La storia della Chiesa del Sacro Cuore a Chiavari è profondamente intrecciata con lo sviluppo storico e religioso della città. Le origini più antiche del territorio chiavarese risalgono a prima dell'anno Mille, con insediamenti lungo un'antica strada litoranea e vie dirette verso l'entroterra, come testimoniato da ritrovamenti longobardi e possedimenti monastici.
Le Origini e i Primi Insediamenti
Il territorio su cui sorse Chiavari nel XII secolo era attraversato dall'antica strada litoranea che collegava il Levante al Ponente ligure. Su queste colline si svilupparono gli insediamenti più antichi. Tra i possedimenti donati dall'imperatore Ottone I al monastero di Bobbio nel 972, figuravano le ville di Caperana e Rì, punti di convergenza di vie dirette sia verso il litorale che verso il piacentino attraverso la Valle Sturla e il Passo del Bocco.
Nella zona di Rì esisteva una corte appartenente alla Chiesa di Genova, accanto a un insediamento di derivazione bobbiese. Altre proprietà ecclesiastiche si trovavano nella zona di Caperana e un cospicuo patrimonio fondiario pertinente alla Chiesa genovese era concentrato sulle alture di Maxena.
Documenti del 1059 menzionano per la prima volta la località di Sanguineto. Ai piedi del territorio di Maxena sorgeva la chiesa di San Pietro, citata in documenti a partire dal 1164. Intorno all'XI secolo si colloca la fondazione della chiesa con ospitale di San Giacomo, affacciata sul mare.
La Nascita di Chiavari e il Dominio dei Conti di Lavagna
Il toponimo Chiavari compare per la prima volta in un documento del 980 e ritorna in un atto del 1031, riguardante la locazione di beni da parte del vescovo di Genova al conte di Lavagna. Il Comune di Genova incontrò notevoli resistenze nell'espansione verso la Riviera a causa del potere dei Conti di Lavagna, che furono sottomessi solo a metà del XII secolo.
Nel 1167, i consoli genovesi decretarono l'erezione del castello di Chiavari come presidio genovese. Nonostante la persistente resistenza dei Conti di Lavagna, nel 1178 venne decisa la creazione del borgo secondo un preciso piano urbanistico, con quattro fasce edificabili delimitate da vie di percorrenza ancora oggi individuabili nel centro storico.
Le famiglie Fieschi e Ravaschieri, discendenti dal Comitato lavagnese, mantennero un ruolo di riferimento a Chiavari per tutto il Medioevo e l'Età moderna, contrastate dai Rivarola, sempre schierati sul fronte politico opposto.
Il Periodo Francescano e la Costruzione della Chiesa
Agostino Busco, storico annalista chiavarese, nel suo manoscritto del 1674, ipotizzò che San Francesco d'Assisi avesse fondato il primo convento francescano nel 1216 nei pressi di Capoborgo. Successivamente, nel 1355, fu edificata una casa di Misericordia per l'accoglienza dei pellegrini e la cura dei malati, come testimonia un'epigrafe in via Entella.
Nel 1445, Maestro Paolo Cordemeliore di Moneglia acquistò un terreno vicino alla Cadè, dove nel 1455 fu edificata una nuova cappella dedicata a San Bernardino da Siena. Donata alle Terziare nel 1489, la cappella fu temporaneamente trasformata in abitazione in vista di futuri ampliamenti.
L'opera prese forma all'inizio del XVI secolo con la costruzione di una nuova chiesa a navata unica e presbiterio a levante. Nel 1511, la chiesa fu consacrata a San Bernardino da Siena alla presenza del vicario generale dell'arcidiocesi, Domenico Valdettaro, che depose le reliquie del santo nell'altare maggiore. Nel 1513, trentaquattro monache si ritirarono nell'edificio in clausura, sotto la guida dell'ordine di Santa Chiara.
Modifiche e Ampliamenti nei Secoli XVII e XVIII
La struttura fu nuovamente modificata nel corso dei secoli XVII e XVIII per rispondere alle crescenti esigenze della comunità di clausura. Questi interventi portarono all'ampliamento dell'impianto originario e alla costruzione di un nuovo convento verso la collina, la cui cinta muraria è ancora visibile.
Trasformazioni nel Novecento e Utilizzo Attuale
La diminuzione delle vocazioni e le difficoltà economiche portarono, dalla seconda metà del Novecento, a una serie di problematiche per l'ordine religioso, culminate nell'alienazione di buona parte del complesso ai privati. Da alcuni anni, l'edificio viene utilizzato per le celebrazioni natalizie secondo il rito bizantino.
L'Interno della Chiesa e le Opere d'Arte
L'interno della chiesa si presenta ad unica navata con un altare maggiore e due altari laterali. Gli affreschi sono opera del pittore Lorenzo Fasolo, commissionati da Vincenzo Rivarola, che vi dipinse la Storia della vita di Cristo.

Chiavari nel Periodo Napoleonico
Chiavari conobbe un momento di particolare splendore durante il periodo napoleonico, quando fu scelta come capoluogo del Dipartimento degli Appennini e elevata al rango di città da Napoleone Bonaparte. Con decreto del 6 giugno 1805, il territorio ligure fu diviso in tre dipartimenti, uno dei quali, "degli Appennini", aveva Chiavari come capoluogo.
L'amministrazione napoleonica contribuì a modernizzare aspetti della cultura locale, in particolare dal punto di vista urbanistico e stradale. Risalgono a questo periodo opere di bonifica del fiume Entella e la sistemazione del Corso di San Francesco (attuale Corso Garibaldi) a Chiavari, che collegava il centro storico al mare.
Fu potenziato il sistema delle telecomunicazioni con l'installazione di un sistema di telegrafi ottici che collegava le principali città dell'Impero. A Chiavari era posizionata una stazione di arrivo e partenza dei segnali, collegando la città a tutta Europa.
Chiavari nel Risorgimento
Nel 1815, Chiavari entrò a far parte del Regno di Sardegna. La città fu terra d'origine di importanti figure del Risorgimento nazionale, come Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi e i fratelli Nino e Alessandro Bixio. La Società Economica locale contribuì a creare un'efficace cultura unitaria.
Giuseppe Garibaldi fu eletto deputato al Parlamento Subalpino per il collegio di Cicagna nel 1848. Tornò a Chiavari nel 1849, dove fu arrestato. Nel 1860, il Consiglio Municipale di Chiavari gli conferì la cittadinanza.
Dopo l'Unità d'Italia, Chiavari ebbe un ministro, Stefano Castagnola, giurista e amico di Nino Bixio. Fu promotore dell'impresa siciliana di Garibaldi e ministro dell'Agricoltura, Industria e Commercio nel governo Lanza.
La Nascita degli Istituti Secolari
Il testo accenna alla nascita degli istituti secolari in Italia, un fenomeno che vide coinvolte diverse figure e congregazioni. Si menzionano le Ancelle del Sacro Cuore, fondate da Caterina Volpicelli a Napoli, e le Apostole del Sacro Cuore, fondate a Milano nel 1919.
Vengono citate anche le Terziarie francescane del regno sociale del Sacro Cuore (poi Missionarie della Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo), fondate ad Assisi nel 1919 da Armida Barelli e Agostino Gemelli, e la Compagnia di San Paolo, fondata a Milano nel 1920.
Si fa riferimento alle Filiae Reginae Apostolorum (FRA), avviate nel 1921 da Elena da Persico, e alla Unio Filiarum Dei, fondata nel 1924 da Ippolita Teresa Eranci. Infine, vengono menzionate le Oblate di Cristo Re, fondate nel 1924 a Chiavari dal p. Gemelli.
Riconoscimento Civile e Organizzazione degli Istituti Secolari
Dopo l'approvazione degli istituti secolari con la Provida Mater del 1947, si discusse il loro riconoscimento civile in Italia. La tesi affermativa prevalse, convalidata dal riconoscimento, nel 1952, della Provincia Italiana della Società Sacerdotale della Santa Croce o Opus Dei.
Attualmente, gli istituti secolari italiani sono organizzati nella Conferenza Italiana degli Istituti Secolari (CIIS), che pubblica il bimestrale Incontro. Le statistiche relative agli istituti secolari sono regolarmente pubblicate nell’Annuarium Statisticum Ecclesiae.