Don Roberto, Nuovi Orizzonti e la Potenza della Conversione a Medjugorje

La storia di Don Roberto è una testimonianza profonda di conversione, un percorso che lo ha condotto dalle tenebre della dipendenza e della trasgressione alla luce del sacerdozio e dell'impegno nella Comunità Nuovi Orizzonti. Il suo cammino, segnato da una radicale trasformazione, è intrinsecamente legato all'esperienza di Medjugorje, luogo che ha sigillato la sua vocazione.

Dall'Oscurità alla Ricerca di Senso: La Vita Precedente di Don Roberto

Prima di diventare sacerdote, Don Roberto, originario di Pisa, non credeva in Dio e si era molto allontanato dalla Chiesa e dalla fede. Frequentando ragazzi e ragazze più grandi di lui, iniziò ad andare nelle discoteche, a bere superalcolici per superare la vergogna e a conoscere ragazze sempre più grandi. Presto cominciò a fumare sigarette, spinelli e canne. Con le canne, poi, ha iniziato anche a usare ecstasy, trip e cocaina. Ballava sui cubi in molte discoteche del nord Italia, tra cui Verona, Torino, Genova, Riccione e Bologna. Non solo usava queste droghe, ma le vendeva anche, diventando un punto di riferimento per tanti ragazzi che cercavano una "dose effimera di felicità".

La sua adolescenza fu spericolata e disperata: a 12 anni le prime sigarette, poi i superalcolici e le canne a 14 anni erano già un'abitudine. Era in cerca di sensazioni forti, cercava la trasgressione e pensava solo a divertirsi, senza ideali o ambizioni. Dopo le medie, chiuse con la scuola e si arrangiava con piccoli lavoretti, aspettando con ansia il fine settimana per "sballarsi" nei rave-party e nelle discoteche più eccessive. Ha provato di tutto: ecstasy, acidi, cocaina, perfino il popper, un solvente che si inala.

Foto di giovani in discoteca con effetti di luce psichedelici, che simboleggiano la vita precedente di Don Roberto

Non aveva alcuna intenzione di smettere, nonostante fosse stato male diverse volte. In alcune occasioni ha perso momentaneamente la vista, vedendo solo rosso, ha avuto allucinazioni tremende e ha vomitato spesso per intossicazione. Arrivò a portare all'ospedale più di una persona a cui aveva dato droghe, pensando di averle uccise, ma fortunatamente si sono salvate. Per tre volte è andato vicino all'arresto per droga nelle discoteche, ma non fu mai arrestato. Era un menefreghista della vita, non gli interessava morire in incidenti stradali e non dava valore alla vita, volendo solamente godere delle cose materiali. Persino arrivò a regalare droghe per la prima volta a ragazzi e ragazze, pensando che il male fosse il bene.

La nonna, la mamma e la zia di Don Roberto hanno pregato per diversi anni affinché tornasse in sé, vedendolo trasgressivo e indifferente. Molte volte bestemmiava contro la Madonna e contro Dio, non credendo né in loro, né nella Chiesa, né nei sacerdoti e nelle suore, che considerava persone che avevano sprecato la loro vita. Per 9 anni non si è mai confessato né andato a Messa, e questo era un vanto per lui. Non ricordava nemmeno l'Ave Maria e il Padre Nostro.

Il Cammino verso la Luce: I Primi Segni della Conversione

A vent'anni, grazie a una ragazza di Bologna, incontrata in treno, la sua vita ha iniziato a cambiare. Si sono innamorati e hanno iniziato una storia che durò circa due anni. In questo periodo, Gesù ha iniziato a modellarlo, come la creta nelle mani del vasaio di cui parla Geremia capitolo 18. In soffitta di casa sua, ha trovato un libro intitolato "Pregate! Pregate! Pregate!", un libro su Medjugorje, di cui non sapeva nulla.

Libro di preghiere antico su uno scaffale in soffitta

Iniziò a sfogliare il libro e a pregare nuovamente, sebbene non ricordasse quasi nulla delle preghiere. Successivamente, in casa trovò un piccolo Vangelo blu con il sole arancione, intitolato "Vangelo e Atti degli Apostoli", posizionato sopra altri libri in una libreria. Questo librettino lo chiamava ogni sera per circa un anno. Una volta, di nascosto, prese il librettino e iniziò a leggerlo in camera sua. Leggendo la Parola di Dio, che è presenza di Dio, la sua vita è cambiata. Iniziò a leggere il Vangelo negli anni '95-'96.

Con la sua ragazza di Bologna, iniziò ad andare a Messa e a confessarsi, prendendo esempio da lei. Essendo in una città dove nessuno lo conosceva come il "Roberto che portava la droga", si sentiva più libero. Lentamente, di nascosto, leggeva il Vangelo, andava a Messa, si confessava e riiniziò a fare la Comunione, che divenne una forza per poi manifestare la sua fede ai suoi genitori. Fu un cammino lento, ma i sacramenti cambiano la vita se ci si crede, anche se non si capisce subito tutto.

L'inizio della sua conversione nel '96 è stato segnato da:

  • La Confessione
  • Reiniziare a fare la Comunione
  • La Parola di Dio
  • Iniziare a dire il Rosario

A 22 anni, dopo aver detto il suo primo Rosario, sentì la chiamata a diventare prete, nonostante parlasse di matrimonio con la sua ragazza. Questa chiamata gli generò tantissima paura, poiché si chiedeva "perché proprio io" che da ragazzino aveva rubato l'elemosina in chiesa. Non sapeva nulla di frati, diocesani o ordini religiosi, ma si lasciò plasmare da Dio, credendo che Dio possa far sorgere "dal deserto dei fiori splendenti".

La Chiamata al Sacerdozio e l'Influenza di Medjugorje

Nel 1996, per la prima volta, Don Roberto venne a Medjugorje. Qui, come da lui stesso affermato, ci fu la conferma della sua vocazione a diventare prete. Medjugorje fu il "marchio, il timbro forte" della sua scelta. Così lasciò tutto: la ragazza, con grande dispiacere e dolore da entrambe le parti, e riprese gli studi. Aveva lasciato la scuola dopo la terza media, promettendo a se stesso di non studiare mai più per nessuna ragione. A 22 anni, invece, riprese il liceo pedagogico, prese un diploma per dirigenti di comunità e poi studiò sette anni di università di teologia per diventare prete.

Vista panoramica del Santuario di Medjugorje con i fedeli in preghiera

Non sapeva che ci fosse bisogno di studiare così tanto per diventare sacerdote, affrontando ben 60 esami di teologia. Nonostante la fatica, lo faceva per Dio e per gli altri, poiché il sacerdote è "per gli altri".

Don Roberto Sacerdote di Strada e la Comunità Nuovi Orizzonti

Attraverso la preghiera, il discernimento e il supporto di un padre spirituale, Don Roberto comprese la sua vera chiamata: diventare un sacerdote di strada. Un sacerdote che porta il Vangelo "dove c'è più bisogno, a chi è veramente nel buio", portando la luce di Gesù risorto. Questa missione lo ha condotto all'incontro e all'impegno con la Comunità Nuovi Orizzonti di Chiara Amirante.

Don Roberto che parla e interagisce con persone in un contesto di strada o di assistenza

L'incontro con la Comunità Nuovi Orizzonti è stata l'occasione per mettersi al servizio degli ultimi, testimoniare la gioia autentica e coinvolgere i giovani, proponendo loro un modo nuovo di intendere la vita. Il suo ministero è focalizzato sul portare il messaggio di salvezza a coloro che vivono ai margini della società, dove la sofferenza e il vuoto esistenziale sono più evidenti. Per Don Roberto, la libertà non è fare ciò che ci pare, ma non essere schiavi delle sostanze o delle cattive abitudini. Il suo messaggio è di speranza, ricordando che "Dio ti ama" nonostante i peccati, e che in ognuno di noi ci sono "tanti fiori colorati", citando Isaia 43,9: "Tu sei un prodigio. Ti ho fatto come un prodigio. Sei degno di stima ed Io ti amo."

La testimonianza di Don Roberto - Ieri sballato, oggi prete

La Testimonianza di Matteo Marzotto: Un'Altra Conversione a Medjugorje

Un'altra significativa testimonianza che incrocia il cammino di Don Roberto e la realtà di Nuovi Orizzonti è quella di Matteo Marzotto, noto top manager italiano. Dopo una vita di successo e fama, intorno ai quarant'anni (nel 2006), Marzotto avvertiva il peso di un vuoto esistenziale, pur avendo tutto. Iniziò a porsi molte domande e, pur pregando in modo banale, sviluppò una grande attrazione per i luoghi mariani. Andò a Lourdes, Loreto, al Santuario della Madonna di Monte Berico a Vicenza, fino ad approdare a Medjugorje nell'estate del 2011, un luogo di cui era molto incuriosito e attratto.

Matteo Marzotto in un contesto di preghiera o riflessione

A Medjugorje, conobbe Don Roberto, un sacerdote di Nuovi Orizzonti, con il quale fece subito amicizia. Questo incontro fu per lui un'esperienza importante che lo fece riflettere molto. Fu Don Roberto a presentargli Chiara Amirante, la fondatrice di Nuovi Orizzonti, con la quale è diventato subito amico. Matteo Marzotto sottolinea che, sebbene Medjugorje sia il luogo delle conversioni immediate, nel suo caso il cambiamento decisivo è avvenuto attraverso un processo più graduale, ma è innegabile che lì ci sia stato "il cambio di passo" della sua vita. La guida spirituale che non aveva trovato nella sua famiglia d'origine, l'ha trovata in quella allargata di Nuovi Orizzonti.

Oggi Matteo Marzotto va a messa regolarmente, si affida a un direttore spirituale, frequenta i sacramenti e legge ogni giorno le vite dei santi. È reduce da un ritiro spirituale nella Comunità Nuovi Orizzonti e afferma con candore che "la resurrezione di Gesù Cristo è il più grande atto d’amore e di speranza della storia sul quale è ragionevole e razionale basare tutta la propria vita". Ha scoperto che la fede è vita e che richiede una "radicalità nel viverla: abbandonarsi completamente a Dio, certi che ci prende per mano e ci accompagna".

La Forza della Fede e la Speranza dei Nuovi Orizzonti

Le storie di Don Roberto e Matteo Marzotto, seppur diverse, convergono nel testimoniare la potenza trasformatrice della fede, l'importanza dei luoghi mariani come Medjugorje e il ruolo fondamentale di comunità come Nuovi Orizzonti. Entrambi hanno trovato in questi percorsi una risposta al vuoto esistenziale e una guida per una vita piena e dedicata al prossimo. La loro esperienza evidenzia come l'adesione piena al cattolicesimo possa offrire una profonda speranza e un nuovo orizzonte, specialmente per coloro che hanno vissuto esperienze estreme o un senso di profondo smarrimento.

La fede, come dimostrano le loro vite, non è una "storiella", ma una realtà capace di operare miracoli e di offrire una pienezza di gioia che supera qualsiasi "paradiso artificiale" offerto dalle dipendenze o dal successo effimero. L'invito finale di Don Roberto a pregare per i sacerdoti, affinché siano illuminati e si convertano, sottolinea l'importanza di un cammino spirituale costante e di una fede autentica per tutti.

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