Il Catechismo: Origine, Evoluzione e Ruolo Fondamentale nella Fede Cristiana

Il mese di settembre, con l’inizio dell’attività scolastica, ripropone anche l’iscrizione al catechismo. Questo momento, molte volte dato per scontato, riveste un’importanza fondamentale per la vita dei ragazzi e per la comunità cristiana. Il termine catechismo, utilizzato per l'insegnamento religioso cristiano già nel Nuovo Testamento, si è sviluppato nei secoli sotto forma di vari modelli ed è stato attribuito a differenti manuali che hanno esposto la dottrina cristiana.

illustrazione di bambini a lezione di catechismo con un catechista

Le Dimensioni del Catechismo: Famiglia e Comunità

L’iniziazione alla fede dei ragazzi richiede la partecipazione e il coinvolgimento della famiglia. È un diritto-dovere essere parte attiva nella loro educazione religiosa, così come lo si è nell’educazione generale.

Contemporaneamente, l’iniziazione cristiana avviene nella comunità e con la comunità. La Parrocchia diventa perciò il luogo privilegiato del cammino di fede. Per Parrocchia si intende una precisa comunità cristiana a cui si fa riferimento non solo per l’ora di catechismo, ma soprattutto per la Santa Messa della domenica. Quest'ultima è il momento qualificante la fede, perché nel giorno del Signore avviene l’incontro di Cristo con la comunità. Per questo motivo, il catechismo senza la partecipazione al momento celebrativo domenicale si svuota di ogni significato.

La Storia del Catechismo: Dalle Origini ai Tempi Moderni

Le Radici nel Nuovo Testamento e la Catechesi Antica

Il vocabolo "catechismo" deriva da quello più antico "Catechesi", e il suo concetto è uno sviluppo dell'antica catechesi. Già gli scrittori del Nuovo Testamento impiegano tale verbo per l'ammaestramento della dottrina cristiana. Ad esempio, in Atti, XVIII, 25, Apollo viene detto "ammaestrato (κατηχημένος) nella via del Signore", e Luca nel prologo al suo Vangelo si rivolge a Teofilo che fu già ammaestrato (κατηχήϑης) nei fatti del cristianesimo (Luca, I, 4). Così pure S. Paolo al carisma della glossolalia preferisce il dono di parlare sulle verità della fede onde ammaestrare gli altri (ἄλλους κατηχήσω; I Cor., XIV, 19). Per designare l'organizzazione di questo ammaestramento fu usato dai Greci il nome di κατήχησις, cui corrispose presso i Latini catechesis.

L'importanza fondamentale dell'istruzione catechistica è posta in particolare rilievo nei primi secoli dell'era cristiana, con la nascita di scuole celebri specialmente nell'Africa cristiana (Egitto e Cartagine). I fedeli, già appartenenti alla Chiesa, non erano privi dell'istruzione religiosa. Questa forma di presentazione orale della dottrina cristiana ai fedeli sarebbe il germe di quello che fu, col trascorrere dei secoli, l'odierno catechismo. Nelle istruzioni preparatorie al battesimo (cfr. Marco, XVI, 15-16) erano solamente delineati i capisaldi della religione di Cristo; il resto, come pure la consegna dei libri santi, veniva fatto dopo che erano divenuti veramente membri della Chiesa. Questa istruzione religiosa fu coltivata, dopo gli apostoli, dai Padri della Chiesa e dai vescovi.

mappa delle prime scuole di catechesi nell'Impero Romano

Sviluppi Medievali e la Nascita del "Catechismo" come Testo

Né mancò chi redasse in forma scritta quello che veniva predicato, conservando sempre nel primo periodo della letteratura cristiana quel carattere di riservatezza ch'era necessario per non comunicare l'intera verità a chiunque. Il primo di questi scritti fu la Didaché dell'ultimo decennio del sec. I. Più tardi la catechesi si organizza sempre più sistematicamente, e già nel sec. II troviamo in Alessandria una vera scuola di dottrina cristiana, che aveva per scopo principale la difesa dagli attacchi dei filosofi pagani; primo dirigente di questa scuola fu Panteno, poi Clemente Alessandrino, quindi il famoso Origene. Sono rimaste celebri le Catechesi di S. Cirillo di Gerusalemme. S. Gregorio Nisseno, contemporaneo del precedente, scrisse la Oratio catechetica magna, in cui dà una sintetica esposizione della fede, seguendo l'ordine del simbolo apostolico.

Quando, col sec. IV, si definisce e organizza il periodo del catecumenato, nella sua fase conclusiva (dal primo giorno di Quaresima sino a Pasqua) venivano spiegati gli articoli di fede, la natura dei sacramenti e la disciplina penitenziale, e infine il Pater Noster e il Credo. Questa pratica fu osservata finché il battesimo venne conferito ad adulti. Ma quando, col tempo, il battesimo fu conferito anche ai neonati e le conversioni dei barbari avvenivano in massa, non fu più possibile premettere tale catechesi al battesimo, e nacque la necessità di spiegare gli articoli di fede dopo di esso. La vera catechesi quindi ai giorni nostri si ha solo nel caso di battesimo di adulti, al quale si fa precedere un periodo d'istruzione.

Il vocabolo "catechismo" passò a designare, per spontaneo traslato, il libro che riassume la dottrina cristiana. Già nel sec. VII, divenuta comune e pubblica la spiegazione della dottrina in forma di catechismo, si trovò opportuno porre in scritto ciò che si spiegava. Riguardo alla forma letteraria, quella più accettata è la forma di dialogo, ritenuta più didattica per l'insegnamento. Le verità sono esposte in modo facile, e ogni questione puramente teologica, oggetto di discussione tra le varie scuole, è esclusa dalla trattazione del catechismo.

Il Catechismo nel Periodo Medievale (secc. VII-XIV)

Il periodo medievale, dal sec. VII al XIV, vede il catechismo succedere alla catechesi, conservandone la materia e la disposizione. In questo tempo era già obbligatorio sapere a memoria alcune verità della fede, il Credo, il Pater Noster, e ciò nella lingua volgare, come attestato da Beda (672-735). Anche varie prescrizioni di concili particolari raccomandano che si sappia a memoria Credo e Pater o in latino o in volgare, come il concilio di Clovesho in Inghilterra (747) e quello di Francoforte (794). Per l'Italia, il concilio di Cividale del Friuli (796) obbliga i sacerdoti a ritenere a memoria i simboli Niceno e Costantinopolitano e i laici il simbolo apostolico e il Paternoster.

Verso la fine del sec. VIII, abbiamo la prima redazione del vero catechismo: la nota Disputatio puerorum per interrogationes et responsiones, attribuita ad Alcuino. Già ha inizio la forma di dialogo, e all'esposizione del Credo e del Pater viene premessa una lunga istruzione sulla creazione, sul Nuovo e sull'Antico Testamento.

Nel secondo tratto (secc. XII-XIV), emergono scritti di speciale importanza. Onorio di Autun, nella prima metà del sec. XII, diede alla luce l'Elucidarium, sive Dialogus de summa totius christianae theologiae. Verso lo stesso tempo Ugo di S. Vittore scrisse l'opuscolo De quinque septenis seu septenariis, il cui metodo di esporre la dommatica e la morale in relazione al numero 7 fu molto usato per tutto il Medioevo.

Il domenicano francese fra Lorenzo, nel 1279, compose il Livre des vices et des vertus, chiamato anche Somme-le-Roi, tradotto in varie lingue e usatissimo. Guido di Montrocher, spagnolo, nel 1330 compose l'Enchiridion sacerdotum, detto pure Manipulus curatorum. Domenico Cavalca (morto nel 1342) compilava una Expositione sopra il Credo. Infine, nel concilio provinciale di Lavaur (1368) si trovò un breve catechismo redatto dal concilio stesso per coloro che dovevano predicare.

Il Periodo Moderno e la Riforma Protestante

Il periodo moderno, iniziato col sec. XV, è diviso dalla Riforma protestante. In Italia, oltre alla traduzione dell'Elucidarium, abbiamo alla fine di questo secolo un catechismo in lingua volgare per giovanetti, il Libretto de la doctrina christiana. Il Savonarola pubblicava nel 1495 l'Operetta molto divota sopra i dieci comandamenti.

Già prima di Lutero si hanno saggi di catechismo scritti da eretici, ma il più celebre è l'Enchiridion dello stesso Lutero, tuttora usato dalle varie divisioni protestanti. Calvino pubblicò due catechismi, uno nel 1536 e l'altro nel 1542, detto Catechismo di Ginevra. Anche il Butzer (1534-1537) e Socino (1561) furono autori di catechismi riformati. Tra i protestanti italiani è da ricordare Pietro Martire Vermigli (1500-1562), che diede alle stampe nel 1546 un Catechismo, ovvero espositione del symbolo apostolico.

Dato lo zelo dei riformati per la diffusione delle nuove teorie mediante catechismi, molti dotti cattolici si dedicarono allo stesso lavoro anche prima della pubblicazione del catechismo del Concilio di Trento. In Germania, Giovanni Dietenberger (1475-1537) scrisse in tedesco un catechismo (1537). Anche un sacerdote, Giorgio Witzel, scrisse nel 1535 il Catechismus Ecclesiae. Domenico de Soto (1494-1560) scrisse il suo Catechisno ò Doctrina christiana (1563).

Un risveglio della dottrina catechistica si ebbe anche presso i laici: a Milano Francesco Villanova e il sacerdote Castellino di Castello si dedicarono nel 1526 all'istruzione religiosa dei fanciulli, e per loro opera si pubblicò un piccolo catechismo e fu istituita la Compagnia della riformazione cristiana in carità, assai favorita in seguito da S. Carlo Borromeo. In Italia apparvero l'opera dell'oratoriano Crispoldi, Interrogatorium puerorum sive dialogus (1539), e il Catechismus del cardinale Gaspero Contarini (1542). Il gesuita S. Pietro Canisio nel 1554 pubblicava la sua grande opera catechetica, Summa doctrinae christianae, che ebbe un'influenza eccezionale, con 400 edizioni in un secolo e mezzo. Il Carranza dava alle stampe nel 1556 il suo catechismo, che fu messo all'Indice.

Il Concilio di Trento e il Catechismo Romano

Con il Concilio di Trento, la storia del catechismo cattolico ha una svolta decisiva. Il progetto d'un catechismo fu proposto già nel 1546, e poi di nuovo nel 1562. Una sollecita compilazione fu ritenuta impossibile e si decise di istituire una commissione, sotto la presidenza del cardinale Girolamo Seripando. La commissione presentò uno schema di catechismo, in forma facile e piana, per i fanciulli; ma il concilio espresse il desiderio che l'opera potesse servire in modo particolare agli educatori. Nell'ultima adunanza del 4 dicembre del 1563, fu dato l'incarico al papa di far redigere e pubblicare il catechismo.

A Roma, il papa istituì una nuova commissione, con a capo Carlo Borromeo. L'opera fu terminata alla fine del 1564. La redazione latina fu affidata a Giulio Poggiani e poi rivista dal cardinal Sirleto, dal procuratore generale dei domenicani Eustachio Locatelli e dal maestro del Sacro palazzo Tommaso Manriquez. Eletto intanto Pio V, questi volle che il catechismo fosse pronto quanto prima, e così, nel primo anno di quel pontificato, vide la luce a Roma per opera dell'editore Paolo Manuzio. Insieme col testo latino fu pubblicata la traduzione italiana, opera del domenicano Alessio Figliucci; il titolo era: Catechismus ex decreto Concilii Tridentini ad parochos Pii V Pont. Max. iussu editus. Gregorio XIII, successore di Pio V, ne fece una nuova edizione. L'opera riscosse l'unanime consenso.

È alla fine del ‘600 che si sviluppano e vengono tradotti in diverse lingue i testi di san Roberto Bellarmino, che saranno per secoli utilizzati come catechismo della Chiesa Cattolica. Nessun libro, eccetto il Vangelo e l'Imitazione di Cristo, ebbe mai l'onore di tante versioni come il Catechismo del Bellarmino. San Roberto Bellarmino, insieme con San Carlo Borromeo, fu dichiarato da Papa Pio XI patrono di tutte le opere di istruzione religiosa esistenti per tutto il mondo.

illustrazione del Concilio di Trento con i Padri conciliari

Il Catechismo nel Novecento e la Richiesta di un Nuovo Catechismo

Agli inizi del Novecento si sentì la necessità di formulare un catechismo unificato almeno a livello nazionale, e quindi Pio X propose il testo di monsignor Casati del 1765.

Un nuovo catechismo era stato richiesto da un Sinodo dei Vescovi nel 1985. "Così, attraverso le generazioni successive, risuona il magistero evangelico duraturo e sempre attuale di Cristo, luce dell’umanità per 20 secoli". Il "Catechismo della Chiesa cattolica" è sorto da un lavoro comune di vescovi, teologi e laici di tutto il mondo che hanno cooperato per circa sei anni. Nella costituzione apostolica che lo introduce, il Papa parla a ragione dell’“armonia di tante voci”, nella quale si «esprime veramente quella che si può chiamare la “sinfonia” della fede».

Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, spiega: “si dice spesso che viviamo un tempo in cui tutti possono sapere tutto. Io dico che viviamo un tempo nel quale tanti credono di sapere tutto, anche della fede, dei capisaldi del cristianesimo. Il catechismo - continua Tarquinio - è questa salvezza nel tempo liquido che viviamo e va letto completamente in ogni sua parte.”

Il Successo Globale del Catechismo della Chiesa Cattolica (1992)

La risposta che questo libro trova e ha trovato corrisponde alla sua origine e la conferma, con un successo spettacolare ovunque sia stato pubblicato. In Francia fu presto un best seller che si poteva comprare nei chioschi di aeroporti e nelle stazioni. Nel mondo di lingua spagnola e portoghese esso fu desiderato anche da persone che normalmente non leggono alcun libro. Nei Paesi di lingua tedesca, nonostante un'opinione in gran parte contraria, sperimentò una grande richiesta.

Forse il successo più spettacolare è quello dell’edizione in lingua inglese. La variabilità di quella lingua e la sua diffusione mondiale avevano reso difficoltosa la via della traduzione, cosicché la si poté presentare solo all’inizio dell’estate 1994. In Inghilterra furono venduti 100.000 esemplari nelle prime due settimane dopo l’uscita, e la richiesta si mantiene. Negli Stati Uniti fu prenotato mezzo milione di copie prima che il libro entrasse in commercio; nel frattempo sono stati venduti due milioni di esemplari.

Ancora in preparazione è soprattutto il testo latino, che dovrà diventare il “textus typicus”, il testo normativo su cui rivedere tutte le altre traduzioni. Che il testo normativo esca per ultimo può sorprendere, ma permette alla competente Commissione di rivedere ancora una volta tutte le citazioni e i rimandi incrociati, nonché di studiare e di considerare ogni segnalazione di sviste o formulazioni imprecise, senza intaccare l’essenza del testo in sé. Il testo latino non sarà un testo modificato o una nuova edizione migliorata. Con l’approvazione mediante la costituzione papale dell’11 ottobre 1992, la versione francese è stata riconosciuta come forma definitiva del testo.

Prima che, nel dicembre 1992, venisse pubblicato il testo ufficiale, circolavano già diversi estratti, scelti perlopiù tendenziosamente e basati su versioni provvisorie. Ciò ebbe lo svantaggio che entrarono in circolazione idee imprecise, anzi false, sul libro, ma ebbe anche l’elemento positivo di destare la curiosità su ciò che veramente vi era contenuto. Quasi tutte quelle pubblicazioni si appuntavano sulla parte morale del Catechismo, dando l’impressione che si trattasse di un indice di peccati.

La Struttura e il Significato del Catechismo

Oggi, dopo il crollo delle ideologie, la questione dell’uomo, la questione morale, è all’ordine del giorno in maniera totalmente rinnovata: cosa dobbiamo fare? Com’è che la vita si fa giusta? Cos’è che offre, a noi e al mondo intero, un futuro che sia degno di essere vissuto? Poiché il Catechismo tratta di tali questioni, è un libro che, ben oltre l’ambito meramente intra-teologico o intra-ecclesiastico, riguarda tutti. Può contare di suscitare interesse, non da ultimo perché non riflette un’opinione privata, bensì formula la risposta che proviene da una grande esperienza comunitaria.

Il Catechismo è un libro che tratta di uomini, ma nella convinzione che la domanda sull’uomo non può essere disgiunta dalla domanda su Dio. Non si parla giustamente dell’uomo se non si parla anche di Dio; ma non possiamo parlare giustamente di Dio se lui stesso non ci dice chi egli sia. Il Catechismo dev’essere letto come unità. Si leggono in modo sbagliato i passaggi sulla morale se li si stacca dal loro contesto, cioè dalla confessione di fede, dalla dottrina dei sacramenti e della preghiera.

L’asserzione fondamentale sull’uomo è, nel Catechismo: l’uomo è creato a immagine di Dio, è simile a Dio. Tutto ciò che viene detto sul giusto comportamento degli uomini si basa su questo giudizio centrale. Su di esso si fondano i diritti umani, che sono propri dell’uomo fin dal concepimento e fino all’ultimo istante della sua esistenza. Sull’essere a immagine di Dio si basa perciò anche la dignità umana, che resta intangibile in ogni uomo, proprio perché è un uomo. In questa concezione morale non si tratta di un cumulo di divieti, né di un indice dei peccati. Si tratta sempre della domanda: come posso rendere giusto l’esser uomo? Come posso far riuscire la mia vita?

Il Catechismo aderisce alla concezione morale di sant’Agostino, che nel suo principio fondamentale è semplicissima: la ricerca della felicità. Il Catechismo ci mostra, partendo dalla fede della Chiesa, che si può avere la felicità solo con gli altri, nella responsabilità per l’intera umanità. Ma a loro volta la comunione fra gli uomini e la responsabilità vicendevole possono aversi, in ultimo, solo nella comunione con Dio e nella responsabilità davanti a Dio. Del resto è molto semplice anche la risposta fondamentale che il Catechismo esprime con la Bibbia e con la fede della Chiesa: la felicità dell’uomo è l’amore. Per questo, la morale del Catechismo è la dottrina di ciò che è amore. A tal proposito esso dice che l’essenza del vero amore si è resa visibile per noi nella persona di Gesù Cristo, nella sua parola come nella sua vita e nella sua morte. Esso ci dice inoltre che i Dieci Comandamenti sono solo un’interpretazione delle vie dell’amore; che li leggiamo giustamente solo se li compitiamo insieme a Gesù Cristo. In ciò diviene visibile, inoltre, ciò che significa essere a immagine di Dio: l’uomo è simile a Dio perché può amare ed è capace di verità. Il comportamento morale è perciò, nel senso più profondo della parola, comportamento conforme alla creazione. Quando la tradizione morale cattolica e - al suo seguito - anche il Catechismo parlano della natura dell’uomo, della legge naturale e del comportamento conforme a natura, non si riferiscono a una qualche sorta di biologismo, bensì al comportamento secondo ciò che il Creatore ha posto nel nostro essere.

Come scriveva Ratzinger: «Nel catechismo si mostra l’armonia di fede, speranza ed amore: poiché crediamo, possiamo sperare; poiché crediamo e speriamo, possiamo amare».

Catechismo della Chiesa cattolica - Ep 1

Le Quattro Parti Fondamentali del Catechismo

La struttura del Catechismo è suddivisa in quattro parti principali:

  1. La Professione di Fede (Il Credo Apostolico): Questa parte segue la catechesi battesimale dei tempi antichi, basandosi sul Symbolum Apostolicum. Questo era, nei primi secoli, la professione battesimale della Chiesa di Roma, che divenne il segnavia per l’intera cristianità occidentale. La fede cristiana è, in ultima istanza, semplicemente fede in Dio, tutto il resto ne è uno sviluppo. La nostra fede non è una teoria, bensì un evento, un incontro col Dio vivente che è nostro Padre e che nel suo Figlio Gesù Cristo ha assunto l’umanità, nello Spirito Santo ci unisce e in tutti e tre resta l’uno, il solo Dio.
  2. I Sacramenti: Questa parte illustra i sette sacramenti, che sono la Chiesa in esecuzione. L’uomo può toccare l’eterno solo nel sensibile, e le cose di questo mondo sono intrinsecamente costruite anche per mediare il contatto con Dio. I sacramenti vengono presentati a partire dalla loro forma liturgica, evidenziando la struttura fondamentale comune dei diversi riti.
  3. La Vita Morale (I Comandamenti): Qui si affronta la morale cristiana, basata sull'amore e sui Dieci Comandamenti, interpretati alla luce della persona di Gesù Cristo. Si tratta di come rendere giusto l’essere umano e come far riuscire la propria vita, nella convinzione che la felicità si trova nella comunione con gli altri e con Dio.
  4. La Preghiera (Il Padre Nostro): La quarta parte riassume le tre precedenti, poiché la preghiera è fede applicata. Essa è legata indissolubilmente al mondo sacramentale e alla morale. La preghiera è espressione della nostra speranza, dimostrando che la nostra vita e il mondo sono imperfetti e bisognosi di un aiuto superiore. Essa ci è donata la speranza che troviamo riassunta nelle parole: venga il tuo regno.

In queste quattro parti del Catechismo si mostra l’armonia di fede, speranza e amore. Il libro include anche brevi, incisivi testi dei Padri, della liturgia, del magistero e della storia della Chiesa, che accennano alla ricchezza e bellezza della fede. Il carattere catechetico del libro emerge con maggior chiarezza nelle brevi affermazioni di principio poste alla fine di ogni unità tematica.

Il Ruolo e la Formazione del Catechista

Il tema stabilito per il Convegno diocesano di quest’anno è: «Vocazione, ministero e formazione del catechista», tre ruoli diversi nella stessa persona, uniti nell’unico scopo: rendere viva, attuale, efficiente la Parola di Dio, preparata dai profeti del Vecchio Testamento, compiuta da Gesù, praticata e testimoniata con intensità dialettica dalla predicazione degli apostoli. Il catechista diviene una figura laicale coinvolta nell’opera «di evangelizzazione nello sviluppo della comunità cristiana cattolica».

Il catechista è un servitore al servizio del proprio vescovo, a cui presterà ubbidienza e si impegnerà ad avere ed arricchire la propria fede e sviluppare sempre più la propria maturità umana. Deve sentire, come vocazione, la gioia di essere catechista nell’approfondimento della sua formazione «biblica, teologica, pastorale e pedagogica», collaborando con i sacerdoti ed offrendo disponibilità a esercitare il ministero dove è necessario, manifestando «entusiasmo apostolico».

Se queste due caratteristiche “vocazione e ministero” sono le basi del mandato catechistico, la formazione culturale costituisce il punto concreto ed oggettivo del suo ruolo. I Concili nella loro storia hanno tracciato i principi fondamentali della Parola di Dio, interpretandone regole, consigli, esortazioni e di tutto questo il catechista deve essere a conoscenza, affinché il suo insegnamento, misto di storia, di filosofia insieme a contenuti teologici, venga percepito e condiviso. Oggi non basta più il mandare a memoria: ogni argomento deve essere accompagnato da spiegazioni che presuppongono nozioni culturali di un certo spessore, perché il ragionamento del catechista, come insegnante, sia convincente riguardo alle domande e alle obiezioni cui potrebbe andare incontro. Il catechista ha cioè bisogno oggi di essere formato all’interdisciplinarietà.

Tutt’oggi il catechismo entra nella vita degli uomini e si rende fondamento morale per molti cristiani, poiché aiuta a riconoscere quella vita degna di essere vissuta, a comprendere ciò che è giusto, ciò che viene da Dio, ed attraverso la fede si esplicita nei gesti quotidiani di comunione fra gli uomini. Il catechista non deve mai stancarsi di insegnare l’importanza del catechismo alle giovani menti e di predicare la fede; questa infatti non si trasmette automaticamente nei cuori, non si conserva da sola, ma la si vive ogni giorno; come sottolineava Von Balthasar: «La fede non deve essere presupposta ma proposta».

«Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate.» Questo mandato evangelico sottolinea l'importanza imprescindibile dell'istruzione religiosa.

Catechismo della Chiesa cattolica - Ep 1

La Catechetica come Disciplina

La catechetica è una branca della pedagogia che si occupa dell'istruzione catechistica e, in particolare, dei suoi metodi e delle sue regole. I catechismi sono manuali dottrinali spesso in forma di domande e risposte da mandare a memoria, un formato usato anche in contesti non religiosi (ad esempio le FAQ).

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