della moglie Battista Sforza all'interno e dalle rispettive celebrazioni simboliche e umanistiche all'esterno. Databile ai primi anni Settanta del Quattrocento, il dittico rivela un'attenzione ai dettagli di origine fiamminga, pur mantenendo l'ampio e astraente respiro dei volumi pierfrancescano.

Dittico di Federico da Montefeltro e Battista Sforza

A questi anni risale anche la Madonna di Senigallia (Urbino, Galleria Nazionale delle Marche), richiesta dal duca verso il 1474-1478. In quest'opera, Piero si confronta nuovamente con la descrizione di un interno, equidistante tra le architetture reali del Palazzo Ducale e quelle ideali evocate dai dibattiti teorici della corte.

Il Polittico di Perugia e le Debolezze Interpretative

Il polittico di Perugia, proveniente dal monastero delle terziarie francescane di sant'Antonio, rappresenta un'opera complessa le cui vicende storiche e critiche sono state particolarmente articolate. La sua collocazione originaria sull'altare maggiore e le successive rimozioni e modifiche hanno reso difficile la ricostruzione della sua forma originale. La pala fu commissionata dalle monache francescane tra il 1455 circa e il 1468. La sua struttura, originariamente unitaria, è stata oggetto di numerose congetture critiche. L'ultimo restauro ha confermato la presenza di una tracciatura unitaria, riconducibile a un progetto dettagliato.

Roberto Longhi, nel suo studio su Piero della Francesca, sottolinea come, osservando attentamente il polittico di Perugia, si possa notare una perdita della "suprema bellezza teorematica" che si manifestava pienamente negli affreschi aretini. Anche il trono su cui siede il gruppo divino appare meno imponente rispetto ai vani di Arezzo.

Influenza e Legami con San Francesco ed Elisabetta d'Ungheria

La figura di San Francesco emerge in diverse opere e contesti legati a Piero della Francesca e all'arte del suo tempo. La vicinanza spirituale e iconografica tra San Francesco e Santa Elisabetta d'Ungheria è un tema ricorrente nell'arte medievale e rinascimentale, data la loro comune dedizione alla povertà, alla carità e alla vita religiosa.

Nella Basilica di San Francesco a Siena, sono conservati tre grandi affreschi, testimonianza del ciclo creato da Pietro e Ambrogio Lorenzetti. Tra queste opere, spicca il Martirio dei Francescani e la Professione pubblica di San Luigi di Tolosa. Queste pitture murali, staccate dalla loro sede originaria per essere trasferite nella chiesa, evidenziano l'importanza del tema francescano in questo periodo.

Santa Elisabetta d'Ungheria, figura di grande rilievo per la sua santità e la sua dedizione alla carità, trova spazio anche nella Basilica Inferiore di Assisi. La sua presenza è giustificata dal fatto di essere stata una delle prime seguaci di San Francesco a essere canonizzata. La sua vita, come principessa ungherese e langravia di Turingia, fu caratterizzata da una profonda spiritualità e da un'intensa attività caritativa, spesso osteggiata dalla corte. Rimasta vedova, abbracciò la spiritualità francescana insieme alle sue ancelle.

Simone Martini, nel suo ciclo di affreschi nella Cappella di San Martino ad Assisi, pone Santa Elisabetta a fianco di Santa Chiara, sottolineando la sua vicinanza alla spiritualità francescana. In un celebre dittico, Elisabetta appare in abiti regali, segno della sua origine principesca ma anche della sua devozione.

L'influenza di Piero della Francesca si estende anche a opere che, pur non essendo direttamente attribuite a lui, ne risentono stilisticamente. Ad esempio, gli affreschi di Lorentino d'Andrea nella Cappella di Sant'Antonio ad Arezzo includono la Visitazione della Madonna a Sant'Elisabetta, datata intorno al 1280, che, sebbene precedente a Piero, riflette la persistente importanza di questi temi iconografici.

La Basilica di San Francesco ad Arezzo, oltre a ospitare il ciclo della Vera Croce, conserva al suo interno numerose opere d'arte che spaziano dal XIV al XVI secolo, molte delle quali legate alla spiritualità francescana. Tra queste, si trovano affreschi di Spinello Aretino, tra cui la Sant'Elisabetta d'Ungheria, e opere di altri artisti che contribuiscono a creare un ricco contesto iconografico.

Piero della Francesca: vita e opere in 10 punti

Negli ultimi anni della sua vita, Piero della Francesca, pur colpito da cecità intorno al 1490, continuò la sua attività di artista e trattatista, lasciando un'eredità inestimabile nel campo dell'arte e della prospettiva.

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