La Scenografia e il Crocifisso nell'Opera "Tosca": Simbolismo e Rappresentazione

Amore e gelosia, gioia e prostrazione, commozione e cinismo, tenerezza idilliaca e truce violenza: azioni e passioni, estreme e opposte, caratterizzano la trama di «Tosca», melodramma in tre atti di Giacomo Puccini. L'opera, ambientata all’epoca della battaglia di Marengo, cioè nel 1800, mutua la propria trama dall'omonima pièce del drammaturgo francese Victorien Sardou. La vicenda d'amore e morte di Floria Tosca e Mario Cavaradossi si intreccia al contesto politico tardo-settecentesco della restaurazione papale, in un mondo dove, nell’arco di «poco più di un’ora e mezza, si succedono un’evasione, una scena di tortura, la notizia di un suicidio, un tentativo di violenza sessuale con l’uccisione del mancato stupratore, una fucilazione e il suicidio della protagonista».

Ambientazione Storica e Scenografie Iconiche

La vicenda di Tosca è legata ad avvenimenti storici, rievocando il periodo in cui le truppe francesi avevano occupato Roma, soppresso il potere temporale dei papi e proclamato la repubblica. Successivamente, la caduta della repubblica portò alla restaurazione del potere pontificio, con la soppressione della repubblica e il processo dei suoi esponenti. Puccini, in una delle sue opere più popolari e melodrammatiche, ha saputo trasformare questo contesto storico in un dramma di grossi fatti emozionali.

Le scenografie di Tosca riproducono fedelmente i luoghi cardine dell'azione, spesso evocando l'architettura romana del periodo. L'opera si svolge in tre atti, ciascuno in un luogo emblematico di Roma:

  • Atto primo: La chiesa di Sant'Andrea della Valle.
  • Atto secondo: La sala d'Ercole di Palazzo Farnese.
  • Atto terzo: La terrazza di Castel Sant'Angelo.

Questi luoghi, pur essendo profondamente storici, erano in parte diversi dall'attuale aspetto. Ad esempio, l'area di Castel Sant'Angelo, corrispondente all'attuale quartiere Prati (in origine Prati di Castello), era allora estrema periferia, occupata da vigne, orti, giardini e parchi. Anche il Pincio era campagna con ville patrizie e ruderi. La descrizione scenografica di questi luoghi contribuisce a creare l'atmosfera cupa e drammatica dell'opera. Il suono dei corni, nel terzo atto, sembra voler evocare, con suoni tetri e corruschi, la fama di Castel Sant’Angelo come luogo di orrori.

Veduta interna della Chiesa di Sant'Andrea della Valle a Roma, come appare nella scenografia tradizionale di Tosca

Il Crocifisso: Elemento Scenografico e Simbolico Centrale

Il crocifisso è un elemento ricorrente e profondamente simbolico nella scenografia di Tosca, spesso presente in ogni inquadratura, specialmente con "croci oro e nere". La sua presenza non è solo decorativa, ma diventa metafora dell'alternarsi, sulla scena, del potere temporale e di quello divino. Questo oggetto sacro è intriso di significati, dalla fede bigotta all'ipocrisia, fino all'assenza di Dio in un mondo di violenza.

In diverse produzioni, come nell'allestimento del Teatro dell'Opera di Milano a cura di Mario Riccardo Migliara, la scenografia si avvale di un crocifisso e di un altare che, muovendosi sulla scena, rimangono sempre presenti. Questi elementi custodiscono di volta in volta significati diversi, contribuendo a raccontare un tragico rapporto tra umano e un divino che si nasconde o non c'è. Il regista Migliara, in particolare, intende evidenziare l’«assenza di Dio» nel mondo di Tosca, un tema che risuona con la profanazione e il commercio di beni appartenenti allo stato, e con il vero scopo della religione nelle mani dei suoi rappresentanti, lontano dall’immagine che ne dà la Chiesa.

Crocifisso scenico presente nell'opera Tosca, che simboleggia il conflitto tra potere divino e temporale

Il Crocifisso e la Morte di Scarpia

Uno dei momenti più intensi e scenograficamente potenti dell'opera è l'uccisione del barone Scarpia da parte di Floria Tosca. Dopo aver pugnalato Scarpia, la donna compie un gesto rituale e simbolico: posiziona due candele accese ai lati del corpo e gli depone un crocifisso sul petto. Questo atto, che per la critica può rischiare il "kitsch grand-guignolesco", è in realtà un gesto di purificazione e un tentativo di ripristinare un ordine morale dopo un atto di estrema violenza. L’immagine del crocifisso sul petto della sua vittima rende scenicamente eloquente il silenzio di Tosca. L’opera mostra come una donnetta come Tosca afferra un pugnale e glielo pianta nel fianco, un gesto disperato contro il potere bugiardo e incontrollabile.

Esempi di Crocifissi Storici

Nel contesto dell'opera lirica, l'ispirazione per gli elementi scenografici può talvolta attingere a opere d'arte esistenti. Un esempio notevole è il Crocifisso in Bronzo (1620) di Pietro Tacca (1577-1640), allievo ed erede del Giambologna. Realizzato per i Medici, e in particolare per Caterina, questo crocifisso fu collocato nel suo oratorio privato a Santa Croce in Corte. La scultura si ammira per la slanciata anatomia, il mosso realismo e la perfetta fusione, caratteristiche che potrebbero ispirare l'iconografia di un crocifisso in scena, enfatizzando il contrasto tra la bellezza artistica e la brutalità degli eventi narrati.

Interpretazioni Registiche e Impatto Visivo

L'approccio alla scenografia e all'uso del crocifisso varia significativamente tra i registi. Ad esempio, Sir David McVicar, incaricato di una produzione di Tosca per il Metropolitan, ha optato per uno spettacolo "più tradizionale e opulento non si può", con scenografie sontuose e costumi esattamente d'epoca, frutto del genio di John Macfarlane. I dettagli realistici sono enfatizzati, con il fuoco nel camino vero e le candele vere, a creare un'esperienza visiva immersiva e sontuosa.

Al contrario, Mario Riccardo Migliara, in una sua produzione, ha utilizzato pannelli costruiti in fibra di vetro e resina per riprodurre gli interni dei tre luoghi. La sua interpretazione, sottotitolata «Un mondo dove Dio è assente», integra nel set non solo il crocifisso e l'altare, ma anche "mani e corpi contorti che escono dalla scenografia" per rappresentare l'universo emotivo dei personaggi. Il tavolo e il crocifisso diventano simboli dell'alternarsi, sulla scena, del potere temporale e di quello divino, con presenze differenti ma con la medesima metafora, focalizzandosi sul concetto di un Dio nascosto o assente.

Nonostante il favore del pubblico, l'opera pucciniana non è stata accolta altrettanto positivamente dalla critica, gran parte della quale ha considerato (e spesso tuttora considera) con sospetto il carattere di «dramma a forti tinte», evidenziandone il rischio di kitsch grand-guignolesco in scene come l'uccisione del barone Scarpia o la fucilazione di Mario Cavaradossi. Tuttavia, questa lettura non tiene conto del fatto che l'opera presenta contenuti non banali, come l'equivalenza tra fede bigotta e ipocrisia, potere politico e corruzione, temi che il crocifisso e la scenografia contribuiscono a sottolineare.

Keri Alkema in WNO's Tosca | Final Scene | The Kennedy Center

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