La Vergine delle Rocce a Londra: Analisi di un Capolavoro Leonardesco

Il dipinto che si osserva è la seconda versione della Vergine delle Rocce, un'opera di straordinaria complessità e fascino attribuita a Leonardo da Vinci. La prima versione di questo soggetto, realizzata intorno al 1485, è conservata al Louvre di Parigi.

Vista generale della sala con la Vergine delle Rocce alla National Gallery di Londra

Genesi e Commissione dell'Opera

La versione londinese fu iniziata nell'ultimo decennio del 1400 e conclusa nei primi anni del '500. La commissione originale giunse a Leonardo dalla Confraternita dell'Immacolata Concezione della chiesa di San Francesco Grande a Milano. Nel 1483, la Confraternita francescana commissionò a Leonardo uno scomparto centrale per un trittico, con il soggetto della Madonna col Bambino, inteso a richiamare il tema dell'Immacolata Concezione di Maria. Questo dogma, proclamato ufficialmente nel 1854, era oggetto di dispute teologiche già da secoli, con i francescani sostenitori e i domenicani negatori. Sebbene i Vangeli non ne facciano menzione, la tradizione cristiana considerava Maria un essere speciale, colmata da doni divini, come già ipotizzato da Sant'Agostino.

Il contratto dettagliato, datato 25 aprile 1483, prevedeva la realizzazione di un trittico, dove Leonardo avrebbe dipinto il pannello centrale, mentre i pannelli laterali, raffiguranti angeli musicanti, sarebbero stati affidati ai fratelli pittori Evangelista e Giovanni Ambrogio De Predis. L'intelaiatura lignea fu affidata a Giacomo del Maino. Tuttavia, per ragioni non del tutto chiare, Leonardo modificò il soggetto previsto, optando per l'incontro leggendario tra i piccoli Gesù e Giovanni Battista, narrato in alcuni testi apocrifi, alla presenza della Vergine e di un angelo.

Dettaglio dei volti della Vergine e dell'angelo nella Vergine delle Rocce di Londra

Descrizione e Iconografia

Il gruppo di figure si staglia in un paesaggio dominato da rocce che si aprono sullo sfondo, attirando lo sguardo in lontananza. La Madonna ripara san Giovanni Battista nel proprio mantello. Il santo è inginocchiato in adorazione di Gesù Bambino, che lo benedice mentre un angelo gli appoggia delicatamente il braccio sinistro sulla schiena. In origine, i due bambini erano talmente simili tra loro che i fedeli li confondevano.

Rispetto al quadro del Louvre, quello londinese presenta una maggiore chiarezza stilistica: il paesaggio è più nitido e permette allo sguardo di addentrarsi maggiormente nella caverna rocciosa. Per la realizzazione di questo soggetto, Leonardo si discostò dalle rappresentazioni consuete dell'Immacolata Concezione, ispirandosi alla leggenda dell'incontro nel deserto tra san Giovanni e il Bambino.

L'ambientazione della tavola leonardesca è l'interno di una grotta, che dà il nome all'opera. Il gruppo di figure presenta una composizione a piramide, resa più complessa da un incrocio di linee convergenti ideali, generate dai gesti dei quattro personaggi. La grotta, che incornicia un luminoso e sfuocato paesaggio montano in lontananza, rivela un'architettura fatta di rocce pericolanti, che conferisce alla composizione spaziale un carattere ancora più complicato e arcano. I personaggi, e in particolare il piccolo Gesù in primo piano, si trovano sull'orlo di un dirupo, conferendo al paesaggio sullo sfondo un preciso significato: una via di salvezza, poiché la venuta di Cristo si identifica con la salvezza dell'umanità.

Vista panoramica del paesaggio roccioso e della vegetazione nella Vergine delle Rocce di Londra

Elementi Iconografici e Simbolici

La singolare iconografia dell'Immacolata Concezione proposta da Leonardo non fu pienamente compresa dai committenti, forse a causa dei suoi connotati innovativi e poco ortodossi. Questo portò a una controversia giudiziaria tra il pittore e la Confraternita, risolta solo nel 1506, con un accordo che prevedeva un conguaglio e la "correzione" dell'opera.

Nella seconda versione, resa meno ambigua e di più immediata comprensione per accontentare le richieste dei committenti, Leonardo collaborò probabilmente con Ambrogio de Predis, avvalendosi anche dell'aiuto di altri allievi come Marco d'Oggiono e Giovanni Antonio Boltraffio. L'autografia leonardesca di questa seconda versione è perciò considerata dubbia, o quantomeno non piena, soprattutto per evidenti incongruenze stilistiche.

Recenti indagini diagnostiche hanno rivelato che sotto il dipinto londinese si trovava un precedente soggetto, attribuito a Leonardo, raffigurante un'Adorazione del Bambino. Confrontando le due versioni, quella di Londra e quella del Louvre, si nota che la seconda è caratterizzata da colori più freddi e da luci e ombre più marcate. Compaiono elementi iconografici più tradizionali: la Vergine, il Bambino e San Giovannino sono dotati di aureole; il piccolo Battista porta in mano il bastone a forma di croce, suo tipico attributo.

La grotta in cui Leonardo ambienta la scena è altamente evocativa del mistero del grembo materno destinato ad accogliere il Figlio di Dio, richiamando la Natività. I massi circostanti rimandano al Cantico dei Cantici, dove lo sposo descrive la sua amata come una colomba nascosta nelle fenditure della roccia: Maria, dunque, nasce dall'eternità nel cuore del Creato per essere Madre di Dio. La grotta può evocare la continuità simbolica tra il grembo di Maria (grotta della natività) e il sepolcro (grotta della morte e della resurrezione). Il grembo è evidenziato da un tessuto dorato, il cui panneggio a sinistra si dispiega in tre pieghe (simbolo della Trinità) che convergono a destra in un'unica piega (lo Spirito Santo che scende su Maria), alludendo a un movimento verso l'Unità divina.

5 minuti con - La Vergine delle rocce di Leonardo da Vinci

Le Diverse Versioni e le Copie

Oltre alle due versioni principali, quella del Louvre e quella di Londra, esistono altre tre versioni attribuite alla bottega leonardesca, direttamente derivate dall'originale. La cosiddetta versione Cheramy, attribuita al Giampietrino, si trova in una collezione privata in Svizzera. Un'altra versione è conservata nella Chiesa di Santa Giustina ad Affori, attribuita ad Ambrogio de Predis. Una versione più tarda è stata attribuita a Francesco Melzi.

La "Vergine delle Rocce" è uno dei capolavori più ammirati e complessi di Leonardo da Vinci. Incentrata sul mistero dell'immacolata concezione di Maria e sul suo ruolo nella redenzione del genere umano, l'opera presenta richiami biblici, teologici e simbolici ancora da decifrare appieno. L'opera è stata "duplicata" dallo stesso maestro toscano con significative varianti, e sebbene le due versioni principali si trovino oggi a Parigi e Londra, chiese e musei milanesi conservano pregevoli lavori direttamente ispirati ad esse.

Un'opera straordinaria ispirata alla "Vergine delle Rocce" è un paliotto di seta ricamata, realizzato per il santuario del Sacro Monte di Varese e conservato nel Museo Baroffio. La tavoletta conservata nella parrocchiale di Santa Giustina, nel quartiere di Affori a Milano, si rifà invece alla seconda versione ed è stata attribuita ad Ambrogio De Predis. Un'altra copia, di pari dimensioni, è conservata presso la Pinacoteca Ambrosiana, fatta eseguire da Federico Borromeo ad Andrea Bianchi detto il Vespino.

Restauri e Studi Recenti

Il 6 giugno 2014 si è tenuta a Milano una conferenza sul restauro della "Vergine delle Rocce" della National Gallery di Londra, tenuta da Larry Keith, Head of Conservation del museo. L'incontro ha discusso le problematiche conservative e l'avvicinamento del pubblico al tema del restauro. Il restauro, iniziato nel 2008 e durato circa un anno e mezzo, ha comportato l'assottigliamento dello spessore della verniciatura applicata in occasione di un precedente restauro negli anni Quaranta del Novecento.

La tavola londinese, composta da più assi verticali, è in ottimo stato di conservazione. I margini laterali presentano bordi pittorici integri, mentre in alto e in basso la pittura arriva al bordo originale. Studi recenti suggeriscono che parte del paesaggio roccioso e della vegetazione potrebbe essere opera di Marco d'Oggiono. L'interpretazione dei documenti successivi al 1503 rimane complessa, potendo riferirsi sia alla prima che alla seconda versione.

Dopo la conclusione della disputa legale, la "Vergine delle Rocce" era certamente nella cappella della Confraternita di San Francesco almeno dal 1508, accanto ai due angeli dipinti da Ambrogio de Predis. La versione londinese è quella che effettivamente venne installata sull'altare in San Francesco Grande, rimanendovi fino alla soppressione del convento nel 1785, quando fu ceduta al pittore inglese Gavin Hamilton.

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